LUCIANO 0TT0BRE -DICEMBRE 2010

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LUCIANO 0TT0BRE -DICEMBRE 2010

Messaggio  Admin il Lun Giu 13, 2011 5:31 pm

Luciano ha 4 anni ela mamma Carla è anche la sua operatrice amica

Il 12 ottobre la mamma di Luciano scrive al professor Cuomo e la dott.ssa Imola


Ciao Alice, sono la mamma di Luciano Bucci, Carla, siamo una delle famiglie che aderiscono al progetto da quest'anno ed il nostro operatore avrebbe dovuto essere Massimo Foggiato, che Andrea ha conosciuto a Genova. Purtroppo Massimo ha problemi di salute e di conseguenza non potrà seguire Luciano. Questa mattina ho sentito il Prof. Cuomo e, visto che già mettendo in atto dei piccoli cambiamenti
nei confronti di Luciano abbiamo già visto dei miglioramenti il professore mi ha proposto di sostituire io l'operatore, almeno fino a quando non troviamo un'altra persona. Se ti va bene ti informerò di ciò che faccio con Luciano chiedendoti consigli ed informazioni.
In questi giorni in attesa ( vana) dell'operatore abbiamo creato con Luciano un piccolo album fotografico di 6 foto in sequenza perchè avevamo un grosso vaso da sistemare e così dato che lui ama giocare con la terra lo abbiamo coinvolto facendogli estirpare le erbacce coinvolgendolo nell'acquisto delle nuove piantine e piantando con lui le nuove. Abbiamo stampato le foto e Luciano le ha incollate sui
cartoncini che avevamo comperato insieme un paio di giorni fa. Luciano ne è entusiasta, tanto che si lascia fotografare, quando normalmente invece si arrabbia quando viene inquadrato e lavora con entusiasmo all'album manifestando il desiderio di incollare lui le foto e così insieme abbiamo creato la sequenzialità dell'evento creando la storia.
I prossimi album riguarderanno il lavarsi i dentini ed il vestirsi, come mi avete indicato nella lettera.
Luciano ama molto le mucche e allo stesso modo ama andare sullo scooter con papà. Allo stesso tempo a scuola propongono per quest'anno un progetto sulla segnaletica stradale e ho notato che Luciano spesso gioca facendo correre le macchinine, il trattore etc. Pensavo quindi di proporgli un cartellone su cui disegnare una strada, costruire dei recinti per tenere le mucche, un ponte che faccia riferimento ai giri
in moto con papà, su cui inscenare delle storie che abbiano una sequenzialità e che rimandino al suo vissuto. Ditemi se può essere un progetto plausibile se è troppo complesso, se ha senso questa proposta
etc.
grazie a presto

Il professore risponde:

Gentilissima signora Carla,
sicuramente è importante che lei inizi (come già ha fatto in modo molto adeguato) ad intervenire mettendo in opera i progetti di cui il prof. Cuomo le ha inviato spunto nella lettera-relazione. Per quanto riguarda l'Operatore vedremo di seguito. E' importante che il rapporto con il suo bambino sia gioioso e senza toni da maestrina che potrebbero porre a rischio la relazione madre-bambino.
Come lei ci sottolinea suo figlio sta rispondendo molto bene alle piste di lavoro ed alle attività che lei gli ha organizzato e questo già è una forte ed importante verifica sia delle sue capacità di mamma di stimolare all'apprendere sia che le ipotesi da noi proposte, per ora, si stanno rivelando adeguate all'originalità di Luciano.
Per quanto riguarda i giochi che Luciano spontaneamente organizza ci sembra una occasione che lei può sicuramente far evolvere inventando con lui storie e situazioni. Potrebbe con Luciano realizzare una sorta di "fumetto" a puntate (utilizzando le foto) delle avventure con i suoi giocattoli.
Inoltre il giocare insieme avendo come mediatori-personaggi i giocattoli propone occasioni utilissime per far evolvere e potenziare il linguaggio.
Lei ci chiede se la sua ipotesi è molto complessa.
Le nostre ipotesi di lavoro e le nostre ricerche ci consigliano di evitare le semplificazioni e le riduzioni a favore della complessità.
Complessità non è il sinonimo di più difficile anzi la complessità è facilitante in quanto fornisce molti appigli alla memoria, al comprendere, all'intuire, all'ipotizzare,...
Pertanto è da favorire in Luciano il fargli vivere le situazioni complesse e articolate sostenute in una organizzazione multimediale(immagini, didascalie, effetti sonori,...).
La cucina, il cucinare insieme, l'apparecchiare la tavola, il lavare la frutta,... possono essere altre attività utili per Luciano,attività che si svolgono in un contesto piacevole come quella della cucina e ricca di stimoli.
Continui sulla linea che ha già messo in atto e si rivolga a noi per confrontarsi.
Nicola Cuomo
Alice Imola

Il 22 ottobre la mamma di Luciano scrive alla dott.ssa Imola

Gentile dottoressa ,
le volevo chiedere dei consigli riguardo la scuola. Premetto che ho fatto degli errori nel mio percorso di cui mi sono resa conto proprio grazie a questo progetto: fino a settembre infatti la mia conoscenza di questo progetto era vaga, e la diagnosi di Luciano risale a 18 mesi fa, di conseguenza noi genitori non ci siamo subito resi conto di cosa ci stava accadendo, e ci siamo affidati all'asl con fiducia anche perchè non avevamo le benchè minime competenze per capire se facevamo giusto o sbagliato e comunque in un territorio piccolo come la Valle d'Aosta neanche possibilità di scelta. Sicchè ho fatto l'errore, a gennaio, di iscrivere Luciano alla scuola materna consigliatami dall'equipe senza propormi in anticipo presso le insegnanti. Quando sono entrata a far parte del progetto ho subito informato le scuole e ho consegnato il materiale e le lettere da voi fornite sia presso la scuola che all'asl. L'insegnante di sostegno si è dimostrata abbastanza disponibile ma devo ammettere che, come giustamente aveva predetto il prof Cuomo la mia sensazione è che di quanto ho fornito sia applicato solo poco. Vorrei chiedervi se è possibile portarle la lettera trasversale ricevuta ieri per fornire agli insegnanti uno stimolo ad applicare questo metodo.
Inoltre, le ho riferito la possibilità di chiedere consigli a voi tramite me, sicchè lei mi ha detto che Luciano, nell'interagire con i compagni, a causa della sua emotività, del suo desiderio di interagire, tende a mettergli le dita negli occhi, a strattonarli e quindi loro si allontanano. A quanto mi dice il suo non è un atteggiamento di aggressività, bensì un non riuscire a controllare i propri movimenti, ma quando fa male lei lo deve fermare, mi dice, spiegandogli che per giocare con loro deve fare attenzione, perchè se gli fa male loro si allontanano, e sembra che Luciano si arrabbi ma poi capisce. Però mi chiede se questa strategia è corretta e se avete dei suggerimenti.
A scuola inoltre si è svolta una lezione di musica e l'insegnante mi ha detto che Luciano si è dimostrato partecipativo ed attento per tutta la durata della lezione, sicchè ho colto la palla al balzo per farle capire come lo stimolare Luciano in attività che gli piacciano ( vissute attive) sia positivo per lui.
Mi rendo conto che per applicare questo metodo è necessaria preparazione impegno e tempo di assimilazione, e d'altro canto mi rendo conto che pressare troppo rischia di produrre l'effetto contrario,e soprattutto come sottolineava il professore che ne subisca le conseguenze Luciano, ma credo che se mi renderò conto che non c'è collaborazione dovrò prendere provvedimenti.
In base alle vostre esperienze qual'è il modo migliore di muoversi?

Il 25 ottobre il professore Cuomo e la dott.ssa Imola rispondono:

Gentilissima signora Bucci,
lei ha fatto benissimo a fornire i materiali sia a scuola che all'ASL in quanto la nostra ricerca-formazione-azione prevede una stretta cooperazione tra Università, Scuola e Strutture Sanitarie Locali come prevede la legge 104[1]
La sua sensazione che quanto da lei fornito sia poco applicato bisogna che lei valuti se è una sensazione, o se è un dato reale (è possibile che gli insegnanti si stiano orientando e organizzando). Pertanto lei dovrebbe tradurre le sensazioni in dato. Noi consigliamo sempre di leggere la nostra lettera-relazione in maniera congiunta con gli insegnanti per realizzare un percorso in collaborazione.
Per quanto riguarda i materiali lei sicuramente può portare tutte le lettere e relazioni che pensa possano essere utili per la realizzazione di un percorso adeguato a suo figlio. Non solo quindi l'ultima lettera trasversale, ma nel forum appositamente redatto vi sono numerosi percorsi e piste di lavoro relativi al primo anno di ricerca che hanno fornito quei riferimenti utili al fine di orientare gli interventi in specifico per bambini con x-fragile. Inoltre vi è sulla rivista la pubblicazione della metodologia dell'emozione di conoscere la quale è stata tratteggiata grazie anche all'apporto della ricerca-formazione-azione.
Molti bambini della scuola dell'infanzia, al di là dell'handicap hanno dei comportamenti esuberanti e molti altri hanno la tendenza ad avere timori nelle relazioni.
E' opera dell'insegnante non solo constatare ma prevenire e pianificare un progetto di socializzazione, un progetto che porti alla fiducia reciproca tra i bambini, occasioni ed attività che proponendo amicizia e collaborazione man mano vadano a superare sia gli atteggiamenti più esuberanti che quelli più chiusi. Spesso gli insegnanti si appellano ad un criterio di "libertà" ed osservano i bambini nella loro relazione spontanea. Assolutamente questo criterio di libertà va integrato con quello di educazione e di progetto educativo che prevede, al di là del fatto che vi siano o no nella sezione bambini con deficit, percorsi di accoglienza e di educazione alle regole e alla convivenza. La dimensione delle regole va dagli insegnanti organizzata in quanto ciascun bambino viene da un contesto famigliare con abitudini differenti e pertanto devono partecipare a costituire le regole nell'ambito della scuola per poterle apprendere e agire. Il contatto è sicuramente per tutti i bambini una per conoscersi e per conoscere ed in questo percorso desiderato dai bambini, se non vi è l'intervento educativo degli insegnanti (intervento attento al contatto: accarezzarsi, spingersi, tirare, saltare, muoversi velocemente, lentamente, ...) il conoscersi attraverso la corporeità può produrre disorientamenti relazionali. Da quanto lei ci scrive sembra che l'insegnante intervenga solo su Luciano nel regolamentare il conoscersi attraverso il corpo; gli insegnanti devono intervenire con un progetto e su tutti. Per cui noi vorremmo sapere se vi è un progetto da parte della scuola relativo alle relazioni e comunicazioni corporeo (la psicomotricità propone molte attività a tale proposito, senza essere opera di uno psicomotricista ma degli stessi insegnanti cfr. Lapierre - Acouturier "La simbologia del movimento").
Come lei ci sottolinea quando vi è un'attività progettata, come quella musicale, il progetto fornisce le regole e con le regole tutti i bambini imparano a convivere. Questo ci fa capire che le regole non sono una "materia a parte", ma fanno parte (e devono essere quindi esplicitate) delle attività: ciascuna attività ha regole specifiche.
Lei faccia riferimento alle lettera che richiede la collaborazione al fine della ricerca-formazione-azione e sia gli insegnanti, i dirigenti che i responsabili ASL dovrebbero dichiarare se vogliono collaborare o no. Collaborare significa seguire le nostre metodologie, non solo dire "sì"
Cordiali saluti
Nicola Cuomo
Alice Imola

[1] cfr: Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (in GU del 17 febbraio 1992) Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate Art. 5 - Principi generali per i diritti della persona handicappata -

1. La rimozione delle cause invalidanti, la promozione dell'autonomia e la realizzazione dell'integrazione sociale sono perseguite attraverso i seguenti obiettivi: sviluppare la ricerca scientifica, genetica, biomedica, psicopedagogica, sociale e tecnologica anche mediante programmi finalizzati concordati con istituzioni pubbliche e private, in particolare con le sedi universitarie, con il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), con i servizi sanitari e sociali, considerando la persona handicappata e la sua famiglia, se coinvolti, soggetti partecipi e consapevoli della ricerca;

Il 23 novembre la dott.ssa Imola scrive alla mamma di Luciano:

Gentilissima,
invio quando detto circa le regole e in allegato la ricerca sui "bambini viziati" di cui parlavamo.
Un saluto
Alice Imola

Le regole
Attenzione che bisognerà tenere è quella di far riflettere Luciano sulle regole in quanto queste sottolineano la sistemicità dell'esperienza, del proprio agire nella relazione con gli altri, della variabilità dei comportamenti in relazione ai contesti, alle situazioni.
Le regole hanno la potenza di rappresentare strutturalmente e trasversalmente gli apprendimenti il “filo di Arianna”.
Uno dei problemi che bisogna affrontare precocemente, subito, qualunque sia l’età del “bambino/ragazzo” è quello delle regole: Luciano deve incominciare ad agire (dobbiamo noi adulti far in modo che agisca) in modo da rispettare le regole di comportamento nel gruppo, nelle diverse situazioni e contesti, con coetanei, adulti, amici, parenti. Deve cominciare a comprendere che è diverso il comportamento da tenere con un amico, con un coetaneo, da un comportamento con un adulto; adulto che può essere il papà o la mamma, gli zii o un estraneo. Diverso può essere il comportamento nella propria casa, in quella degli altri, al ristorante, in chiesa, in stazione ...
Un errore in cui possiamo incorrere consiste nel credere che le regole siano conosciute dal bambino (diamo per scontato che le convenzioni sociali facciano già parte delle sue conoscenze quasi in modo "naturale"), il nostro comportamento con tali presupposti propone: "... non lo devi dire, non lo devi fare, mi raccomando ... questa volta sei stato bravo ...".
Non lo devi dire ...; lo puoi fare ... molte volte non fanno riferimento ad un processo di informazione, non sono comunicati al “bambino/ragazzo” i perchè e le conseguenze, al contrario sia nell'ambito familiare che scolastico, risulta necessario informare sulle regole comportamentali che la nostra cultura possiede.
Le regole di comportamento non sono soltanto un riferimento astratto di "buona educazione", ma essendo delle convenzioni socioculturali, vanno insegnate come si insegnano i contenuti: storia, geografia, matematica ...; le "buone maniere" non sono riferimenti meramente astratti o moralisticheggianti, ma fanno riferimento alla capacità di osservare, di comprendere, di mettere a confronto, rivelano competenze comunicative, relazionali, logiche...
Risulta importante concordare in famiglia, in modo coerente ed evidente, tra parenti e amici, con la scuola, un progetto educativo che con le regole di "buona educazione" proponga un vero e proprio percorso culturale e di conoscenza.
Per i “bambini/ragazzi” trovarsi di fronte ad un coerente contesto che rispetta le regole, significa comprendere che tale rispetto non è il risultato arbitrario del comando dei genitori o degli insegnanti, dell'adulto, ma avendone avuta la spiegazione, ne comprendono la ragione e, ciò che è importante, osservano che tutti, adulti o bambini, genitori o insegnanti, parenti ... rispettano le regole.
L'opporsi alle regole non scompare con la conoscenza del perchè vi sono, ma la trasgressione a queste assume un altro significato, il rimprovero fa riferimento a ragioni a cui riferirsi, in tal modo il processo educativo acquista un senso culturale e non di punizione e di premio.
Pertanto l'itinerario delle regole va concordato e rispettato in modo agito ed evidente da tutti (non vi possono essere "raccomandati" che hanno la “licenza” di trasgredire).
Le regole vanno "legate" alle responsabilità per avere senso e poter essere verificate, responsabilità a casa (tenere la propria roba in ordine, al posto concordato, lavarsi i denti ... nei tempi concordati, guardare la TV quando si è deciso, aiutare a ricordare cose da acquistare di uso comune: pane, latte ...); responsabilità a scuola (portare i compiti svolti, la cartella in ordine, aiutare nella distribuzione dei fogli, delle matite ...).
Le responsabilità rimandano ad altre competenze, a riferimenti strumentali per orientarsi, per sapere chiaramente quando, dove ed in che modo agire per essere nelle regole concordate.
Le regole ci propongono un agire, un riflettere, un osservare in modo situazionale, contestuale e ci permettono di comprendere il quadro del sistema in cui viviamo.
Maggie Mamen (La sindrome dei bambini viziati)
The pampered children syndrome
- Cosa dicono I Genitori:
“Vogliamo che I nostri figli siano felici e contenti”.
+ Cosa capiscono i Figli:
“Dobbiamo essere sempre felici. Quando ci sentiamo tristi o delusi, qualcuno deve farci immediatamente sentire meglio”.
- Cosa dicono I Genitori:
“Vogliamo che i nostri figli vengano stimolati di continuo”.
+ Cosa capiscono i Figli:
“Non dobbiamo mai annoiarci. Dobbiamo fare soltanto le cose che ci stimolano e ci divertono”.
- Cosa dicono I Genitori:
“Vogliamo che i nostri figli scelgano da soli quello che vogliono”.
+ Cosa capiscono i Figli:
Nessuno deve dirci cosa dobbiamo fare. Ci deve essere permesso di avere le nostre idee e fare quello che vogliamo”.
- Cosa dicono I Genitori:
“Vogliamo includere i nostri figli nelle decisioni famigliari”.
+ Cosa capiscono i Figli:
“Gli adulti non devono prendere alcuna decisione senza prima averci consultati”.
- Cosa dicono I Genitori:
“Vogliamo dare delle valide ragioni ai nostri figli per le cose che chiediamo loro di fare”.
+ Cosa capiscono i Figli:
“Non faremo niente se non ci verrà data una buona ragione. Se non siamo d’accordo con la ragione dovranno offrircene altre”.
- Cosa dicono I Genitori:
“Vogliamo che i nostri figli siano trattati equamente e giustamente”.
+ Cosa capiscono i Figli:
“Dobbiamo essere trattati allo stesso modo degli adulti. Se loro possono fare una cosa dobbiamo

Il 16 dicembre il prof scrive alla famiglia Bucci:

Gentilissima signora Bucci,
invio in allegato la relazione dell'insegnante di sostegno con i nostri commenti scritti in carattere diverso.
Cordiali saluti
Nicola Cuomo

Luciano Bucci dicembre 2010
Relazione
Luciano frequenta il primo anno della scuola dell'infanzia presso la fondazione Cretier Joris di Saint Vincent. Da un'osservazione iniziale l'inserimento del bambino nel nuovo contesto scolastico è risultato positivo, facilitato sia dalla presenza dell'insegnante di sostegno dell' anno precedente sia dall' ambiente a lui familiare. Luciano mostra ancora qualche difficoltà ad accettare il distacco dalla mamma quando quest'ultima si sofferma a parlare con l'insegnante. Superato quel momento di disagio iniziale è tranquillo durante il corso della giornata.
Il nostro tipo di orientamento vuol passare da una situazione che rischia di diventare diagnostica, constatativa, osservativa, ad una che propone strategie per superare le problematiche. Pertanto va benissimo che si è constatato che:
1. “mostra ancora qualche difficoltà ad accettare il distacco dalla mamma quando quest'ultima si sofferma a parlare con l'insegnante”
2. “Superato quel momento di disagio iniziale è tranquillo durante il corso della giornata.”
Questi due punti devono ricevere spunti progettuali da parte delle insegnanti e quindi noi dovremmo sapere quali sono state le situazioni messe in atto per superare il punto 1 e potenziare il punto 2.

E' socievole, con una gran voglia di comunicare e di esprimersi con le persone che quotidianamente lo circondano. Luciano è sicuramente un bambino che cerca la relazione con gli altri, ma non sempre questa avviene in modo sereno. A volte manifesta atteggiamenti un po' irruenti nei confronti dei compagni, in altri momenti si dimostra affettuoso e ricerca il contatto fisico. Sovente cerca i suoi coetanei, li invita a giocare, li chiama per nome, cerca di attirare la loro attenzione ma con modalità a volte inappropriate. Queste situazioni problematiche, influenzate dalle difficoltà linguistiche del bambino, migliorano se gestite e supportate da una figura adulta.
Anche in questa altra tranche dell’osservazione ritroviamo un’osservazione, una constatazione, le risposte spontanee di Luciano, ma non emergono assolutamente le strategie, il progetto e il percorso che l’insegnante mette in atto per superare quelle che possono rivelarsi difficoltà a migliorare l’iniziale desiderio comunicativo di Luciano. Luciano ha il desiderio di comunicare e di entrare in relazione con gli altri – ha un deficit che non lo mette in grado di saper organizzare strategie per migliorare e potenziare le relazioni (e questo lo sappiamo) – quali sono le azioni che l’insegnante, la scuola, mettono in atto per far sì che le relazioni, la comunicazione migliori? Quali sono le strategie, le azioni che si mettono in atto per evitare le condizioni che propongono conflitto?
Luciano sta instaurando un buon rapporto anche con le altre insegnanti, verso le quali si dimostra affettuoso. La sua accentuata sensibilità verso compagni e adulti è da considerarsi un punto di forza nell' ottica di intraprendere un percorso di relazioni sempre migliore.
Luciano non è in grado di portare a termine un compito senza la presenza costante dell'insegnante. La sua soglia di attenzione è limitata. Durante le attività si distrae con estrema facilità e, se non sollecitato, interrompe quanto sta facendo. I suoi tempi di attenzione variano a seconda che lavori in grande o in piccolo gruppo. Considerato il numero dei bambini presenti nella classe in cui Luciano è inserito, le insegnanti hanno ritenuto opportuno di privilegiare attività in piccolo gruppo nelle quali il bimbo possa avere maggiore concentrazione e tempi di attenzione un po' più lunghi.
Sottolineiamo che noi tutti sappiamo che Luciano ha un deficit, che ha la x fragile, e pertanto questo deficit produce degli handicap relativamente all’attenzione. Quello che a noi interessa sono: quali strategie, prassi, condizioni mediatrici, si mettono in atto in modo che si possa nel tempo misurare l’aumento della sua soglia di attenzione, che diminuisca il suo distrarsi? Quello che a noi interessa sono le azioni specifiche messe in atto. Per esempio il lavoro nel piccolo gruppo sicuramente è una condizione favorente l’aumento dell’attenzione. A tale proposito noi abbiamo suggerito le attività di collage le quali possono essere iniziare o terminate a casa, in modo che gli sfondi che si possono aiutare nei collage orientino il bambino nella sua attività significante. Il fatto che a casa Luciano possa organizzare una sacca di ritagli di giornale degli animali, una sacca di ritagli dei fiori, una di alberi, un di… e che inizia un collage a tema che può continuare con i suoi compagni, mi esprime un progetto che sollecita un filo di Arianna il quale propone un’elevazione dell’attenzione e produce occasioni per poter lavorare con gli altri. La dizione piccolo gruppo o grande gruppo non ci propone né ci fa emergere il progetto, le modalità, le prassi, che prendendo spunto dalle metodologie da noi suggerite, realizzano il percorso
Nel mese di ottobre sono iniziati gli incontri di musicoterapia con l'esperto. In questi momenti si osserva che Luciano ascolta e segue con interesse le produzioni musicali e i giochi proposti mantenendo la sua attenzione per tutta la durata dell' attività, mostrando entusiasmo e partecipazione.
Nell’itinerario musicale (non capiamo cosa vuol dire musicoterapia, che la fa da solo?) indipendentemente dal fatto che abbia la denominazione terapeutica, abbiamo notato che i bambini con x fragile riescono a mantenere alta l’attenzione, il senso, il filo del discorso, proprio perché i ritmi, la musica, propongono una continuità di fondo. La stessa continuità di fondo della musica la si può ottenere realizzando azioni, in altre attività, con continuità di fondo (cfr. metodo emozione di conoscere). Non solo la musica produce continuità, ma anche il movimento, la narrazione, l’essere implicati nel: prendere, portare, sollevare, spingere, porgere, ricevere,… l’essere cioè implicati attivamente in un percorso fatto di contenuti e di azioni che lo organizzano, quello che si chiama implicazione dei bambini nei processi in maniera vissuta-attiva e non subita-passiva.
Nelle attività di routine, come l'appello, il calendario, le mansioni, il bambino risponde in maniera coerente a ciò che gli viene richiesto. Durante l’attività ludica strutturata (giochi di gruppo, di associazione, collage, pittura, racconti, lettura d'immagini) che richiede rispetto delle regole, non sempre reagisce positivamente con gli altri bambini e spesso assume un atteggiamento oppositivo anche nei confronti degli adulti.
Il fatto che nella attività in cui sono necessarie regole il bambino agisce in maniera oppositiva è un dato che già conosciamo, a tal proposito noi abbiamo inviato un progetto sulle regole: le regole diventano un elemento base trasversale a qualunque attività. Senza regole non si può comprendere il linguaggio, non si possono comprendere le relazioni, i significati, contenuti (matematica, storia, geografia,…). Le regole sono manifestate proprio nel pilotaggio che la musica propone; il bambino partecipa più attivamente nelle attività musicali proprio perché è la musica che produce le condizioni orientanti un interagire con le regole. Pertanto si raccomanda di seguire il progetto regole inviato.
Nel gioco libero Luciano non riesce ad organizzarsi e a soffermarsi a lungo sullo stesso gioco (costruzioni, cucina, parrucchiera). In questi momenti risulta necessario l'intervento dell'insegnante.
Luciano necessita permanentemente del progetto dell’insegnante il quale attraverso l progetto non interviene in maniera diretta, ma indiretta. A Luciano bisogna insegnare a giocare per poi arrivare al gioco libero. Come abbiamo sottolineato ed evidenziato nella ricerca sulla x fragile (cfr. forum http://xfragile.forumattivo.com), la x fragile pone il problema di non avere una coerenza di pensiero. Questa coerenza non va SOLO E SEMPRE CONSTATA, ma una volta che sappiamo che vi è questo rischio bisogna agire nei contesti, nelle situazioni, attraverso strategie mediatrici per superare tale problema specifico
Quando invece gioca in salone, ama andare sul triciclo, sullo scivolo, nella piscina con le palline, e vi rimane per più tempo rispetto ai giochi che fa in classe.
Nel salone è libero di passare da un gioco all’altro, questo da una parte gli permette di giocare, ma da solo senza acquisire itinerari di coerenza. Pertanto si consigli di determinare condizioni di concatenamento tra i diversi giochi e i diversi eventi ludici.
Luciano possiede una discreta autonomia personale, si lava le mani e i denti da solo, ma sotto la supervisione di un adulto. Non sempre collabora nelle fasi di vestizione. Riesce a star seduto per tutta la durata del pranzo, anche se con qualche difficoltà. Riconosce i propri oggetti personali.
Riconoscere i posti, le situazioni, gli oggetti personali, è possibile per Luciano se questi si evidenziano e si concorda con lui l’organizzazione de “i miei oggetti,…quelli degli altri…”.
Concludiamo sottolineando che le constatazioni rilevate sono conosciute, sia dalla famiglia che dalla ricerca, queste caratterizzano alcune tendenze di bambini con x fragile. Il progetto on vuole constatare quanto già ha rilevato e conosce, ma vuol mettere in atto i percorsi e le strategie per il potenziamento cognitivo ed affettivo del bambino con buone pratiche realizzate per il superamento degli handicap.




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