PARTE QUARTA

Andare in basso

PARTE QUARTA

Messaggio  Admin il Mer Mar 31, 2010 12:45 pm


L’insegnante di sostegno di Alessandro scrive il diario:


VENERDI 16/10/09
Alessandro è entrato in sezione alle ore 9.45 (dopo la terapia di psicomotricità) e, dopo aver salutato frettolosamente gli amici e le insegnanti, si è subito seduto tra i suoi compagni alle prese con la coloritura di petali in cartoncino, realizzati con l’insegnante di religione. Ha colorato sommariamente e, in modo incompleto il suo petalo. Si è spostato nell’angolo cucina per un attimo. (Alcune volte in tale spazio mette in atto il gioco simbolico; seppure per un periodo di tempo davvero brevissimo. Finge di stare al bar e prepara “due caffè” e un cornetto o immagina di stare a casa e di lavare i piattini della cucina. Molto frequentemente usa i piattini dell’angolo cucina in modo inadeguato; mettendoli in fila e facendoli scivolare sul pavimento).
In sezione gli amici sono in piedi e in fila, aspettano il proprio turno per incollare il petalo sul cartellone affisso alla parete. Alessandro nel frattempo saltella, gira per la sezione, si scontra con gli amici, gli stringe al collo. Aspettare i compagni in fila lo mette in agitazione, soprattutto sul piano motorio.
Ad un certo punto della giornata, esce fuori dalla sezione e mi chiede di leggere tutti i nomi dei compagni collocati sul gancio dell’appendiabito di ciascun alunno. Alcuni nomi li riconosce perfettamente. Mi chiede più volte di rileggere i nomi degli amici. ( Emerge una forte curiosità alle scritte che lo circondano). Quando rientriamo, gli viene chiesto di aiutare a sistemare la sezione; mettendo a posto i barattoli dei colori. E’ancora una volta attratto dai nomi indicati su di essi. (Ogni barattolo portacolori ha su indicato il nome del bambino a cui appartiene). Alessandro passa per i banchi, ritira il barattolo e ad alta voce legge il nome. Dopo aver messo in ordine la sezione viene organizzato un gioco psicomotorio che coinvolge l’intero gruppo sezione. Gli alunni sono disposti in cerchio e, a ritmo di tamburello, eseguono alcune andature su comando. ( correre piano, correre veloce, camminare in avanti e indietro, camminare sulle punte come ballerini/e, camminare sui talloni come dei pinguini, ecc). Alessandro mostra delle difficoltà ad imitare gli altri; si diverte a correre nel senso contrario e sorride vedendo i propri amici impegnati nei diversi movimenti. Quando lo richiamo per reintegrarlo nel cerchio, inizialmente accetta, ma non rispetta l’ordine. Infatti, va avanti, poi ritorna indietro, poi ricerca Monica (una delle sue amiche preferite) e poco dopo esce fuori dal cerchio e riprende a correre. Si propone un secondo gioco: quello del dado degli animali. I bambini sono invitati a tirare il dado e in base al numero uscito (si conta tutti insieme e Alessandro sembra interessato all’attività del conteggio) si compiono determinate azioni. Ad esempio è uscito il numero 4 (sul dado le quantità sono rappresentate da pallini) e si fanno 4 saltelli. Alessandro subito mostra di non essere interessato al gioco, si allontana e prende il libro di Cars. Lo invito a giocare con noi, anche perché quello non era il momento dedicato alla lettura. Nella scuola dell’infanzia esistono precisi momenti che scandiscono la routine scolastica, regolamentati da precise regole. Ciò implica che, se tutta la sezione è coinvolta in un gioco didattico, non è consentito a nessun alunno poter fare contemporaneamente un’altra attività. Gli faccio notare che nessuno sta leggendo in quel momento, perché tutti si stanno divertendo a giocare. Gli prometto che a fine gioco potrà sfogliare il libro desiderato insieme ai suoi amici. A questo punto, ritorna nel grande gruppo ma non partecipa attivamente, preferisce restare a guardare. Esce nuovamente dal gruppo, riprende il libro di Cars dall’angolo lettura. Lo lascio fare perché penso che forse è meglio così, ma molto presto ritorna nel gruppo e inizia a spingere i compagni (senza alcuna motivazione apparente. Probabilmente quel suo spingere avrà un significato intrinseco); disturbando l’attività in corso.
Lo si coinvolge affinandogli il compito di lanciare il dado e di contare insieme. ( se ad esempio usciranno 4 pallini sulla faccia del dado, gli alunni faranno 4 saltelli). Con questo ruolo nel gioco si sente maggiormente implicato benché per poco.
Terminato il gioco si invitano gli alunni a sedersi. Alessandro fa confusione. Passa da un posto all’altro. Per tale ragione si è pensato di realizzare una piantina dei banchi che verrà modificata di volta in volta facendo ruotare i bambini. Ricerca la sua sedia (contraddistinta dal simbolo di Saetta Mc Queen)
La sezione inizia una nuova attività didattica ma, poiché Alessandro non ha fatto colazione a casa, su richiesta della mamma, gli faccio fare un piccolo spuntino. Ovviamente dal momento che, in sezione si sta completando una scheda didattica, usciamo fuori. Da un punto di vista educativo non è corretto che Alessandro mangi in sezione quando è in corso un’altra attività.
L’alunno si dimostra molto collaborativo, mi ascolta ed esegue correttamente ciò che gli suggerisco. Prende il suo zainetto, si dirige verso il banco, sistema la tovaglietta, si versa l’acqua nel bicchiere, si scarta i crackers. Mentre sta mangiando, improvvisamente si alza ed entra in sezione, poi ritorna e riprende a mangiare la sua merenda. Poi entra nelle altre sezioni del piano e saluta tutti. Prontamente “scappa” nuovamente nella sua sezione. Lo richiamo; invitandolo a riporre tutto in ordine nel suo zaino e sparecchiare il banco una volta terminata la merenda. Quando rientriamo le insegnanti di sezione vedendolo un po’ irrequieto, gli chiedono di aiutarlo nella distribuzione dei colori e dei fogli; benché non è Alessandro in quel giorno l’aiutante della sezione. ( Ogni giorno vengono nominati due responsabili).
Distribuire i colori o i fogli è un’attività che gli piace in particolar modo. Inizia a leggere ad alta voce i nomi dei compagni, con aiuto, laddove non è in grado di farlo. Alessandro consegnato l’occorrente preferisce però la lettura di Cars.
Organizzo un piccolo gruppo e insieme nell’angolo lettura leggiamo la storia. Spesso abbandona il gruppo e mette in atto le insolite strategie comunicative con i suoi amici, poi ritorna. Decido di non richiamarlo ogni qualvolta si allontana. Funziona in effetti.. come inizio a riprendere la lettura con il resto del gruppo ritorna a sedersi con noi.
Sopraggiunto il momento del bagno si oppone. Lo invito più volte ad andare in bagno perché prima di andare a mensa è necessario quantomeno lavarsi le mani. Non mi ascolta e di uscire dalla sezione non se ne parla. Nel frattempo già un piccolo gruppo di compagni è nel bagno. A questo punto chiedo ad un amico di invitare Alessandro, prendendolo per mano, ad uscire per raggiungere gli altri in bagno. Questa volta accetta e si dirige con l’amico J. in bagno. Ma scappa nuovamente e ritorna in sezione dove, tra l’altro, c’è un via vai di bambini che vanno e vengono dal bagno. A questo punto con tono alterato, lo invito a sedersi. Gli spiego che poiché ha disubbidito non scenderà a mensa con il resto della sezione. Alessandro rimane male a queste parole. Non vuole rinunciare al momento delle mensa e subito scappa in bagno per fare i bisogni e lavarsi le mani. (Specifico che il bambino è sempre molto frettoloso; per cui va in bagno ma rapidamente si tira su le mutandine e i pantaloni; dimenticando di lavarsi le mani. Gli ricordo che quando si va in bagno, soprattutto poco prima delle mensa, è necessario lavarsi per bene le manine. Anche in questo caso è veloce. Si insapona le mani, le sciacqua velocemente e, senza asciugarsi ritorna “scappando” in sezione.
N.B : Alessandro molto spesso, piuttosto che camminare preferisce correre ( quando entra in sezione al mattino, quando esce dal bagno, al rientro da mensa, quando gli viene affidata una determinata mansione). Quasi sempre sono costretta, poiché non sempre spiegargli il motivo sortisce l’effetto desiderato, a bloccare fisicamente la sua corsa. Lo invito a camminare adagio e insisto fino a quando non mi ascolta.
Al momento della mensa, tutto sommato, si comporta bene. Il rientro è difficoltoso. Corre per raggiungere la sezione, mentre gli altri sono ancora in fila. Inizia a buttarsi per terra, a scaraventare i bambini. Gli altri sistemano lo zaino, ma lui continua a comportarsi inadeguatamente. Lo invito a riporre nello zaino il bavaglino e solo dopo diverse sollecitazioni, mi “accontenta” . Rapidamente sistema nello zaino il bavaglino appallottolandolo. Gli mostro come va piegata la bavetta. Lo invito a rifare la stessa cosa. Poi porta il suo zaino nell’armadietto. Intanto nella sezione gli alunni si sono organizzati in diversi giochi. Alessandro passa con facilità da un gioco all’altro.

LUNEDI 19/10/09

Nella prima parte della giornata è stato tranquillo. Ha ascoltato la storia recitata dall’insegnate di sezione del coniglietto Piko sui giorni della settimana. Ha esplorato con i sensi i profumi, i colori e le superfici di alcuni ortaggi. Alessandro solitamente ha la tendenza a portare tutto alla bocca (baciando quello che gli si presenta) quasi fosse un canale per conoscere e scoprire il mondo e gli oggetti da cui è circondato. Piko è un coniglietto che mangia ogni giorno un ortaggio diverso. Si è pensato con le docenti di sezioni di portare a scuola gli ortaggi veri su cui sono state formulate ipotesi . Alessandro ha mostrato un forte interesse in questa attività di osservazione e manipolazione diretta degli ortaggi. Successivamente gli ortaggi sono stati fotografati ed è stata realizzata su di un cartellone la settimana di Piko. Ogni giorno, gli aiutanti della sezione sposteranno Piko sul giorno corrispondente. Ad esempio è Lunedi e Piko mangia un pomodoro rosso vermiglione. Questo coniglietto ci accompagnerà per l’intero anno scolastico ad aggiornare continuamente i giorni della settimana.
Quando l’attività dell’ascolto si è protratta si è diretto verso l’angolo cucina. Gli ho consentito di giocare un po’ anche perché era stato abbastanza attento al racconto di Piko. (tra l’altro la Dott.ssa Ieva mi ha suggerito che, allorquando, Alessandro si allontana dal gruppo per giocare alla cucina o alle costruzioni forse è il caso di lasciarlo libero un po’. Ovviamente non bisogna permettergli di staccarsi dal gruppo per troppo tempo).
Nella parte centrale della giornata abbiamo iniziato a sistemare i colori nei nuovi barattoli. Alessandro è stato il nostro aiutante: prendeva i barattoli vuoti, vi attaccava il nome, li distribuiva a ciascun bambino insieme alla scatola dei colori. Ogni bambino doveva riporre nel nuovo barattolo i nuovi pennarelli e riconsegnare ad Alessandro il barattolo pieno.
Come sempre il momento del bagno è alquanto difficoltoso. Abbiamo pensato di andarci tutti insieme ( non più per piccoli gruppi). Al comando: “fila per due si va tutti insieme in bagno”, ha chiamato T. e si è sistemato in fila. Appena arrivati al bagno ha lasciato il gruppo classe e, correndo è ritornato in sezione. L’ho lasciato fare. E infatti, quando si è reso conto che in sezione non c’era nessuno è ritornato. Andare tutti insieme in bagno però significa prolungare i tempi di attesa. Si è messo in fila al bagno dei maschietti con i suoi amici. Inizialmente ha osservato i primi compagni mentre facevano la pipì (tutte le operazioni precedenti e seguenti ; come si rivestivano ad esempio). Poi ha iniziato a non rispettare il turno. Batteva le mani sulle testa degli amici, gli spingeva facendogli cadere. Inseguito si è lavato le mani ( ma non ha alzato le maniche, si è lavato le mani bagnandosi, si è asciugato velocemente lasciandole gocciolanti [ capita anche che, pur di ritornare in sezione, non le asciughi proprio. In questo caso lo faccio ritornare in bagno per completare l’operazione], ha buttato per terra lo scottex ed è corso in sezione. Naturalmente l’ho riportato in bagno per fargli raccogliere ciò che aveva lasciato sul pavimento.
È entrato in sezione ma ha dimenticato di prendere il suo zainetto. Gli ricordo che per scendere a mensa è necessario indossare il bavaglino; facendogli notare che già molti dei suoi amici lo avevano fatto. Allora prontamente prende lo zaino, infila il bavaglino al collo correttamente e invita i suoi amici a mettersi in fila per due. ( Alessandro: “fila per due”). Tra l’altro mi chiede che ora è. Fatta la preghiera siamo scesi a mensa. Solitamente sceglie il posto in cui non è apparecchiato. Spesso ha conati di vomito nel vedere le pietanze scolastiche. Poi mi chiede il panino che scarta da solo. (Quando non ci riesce chiede all’amico di farlo per lui) Ovviamente quando ci sono dei cibi che gradisce sta per più tempo seduto a tavola e socializza con i suoi amici. Spesso chiede che vicino a lui si siedano determinate persone.
Improvvisamente è attratto da un forte chiasso che proviene dal refettorio del piano inferiore e cerca di capire che sta succedendo. E’ la festa di compleanno di un’insegnate a cui si stanno facendo gli auguri. Alessandro conosce perfettamente la maestra che tra l’altro è la mamma di un amichetto della sua sezione. Teneramente aspetta, le da due bacini e le dice auguri. Poi ritorna a mensa e finisce il panino.
Il rientro in sezione è il momento più confusionale. Mentre si sta salendo dal refettorio, spinge, saltella, emette dei strani versi, lascia la fila e corre nella sezione. Subito si mette a giocare invece di sistemare lo zaino. Solo dopo diverse sollecitazioni sistema il bavaglino nella zaino. Corre da un angolo all’altro della sezione ( cucina, costruzioni, libri) prende giochi li lancia, scaraventa per terra gli amici; buttandosi addosso. Allora pensiamo di fare un gioco organizzato che coinvolge tutti. In cerchio bisognava imitare, sulla base delle indicazione della musicassetta, alcune azioni ( l’ambientazione era una città con il traffico, persone con la spesa in mano, uno scontro di macchine, il fischio del vigile ecc). In un primo momento è rimasto in cerchio, cercando di imitare le azioni, poi si è allontanato. Lo abbiamo incoraggiato a restare con noi aiutandolo a riprodurre alcune azioni. Quando si è stancato è uscito dal cerchio e ha preferito correre nel verso opposto. Si è divertito a crepapelle nel vedere gli amici e le maestre a riprodurre i comandi suggeriti dalla voce parlante. Quando è arrivata la mamma per andare a casa, non voleva andare via. La mamma si è avvicinata diverse volte per prenderlo ma lui è sfuggito, si è buttato per terra diverse, si è irrigidito. Ad un certo momento la mamma ha dovuto portarlo via con “forza”.
N-B In certe giornate è più collaborativo, in altre meno. Solitamente, il lunedì ( tra tutti i giorni scolastici) l’alunno appare più disteso e collaborativo. Inoltre, si evidenzia che, generalmente, Alessandro nella prima parte della giornata è più tranquillo, ascolta ed esegue i comandi delle insegnanti, ed è maggiormente interessato alle attività. Le difficoltà sorgono al rientro dalla mensa, quando il bambino presente una evidente irrequietezza motoria. Di fatti non riesce a concentrarsi su un’attività di gioco. Se i suoi amici stanno realizzando una costruzione va e la distrugge. Passa da un gioco all’altro.
Molto di frequente, Il bambino non accetta i rimproveri. La sua rabbia la scarica sugli altri e quando vuole opporsi a qualcosa che non vuole fare, se la prende con i suoi amici; assumendo atteggiamenti aggressivi.
A. attua atteggiamenti di sfida dinanzi a specifiche richieste. Mi chiedo come possono essere affrontati adeguatamente? Con un compromesso? Con l’esercizio della propria autorevolezza legata al nostro ruolo di docenti? Credo sia necessario fargli comprendere l’esistenza di ruoli diversi all’interno di un contesto scolastico. Credo che A. debba sperimentarsi anche in attività che spesso rifiuta di fare. Nella vita di ogni giorno, noi tutti molto spesso, in relazione a contesti e situazioni ci troviamo nelle condizioni di dover fare cose che non ci piacciono pienamente ma, non per questo deve esserci un rifiuto a priori.
E’ proficuo insistere con attività in cui il bambino non vuole affatto cimentarsi?



MARTEDI’ 20/10/09

Il bambino è entrato a scuola alle ore 10.00( dopo la seduta di psicomotricità). I compagni sono già seduti intenti ad ascoltare nuovamente la storia di Piko finalizzata all’introduzione della nozione temporale relativa alla settimana, con primi approcci al calendario di sezione. Alessandro dopo aver salutato i suoi amici ( abbracci molto stretti, baci ripetuti sulla testa) si è seduto. Le amiche gli ricordano di prendere la sua sedia. È stato seduto per più di dieci minuti ( con diversi inviti a restare seduto). Non presta attenzione a ciò che si sta spiegando, ma gli piace condividere questo momento circondato dai suoi amici. Ad un certo punto si dirige verso la cucina ( per evadere, spesso si dirige in questo angolo, anche se per pochi minuti. E’ necessario consentirgli queste pause, che però lo estraniano dal resto del gruppo sezione?
Per finalizzare il gioco mi avvicino e giochiamo insieme. Io sono una cliente e lui è il ragazzo del barche mi prepara ciò che gli ordino. Gli faccio notare diversi aspetti come i costi, lo scontrino per richiedere il conto, il pagamento ( con pezzetti di carta ). Improvvisamente lascia l’angolo bar e si risiede tra i compagni. Poi si rialza. Inizia a disturbare i suoi amici. Mi chiede di leggere Cars e dal momento che lo vedo completamente disinteressato , decidiamo insieme di uscire fuori dalla sezione. Ci sediamo su un tappeto morbido e iniziamo a leggere. Lui prende subito il libro e legge alcune parole(DISNEY PIXAR, CARS). La lettura è legata al riconoscimento visivo della parola. Siamo rimasti a leggere la storia di Cars per circa 6-7 minuti ma improvvisamente si alza e come una saetta ritorna in sezione. Al suo rientro inizia a travolgere bambini che inevitabilmente cascano per terra.( I bambini stavano sistemando la sezione prima di recarsi in bagno).
Al momento del bagno le difficoltà sono più o meno sempre le stesse. Dapprima rifiuto. Questa volta decidiamo di far scegliere ad Alessandro degli amichetti con cui andare in bagno. Gli sceglie e si dirige con loro (con la supervisione dell’insegnante) verso il bagno. Ma all’improvviso fugge, “abbandonando” i suoi amici. Invito un’alunna (quella che ha maggiore presa su Alessandro) di convincerlo a ritornare in bagno dove lo stanno aspettando gli altri. Alessandro non ci raggiunge. A questo punto intervengo e con tono adirato lo esorto a venire in bagno. Lo prendo per mano e raggiungiamo gli altri. Fa la pipì, si lava le mani e senza aspettare che gli altri finiscano corre in sezione. Gli ricordo che deve prendere lo zaino per prepararsi per la mensa. Ricorre fuori (nell’armadietto in cui sono sistemati gli zaini) prende lo zaino, lo lascia al centro della sezione (la regola scolastica “esige” che gli alunni posizionino gli zaini dietro la sedia), con grande rapidità si infila il bavaglino ed esorta gli altri a mettersi in fila; spingendoli. Alcuni di loro, sono caduti. Lo invitiamo ad aiutare il compagno che è caduto e a chiedergli scusa. Abbiamo notato con le docenti di sezioni che quando il bambino spinge un compagno, o da uno schiaffo, se gli chiediamo ma “Alessandro perché G. sta piangendo”? Cosa è successo? Lui quasi non è consapevole di ciò che ha compiuto. Se gli diciamo “ hai dato lo schiaffo o hai spinto l’amico?” Alessandro o dice no, o risponde dicendo spinta o schiaffo indifferentemente o ci sorride.
A mensa è stato abbastanza tranquillo. E’ riuscito a stare seduto per gran parte del tempo al tavolo con i suoi amichetti. Richiede vicino a sé, anche a mensa, determinati amici con cui vuole condividere questo momento.
Al rientro da mensa è particolarmente vivace. Nella sezione i bambini stanno giocando i piccoli gruppi . Alessandro inizia un gioco e non lo finisce. Passa da un gioco all’altro. Ad un certo punto mi chiede il puzzle della città. Creo un piccolo gruppo che vuole giocare con Alessandro al puzzle. Ci sono degli amici che, in questo gioco di incastri, riescono ad essere di particolare aiuto per il bambino. Ha giocato per dieci minuti. (anche se ogni tanto lasciava il gruppo e andava ad infastidire gli altri gruppi di gioco)e, quando ha completato il puzzle mi ha chiamata per farmi vedere come era stato bravo. Allora per premiarlo abbiamo cantato la canzone dell’inno d’Italia con cui si premiano i campioni. Si è divertito un mondo e abbiamo ricantato per due volte l’inno. Alle 13.40 è arrivata la mamma che ha dovuto attendere un po’ prima di convincerlo a salutare tutti per andare via.

N-B- gli alunni della sezione sono invitati a riflettere quando hanno disubbidito o trasgredito regole. Ciò rappresenta una sorta di punizione al “cattivo” comportamento. Quando il momento di riflessione è terminato il bambino si scusa per il suo comportamento e promette di non farlo più. Alessandro non teme quasi più questo momento. E’ capitato che spontaneamente (quasi per gioco) vada a mettersi al luogo destinato alla riflessione. Se A. ha magari, dato uno spintone e ha fatto male ad un compagno lo invitiamo ad osservare come è triste la faccia dell’amico che ha ricevuto la spinta e lo esortiamo a fargli una “carezza del ti voglio bene” o un abbraccio per rincuorare il proprio compagno. Quando è realmente dispiaciuto, mette in atto molto volentieri tali atteggiamenti di conforto, altre volte è indifferente; oppure per evitare ulteriori “rimproveri” prontamente dice scusa e fa la carezza (quasi per accontentarci) senza aver colto il significato di questi gesti.


MERCOLEDI 21/10/09

EPISODIO INTERESSANTE. Capita che, in modo immotivato e improvvisato, il bambino rivolge degli schiaffi ai compagni. Ad esempio in mattinata eravamo seduti in circle time e stavamo chiacchierando sulla festa di compleanno di un amico. Lui era sereno e ascoltava gli altri. Ha anche partecipato alla conversazione dal momento che anche A. era stato invitato alla stessa festa. Ad un tratto ha dato uno schiaffo all’amico che gli era seduto a fianco.
Oggi lo stesso episodio si è ripetuto. Una sua amichetta era in piedi per prendere un foglio dall’armadio. Alessandro le si è avvicinata è le ha dato uno schiaffo. La bambina è rimasta molto colpita da quel gesto inaspettato. In sezione hanno insegnato agli alunni che alla “violenza” non si risponde con altra “violenza”. Nessun bambino si permette di tirare pugni, schiaffi o quant’altro quando si riceve un torto. Sono invitati a riflettere sull’accaduto, a fornire delle spiegazioni sul perché di tale gesto e a porgere delle scusa a chi ha subito un torto, una marachella, uno spintone, ecc). Questa volta ho preso l’iniziativa e ho autorizzato personalmente la sua compagna Y. a fare la stessa cosa. La bambina mi ha guardata incredula. Le ho detto forza Y. adesso anche tu dai uno schiaffo ad Alessandro. La bambina intimorita è stata molto delicata nel suo gesto. Allora le ho chiesto di ridargli uno schiaffo ma più forte, proprio come quello che lei stessa aveva ricevuto. Alessandro è rimasto turbato da questa risposta. Le ho detto Y. danne un altro e affinché Alessandro possa comprendere (propriocezione sensoriale) quanto fa male ricevere uno schiaffo. In quell’ istante ha abbracciato la sua amica. È stato un abbraccio diverso dal solito. Era provato dal gesto della sua amica. Anche per A. tale risposta è stata inaspettata.
Un’altra cosa interessante è l’aver notato che, quando Alessandro si rifiuta di fare qualcosa lui si irrigidisce, si butta per terra e se viene tirato diventa aggressivo. Al Bagno si decide di andare nuovamente tutti insieme. Oggi condivide pienamente tale momento con gli amici senza alcun problema. Quando ha finito scappa verso la sezione e si prende il suo zaino. È andato al suo posto e si è preparato. Quando ha visto, nel frattempo, arrivare i suoi amici dal bagno, saltellando di quà e di là ha detto… “In fila per due a mensa..!!! (capita che ripeta alcune espressioni delle maestre del tipo: tutti a sedere, in fila per due, tutti a sedere uno, due e tre, silenzio…)
Arrivati in refettorio si stacca dalla fila e corre verso i tavoli apparecchiati. ( questa è un’azione abituale).
L’anno scorso cambiava sempre posto, quest’anno solitamente sceglie lo stesso posto, vicino ad alcuni amici e come sempre all’angolo del tavolo in cui non è apparecchiato.
Si ritorna in sezione tutti insieme. Facciamo salire prime le altre sezioni per evitare la calca dei bambini. La nostra sezione è l’ultima a lasciare il refettorio. Saliamo a mensa e intoniamo delle canzoncine, saltelliamo. Tutti si divertono compreso Alessandro. Giunti in prossimità della sezione abbandona la fila e scappa in sezione. Lo riprendo, lo invito a rimettersi in fila come gli altri. Con impeto e urlando entra in sezione; velocemente mette il bavaglino nello zaino e lo sistema fuori nell’armadio.
Ci siamo rese conto che la confusione in generale lo rende ancora più agitato.
Per il momento del gioco, dopo pranzo, abbiamo proposto un gioco organizzato di grande gruppo, in cerchio. Attraverso un cd musicale i bambini sono invitati a imitare diverse azioni e movimenti. Alessandro corre nel senso opposto. Dopo diversi richiami e inviti ( alcuni compagni si sono diretti verso il piccolo, lo hanno preso per mano e con un incoraggiamento verbale lo hanno reinserito nel grande cerchio). Il mio intento è quello di fargli condividere, per quanto sia possibile, con le opportune facilitazioni, le medesime esperienze educative, didattiche e ,soprattutto,di gioco con i suoi amici. Ciò ha l’obiettivo di far consolidare nell’alunno, un maggior senso di appartenenza al gruppo sezione.
Ciò nonostante Alessandro preferisce correre ( divertendosi) al di fuori del cerchio, nel senso opposto.
Al ritorno la mamma lo aspetta, ma lui preferisce continuare il suo gioco.

GIOVEDI 22/10/09 assente

VENERDI’ 23/10/09
L’insegnate di sostegno è assente, ma le docenti di sezione riferiscono che al di là di alcuni comportamenti ricorrenti e di difficile gestione ( al bagno, al ritorno da mensa) tutto sommato è stato tranquillo.


LUNEDI’ 26/11/09

Ingresso------Ha salutato i compagni affettuosamente ( abbracci molto stretti al collo, baci ripetuti sulla testa di ciascun bambino). Abbiamo ri-raccontato la storia di Piko che, questa volta, ci aiuta a scoprire il calendario di sezione. Il bambino ha ascoltato ed è stato in grado, a suo modo, di partecipare alla “lezione”. Noto in quest’anno scolastico una maggiore ricettività del bambino. Ricorda di più i diversi input che gli vengono forniti a scuola. Ci sono dei giorni che ricorda particolarmente (solitamente, il martedì e il venerdì quando Licia va a casa sua. Puntualmente in questi due giorni tutta la sezione ricorda questo evento ricorrente. I bambini tra l’altro, hanno avuto modo di conoscere Licia)
Momento del bagno---- ( Accompagnati per piccoli gruppi) il bambino è scappato per due volte ma, in seguito ha accettato di lavarsi le mani. Per la pipì mi ha detto che non doveva farla.
A mensa-----Dopo aver mangiato il suo panino, si è alzato più volte e si è spostato nel refettorio. Bacia sulla testa bambini di altre sezioni; molti dei quali non conosce. Chiacchiera con le insegnati delle altre sezioni. Lo lascio fare, anche perché è fondamentalmente un momento in cui il bambino sta socializzando. Poi ritorna dal suo gruppo classe. Si siede, poi si rialza e inizia a baciare tutti gli amici della sua sezione sulla testa. Credo che per Alessandro spesso il “dispensare” , ripetutamente, baci sulla testa sia una modalità per socializzare, per aver un contatto anche corporeo con i suoi amici, ma spesso diventa per lui una sorta di gioco. Alcune volte i suoi amici accettano ciò, ma spesso ne sono infastiditi. Ciò diventa gioco per Alessandro, quando i suoi amici iniziano a ridere . In questa circostanza, Alessandro che un bambino a cui piace stare al centro dell’attenzione e far divertire gli altri, esagera.
Momento del gioco---mi richiede il gioco del puzzle della città che gli piace particolarmente dal momento che si sente gratificato dal fatto che è in grado di ricomporre l’immagine. Preciso che quest’anno il bambino è in grado di comporre puzzle; abilità che alla fine dell’anno scolastico non possedeva ancora. Era maturato già dall’anno scorso un interesse verso questo gioco. Per sollecitare la sua autonomia gli dico di prenderlo da solo ( anche perché conosce esattamente il luogo in cui è riposto. Gira la chiave, apre l’armadio, solleva altri giochi e prende il puzzle. Ama comporre l’immagine del puzzle e distruggere il tutto per poi ricominciare il gioco. (l’azione del distruggere viene attuata anche con le costruzioni; soprattutto quelle realizzate dagli altri amici). poi gli chiedo di mettere a posto le tessere per iniziare un altro gioco che sicuramente se gli sarebbe piaciuto. Si agita, non vuole. Allora per catturare la sua curiosità vado nell’armadio dei giochi e prendo il gioco del memory di Cars. Mi siedo in un altro banco vicino e inizio ad uscire le tessere. Mi osserva e non appena vede le tessere di Cars lascia il gioco e inizia a baciare le cards. È felicissimo. Si diverte con i suoi amici a riconoscere sulle tessere le macchinine di Cars. Iniziamo un gioco divertente cioè raggruppare le tessere secondo i diversi personaggi raffigurati. Si diverte con gli amici .
Arriva la mamma, saluta tutti e va via sereno .

EPISODIO:
Saliamo in sezione alle ore 12.50. Dopo aver sistemato lo zaino e aver giocato un po’, alle ore 13.15 decido di scendere nel laboratorio per iniziare un’attività didattica in piccolo gruppo. (non sono riuscita a farlo nella parte centrale della giornata, perché seguivo dalle ore 11.00 alle ore 12.00, un altro alunno diversamente abile della scuola.) Gli ricordo che era giunto il momento di andare nel laboratorio. Solitamente a lui piace questo momento e lo accetta con più o meno senza grosse difficoltà. Chiedo ad Alessandro, prima di dirigerci nel laboratorio, ubicato al piano inferiore della scuola, di scegliere due amici. Gli chiedo “ Alessandro chi vuoi venga con te nel laboratorio per dipingere l’albero Ettore? (già, mentre eravamo a mensa, lo avevo preparato a questo momento didattico). Alessandro risponde J. e G. D (sceglie due amici a cui si sente particolarmente legato, soprattutto il secondo che però non sempre è entusiasta di condividere alcuni momenti (sia di gioco, che didattici) con Alessandro. Ma chissà perché è tra tutti i maschietti l’amico che ricerca sempre. Mi faccio aiutare da ciascuno di loro (Alessandro porta il flacone della tempera e il piattino, J. l’album da disegno, G. D la plastilina e i pennelli. Scendiamo giù intonando una canzoncina. Entriamo nel laboratorio. La prima cosa che fa, generalmente, il bambino è accendere subito le luci. Poi subito si è seduto al tavolino insieme ai suoi amici. Ho spiegato loro cosa avremmo fatto. Ho chiesto a J. di versare nel piattino un po’ di tempera. J. faceva notare ad Alessandro, mentre la versava che era marrone come il colore della terra e delle foglie di autunno. Il compito dei bambini era quello di pitturare l’albero Ettore. Il bambino era felice di condividere questo momento proprio con loro. Sorrideva e baciava i suoi amici. tutti insieme hanno iniziato a dipingere. Alessandro subito si è messo all’opera; sollecitato dal fatto che anche i suoi amici stavano facendo la stessa attività. ( ad Alessandro piace molto osservare i propri amici quando sono alle prese con le attività didattiche, ad esempio, mentre colorano. È nato, da non molto, un interesse per la coloritura. Gli piace vedere come gli altri colorano e tutte le azioni connesse a questo tipo di attività. (Quando il compito comune, richiede la coloritura di alcune schede, chiedo ad Alessandro da chi vuole essere aiutato a colorare? Ho notato che è più stimolante e proficuo per il bambino farsi aiutare; stando vicino ad un amico. Poi lui mi chiama e mi dice “Rita guarda” gli faccio i complimenti e solitamente mostro alla classe il capolavoro realizzato dal bambino. Tutti quanti si avvicinano e gli dicono “come sei stato bravo Alessandro”, e lui si sente gratificato.)
L’alunno ha dato le sue prime pennellate ma, ben presto ha smesso, mentre gli altri continuavano. Ha preferito, piuttosto, sporcarsi le mani; intingendole nel piattino della tempera. I suoi amici lo esortavano ad aiutarli a dipingere l’albero. ( Manipolare, sentire il colore attraverso il corpo, tra le mani, credo sia un’attività che Alessandro compie nella terapia di psicomotricità. Da un punto di vista didattico, il mio intento è insegnarli una tecnica pittorica, come si tiene un pennello, cosa significa dipingere come si fa; aiutarlo a fargli capire che esistono dei margini che bisogna rispettare, guardare il foglio e fare attenzione a ciò che si sta facendo ecc ).
Alessandro Inizia a sporcare con le mani di tempera il banco; lasciando una traccia di sé sulle diverse superfici. Chiedo agli amici si sospendere un attimo; giusto il tempo di andare in bagno con Alessandro per fargli lavare le mani. Lo invito a fare il tutto da solo (alzarsi le maniche, aprire il rubinetto e sentire se l’acqua è fredda o calda, insaponarsi le mani, ecc; attraverso una semplice guida verbale). Rientriamo nel laboratorio gli altri compagni ci stanno aspettando per continuare. Alessandro non vuole più dipingere, i suoi amici danno le ultime pennellate di colore. Decido di passare ad un’altra attività, che consiste nel manipolare la plastilina rossa, marrone e gialla come le foglie secche di autunno. Mostro loro le foglie che Alessandro ha raccolto con Licia; invitandoli ad osservarne attentamente il colore. Alessandro vede le foglie e subito dice…”con Licia….pullman…foglie”. Distribuisco i pezzi di plastilina (Alessandro marrone, J. gialla, G. rossa) per realizzare piccole foglie da incollare sull’albero Ettore. (l’anno scorso Alessandro rifiutava di manipolare il colore, la plastilina). Si inizia a manipolare, a stendere la plastilina che però risulta piuttosto dura. Alessandro si mette all’opera come gli altri ma, poco dopo si ferma. A questo punto J. spontaneamente cerca di aiutare Alessandro che, riprende a manipolare ma interrompe nuovamente. Noto che anche gli altri bambini hanno delle difficoltà, la plastilina è troppo dura e decido di sospendere. Divido i compiti : invito Alessandro ad andare al bagno per lavare i pennelli. Questa è un’attività che gli piace particolarmente, mentre gli altri mettono in ordine il laboratorio. Non appena finisce di lavarli ritorna subito nel laboratorio. Io arrivo qualche secondo dopo nel laboratorio (ero con A. in bagno , lui lavava i pennelli, io li asciugavo) Giacomo e G. sono in piedi e Alessandro da uno schiaffo a uno dei due senza motivo. In quell’istante era arrivata la sua mamma con Sara. La mamma, dispiaciuta per l’episodio, chiede ad Alessandro di spiegargli il perché di quell’azione. Gli fa capire che così facendo i suoi amici non sarebbero andati al suo compleanno e ciò sarebbe stato un peccato. La mamma gli fa presente che quel giorno, per tutto il tempo, la televisione sarebbe stata spenta come punizione. Alessandro è turbato da questa decisione. Saluta e va via sapendo che anche il papà avrebbe saputo di quanto era successo a scuola.

Il professor Cuomo scrive a Licia le sue riflessioni dopo aver letto il diario dell’insegnante di sostegno.


Gentilissima Licia,

in relazione sia all'episodio che alle annotazioni in diario, è importante sottolineare che bisogna chiarire la differenza che c'è tra un'educzione autoritaria ed una direttiva e rigorosamente legata a delle regole: un'educazione autoritaria ordina imperativamente ed arbitrariamente avendo come finalità una persona addestrata, ammaestrata, dipendente, accondiscendente a qualunque tipo di comando. Ciò indipendentemente dalla origibalità dei bambini che alla loro età.
Un'educazione direttiva e rigorosamente regolamentata ha la finalità di formare una coscienza critica, ma formando tale coscienza alle regole in situazioni in cui l'adulto è direttivo ed è lui che le pone o che ne dispone l'utilità. Specialmente per bambini piccoli la direttività ed il far conoscere le regole e la disciplina è unìazione educativa indispensabile.
Dalle descrizioni molto attente dell'insegnante si ha la sensazione che il bambino sia lasciato molto libero e sembra quasi che si abbia una certa "vergogna" nell'ipotizzare un intervento direttivo, fermo e regolamentato. Alessandro ha la X Fragile ed ha bisogno sia di regole che di direttive, di fermezza, ma ciò è fondamentale anche per tutti gli altri bambini a quest'età.
I bambini devono avere fiducia nelle direttive dell'insegnante e quindi non vanno create situazioni di rimessa in discussione delle direttive in quanto queste vanno ad indebolire la fiducia negli insegnanti. Sicuramente l'organizzare insieme delle regole ed il riformarle deve essere un ambito in cui i bambini devono essere implicati per vivere e comprendere il perchè delle regole e l'importanza delle decisioni, ma questo decidere deve avere la supervisione dell'adulto. E' l'adulto il responsabile!
Pertanto bisognerà pensare ad una relazione tra Alessandro, gli insegnanti e gli altri bambini, molto più strettamente regolamentata e diretta di quanto lo sia ora.
Per esempio Alessandro si sposta, vaga da una situazione all'altra, spinge, tira, ..., disturba, da delle scoppole, ...., per tali comportamenti non si necessita di molti comportamenti "chiedi scusa, prometti che non lo farai più, la tua amica c'è rimasta male,...". Questi comportamenti non sono adeguati e non bisogna metterli in atto a basta! Come pure non deve essere Alessandro il "padrone" del decidere. Lui non ha il potere di decidere chi deve lavorare con lui o giocare con lui. Si deve guadagnare a simpatia dei suoi amici e i suoi amici devono essere liberi di dire NO!
Il NO dei suoi amici è la risposta del suo comportamenti inadeguato. Avere la X Fragile non significa assolutamente poter comandare, far quello che gli pare, essere prepotente, non stare alle regole, essere "maleducati"....
Bisogna chiaramente tra scuola e famiglia, come si è sottolienato nelle lettere, pattuire uno stare alle regole molto fermo e rigoroso. I comportamenti non adeguati di Alessandro non sono legati alla fragile, ma ad un processo educativo inadeguato che trova lievito nella x fragile. Ne parleremo a Roma
Ciao

Alice Imola
Nicola Cuomo

Licia scrive il diario:

GLI AMICI A CASA

Oggi pomeriggio sono arrivata da Alessandro e lui sapeva che sarebbero venuti alcuni dei suoi compagni a trovarlo, tra cui la sua adorata Monica.

Sebbene lo avessi già preparato a questo incontro, nei pochi minuti che ci separavano dall’arrivo dei suoi amici, gli ho ripetuto come si sarebbe svolto il pomeriggio. Appena squilla il citofono, Alessandro grida: “Monica!!” e in effetti era lei con Giacomo.

Sono entrati e mentre la mamma che li accompagnava si intratteneva con la mamma di Alessandro, io li ho aiutati a togliersi i giubbottini e ho mostrato dove potevano metterli. Nel frattempo arriva il terzo ospite, Alex. Eravamo tutti!

Alessandro guida i suoi compagni verso il cane Lilly che la sua famiglia ha acquistato pochissimi giorni fa. Alessandro ne è entusiasta e lo mostra con orgoglio. Tutti i bambini ne sono incantati e passiamo un po’ di tempo a giocare con Lilly e a parlare di cosa mangia, di come gioca….

Poi Alessandro corre nella sua stanza e mostra ai compagni un flipper che ha ricevuto al compleanno, poi ritorna il camera sua e prende un volante sonoro sempre ricevuto in regalo; intuisco che vuole condividere con gli altri bambini i suoi giochi e cosi chiedo ad Alessandro se vuole andare con gli altri in cameretta per far vedere tutti i suoi giochi, lui sorride e comincia a correre verso la stanza mentre tutti lo seguono.

I bambini sono rapiti da macchinine,computer e cose varie, mentre Monica rimane a guardare tutti i giochi di Sara. Alessandro poi prende dall’armadio il puzzle di Cars che lui ama tanto e chiede ai bambini: “Facciamo?” Tutti gli dicono di si e cosi tutti e 4 si mettono per terra a ricomporre il puzzle. Alessandro è bravissimo e mette molti pezzi al posto giusto e poiché quando lo facciamo insieme ad ogni pezzo messo bene facciamo un applauso o battiamo 5 oppure battiamo “10”, lui lo faceva anche con gli altri.

Ci siamo trattenuti un po’ in stanza mentre i bambini mi dicevano che si ricordavano di me perché una volta sono andata nella loro classe,uno di loro ha chiesto ad Alessandro dove fosse il bagno e Alessandro si è alzato e lo ha accompagnato fino alla porta!

Decido di mostrare ai piccoli anche la tavernetta perché sarà quello il posto in cui lavoreremo, cosi dico ad Alessandro: “Alessandro vuoi portare i tuoi compagni a fare un giro della casa fino giù alla tavernetta?” Cosi facciamo, Alessandro davanti, tutti i compagni dietro e io per ultima, vediamo tutte le stanze. Alessandro certe volte accende e spegne la luce, certe altre l’accende solo mentre la spengo io che sono l’ultima.

Arrivati alla tavernetta, poiché era buia e si dovevano scendere delle scale,Alessandro aspetta me.

Mi porto avanti, accendo le luci, faccio scendere Alessandro e poi tutti gli altri. Quando siamo giù i bambini rimangono stupiti dalla grandezza della stanza e della palestra che c’è, qualcuno ci fantastica sopra..

A questo punto io dico ai bambini che proprio lì avremmo fatto i nostri lavoretti di natale e proprio lì Alessandro aveva preparato con me gli inviti che li ha dato per la sua festa di compleanno. Alessandro prende il suo libro di Cars e corre verso il divano con Giacomo. Lo seguiamo tutti e insieme, sfogliamo il libro per guardare le immagini. Ad un certo punto chiedo se hanno fame e tutti rispondono di si, cosi saliamo tutti per fare merenda.

Ci fermiamo in cucina e chiedo ai bambini di sedersi al tavolo mentre dico ad Alessandro di aiutarmi ad apparecchiare. Metto la tovaglia da sola, poi con Alessandro vado in cucina e gli do i tovaglioli chiedendogli di metterli a tavola, poi gli do i cucchiai e i bicchieri che lui posiziona a fianco di ogni bambino e anche al suo posto. Io nel frattempo ho messo a tavola un piatto di fette di pan carrè e un barattolo di nutella.

Con la mamma di Alessandro , abbiamo pensato a questa merenda perché era l’unica che potevano prepararsi da soli. Ho fatto una ripresa del momento in cui sono a tavola a prepararsi pane e nutella, la porto a Roma.

Comunque è andata bene, tutti ed anche Alessandro si sono preparati la merenda soli e l’hanno gustata, tranne Giacomo che ha voluto un biscotto.

Quando mi sono resa conto che avevano finito, ho chiesto a tutti di sparecchiare (anche di questo ho fatto una ripresa).

Purtroppo, durante i pochi minuti in cui abbiamo attesa le mamme, si è verificato ciò che si verifica a scuola e cioè Alessandro che spinge, tira, fa cadere… io ho ripreso qualche episodio, mi limitavo a dire ad Alessandro di non farlo, pur sapendo che non serviva a nulla, ma non volevo e non potevo rimproverarlo davanti ai compagni. Sono arrivate le mamme e Giacomo e Alex non volevano andare via, cosi ho promesso loro che giovedì sarebbero tornati per fare i lavoretti. Alessandro ha regalato a tutti e tre dei cioccolatini( senza che nessuno gli dicesse di farlo) e si sono salutati.

Io poi sono uscita in macchina con Alessandro per andare a comprare tutto il materiale presso un negozio specializzato.

Ci siamo incontrati anche con la sua insegnante di sostegno, tutti e tre abbiamo scelto delle stelline e delle sfere in polistirolo, una colla e tre colori di polverine diverse (scelte da Alessandro) per colorare le sfere. Poi abbiamo comprato un nastrino con cui farci dei fiocchi da incollare sulle sfere.

Siamo tornati a casa, abbiamo mostrato tutto alla mamma e poi ci siamo salutati dandoci appuntamento a giovedì.

L’11 dicembre 2009 Licia scrive:

Per il futuro prossimo…

Intendo portare avanti il progetto “l’Albero dei ricordi” e il laboratorio di Natale assieme ai tre compagni di classe. Per l’albero dei ricordi le fasi sono le seguenti:
1. Selezionare le foto che più ci piacciono e che più evocano momenti carichi di emozione;
2. Stampare queste foto;
3. Ritagliarle;
4. Ritagliare un cartoncino colorato con la stessa forma delle foto;
5. Incollarle sul cartoncino colorato;
6. Praticare un foro sul cartoncino;
7. Appenderle all’albero.

Le fasi del laboratorio sono quelle che ho inviato già la settimana scorsa.

Per valutare se la sua aggressività è rivolta solo agli amici di scuola con cui da anni si approccia ormai cosi, penso di invitare a casa sua due bambini a lui sconosciuti, suoi coetanei ed organizzare il quel giorno un’attività tipo collage o preparazione di un dolce per vedere il suo comportamento e stabilire se la sua aggressività è attivata con tutti i suoi coetanei o solo con quelli che gli rievocano il contesto scolastico.
Con Alessandro mi dedicherò alle piste delle attività in cucina e dei collage. Pensavo ad un collage con tutti i cibi che più gli piacciono e quindi ritagliare la busta dei wurstel, la carta delle pepite di pollo, la bustina della merendina, la buccia della banana…
Farò sperimentare al bambino un viaggio in pullman più lungo fino al mio paese che non ha mai visto.
Il progetto sulle regola sta sortendo i suoi effetti positivi; adesso lui sa che può giocare alla wii solo alle 20, sa che dopo che abbiamo utilizzato i giochi questi si rimettono a posto, sa che dopo aver cucinato dobbiamo pulire e lavare le stoviglie utilizzate e intendo continuare a svolgere questo percorso sulle regole.

Il professor Cuomo risponde:


Carissima Licia,

per quanto riguarda i punti riferiti ad Alessandro, seguiamo lo stesso metodo che abbiamo utilizzato per Paolo: la progettualità è fondamentale in quanto le famiglie si lamentano quando si cerca di intervenire in una invenzione all'impronta. E' importante arrivar con un piano di lavoro ben meditato che sicuramente è possibile modificare anche radicalmente, ma questo se se ne presentano le opportunità migliori. Pertanto ti raccomandiamo di utilizzare una pianificazione che ci esponga il tuo punto di vista e le tue prospettive progettuali, solo in questo modo noi possiamo capire le risposte di Alessandro. Altrimenti le tue descrizioni anche se sono molto particolareggiate ci presentano i comportamenti di Alessandro. Noi, in relazione alla ricerca, vogliamo sapere in primo piano le risposte di Alessandro ai tuoi progetti perchè come ti sottolineavamo la nostra prospettiva che ha come sfondo metodologico le teorie di Vygotskij prospettano un intervenire nella zona di sviluppo potenziale la quale è possibile fare evolvere solo e soltanto attraverso le sollecitazioni di un mediatore o di strategie mediatrici. Sei tu il mediatore, sono tue le strategie mediatrici (che dovrai riprendere dai percorsi della ricerca) e pertanto, te lo sottolineiamo ancora una volta, necessitiamo delle strategie che hai in mente nella pianificazione progettuale.

Ora veniamo ai punti che ci segnali quale intervento per Alessandro.

1. Intendo portare avanti il progetto “l’Albero dei ricordi” e il laboratorio di Natale assieme ai tre compagni di classe. Per l’albero dei ricordi le fasi sono le seguenti:

• Selezionare le foto che più ci piacciono e che più evocano momenti carichi di emozione;
• Stampare queste foto;
• Ritagliarle;
• Ritagliare un cartoncino colorato con la stessa forma delle foto;
• Incollarle sul cartoncino colorato;
• Praticare un foro sul cartoncino;
• Appenderle all’albero.

2. Le fasi del laboratorio sono quelle che ho inviato già la settimana scorsa.

3. Per valutare se la sua aggressività è rivolta solo agli amici di scuola con cui da anni si approccia ormai cosi, penso di invitare a casa sua due bambini a lui sconosciuti, suoi coetanei ed organizzare il quel giorno un’attività tipo collage o preparazione di un dolce per vedere il suo comportamento e stabilire se la sua aggressività è attivata con tutti i suoi coetanei o solo con quelli che gli rievocano il contesto scolastico.

Per quanto riguarda la tua osservazione sul comportamento ti sottolieniamo che a noi interessa ben poco scoprire a chi è diretta la sua aggressività. A noi interessa che tu formuli delle ipotesi ed un piano di lavoro finalizzato a prevenire o ad arginare nel momento in cui si organizza quella che tu definisci aggressività di Alessandro.
Tieni sempre conto che bambini con X Fragile possono esternare aggressività o chiusura quando si sentono persi in un labirinto, quando cioè non vi è un chiaro percorso da seguire, da prevedere. Questa chiarezza nel percorso deve essere innanzitutto prima nella mente dell'operatore, poi va condivisa e agita con il bambino in assenza di estranei per poi ripercorrere l'esperienza in presenza di estranei (questo ripercorrere propone un rassicurante prevedere da parte di Alessandro). Questo comporta un anticipare, un vivere prima ed un poter ripercorrere quanto vissuto e sperimentato. Gli amici devono arrivare nel momento del ripercorrere in quanto tale dimensione già vissuta da Alessandro nella sua non estraneità, non propone rischi di perdita del filo, del senso che si vuol dare al percorso stesso e quindi non propone la paura di perdersi. Pertanto l'ipotesi va pianificata da te prima, poi agita con Alessandro prima della venuta dei compagni e rivissuta in un altro momento con i compagni.
Questo è quello che nel piccolo principe viene chiamato previsione, rito. (cfr. allegato)

4. Con Alessandro mi dedicherò alle piste delle attività in cucina e dei collage. Pensavo ad un collage con tutti i cibi che più gli piacciono e quindi ritagliare la busta dei wurstel, la carta delle pepite di pollo, la bustina della merendina, la buccia della banana…

5. Farò sperimentare al bambino un viaggio in pullman più lungo fino al mio paese che non ha mai visto.
Per quanto riguarda il viaggio anche questo necessita di una preparazione di un saper prima cosa si andrà a fare, l'avere qualcosa da portare a qualcuno e il poter prendere qualcosa da riportare a qualcuno, per esempio un regalo per i propri famigliari. Questo dà scopo al viaggio e permette di prevederne almeno nell'immaginario, nel tuo racconto il percorso. Tieni conto che il viaggio deve essere fatto desiderare e deve avvenire quando si matura il desiderio nel bambino di farlo.
Questo propone una certa sicurezza nella riuscita di un percorso che se viene vissuto in maniera negativa propone il rischio di non poterlo più ripetere.

6. Il progetto sulle regola sta sortendo i suoi effetti positivi; adesso lui sa che può giocare alla wii solo alle 20, sa che dopo che abbiamo utilizzato i giochi questi si rimettono a posto, sa che dopo aver cucinato dobbiamo pulire e lavare le stoviglie utilizzate e intendo continuare a svolgere questo percorso sulle regole.

Quello che vediamo poco presente nei tuoi punti sono i punti di contatto tra le esperienze in casa ed un pattuire un progetto con la scuola. I colori, le forme, le quantità, l'orientamento nello spazio,... devono essere presenti tra le attività di casa in modo da poter essere riprese a scuola e viceversa. Contenuti e attività scolastiche devono poter trovare occasione di riversamento nell'attività in casa. L'insegnante è venuta a Roma e penso che bisogna mettere a frutto questa sua presenza nella ricerca con lo stillare un progetto in collaborazione tra casa e scuola anche in visione del fatto che Natale finisce e non si può tutto puntare sulle palline. Teniamo conto anche che il prossimo anno Alessandro dovrà andare alla scuola elementare e pertanto già da ora dobbiamo porci in questa prospettiva preparatoria.

IL COMPORTAMENTO AGGRESSIVO DI ALESSANDRO
Il 15 dicembre 2009 Licia scrive:

Oggi a casa di Alessandro abbiamo ultimato il lavoro di Natale assieme ai suoi tre compagni.
Alessandro ha mostrato i soliti, frequenti comportamenti negativi verso i compagni. Spingeva, strattonava, tirava schiaffi…
Io mi chiedo quale sia la strategia giusta per arginare questi comportamenti e lo chiedo a voi esperti perché onestamente non so cosa fare. Lo rimprovero, gli faccio notare che il compagno di turno è arrabbiato e dolorante; lo fermo fisicamente tenendogli le mani prima che possa tirare schiaffi, ma nulla.
E’ disarmante poi vedere che il mio discorso circa il fatto che se si comporta cosi nessuno vorrà più giocare con lui, non viene proprio percepito e suscita in Alessandro un bel sorriso indifferente come impaziente che la ramanzina termini il prima possibile per ricominciare a mettere in atto gli stessi identici comportamenti.

Il fatto di invitare un altro compagno “sconosciuto” a casa, mi è venuto in mente non per vedere verso chi è rivolta l’aggressività, ma per vedere se tale aggressività è il modo utilizzato da Alessandro per comunicare con tutti (forse per sopperire alle lacune linguistiche) e in questo caso dovremmo preoccuparci, oppure se è una caratteristica esclusiva solo del suo rapporto con i compagni di scuola e in quest’altro caso, non dico che dovremmo lasciare correre, anzi, ma almeno ci toglieremmo il peso di accertare che Alessandro non è cosi con tutti e possiamo ben sperare per la scuola elementare visto che questi compagni li vedrà ancora per pochi mesi. Dico questo perché ho visto qualche volta Alessandro scambiare delle battute con i bambini vicini di casa e non mi sembrava affatto aggressivo e quindi ho il vago sentore (tutto da accertare) che sia “malato” il suo rapporto solo con i compagni di scuola.

Giustamente mi chiederete di descrivere il contesto in cui si innestano i gesti negativi di Alessandro e io posso dirvi in tutta onestà che quando Alessandro “colpisce” gli altri bambini sono tranquillamente a svolgere il puzzle o il lavoretto per proprio conto senza stuzzicarlo né provocarlo in alcun modo. Lui per es. sta con gli altri a ricomporre un puzzle serenamente, poi si alza, va da un compagno, lo strattona, gli stringe la testa e ritorna al suo posto come nulla fosse per poi rifarlo di nuovo, di nuovo e di nuovo ancora con le stesse modalità.

Rimproveri, punizioni dei genitori non sortiscono alcun minimo effetto. Vi chiedo, quindi davvero una mano.

Il professor Cuomo risponde:


Gentilissima Licia,

per capire quali possono essere i comportamenti scatenanti di Alessandro di un videoregistrato in modo da comprendere cos'è che nella relazione ci può essere come elemento scatenante. Gli "esperti" sono esperti quando possono osservare, vedere, constatare. Osservare e vedere è possibile in presenza o attraverso video, mentre per constatare si ha bisogno di un'osservazione molto meticolosa quella che noi utilizziamo è quella di carattere etnografico e per poterla fare bisogna fare del training particolare. Gli "esperti" non sono indovini e non possiedono la bacchetta magica, ma sanno interpretare le situazioni con numerose chiavi concettuali che offrono loro la possibilità di formulare più ipotesi da più angolature. Quando tu ci dici che "Spingeva, strattonava, tirava schiaffi…" noi non sappiamo quello che è accaduto prima, come sono stati ricevuti i bambini, dopo quanto tempo sono avvenuti gli strattonamenti. Tu ci descrivi un effetto e non un percorso mentre un'osservazione etnografica descrive il percorso. Questo te lo abbiamo chiesto molte volte e tu non ce lo hai inviato.
Ci dici anche che "quando Alessandro “colpisce” gli altri bambini sono tranquillamente a svolgere il puzzle o il lavoretto per proprio conto senza stuzzicarlo né provocarlo in alcun modo" e forse è proprio questo distacco e lo stare per conto loro che stuzzica Alessandro. Il puzzle non è un lavoro che vede una partecipazione comune come il preparare dei biscotti o fare un disegno di gruppo o altro che implica una interazione, inoltre è probabile che invitando due amichetti i due facciano prima ad intendersi tra loro e quindi Alessandro si sente escluso. Questa esclusione ne richiama altre vissute a scuola e l'insieme evocativo gli ricorda che può fare quello che gli pare e quindi esercitare i comportamenti che tu hai visto.
In tutti i modi non sono le ramanzine o il ripetere "non devi farlo più" che risolvono questo problema, ma un impegno energico, forte, fatto da una persona con cui Alessandro ha dei legami molto profondi. Pertanto il lavoro di "amici in casa" è meglio che tu non lo svolga e lasci questo compito ai genitori (forse è meglio che lo facciano loro perché sono i padroni di casa) in quanto oggettivamente la tua presenza in questa circostanza non incide ma anzi fa sì che si vengano a riproporre proprio le situazioni che noi vogliamo siano evitate. Tu potresti in una circostanza videoregistrare.
Pertanto per quanto riguarda il progetto "amici in casa" non vi è la necessità di tua presenza, anzi è bene che tu non ci sia in modo che lo gestiscano direttamente i genitori (questo lo possono fare in una modalità molto più ferma e direttiva di quella che puoi tu esercitare) con molta fermezza. I genitori dovranno seguire i consigli che noi già abbiamo inviato nel progetto "amici in casa" quindi si consiglia i genitori di implicare non due amici i quali possono trovare un'intesa fuori da Andrea, ma un solo amico. Vedremo se con la fermezza dei genitori e invitando un solo amico come funziona.
Ciao

Alice Imola
Nicola Cuomo


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