RIFLESSIONI SULLO STAGE DI RIMINI -PARTE PRIMA-

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Messaggio  Admin il Gio Nov 05, 2009 11:14 pm

RIFLESSIONI DEL GRUPPO DOPO LE GIORNATE DI RIMINI:

Domenica 13 settembre 2009, 13:14
Il professor Nicola Cuomo scrive:


“Gentilissimi Operatori-amici,
innanzi tutto vi ringrazio per le numerose telefonate di complimenti ricevute.
Con i miei Collaboratori abbiamo cercato di fare il nostro meglio.
Dovete pensare che avevamo due ambiti estremamente complessi da gestire:
quello scientifico multi ed interdisciplinare,
quello scientifico relativo alle osservazioni da fare con i bambini ed i ragazzi.

Bisogna tener in grandissimo conto che i miei Collaboratori non conoscevano nessuno nè tra i genitori nè tra i ragazzi e tutti, compresi i Genitori e voi Operatori-amici, vi dovevate conoscere non in modo superficiale .

Un'impresa molto difficile sia per la partenza che nell'itinerario ma, grazie ad una attenta supervisione critica, si sono poste le condizioni per l'accettare nel gruppo la mia direttività a volte molto puntigliosa (come tipico della "Pedagogia Direttiva") a cui facciamo anche riferimento ed ai percorsi che
caratterizzano la ricerca-formazione-azione con i conseguenti protocolli che vanno rigorosamente rispettati ).
Siamo riusciti ad arrivare alla fine delle giornate di laboratorio-scientifico in modo da avere la sensazione di conoscersi da anni.

Si è fatto in modo di creare una condizione relazionale ed affettiva che è stata possibile grazie alle permanenti occasioni che abbiamo dovuto progettare in itinerario. Una condizione relazionale ed affettiva che (come nel film di Cenerentola) bisognava realizzare con artifici, non lasciando al caso o a
quella che si chiama "spontaneità".
La spontaneità e la relazione affettiva si è potuta far emergere, far venir fuori e valorizzare, sino a far si che all'ultimo giorno in cui le lacrime hanno sancito la comunanza forte afffettiva, grazie ad un'attenta e meticolosa progettualità che, anche se ha dato buoni frutti, in tutti i modi va molto,
moltissimo e permanentemente migliorata (ho già messo in calendario una serie di incontri di riflessioni per far ritornar sopra l'esperienza i miei Collaboratori allo scopo di analizzarci criticamente).

L'impossibilità di fare da soli.

Sono stato aiutato moltissimo (in modo permanente) dalla dott.ssa Alice Imola senza la cui Professionalità non avrei potuto mettere in atto sicuramente quanto dal 5 al 9 settembre è stato realizzato (senza dimenticare il prezioso aiuto della dott.ssa Baccetti e del dott. Davolio) .

Con i Colleghi Albertini e Biondi abbiamo cercato di produrre un "Sistema di Formazione-Ricerca-Azione" di alta qualità.

Ora e nei prossimi mesi di durata della Ricerca-Formazione-Azione!

Bisogna assolutamente tener alto il livello e puntare sulla forza empatica che la sinergia venutasi a creare nelle giornate di Rimini si mantenga alta e (IMPORTANTE) cresca.

La condivisione dei saperi è avvenuta offrendovi alcune (le fondamentali) chiavi concettuali e orientamenti operativi che sul piano scientifico e delle "buone prassi" sono state i riferimenti forti delle nostre ricerche in tutti questi anni di lavoro (più di 30).

Un condividere ed un confrontarsi che avendo come riferimento i protocolli della Ricerca-Formazione-Azione, ha voluto intenzionalmente dirigere, con fermezza e rigore, le riflessioni sulle prassi e sugli ambiti teoretico-epistemologici e metodologici verso la originalità della nostra ricerca multi ed interdisciplinare
(anche se non si è di frequente avvezzi a essere orientati da supervisori responsabili scentifici).
La purtroppo spesso abitudine a "strimpellare pareri" può far confondere la rigorosità con rigidità.
L'interloquire "qualunquemente" è stato - con l'aiuto in particolare delle famiglie - attentamente evitato a favore di un rigore che andasse alla ricerca dei problemi reali e delle ipotesi, strategie e piste di lavoro concrete per superarli.
Si è avuta molta attenzione nel'evitare un pseudoconfrontarsi con frasi fatte di "aria fritta". Tali frasi e argomentazioni purtroppo spesso sono molto presenti in molte riunioni dove nessuno vuol prendersi responsabilità scientifiche e quindi il confronto (se lo vogliamo chiamare tale in realtà spesso si profila quale un vortice tempestoso di opinionismi) è un mero apparire interessati per rimandare nell'eterno poi, faremo, vedremo,... le decisioni e con questo rimandare metodico sfuggire a chiare e documentate prese di responsabilità.

Una attenzione che vorrei voi Operatori-amici teneste è quella di progettare e mettere in atto in coerenza e rigore secondo gli orientamenti ricevuti sia da me e dai miei Collaboratori sia dai prof. Albertini e Biondi.
Anche se certi momenti sono stati formalmente da Master vi è stato molto, molto di più: il voler offrire anche la forza emozionale che una ricerca rigorosa pretende.

Un atteggiamento che sottolinieo quale indispensabile è quello di abituarvi alle supervisioni ed ad essere tutorati (non dobbiamo correre il rischio di far divenire una ricerca scientifica una riunione sindacalistica).
Il livello è stato alto, il tempo formativo davanti a noi è di un anno, bisogna "abbandonarsi" e lasciarsi dirigere accettando le critiche con estrema fiducia.

UN RIBADIRE PER L'ENNESIMA VOLTA.

E' INDISPENSABILE CHE RIBADIATE ALLE FAMIGLIE IL VOSTRO PROFONDO INTERESSE A PARTECIPARE ALL'ITINERARIO DI UN ANNO DI FORMAZIONE-RICERCA-AZIONE. UN ANNO CHE, COME HO SOTTOLINEATO A RIMINI, EQUIVALE AD UN MASTER DI ALTISSIMO LIVELLO, CHE VOI OPERATORI-AMICI NON PAGATE E CHE QUINDI IL DANARO CHE RICEVETE E' UNA SORTA DI BORSA DI STUDIO PER POTER PARTECIPARE AD UN EVENTO DI ESTREMA RARITA'.
VOI OPERATORI NON POTETE ASSOLUTAMENTE CADERE NELLA TRAPPOLA DI CONSIDERARE UN "LAVORETTO MAL PAGATO" LA RICERCA-FORMAZIONE-AZIONE.
SE AVETE IN MENTE QUALCHE COSA DEL GENERE E' VOSTRO ASSOLUTO DOVERE dichiararlo SUBITO PER ONESTA' INTELLETTUALE ED ETICA NEI CONFRONTI DI PERSONE CON ESIGENZE PARTICOLARI E DELLE LORO FAMIGLIE.

Vi esorto a riflettere CON le famiglie, in particolare, e di ribadire, chiarire, sgombrare sin da subito da equivoci il rapporto con voi operatori-amici.
Un grazie a tutti ed un saluto
Nicola Cuomo

P.S. Tener conto che un Master ad alto livello per circa 20 persone ha un costo intorno a 14 MILA EURO a persona per un anno.
Pertanto, RIBADISCO che DOVRESTE TENER PRESENTE CHE VI E' STATA DATA UNA OCCASIONE in quanto avete un supporto economico e nel contempo partecipate
ad un Master che nella consuetudine francamente non si realizza implicando direttamente nella ricerca ma a livelli MERAMENTE teorici (con qualche tirocinio). “


Domenica 13 settembre 2009, 22:10
Donatella Bertelli scrive:


“Carissimi genitori e amici,
sono rammaricata di non aver condiviso con voi il pomeriggio di martedì. Cerco di immaginarlo attraverso alcuni racconti e sono sicura di una cosa: non avrei pianto. Commossa tantissimo ma le lacrime le ho consumate anni fa, alla ricerca di risposte sui miei speciali figli che non trovavo mai.
Con loro, negli anni, ho ritrovato la serenità, la voglia di ridere insieme. Ma soprattutto il desiderio di riprenderci tutta la giustizia che è dovuta, a tutti i nostri figli e a noi genitori.

Queste giornate a Rimini ci hanno dato la grande opportunità di conoscerci meglio e di affrontare insieme un percorso molto impegnativo e con tempi lunghi. Quelli che saranno necessari per vedere in loro il cambiamento. Per raccontarci le battaglie con la scuola ma anche le conquiste che una maggiore informazione e consapevolezza ci permetteranno. Per trovare, attraverso il confronto, ulteriori strumenti di lavoro.

Vi allego una pagina di riflessioni del Prof. Cuomo, come sempre ribadisce fortemente la necessità di rigore, continuità e impegno. Sono gli elementi fondamentali che sorreggono la nostra ricerca.
Ho messo espressamente in copia anche educatori ed amici, perchè colgano tutte le opportunità e siano forza attiva e propositiva a fianco dei genitori.

Sono dentro al mondo X Fragile da 11 anni, i miei figli hanno 22 e 18 anni. Ho visto molte cose, sentito molte cavolate, vissuto ingiustizie. Sono cambiata molto in questi anni grazie ai miei figli, ora ho la certezza che ci saranno altri forti cambiamenti perchè questo percorso ha una potenzialità e una concretezza operativa che non ho incontrato mai.

Sulla richiesta di un supporto legale: a livello nazionale è molto difficile da gestire. Sicuramente l'Associazione non potrà ottenere consulenze gratuite, ci sto riflettendo. In ogni caso sono disponibile ad accompagnare ogni mossa che dovrete fare con la scuola o con i centri riabiliativi ecc. con una mia lettera istituzionale.

Auguro a tutti buon lavoro
Donatella Bertelli “

Lunedì 14 settembre 2009, 10:17
Mamma di Alberto scrive:


“Ciao a tutti,
l'esperienza di Rimini è stata veramente importante.
Sono rimasta colpita, come credo anche gli altri, dalla fermezza e dal rigore con cui sono stati affrontati i vari temi.
Fermezza e rigore che mi hanno un pò bloccata: mi sono lasciata prendere dal timore di non riuscire a fare domande adeguate, di non aver capito bene...
Ripensando, però, a quelle giornate e leggendo la lettera del prof. Cuomo, mi rendo conto che la partecipazione attiva di noi famiglie è fondamentale per una buona riuscita del progetto per cui dobbiamo sforzarci e mettere da parte ogni timore....come dice Cuomo, "bisogna abbandonarsi e lasciarsi dirigere accettando le critiche con estrema fiducia", in quanto che ci guida (credo ne siamo convinti tutti) sono persone che sanno il fatto loro, hanno alle spalle una grande esperienza e stanno lavorando per aiutare concretamente noi e i nostri figli.
Pertanto, come ha fatto più volte anche il prof. Cuomo, vi esorto ad utilizzare costantemente e mail, forum e quant'altro verrà messo a nostra disposizione per comunicare le attività svolte, le strategie utilizzate, gli errori da evitare....per condividere un problema così da cercare e trovare insieme la soluzione...
Dobbiamo diventare un vero "gruppo di lavoro" e pertanto dobbiamo confrontarci costantemente per utilizzare al meglio le nostre energie, evitando di ripetere gli stessi errori, cercando di sfruttare le particolari competenze di ognuno di noi, se vogliamo ottenere degli ottimi risultati!
Siamo ormai diventati una grande famiglia e in famiglia, si sa, dobbiamo condividere ogni cosa perchè siamo certi che tutti si vogliono bene e operano per il bene comune!
Spero di sentirvi presto....un abbraccio”

Lunedì 14 settembre 2009, 18:29
Donatella Bertelli scrive:


“Scrivi molto bene e agisci molto bene. Ne ho avuto la misura nelle giornate trascorse insieme, nella documentazione video, nel tuo intervento ecc. Questo non significa che non faremo più errori ma ci stiamo costruendo buone spalle. Sono d'accordo con te sul fatto di utilizzare tutti gli strumenti che abbiamo. Mi sono finalmente registrata nel forum, ho poca pratica ma mi è sembrato piuttosto vuoto di contributi delle famiglie.La mia per prima. Ma anche gli operatori sono invitati a dialogare, naturalmente.

A presto
Donatella”

Lunedì 14 settembre 2009, 23:57
Il professor Nicola Cuomo scrive:


Gentilissime Famiglie ed Operatori-amici,
in relazione ai due ambiti estremamente complessi da gestire nelle giornate di settembre:
- quello scientifico multi ed interdisciplinare
- quello scientifico relativo alle osservazioni da fare con i bambini ed i ragazzi(ambito di responsabilità dei miei Collaboratori).

Nelle riflessioni precedenti si è sottolineato il primo dei due ambiti questo perchè oggi lunedì 14 settembre si è tenuto un incontro all'Università con il Gruppo dei miei Collaboratori che avevano l'incarico di realizzare il progetto "bandana" (poi trasformato nel progetto festa) finalizzato all'osservazione dei bambini e ragazzi figli delle famiglie che hanno partecipato in primo piano alla ricerca.

La responsabilità del gruppo è stata affidata (dopo un confronto tra i miei Collaboratori) nella prima giornata alla dott.ssa Susana Pilgrim e la seconda giornata alla dott.ssa Cristina Gabriela Badea.
Le due Responsabili del Gruppo oggi, in un lavoro congiunto con i Colleghi:
Susanna Carotta, Ilaria Scansani, Nunzia Petracca, Luigi Fantinelli, Francesca Malavolti, Silvia Raule, riportano i seguenti punti chiave di attenzione che vi inoltro. Naturalmente i punti chiave non sono una valutazione nè un giudizio ma fanno parte della griglia che andrà a sollecitare le attenzioni che saranno mantenute nell'osservazione dei videoregistrati dei cinque moduli di laboratorio svolti a Rimini e conclusi con la festa.

1. RELAZIONE
Dall’osservazione risulta che la gestione dei ragazzi, la possibilità di proporre attività e la loro collaborazione nello svolgerle è cambiata sostanzialmente dal primo all’ultimo giorno. Possiamo ipotizzare che la ragione di questo sia riconducibile al tipo di relazione instauratosi già dal primo momento fra noi e i ragazzi, e in un secondo momento (momento da noi "pilotato") fra loro.

2. CONTESTO COMUNE E CONTENITORE
Abbiamo osservato che il contesto comune ha giocato un ruolo fondamentale nella conoscenza e nella confidenza reciproca per stabilire un rapporto empatico.Infatti, il bambino che ha avuto maggiori difficoltà ad integrarsi nelle attività del gruppo e a legarsi al contesto, è stato l’unico che non alloggiava presso l’albergo dove eravamo tutti (famiglie ed operatori). Il bambino, non condividendo insieme alla famiglia con noi spazi e tempi liberi dalle attività organizzate (pasti, giochi e momenti di relax) non ha raggiunto lo stesso stato di agio degli altri nel contesto albergo.
Il tornare a mangiare e dormire ogni giorno a casa, non proponeva riferimenti/vissuti alla vita dell’albergo che il bambino potesse condividere e quindi più facilmente comprendere.

3. VALORIZZAZIONE DEI “SA FARE”
I bambini hanno risposto positivamente alle richieste che facevano riferimento a capacità e competenze da loro possedute (individuate in breve tempo dagli operatori).

4. MOTIVAZIONE AFFETTIVA

L’organizzare una festa finalizzata a sorprendere i genitori ha avuto un effetto molto più potente che non una festa fine a se stessa o dedicata a coetanei.

5. DIFFERENZE COMPORTAMENTALI LEGATE ALLE ETA’
I bambini partecipanti al corso hanno fatto emergere il bisogno di svolgere attività in movimento e di mediatori (giocattoli, oggetti come la macchina fotografica, ecc.), mentre con i ragazzi più grandi si è riuscito a svolgere attività più sedentarie mantenendo la concentrazione per un periodo di tempo più lungo su un unico argomento.
Si sono avute difficoltà nel capire il linguaggio verbale dei bambini più piccoli.

6. ATTENZIONE ALLE REGOLE

Le regole chiare e condivise vengono rispettate ma necessitano di ripetizione continue. Ecco il senso del rituale: le ridondanze evocano la struttura delle attività nelle regole e nell’organizzazione dello spazio. Lo abbiamo notato nel cucinare, nelle attività pittoriche, con la pasta-sale...

7. CAPACITA’ DI GENERARE IDEE

Abbiamo notato la prontezza con cui hanno colto le nostre provocazioni apportando idee e proposte loro che, se non fermate ed organizzate da noi in un sistema organizzato di regole, avrebbero corso il rischio di disperdersi nel nulla.

8. ORIENTAMENTO

Abbiamo osservato che i ragazzi sono in grado sia di leggere una cartina che orientarsi in percorsi brevi aiutati da punti di riferimento che spontaneamente riuscivano a definire; tale prerogativa andrebbe colta come competenza e potenziata immittendola in un sistema progettuale.

9. SOLDI

Scarsa competenza in tutti nel campo dell’uso del denaro che andrebbe superata fornendo impegni e responsabilità relativamente alle compere.

10. SPESA
Abbiamo osservato che la spesa era una situazione del tutto nuova e loro stessi han raccontato che a casa è compito della mamma. L’esperienza ha avuto un forte impatto emotivo nel senso che al ritorno erano orgogliosi di aver fatto la spesa in maniera autonoma. Il commento di Simona nella festa finale su quanto fossero pesanti le buste della spesa testimonia quanto questa esperienza sia stata interiorizzata nel suo itinerario materiale
I soldi, il loro uso è possibile renderlo indipendente e parallelo a quello della spesa e l'integrazione di ciascun ambito propone un supporto reciproco spesso grandemente facilitante.

11. MEMORIA
La loro difficoltà nella memoria (specialmente quella organizzata) è notevole e determina disorientamenti nelle attività: le esperienze, se non supportate da un'organizzazione facilitante, sfuggono in pochi minuti, lo scopo viene dimenticato..

Il nostro continuo far riferimento al filo conduttore della festa e il carattere affettivo della motivazione hanno aiutato a ricordare il senso delle attività quotidiane svolte. Pertanto andrebbero messe in atto segnalatori i quali evidenzino, ricordandolo permanentemente, il ruolo, le finalità...cosa si sta facendo, perchè e a quale scopo.

Nel sottolineare che le osservazioni effettuate dal Gruppo risulteranno ambito di riflessione pongo in evidenza il prezioso lavoro di documentazione che in questa porzione parallela del gruppo si è svolto (è stato tutto videoregistrato per costituire un laboratorio approfondito di analisi di ciascun bambino e persona).
Inoltre la videoregistrazione che ha chiuso il lavoro è stata opera della dott.ssa Susana Pilgrim che in tempo record ci ha offerto, in chiusura, l'opportunità di avere una sintesi visiva dei momenti chiave del laboratorio-scientifico di osservazione.

Concludo ringraziando tutti i Collaboratori ribadendo che ciascuno di loro ha portato un apporto fondamentale alla ricerca-formazione-azione indipendentemente dal ruolo svolto:
Susana Pilgrim, Cristina Gabriela Badea, Susanna Carotta, Ilaria Scansani, Nunzia Petracca, Luigi Fantinelli, Francesca Malavolti, Silvia Raule.

Grazie e salutissimi a tutti.

Nicola Cuomo “


Martedì 15 settembre 2009, 10:54
Mamma di Alberto scrive:


“Cara Donatella, hai ragione: "ci stiamo costruendo buone spalle"!
Naturalmente è fondamentale anche la partecipazione degli operatori, perchè ribadisco che, a mio parere, solo un sano e costante scambio di idee, di esperienze...possa essere elemento essenziale per un buon lavoro di equipe quale quello che stiamo portando avanti.
a presto “

Martedì 15 settembre 2009, 11:35
La sorella di Livio scrive:


“Cara mamma di Alberto, e cara Donatella,
mi è molto dispiaciuto dover partire domenica e perdermi tutto il lavoro di analisi che voi genitori e operatori avete svolto nei due giorni successivi.
Mentre rientravo a Milano, pensavo alla grande opportunità di chi partecipa al progetto,alla profondità di analisi dei docenti coinvolti,al coraggio dell'umiltà per gli operatori e per i genitori.
Non è simpatico sentirsi "criticare" e per giunta "in pubblico" ecco perché parlo di coraggio dell'umiltà. Ma se solo pensiamo che è nella "critica" la costruzione del sapere che ci porterà a regalare ai nostri ragazzi delle nuove competenze, ecco allora penso che sia operatori che genitori, dovrebbero arrivare agli incontri con una "debolezza" con un - da trasformare in + ,segnato sul loro quaderno, da discutere in aula con tutti gli altri.
Non nascondo la mia invidia nei vostri confronti. Non ho l'operatrice e quindi sarò con voi come auditrice ...ma non dispero e mi auguro di seguire le tracce che voi pionieri lascerete con i vostri carri sul sentiero.
Un abbraccio a tutti“

Martedì 15 settembre 2009, 13:13
Laura C. scrive:


“Ciao a tutti!sono LAURA l'operatrice di Mauro. Da quando ho sentito parlare di questo progetto ho cercato di studiare e di osservare questo mondo della "X" con un occhio più critico leggendo le vostre riflessioni, le mail del dott. Cuomo (assai diplomatiche e concrete a volte fin troppo per una studentessa come me...MA MOLTO UTILI), informandomi sempre più riguardo a questo mondo che fino a qualche mese fa mi legava a Matteo per la NOSTRA GRANDE E STUPENDA AMICIZIA venutasi a creare fin dalle scuole superiori ad oggi. Da amica di Mauro mi sono ritrovata a far parte di un circuito che gia prima creava dipendenza ora lo è ancora di più in maniera più professionale e discutibile con questo progetto.
Il 5 settembre di punto in bianco mi sono ritrovata in una situazione in cui ogni mia sicurezza sul mondo delle sindromi sono state capovolte e rimesse in discussione da ogni singola parola che usciva dalla vostra bocca....ho avuto quasi, se così si può definire, una crisi d'identità di tutte le certezze, che gli studi e gli anni vissuti con matteo e il mio rapporto con lui e con le altre persone con cui ho lavorato, si siano sospese in un limbo (MA NON CANCELLATE,ATTENZIONE!).
Man mano che i giorni trascorrevano al convegno, le idee erano sempre più confuse e ho cercato di raggrupparle per categorie....NELLA MIA TESTA VI SONO UN SACCO DI DISCUSSIONI aperte anche grazie al confronto con gli altri educatori presenti al convengno! Ne parlo da operatrice e non da amica e tantomeno da Genitore poichè le lotte che ogni singola madre o padre ha dovuto affrontare per conquistare anche un misero diritto è racchiuso dentro i cassetti dei vostri cuori e pensieri...e le parole non esprimeranno mai abbastanza quello che avete trascorso. NOI OPERATORI SIAMO QUI PER "OPERARE" E FILTRARE CON VOI LE CONQUISTE e LE PERDITE DEI VOSTRI FIGLI SEMPRE ALLA RICERCA DI QUEL FILO.
Ed è proprio la grande opportunità che questo progetto dà a tutte le persone che vi partecipano sia come parte integrante del progetto sia come auditori.

Volevo dare questo mio piccolo contributo da giovane Operatrice poichè gli sguardi che ho visto durante quei pochi giorni vissuti insieme sono stati una molla di grande motivazione per portare le redini di questa avventura verso gli obiettivi che ci siamo prefissati ANCHE CON L'UMILTà DI SBAGLIARE PER POI RIALZARSI! NON è FACILE.....la trovò una strada di montagna in salita!ma con l'aiuto delle famiglie e degli operatori un passo in più si può fare! ....e come dice il professor Cuomo:"SIAMO SEMPRE IN RICERCA...del filo di Arianna".

volevo semplicemente porre un mio pensiero da giovane operatrice e scout....osservo con Voi, imparo con Voi e scopro con Voi...BUONA STRADA A TUTTI NOI.”

Martedì 15 settembre 2009, 13:30
Ilaria scrive:


“Gentile professore,
in questi giorni ho ripensato molto alle giornate di Rimini e le sue ultime riflessioni rivolte agli operatori mi ha fatto ancora più riflettere.
La complessità di quello che si è venuto a creare mi fa sembrare qualsiasi cosa io scriva o troppo banale, o troppo inespressiva. Unire metodologie ed emozioni, davvero difficile da raccontare. Questa versione è stata da me corretta e riveduta molte volte, e ancora non so se ho centrato il tema:

durante le quattro giornate si è,inizialmente, venuto meglio a delineare il quadro teorico e metodologico che ispira il progetto “Filo d’Arianna” e che dovrà ispirare ogni progetto degli operatori amici con i ragazzi.
Anche il breve progetto “Bandana”, o meglio “Progetto cucina” o “Progetto festa” è partito da questi fondamenti.
Per prima cosa, aspetto più difficile, il dover tener presente la caratteristica della patologia X-fragile: la vischiosità del pensiero nella creazione di concatenamenti. Il primo giorno di progetto si è rivelato poco organizzato, i bambini hanno avuto molto spazio libero e la gestione è risultata difficoltosa data la tendenza a scappare e la non delimitazione dello spazio fisico. Però, conoscenza è stata fatta e, chiacchierando con i più grandi, ascoltando musica con i più piccoli si è realizzata una buona empatia (non di tutti gli operatori con tutti i ragazzi, ma ognuno ha scoperto le proprie).
Dopo le critiche e il rivedersi nei propri sbagli, la seconda giornata cominciamo a mettere in pratica le linee guida cercando di offrire il nostro gomitolo da srotolare. Con i più grandi è risultato immediato, potendo usare la parola, e li abbiamo portati verso l’idea del “fare una festa”. Riunendo tutte le passioni dei ragazzi (per la musica, i piatti preferiti, l’organizzazione e la pulizia), la festa è stata l’obiettivo verso cui tendere e allo stesso tempo il punto di partenza, il gomitolo all’interno del quale stanno i fili della musica, del cibo, della compagnia …
Il gomitolo si srotola, inizialmente, per seguire il percorso verso la festa e poi, alla fine, si ri- arrotola per chiudere e ricongiungere tutti i fili, dando senso al percorso stesso.
Ecco che il rischio di restare intrappolati in una monade diminuisce.
Con i bambini più piccoli, il filo unico è stato quello delle emozioni. Impossibilitati nell’usare la parola, abbiamo usato il gioco, i loro giochi (la palla, il libro di Pimpa, i pennarelli, le smorfie, le linguacce …) per condurli verso il filo della festa. Anche gli affetti, cioè la voglia di fare una sorpresa alle mamme e ai papà, è stato molto motivante e anche responsabilizzante.
E così, siamo partiti dando e prendendo ognuno il proprio ruolo: fosse anche il semplice mescolare una macedonia.
Il lunedì mattina, si sono fatte le prove per la festa preparando una merenda per noi: macedonia e pane e formaggio.
Il rigore che propone il seguire una ricetta, ma anche la creatività e l’imprevisto proposti allo stesso tempo (“Devo mettere una banana, ma ops! Filippo è passato di qua e se l’è mangiata!”) hanno divertito e permesso di non perdersi più di tanto nella giungla dei pensieri senza connessioni.
Il poter fare da soli, ma anche l’esser aiutati se richiesto, ha sdrammatizzato e creato meno ansia.
I più grandi si sono sentiti grandi davvero, i piccoli erano incuriositi e hanno trovato le loro occupazioni: mescolare e lavare i piatti. Ma non a caso, bensì mescolare dopo che è stato messo lo zucchero e lavare solo dopo che si è sporcato, ad esempio, e ciò ha dato loro modo di trovare un proprio filo d’Arianna. Un unico bambino non ha mostrato interesse per nessuna ricetta, e ha continuato i sui giochi ripetitivi.
Tuttavia, a tavola apparecchiata e ricette pronte, chi aveva cucinato ha mangiato mostrando, però, poco entusiasmo; lui, invece, lasciato appositamente senza posto a tavola, per assaggiare la macedonia ha deciso di lasciare i giochi e andarsi a prendere cucchiaio e bicchiere.
Discutendo della festa anche nelle camere e ai tavoli, l’entusiasmo ha fatto sì che il ricordo fosse mantenuto vivo.
Il terzo giorno, l’organizzazione è proseguita permettendoci di uscire con i più grandi per fare la spesa (non dettata da noi, ma in base alle ricette scelte e alle idee date dai ragazzi come quella, ad esempio, dei palloncini e delle casse per sentire la musica).
I piccoli, invece, si sono occupati delle decorazioni usando il loro corpo, sporcandosi di colore e sporcando anche gli altri e le cose, per poi lavare e ricominciare.
Il cerchio si è chiuso il martedì, con l’imprevisto finale: facciamo una sorpresa e portiamo la festa dove sono i genitori. Per strada, carichi di cose, i bambini si sono comportati al contrario di quando li abbiamo conosciuti: nessuno si buttava sulla strada o correva senza sosta, ma ognuno portava una cosa, seguiva il corteo colorato cantando “Tanti auguri!” (in riferimento alla festa), A. guidava tutti ricordando la strada fatta il giorno precedente per ritirare le casse del computer.
Arrivati, i sorrisi, gli applausi dei genitori, il mangiare e gustare le torte, l’offrirle alle mamme, le musiche scelte appositamente … Tutto ha fatto sì che i fili d’Arianna tesi in queste giornate si ricongiungessero per formare il gomitolo dei ricordi. Il sentirsi responsabili e partecipi di una sorpresa, l’emozione di veder tutti soddisfatti, la voglia di assaggiare i dolci … I più piccoli canticchiavano quelle canzoni che per loro significavano la festa, battendo le mani, ridendo; i grandi erano dj e camerieri, poi ballerini come in discoteca.
“…Una didattica globale fondata sulla laboratorialità, una scuola attiva sul modello cooperativo che con le nozioni immetta la persona nell’apprendimento dei processi e delle strategie.
Un modello educativo-didattico-formativo vissuto e non subito, in cui i bambini, le persone con X-Fragile vengano immesse precocemente nei processi del fluire delle esperienze finalizzate a farne prendere intima coscienza ed, insieme alle nozioni, imparare le strategie per apprendere. […]”
Nel piccolo di un così breve progetto, questo è quanto mi sembra si sia realizzato.”

Mercoledì 16 settembre 2009, 20:48
Susana P. scrive:


“Ciao Nicola,
ho scritto più o meno come si sono svolte le attività con i ragazzi a Rimini in una relazione. L'ho scritta in fretta, ma non volevo lasciar passare del tempo per non dimenticare i dettagli.

Stage per la Ricerca sulla “X fragile”:

Rimini Miramare 4-8 Settembre 2009-09-10

Relazione sulle Attività svolte con 8 ragazzi con la sindrome della X Fragile, in 5 moduli di 3 ore ciascuno dal 5 al 8 Settembre.

Il gruppo di lavoro è stato integrato da otto operatori, (tra cui uno di loro, uno studente di Scienze dell’Educazione, con la sindrome di Down).

Dalle diverse ipotesi di lavoro emerse dagli incontri precedenti allo Stage, sono stati individuati alcuni punti e strategie di cui tenere conto.
L'intervento “doveva andare alla ricerca di opportunità per stabilizzare la collaborazione che man mano deve prodursi nel gruppo, deve stimolare e determinare quelle circostanze e situazioni che propongono il piacere e il desiderio di lavorare insieme”.
Si era concordato che avremmo cercato di coinvolgere i ragazzi in attività che potessero concludersi con una festa, l’ultimo giorno. Il dover organizzare una festa comporta dei preparativi dal mangiare e far spessa a decorare gli spazi, scegliere la musica e fare gli inviti, ecc. Tutte occasioni che propongono l’utilizzo di competenze ed abilità di diversa indole che permettevano a tutti, indipendentemente della età, di sentirsi partecipi di un progetto comune.
I ragazzi avevano età diverse: tra i 6 e i 17 anni, ed erano cinque maschi e due femmine.
Gli spazi che avevamo a disposizione erano la “reception” dell’albergo allestita con due piccoli tavoli e un divano. Abbiamo potuto utilizzare anche il piccolo lavandino dell’angolo bar. Inoltre c’era un terrazzo che dava sulla strada, alla quale si accedeva scendendo cinque scalini. Nel terrazzo c’erano 5 tavoli piccoli che potevano essere usati sia separatamente che messi insieme.
I genitori avevano messo a disposizione 150 euro per eventuali acquisti utili alle attività.

Modulo 1: Domenica pomeriggio.

L’obiettivo di questa prima giornata (in realtà soltanto 3 ore) era entrare in relazione con i ragazzi e “rompere il ghiaccio”, individuare preferenze naturali (empatia) tra i ragazzi e gli operatori e tentare di condurre il gruppo all’idea di preparare una festa dal giorno seguente in poi.
La situazione si svolge in modo abbastanza disordinato nelle prime ore. Prima che tutti i genitori se ne fossero andati, era già scappato in strada un ragazzino (Michele, 8 anni e mezzo). Un' operatrice lo segue e lui le fa fare il giro dei palazzi. Un'altra gli viene incontro e rimane con il ragazzino in giro. Il ragazzino non si lascia convincere a tornare all’albergo. Si butta per terra o trascina l’operatrice dove vuole lui. Cosi finiscono prima nei giochi per bambini di un altro albergo, poi in spiaggia e solo un’ora dopo l’operatrice riesce a riportarlo nel nostro albergo.
Un altro dei più piccoli (Filippo, sei anni) fa fatica a lasciare andare sua madre e restare con noi, finché la sorella (una giovane ragazza) si offre di restare. Il bambino, sebbene sempre vicino alla sorella si lascia per momenti coinvolgere in qualche gioco per poi scattare all’improvviso e scappare in strada. Sembra che cerchi la mamma sulla strada. Non va lontano, semplicemente scende e si ferma in mezzo alla strada guardando verso dove è andata la madre. È una stradina di quartiere e non passano molte macchine, comunque non è il caso che i bambini vadano sulla strada e bisogna riportarlo in terrazzo. Il bambino resiste alle operatrici che devono inventarsi sempre qualcosa di nuovo per convincerlo. Così, nel giro di poco tempo, si è creato un “giochino” che al bambino diverte molto ma che mette in difficoltà noi operatrici. Inoltre non è stato chiarito chi si occupa del bambino e a istinto ogni tanto una di noi interviene, talvolta sparendo da un’altra situazione in cui è coinvolta.
Un altro dei considerati “piccoli” del gruppo (Alessandro, 6 anni) pur essendo molto agitato rimane volentieri con noi, forse anche perchè nel gruppo c’è la sorella (Sara, 11 anni). Andrea si lascia facilmente coinvolgere nelle attività per momenti brevi.
Le due ragazze (Sara, 11 anni e Lisa, 14 anni) sembrano conoscessersi da prima e stanno sempre insieme. Una di loro ha un computer proprio. Restano al tavolo fissate sul computer nel quale cercano canzoni e video su Youtube. Parlano volentieri con le operatrici, e si mostrano molto più docili e tranquille che i piccoli.
Anche i due ragazzi maschi (Giorgio, 19 anni E Paolo, 17 anni) sono molto tranquilli. Giorgio partecipa a qualunque attività gli venga proposta e ha un atteggiamento protettivo rispetto ai piccoli e da adulto nei confronti nostri. Aiuta e collabora sia nel trovare idee che nel realizzarle. Paolo invece sembra essere più timido e rimane in disparte finchè non viene coinvolto personalmente. Bisogna insistere un po’ e motivare la sua partecipazione, ma alla fine si muove e accetta di aiutarci. Interagisce meno con gli altri osserva la situazione quasi divertito, direi che è comunque partecipe.
C’è anche un ragazzo (Alberto, 8 anni e mezzo) che si vede spiazzato tra il gruppo dei grandi e quello dei piccoli. Lui non vuole partecipare a niente, ma a differenza degli altri piccoli non scappa ne disturba. Si mantiene tranquillo buttato per terra o in un angolino. Spesso viene quasi dimenticato dalle operatrici troppo impegnate nel recuperare i piccoli che scendono in strada. Alberto ha bisogno di più tempo per relazionarsi. Una delle operatrice si è lasciata coinvolgere in questo compito e ha lavorato con pazienza nella “costruzione” di un rapporto con lui. Detto rapporto è cresciuto notevolmente di momento in momento finchè alla fine dello stage si è creata una bella empatia tra i due che ha permesso al bambino di integrarsi e partecipare con piacere dell’organizzazione della festa.
Così si sono subito individuati due chiare situazioni parallele, una tra gli adolescenti con cui si può interagire in maniera più discorsiva e gruppale, e un’altra con i piccoli più disgregata che esigevano un’attenzione più personalizzata e una costante risorsa di giochi attivi con una durata massima di 10 minuti.

In primo luogo mentre le operatrici facevano conoscenza dei ragazzi, la telecamera ha fatto un giro intervistando scherzosamente (per la Rai!) i ragazzi e le operatrici. Si è tentato in questo modo di familiarizzare i ragazzi alla telecamera e allo stesso tempo fare una ludica indagine dell’età dei ragazzi e la disponibilità di mettersi in gioco con noi. Da questa breve intervista e sorta come informazione comune che a tutti piaceva cantare. Così spontaneamente si è organizzato un raduno per cantare qualche canzone insieme. In questo raduno si è notato che i computer avevano un volume troppo basso e che per organizzare un vero karaoke ci sarebbe voluto uno stereo più grande. Ipotizzando sulla possibilità di avere uno stereo con musica alta e uno spazio per ballare si è portato i ragazzi a pensare avremmo potuto organizzare una festa. L’idea stessa della festa è stata proposta da Giorgio. Si è fatto un elenco di cose che ci occorreva per fare una festa e si fatto un tentativo di distribuire compiti, ma forse non era ancora matura l’idea ne la partecipazione dei ragazzi, perciò una vera è propria distribuzione dei compiti non si era riuscita impostare ma la meno sapevamo cosa ci occorreva: uno stereo, uno spazio, qualcosa da mangiare e da bere, alcune decorazioni e gli inviti per i genitori.
Subito si sono divisi in gruppi. Un gruppetto si è messo a cercare musica in internet e un altro cercava idee per fare spuntini e dolci nelle riviste. 4 operatrici sono così rimaste con i ragazzi più grandi, organizzando anche un cartellone dove si sono attaccati titoli come “menu” e sotto le ricette trovate. Altri 4 operatori si sono occupati dei tre più piccoli coinvolgendoli per momenti nel colorare i titoli, fare qualche invito per la festa e la maggior parte del tempo in giochi con i palloni o cantare canzoni.
Niccolò, il bambino che aveva rifiutato di restare con noi nell’albergo si è dimostrato il più impegnativo. In realtà non aveva un vero desiderio di andare da sua madre ma di mantenere una attenzione costante e individuale su di sé, provocandoci a correre dietro di lui. Quando l’operatrice che era stata “portata in giro” da lui è riuscita a tornare nell'albergo, io stessa mi sono occupata per un’altra oretta di lui. Mi ha porto all’angolo della strada e sia seduto per terra cercando di tenermi presa da una mano, rifiutandomi con l’altra mano. Per momenti facevo finta di essere annoiata dal suo gioco e distratta a guardare qualcosa altro. Lui cercava il contatto fisico e di attirare il mio sguardo su di lui. Allora si lasciava portare vicino all’albergo per scappare di nuovo a pochi metri della entrata. Voleva avere una persona esclusivamente per sé, ma non voleva attenersi alla regola di restare insieme agli altri nell’albergo. Mi sono resa conto che in quella determinata situazione non ci potevamo permettere di seguire il gioco che lui proponeva e che per quella prima giornata due ore per conoscerci erano state sufficienti e visto che diceva di voler andare da sua madre, ho deciso di accompagnarlo da lei, nella sala dove si svolgevano le attività con i genitori. A metà strada, quando il bambino ha capito che stavamo andando veramente da sua madre, voleva tornare all’albergo, ma io ho insistito, invitandolo a riflettere se voleva giocare con noi e organizzare anche lui la festa. Spiegando alla madre il perchè riportavo il bambino da lei mezz’ora in anticipo, ho suggerito di parlare con lui e di riprovare la mattina dopo. Sia la famiglia di questo bambino che l’operatrice che lavora con lui venivano da Fano e non rimanevano la notte in albergo come le altre famiglie. Per questo motivo non condividevano con noi momenti come la colazione e la cena. Per questo il bambino forse sentiva gli spazi dove volevamo lavorare, meno familiari di quanto le sentissero gli altri ragazzi. La famiglia ha deciso di lasciare il bambino a casa e non ha più partecipato dello stage.
La difficoltà delle operatrici di coinvolgere Filippo, un altro dei piccoli, ha fatto sì che una delle operatrici proponesse un “giretto in spiaggia” insieme alla sorella del bambino, anche se era stato detto che dovevamo rimanere negli spazi dell’albergo. A differenza dell’altro caso in cui era il bambino a scappare e ad obbligarci ad uscire dietro di lui per cercarlo, in questo caso era una proposta dell’operatrice come attività alternativa, che però non fungeva di integratore al progetto da fare insieme. Questa e altri situazioni simili in cui ogni uno prendeva delle decisioni per conto suo hanno messo in evidenza la mancanza di una coordinazione che osservando le varie situazioni che si venivano a creare potesse collegare con coerenza l’agire del gruppo.

Da noi operatrici è stata vissuta questa prima giornata come caotica, perchè si tentava di simpatizzare con i ragazzi seguendo le loro proposte che, pur essendo limitate, saltavano da una idea ad un’altra. Per i grandi c’era solo da fare con il computer, i piccoli volevano muoversi e correre dietro il pallone che spesso scendeva in strada. Un vero e proprio piano di lavoro non era stato concordato e sebbene l’idea della festa è servita di base per un progetto comune non erano chiare ne le regole, ne i ruoli, ne i comportamenti. Così un paio di operatrici sono rimaste con i ragazzi più grandi con cui sentivano di poter fare “qualcosa” mentre le altre molto istintivamente passavano da una attività all’atra con i più piccoli. Bisogna anche dire che i piccoli risultavano più faticosi da coinvolgere e spesso se si notava che una collega era in difficoltà un’altra le veniva incontro per aiutarla lasciando quello che stava facendo, e così la situazione ci sembrava caotica.

Una riflessione scritta quella sera da una delle operatrici (Susanna Carotta) riflette la perplessità del gruppo di operatori:

“Credo che il problema principale che abbiamo dovuto affrontare oggi sia stata la gestione dei più piccoli che han tentato la fuga più volte. Propongo per domani attività in un posto chiuso (la sala da pranzo sarebbe ideale), inoltre propongo un laboratorio costituito da attività un po’ meno “didattiche” (a molti non piacciono carta e pennarelli ho notato) e propongo di usare meno il PC che mi sembra ipnotizzi i ragazzi togliendo spazio alla relazione fra di loro e con noi”

Modulo 2: La mattina del lunedì.


Da un incontro con il prof. Cuomo la mattina prima delle attività si è stabilito che una delle operatrici (in questo caso io stessa) prendesse il ruolo di coordinatore e mantenendosi meno coinvolta nelle singole attività potesse osservare le dinamiche e gestire la situazione per dare un senso globale al progetto. La decisione è stata presa quasi come un sollievo da parte del gruppo che si mostro disponibile. Il risultato di questa giornata è stato molto positivo, nel senso che si è potuto organizzare meglio le singole attività dando sia un ordine alla situazione sia un senso di collegamento tra l’una e l’altra.
Si è pensato di fare insieme ai ragazzi una macedonia in piccola scala per “provare” se ci veniva bene. In tal caso avremmo potuto insieme a loro fare una spesa maggiore e rifarla il giorno dopo per tutti gli invitati alla festa. Così una delle operatrici ha fatto la spessa per una “assaggino” di macedonia e alcuni pochi spuntini.
Divisi nei due tavolini della reception le ragazze e i piccoli (a momenti) si sono impegnati nel fare la macedonia e i maschietti nel fare gli spuntini. Questa selezione è nata naturalmente dai ragazzi stessi: Pierantonio ha detto di saper fare gli spuntini e una delle ragazze di avere gia esperienza nel fare la macedonia. Luigi ha scelto di stare insieme ai ragazzi ed è rimasto anche lui coinvolto nella preparazione degli spuntini, facendosi mostrare dai ragazzi come doveva farli.
I piccoli intercalavano momenti di partecipazione nelle attività di gruppo e momenti in cui volevano giocare col pallone o con gli altri strumenti che avevamo a disposizione, fotocamere, telecamere, qualche libro e pennarelli.
Finita la macedonia, non sembrava che i ragazzi fossero interessati anche ad assaggiarla, perciò l’abbiamo coperta con una tovaglia e aspettato un’oretta finche un po’ di fame avesse aiutato a risvegliare la voglia di mangiare.
In tanto insieme ai più piccoli abbiamo apparecchiato i tavoli sul terrazzo.
Alberto non ha voluto aiutarci. Abbiamo voluto far finta di “interpretare” il suo rifiuto ad aiutarci come un “non avere voglia di mangiare la macedonia” e a posta abbiamo omesso di apparecchiare per lui, pensando che se gli veniva voglia, poteva “muoversi” e portarsi un bicchiere da solo per sè. C’erano due adulti che lavoravano in tavolo vicino a noi con i loro computer e abbiamo offerto anche a loro di assaggiare la nostra macedonia. Così che ci siamo trovato con due bicchieri di meno sul tavolo. Alberto che sebbene non aveva apparecchiato, voglia di macedonia ne aveva tanta, aspettava ansiosamente la sua porzione seduto attento accanto a chi consegnava i bicchieri pieni di frutta. A lui, però non ne arrivava nessuno finchè i bicchieri sul tavolo sono finiti. Allora le due operatrici alle quali mancava il bicchiere si sono alzate e sono andate alla reception a prendere un bicchiere. Alberto le ha inseguite sperando di averne anche lui uno, ma loro, presi i bicchieri per sè, sono tornate subito al tavolo a prendere la macedonia prima che finisse. Anche lui è tornato in terrazzo, ma ancora con le mani vuote. Quando finalmente ha capito che non pensavamo a lui, si è alzato senza dire niente e ha chiesto alla ragazza della reception un bicchiere. Solo allora con bicchiere in mano ha ricevuto anche lui la sua porzione di macedonia, e, per fare ancora enfasi sul fatto che lui non aveva collaborato nella preparazione, ma che comunque era stata fatta macedonia per lui, lo si è invitato a ringraziare le ragazze che l'avevano fatta. Cosa che lui ha fatto subito senza esitazione.

Modulo 3: Lunedì pomeriggio


Fatta l’esperienza della macedonia al mattino, ma notando che la frutta non svegliava particolarmente nei bambini la voglia di mangiare, nè aveva la potenza simbolica che le torte tradizionali hanno nelle feste, si è deciso di programmare insieme ai ragazzi di fare la mattina del giorno dopo (la festa era fissata per il pomeriggio) una piccola macedonia, ma anche procurarci gli ingredienti per fare una torta semplice per la quale non occorresse l’utilizzo della cucina: un tiramisù e il condire un pan di Spagna poteva darci anche l’occasione di sperimentarci con altri ingredienti e attività: sbattere le uova, spalmare creme e marmellate, aprire una latina di frutta sciroppata, tagliare la frutta, ecc. Inoltre tra le due torte e una piccola macedonia (per evocare l’attivita fatta la mattina precedente) potevamo dividere i ragazzi in tre piccoli gruppi e lavorare in maniera più concentrata.
Bisognava fare la spesa quel giorno stesso, così che, la mattina del giorno dopo, avessimo già tutti gli ingredienti pronti.
Al di là del progetto della festa, era prevista la sperimentazione di un apparecchio elettronico che permette di seguire a distanza il percorso stradale di chi è in possesso dello strumento. Perciò il dover fare la spesa è diventata la scusa giusta per fare un po’ di strada con i ragazzi più grandi.
Si è segnalato in una cartina il percorso da fare fino al supermercato e si è dato al gruppo composto da tre ragazzi e tre operatrici l’incaricato di fare la spesa, il listino di cose da comprare, i soldi e la cartina stradale.
Un altro gruppo composto da un ragazzo e una operatrice avevano il compito di andare fino alla sala del Comune dove si trovavano i genitori, a prendere le casse per sentire la musica ad alto volume, fermandosi ogni tanto in qualche negozio alla ricerca di colori a dita con cui fare alcune decorazioni per la festa.
Il fare la spesa è stata un'occasione interessante per notare il grado di autonomia dei ragazzi coinvolti. Lisa ha preso sul serio il dover seguire il percorso segnalato nella cartina e si fermava ad ogni angolo per controllare che stessero facendo la strada giusta.
Dentro il supermercato era stato concordato che si dividessero in tre gruppi formati ogni uno da un ragazzo e una operatrice, con compito di comprare cose diverse e di ritrovarsi alla cassa. La gentile cassiera, notando che i ragazzi erano accompagnati e stavano imparando a fare la spesa, ha fatto finta di confondersi nel dare il resto, in modo tale che il controllare i soldi ricevuti avesse il senso di notare possibili confusioni.
Le ragazze, controllando i soldi, hanno notato gli spiccioli mancanti e si sono recati dalla cassiera, la quale scusandosi, ha dato i soldi giusti.
Nel frattempo nell’albergo erano rimasti 3 operatrici con due dei bambini piccoli (Filippo aveva lavorato con piacere durante la mattinata, ma non ha voluto restare con noi nel pomeriggio). Ad una delle operatrici viene l’idea di fare della pasta col sale per modellare. Alessandro si è mostrato entusiasta dell’idea e ha partecipato con piacere a fare il pasticcio, ma nel momento di modellare, ha perso assolutamente l’interesse e si è messo a giocare col pallone. È stato però Luigi a lasciarsi coinvolgere mettendosi a fare delle palline di pasta che avremo utilizzato per decorare i tavoli della festa.
Alberto era ancora impegnato nel rapporto uno ad uno con le operatrici che a turno gli si avvicinavano e lo facevano giocare.
Il gruppo che era andato a prendere le casse è tornato prima dell’altro, così che il ragazzo è stato coinvolto nell'aiutare a ritagliare delle carte che dopo sarebbero state dipinte e che legate con un filo potevano essere appese come festoni per decorare lo spazio.
Nessuno dei due gruppi che avevano girato il paese è riuscito a trovare i colori a tempera o a dita che secondo noi sarebbe stato interessante da utilizzare per le decorazioni, cosi che una di noi è andata alla ricerca e ha trovato dei colori a dita e dei trucchi per la faccia.
Noi operatrici ci siamo messe d'accordo che non avremmo invitato più di tanto i bambini a dipingere con noi, ma che ci saremmo messe noi a dipingere sperando di svegliare in loro la curiosità e la voglia di dipingere. Dall'inizio dovevamo mettere delle regole precise ed esigere che i ragazzi che avessero voluto unirsi a noi si sarebbero dovuti attenere a certi modi da fare. Per esempio usare i colori dal piatto e non dal barattolo, non mescolarli a caso, fare l’impronta della mano sui cartoncini. Era prevedibile che i colori fossero non solo attraenti ma anche eccitanti e che era possibile che l’intera azione finisse in una attività “libera”. Ci eravamo preparati a quello ed eravamo attente sia a lasciare che i ragazzi si sfogassero dipingendo liberamente, sia a mantenere il controllo dell’azione. Effettivamente i ragazzi si sono entusiasmati. Hanno inziato ad avvicinarsi lentamente e all' inizio hanno accettato le regole, ma i colori a dita erano cosi piacevoli che subito sono diventati il colore delle mani. Poi hanno scoperto che anche colorare le braccia delle operatrici faceva piacere, così come la faccia di spavento di chi si vedeva venire addosso ai vestiti un bambino con le mani piene di colore morbido e altamente “sporcante”. I bambini si sono divertiti molto e si sono contenuti. L’intera attività è durata non più di mezz'ora ed è finita in una festa di colori e risate che è stato un positivo sfogo, sia per i ragazzi sia per il gruppo di operatori che essendosi anche loro realmente divertiti riuscirono a smaltire le tensioni che si erano create dall’ansia fino a quel momento. Inoltre sono rimaste bellissime espressioni di colori sui fogli diventati festoni.
A pulire il terrazzo, i tavoli e le sedie sporchi sono stati i ragazzi stessi, soprattutto i più grandi aiutati dalle operatrici, mentre i piccoli aiutavano a lavare gli utensili nel lavandino del bar. Tutto è tornato perfetto per l’arrivo dei genitori, meno la maglietta dei più piccoli e il sorriso di tutti che non potevano nascondere quello che avevano appena combinato.

Moduli 4 e 5: Martedì mattina e pomeriggio.


Per la mattina del martedì, si era pensato di preparare le torte e la macedonia e nel pomeriggio finire i preparativi e fare la festa come fine del convegno. Insieme al Prof. Cuomo si è deciso che avremmo fatto portare ai ragazzi le cose alla sala del comune e fare la festa sorpresa ai genitori direttamente li.
Si è anche parlato di quanto sia stato utile al gruppo di lavoro che una persona sia stata incaricata di coordinare l’azione. Per quest’ultimo giorno si è deciso che io lasciassi questo ruolo per occuparmi di montare un video da far vedere ai genitori e anche ai bambini, visto che erano stati ripresi in continuazione e si erano prestati gentilmente a interagire con la telecamera. La coordinazione è stata presa in mano da Cristina Badea.
La mia relazione finisce qui perchè non sono stata presente alle attività di questo ultimo giorno.

A me personalmente mi è servita questa esperienza per capire meglio alcune dinamiche che sembrano essere particolari di questa sindrome, come il disorientamento e la dimenticanza quasi istantanea del senso degli eventi. Le cose che avevo letto, ascoltato, vissuto nel pomeriggio, teorie e verifiche che al momento di mettere in pratica con i ragazzi delle strategie per interagire con loro, si sono mostrate utili e indispensabili.
Dall’altra parte, il gruppo di operatrici che io conoscevo soltanto da incontri fatti nell’università ha avuto modo di confrontarsi l’una col l’altra e di conoscere meglio le potenzialità di ogni una. Questo mi sembra indispensabile in un gruppo di lavoro perchè non si tratta di essere tutte uguali, saper fare tutti le stesse cose, ma di integrare competenze diverse che possano potenziare la capacità di un gruppo di portare avanti un progetto. Così si è scoperto che una sa suonare uno strumento, un’altra sa fare la pasta di sale, una se la cava bene coi piccoli e l’altra ci riesce meglio con gli adolescenti, ecc.
Nel tempo libero il gruppo si è mantenuto unito e attraverso le esperienze insieme si è consolidata una certa amicizia tra gli operatori che garantisce il piacere di lavorare insieme. Il gruppo dopo questa breve esperienza è diventato una bella equipe di lavoro, che credo sia pronta per il prossimo viaggio!
Sicuramente sono successe altre cose che io non ho percepito oppure mi sfuggono tra una marea di ricordi emozionanti. Comunque ho voluto scrivere a grande linee ciò che abbiamo fatto in questi due giorni così come mi sono venuti in mente. Interessante sarebbe sentire altri punti di vista, oppure racconti di momenti i quali, non essendo io coinvolta personalmente, non posso descrivere.

Vi saluto e vi ringrazio! Susana Pilgrim”


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