X Fragile - Il Filo di Arianna
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Messaggio  Admin Lun Mag 30, 2011 12:29 am

Fabrizio ha sedici anni e il suo operatore-amico è Tiziano

L’11 ottobre il papà di Fabrizio scrive al professor Cuomo:[justify]

Gent.mo Prof. Cuomo,
sono il sig. Nolo papà di Fabrizio inserito, in primo piano per questa nuova annualità, nel progetto “Il filo di Arianna”. Le scrivo perché sento forte la necessità di esternare le mie riflessioni a seguito dell’appena concluso primo incontro, ed anche perché la mia onestà comunicativa e personale ha bisogno sia di un confronto sia di ben capire le dinamiche all’interno della progettualità, che con mio figlio mi accingo ad intraprendere aderendo al Vs. progetto di ricerca. Vorrei che a questa mia lettera venisse dato lo stesso tono con il quale sento di scriverla, e quindi quello della buona fede con il proposito di voler capire e di ricevere spiegazioni e chiarimenti. Non mi permetterei di scrivere una lettera di contestazioni, anche perché nell’ambito della ricerca ciò che conta è la collaborazione e la chiarezza delle comunicazioni e dei dati che si trattano. Da questa premessa, procedo ad esporre le cose che desidero definire.
Lei ha tratteggiato nella mattina del sabato gli elementi base che ogni genitore ed operatore deve acquisire; nonostante la sua chiarezza espositiva posso con certezza affermare che mai prima di sabato questi elementi erano stati enunciati alle nuove famiglie. Anche perché per alcune famiglie, quello appena trascorso è stato il primo incontro in assoluto (quindi che ne sapevano?); altre famiglie hanno solo recentemente trovato un operatore-amico, quindi pur volendo non potevano farlo presenziare in precedenza (se l’operatore non c’era come faceva a presenziare?); altre ancora come me, che pur presenti nei precedenti due incontri, hanno seguito con attenzione lo sviluppo dei lavori, ma in essi non si è mai parlato di noi nuove famiglie in termini futuri né organizzativi né comunicativi. Mi stupisce quindi come le nuove famiglie, a Suo dire, potessero sapere degli elementi da Lei elencati, senza invece aver ricevuto alcuna forma di informazione preventiva. Per quanto mi attiene, ma credo anche altri come me, io ho acquistato i testi da Lei enunciati (De Pellegrin e Imola) solo perché vedendoli esposti li ho ritenuti ottimi indicatori, ma non perché qualcuno mi ha detto che dovevo studiarli o che fossero elementi di base del Suo progetto di ricerca. Il metodo Emozione di Conoscere, l’ho ricevuto e l’ho studiato, e di mia iniziativa ho chiesto ai Docenti ed alla Dirigenza Scolastica di prenderne visione, ma nessuno in precedenza mi ha mai detto di doverlo fare e di agire in tal senso con la scuola perché si tratta di un elemento di base. Unica eccezione è la relazione da Lei elaborata per mio figlio, che conteneva espressamente l’indicazione di passarla agli insegnanti ed agli altri operatori, ed è stato prontamente fatto. Dunque solo una mia azione intuitiva ha realizzato l’acquisizione di questi elementi, e non una dovuta informazione preventiva (mai ricevuta), e mi è dispiaciuto molto sentire lo scorso sabato che le nuove famiglie queste cose già le sapevano e le hanno trascurate; le posso affermare che questo in precedenza non è mai stato comunicato. Inoltre la mia famiglia ha avuto incontro con Lei nel mese di maggio u.s., e nonostante ormai l’imminente fine dell’anno scolastico è stata mia premura divulgare comunque la Sua relazione appena ne ho avuto possesso. Da questa mia consegna è nata la disponibilità della scuola, nel gradire la Sua offerta di collaborazione e per definire un protocollo di convenzione con l’Università. Le aggiungo che nell’eventualità che l’Istituto possa aver messo da parte la documentazione che a suo tempo io ho già fornito, nella giornata odierna ho provveduto ad inviare via e.mail sia il metodo Emozione di Conoscere sia la relazione per mio figlio al Dirigente Scolastico, con preghiera di darne capillare diffusione ai docenti della classe, come avrà potuto evincere dalla e.mail a Lei per conoscenza. Le cose che mi vengono dette io cerco di metterle in opera, ma per quelle delle quali non ho conoscenza mi fa male riceverne un immeritato rimprovero. Probabile che nell’organizzazione comunicativa dell’Associazione qualcosa non vada come dovrebbe, e le assicuro che sarà mia cura portare questo all’attenzione della nostra presidenza. Nel corso degli incontri sono venuto a conoscenza e ho più volte notato che Lei ha passato per tempo debito delle comunicazioni, senza che queste siano state a loro volta girate alle famiglie. Altro punto che ho poco digerito è stato il non aver potuto parlare nella presentazione delle nuove famiglie, e questo solo perché, a Suo dire, avrei ricevuto il giovedì pomeriggio rudimenti sull’insegnamento, con l’esempio della redazione giornalistica, in riferimento alla comunità europea. Ma cosa c’entra una indicazione di ordine didattico, con i propositi e le aspettative della mia famiglia per mio figlio, e la nostra presentazione?! Ritengo che l’esempio didattico d’insegnamento, non sia per nulla afferente alla presentazione della mia famiglia ed agli obiettivi che vorrei poter raggiungere per mio figlio. E’ vero che posso sempre scriverli e quindi è quello che farò, ma se sabato il tempo a disposizione ormai si era notevolmente ridotto questo non deve e non può ricadere sulle famiglie che ancora devono esporre e presentarsi; semmai è utile far presente ai partecipanti il rispetto degli orari dei lavori, (che solitamente vengono invece ritardati), oltre che stabilire il tempo di ogni singolo intervento, (compreso quello di eventuali sforamenti). Sabato a fronte dell’orario d’inizio fissato per le ore 08.30, si è iniziato quasi alle 09.45, così sottraendo ben oltre un’ora ai lavori, e quindi di parola. Ma anche il giovedì si sarebbe dovuto iniziare alle 14.30 ed invece si è iniziato con calma. Non da meno nell’incontro di Genova e neanche nei precedenti. Questo ritardo, ho avuto modo di notare, si ripete sistematicamente ogni giorno degli incontri, ad ogni inizio quotidiano dei lavori ed ad ogni ripresa dopo l’intervallo sia mattutino che pomeridiano. Farò presente anche questo aspetto alla presidenza, per sensibilizzare i partecipanti ad un maggior rigore e rispetto degli orari; ma ritengo utilissimo un Suo intervento di sensibilizzazione, affinché la mia segnalazione possa avere opportuno accoglimento. Senza il Suo contributo, ritengo che la mia segnalazione resterà vana; probabilmente ricorderà che questo aspetto è stato da me portato in attenzione durante i lavori all’incontro di Genova, ma a quanto pare inutilmente, e non è servito a niente. Sono fermamente convinto che il tempo dei lavori si deve utilizzare interamente, per apprendere quanto più possibile sia da Lei che dai suoi colleghi Albertini e Biondi, senza che parte di questo tempo venga depauperato fra sigarette, chiacchiere e lunghissimi caffè. Preferisco all’infinito ascoltare Lei, che trascorrere lo stesso tempo a sorseggiare un caffè; gli incontri devono essere luoghi di cultura ed accrescimento, e non opportunità per piacevoli soggiorni di relax e chiacchiere. Chi vuol fare vacanze, deve andare da un’altra parte senza che detto comportamento sottragga opportunità conoscitive agli altri genitori ed operatori; si tratta di mio figlio, ed io desidero fortemente tutelare il tempo per la mia crescita culturale e conoscitiva sulla sindrome. Del resto ho frequentato diverse aule d’insegnamento sia nelle scuole d’istruzione che in quelle di formazione militare, ed ho sempre visto gli allievi in classe ad attendere il docente; e mai il docente in aula ad attendere i discenti, come invece capita ai nostri incontri. Anche se ad inizio della mia comunicazione l’ho scritto, sottolineo ed evidenzio ancora una volta che vorrei venissero accolte queste mie segnalazioni nell’ottica migliorativa con la quale è mia intenzione farle rilevare, e assolutamente senza che abbiano o sia data ad esse alcuna vena polemica o critica. In ultimo, ma solo per cronologia e non certo per importanza, Le rappresento il mio stupore nell’aver appreso sabato mattina che sia la famiglia che l’operatore avrebbe dovuto o comunque devono indicarvi le carenze del proprio figlio, ed i progetti che si vorrebbero attuare. Francamente non capisco; credo che in questo progetto di ricerca, noi genitori mettiamo i nostri figli e la collaborazione, ma Lei e la sua equipe dovete metterci la vostra scienza e conoscenza. Io da genitore posso dare indicazioni di merito, ma relativamente e limitatamente alla sfera totalmente soggettiva delle mie osservazioni riguardanti mio figlio, conseguenza di eventi o episodi di vita vissuta che nel corso degli anni si sono susseguiti; ma mai posso e potrò dare un giudizio od una indicazione di merito né scientifica né di ricerca. Mi sono rivolto all’Associazione, e quindi ho deciso di aderire al progetto di ricerca, proprio per questi motivi; affinché possa ricevere sia indicazioni sia miglioramenti afferenti alla salute e alla vita di mio figlio. Io dico quali sono le difficoltà che riscontro, e Lei e la sua equipe in risposta mi indicate le strategie e la metodologia da applicare. Che ne posso sapere io, di cosa è maggiormente importante recuperare per mio figlio? Come posso sapere qual’ è la carenza maggiore all’interno di un pseudo equilibrio, quale quello della sindrome, da me (scientificamente e di ricerca) assolutamente sconosciuto? Io posso solamente esprimere i miei desideri, che sono quelli di un pieno recupero del suo deficit, quindi dell’autonomia e dell’indipendenza, ma non sono certo io il Professore che potrà visitarlo, valutarlo e decidere la terapia, volta al miglioramento delle sua capacità per una vita autonoma ed indipendente. Per di più come posso credere ed accettare che la valutazione neuropsicologica del San Raffaele è solo complementare al progetto di ricerca? Che essa servirà solo per affinare i progetti? Sentire questo, nel corso della mattinata del sabato, mi ha lasciato molto perplesso, esterefatto. Senza aver chiaro il punto di partenza, e quindi l’attuale condizione di mio figlio anche neuropsichica, ritengo senza alcuna presunzione che qualunque cosa sarà disposta in suo favore avrà esclusivamente il valore di un tentativo fatto a caso. Non è mia intenzione procedere per tentativi, di siffatta natura; tentativi che per paradosso, allora potrebbero ripetersi fin quando non si trova quello giusto, semmai si dovesse trovare?! Non è questa la mia volontà né la mia intenzione. Sono invece disposto assolutamente a provare quando, data una base certa e conosciuta di partenza, si svilupperà un progetto per lui, adeguato e coerente al suo stato di bisogno. La base di partenza per mio figlio, ritengo, la si potrà avere dopo che al Suo sapere di ricerca si unisce un’attenta e mirata indagine neuropsicologica, che ci darà gli indicatori e le chiavi concettuali per e della progettazione in favore di mio figlio. Del resto questo è anche quanto si evidenzia nel sito dell’Associazione e del progetto “Il filo di Arianna”, il Prof. Cuomo e la sua equipe, la ricerca inter e multidisciplinare. Mio figlio come può ricevere adeguato progetto da percorrere, se non è stato valutato da nessuno? Pur riponendo vasta ed ampia fiducia sulle competenze dell’operatore, mi permetto di precisare che la sua funzione non è di diagnosi né di valutazione scientifica o di ricerca; l’operatore è l’esecutore delle vostre linee guida in merito al progetto di ricerca. Per valutare mio figlio, io ho scelto Lei Prof. Cuomo, con l’alta valenza neuropsicologica di due esimi Suoi colleghi quali appunto il Prof. Albertini e il Prof. Biondi; ho scelto l’operatore solo per dare applicazione alle vostre indicazioni e giammai il contrario. Nell’ambito del progetto, la funzione dell’operatore è esecutiva; la funzione direttiva è in capo a Lei, e certamente non può essere delegata ad altri. Negli incontri cui ho partecipato, ma in ogni caso nel vastissimo campo della ricerca, ho sempre sentito che è necessario conoscere bene il punto di partenza per applicare, alla conoscenza, la ricerca ai fini di un obiettivo prefissato; mi pare che quello che ho sentito sabato si discosta totalmente da ciò. Anche nel mio ambito militare, procediamo solo dopo aver certezza di una base, dalla quale sviluppare la successiva azione; e non è possibile ipotizzarla, anche perché ci sono in ballo vite umane oltre ad altri interessi politici ed economici. Non è da meno il Suo progetto di ricerca; anche in questo si tratta di vite umane. La famiglia deve collaborare e può dare indicazioni successivamente, man mano che si procede nel progetto, ma appunto perché è stata resa edotta e messa a conoscenza di cosa si sta cercando di fare, e non può e non deve essere né la famiglia né l’operatore a dire qual’ è la condizione da dove si comincia. Sarebbe come chiedere ad un tifoso o al proprietario di un team di formula 1 cosa desidera dalla propria vettura, diciamo una Ferrari !! Ma è ovvio che il tifoso o il proprietario dica, desidero che la macchina vinca; ma non sarà certamente lui che entrerà nei meriti della progettazione dell’auto, solo perché è un tifoso o meglio ancora il proprietario della scuderia. La progettazione è affidata agli ingegneri che svilupperanno, da una base conosciuta, la successiva evoluzione. Ritengo che questo esempio calzi bene, con quanto desidero esporre; io da genitore (tifoso o proprietario) mi affido a Lei (progettista, ingegnere) per vincere con mio figlio (l’auto da formula 1). Gentilissimo Professore, io Le voglio a pelle un bene che forse Lei non immagina, e la stimo allo stesso modo, e Le sto scrivendo così perché mi piace iniziare in maniera sincera la nostra collaborazione, e desidero che Lei appena mi avrà a tiro mi dia uno scappellotto affettivo per dirmi che è tutto in ordine. Molto scientificamente io ritengo che i nostri figli siano equiparabili a delle cavie, ai quali si sta applicando un metodo di ricerca; posso mai io da genitore, dire al ricercatore come evolvere in tal senso? Posso mai dire io al ricercatore le condizioni psicofisiche nelle quali si trova la cavia, al momento dell’inserimento nella sperimentazione? Posso solo asserire una buona condizione fisica e di nutrizione; ma nell’ambito della sindrome posso solo dare informazioni esclusivamente soggettive, con il rischio per il ricercatore che siano pure fuorvianti. Può mai il ricercatore procedere nella sperimentazione, senza prima testare le conoscenze attuali e le capacità di miglioramento della cavia? Se per esempio io le dicessi di voler raggiungere un obiettivo, (senza che prima Lei verifichi le condizioni attuali di mio figlio), e questo obiettivo invece è già in possesso di mio figlio (ma io da genitore non me ne rendo conto), Lei è disposto a sperperare così il suo tempo? Io per me, per il mio tempo, dico di no; ho disponibile un anno di ricerca, e desidero fortemente renderlo fruttuoso al massimo, senza perdere un solo attimo. Non mi va che possa trascorrere del tempo invano, nel tentativo di trovare il progetto giusto da sviluppare, o di svilupparne uno a scelta di noi genitori. Io desidero che si sviluppino i progetti di cui mio figlio ha maggior necessità; questi progetti dovrete dirmeli Voi, in ordine di priorità, in funzione della condizione psicofisica di mio figlio. Ci sono molte variabili nei nostri figli che, come Lei ci insegna, vanno tenute nella giusta considerazione affinché si possa raggiungere il successo nel progetto di ricerca; queste variabili come possono essere indagate o di dominio di un genitore, o ancor più da questo indicate e segnalate? Se si parla di una forte collaborazione famiglia, ricercatore, operatore, scuola, come possiamo già in fase di avvio non tener conto delle risultanze della valutazione neuropsicologica, e ritenere questa solo aggiuntiva in fase di progettazione avviata? Sarebbe come avviare la costruzione di un edificio di numerosi piani, senza che prima il costruttore e i suoi ingegneri si accertino della consistenza del suolo sul quale si costruirà, fidandosi delle eventuali indicazioni che saprà dar loro il proprietario del terreno, sempre che si possano tenere in conto. No, Prof. Cuomo, io una cosa così non me la bevo; mi perdoni, ma per me non regge. Se c’è un oggettivo ritardo con le valutazioni neuropsicologiche, per i notevoli impegni del San Raffaele (che posso ben capire, considerata la numerosa richiesta di indagini) io sono disposto e disponibilissimo a ritardare l’inizio dell’anno di ricerca o di farne slittare la chiusura, in misura dello stesso tempo che si renderà necessario per acquisire le valutazioni di tutti i ragazzi del nuovo anno di ricerca. Credo che questa mia ipotesi si possa realizzare; basterebbe parlarne con le famiglie e la presidenza della nostra associazione. Non sono per niente disposto a far partire l’anno di ricerca in ogni caso e a prescindere dalle valutazioni neuropsicologiche, così bruciando giorni ma anche mesi utilissimi; che andrebbero a ridurre tra l’altro l’effettivo anno a soli nove o dieci mesi al massimo. In queste mie valutazioni aggiungo anche quella di ordine economico, che se pur deciso a sostenere, per venire incontro alle esigenze di mio figlio, desidero sostenerla con logica e profitto. Io desidero essere seguito per una intera annualità (12 mesi), e non per la rimanente parte dopo la valutazione del San Raffaele. Il prossimo anno la mia famiglia passerà in secondo piano, ed io desidero transitarci al termine di 12 mesi di effettiva ricerca. Sarebbe scomodo e poco gradito pagare per 12 mesi gli oneri derivanti dal progetto, per trarne i profitti di solo 9 o 10. Quindi o non ho capito niente finora, o c’è qualcosa che mi sfugge fortemente. Le ho scritto, per queste sintetiche deduzioni della frase che precede.
Per quanto attiene invece alla formulazione della domanda, di sabato mattina, fatta alle famiglie in merito agli obiettivi che desideriamo raggiungere, io posso dirle che per mio figlio desidero inizialmente che possa imparare, almeno in maniera essenziale, a leggere e scrivere (capendone i contenuti) e l’uso del denaro, ed a seguire l’indipendenza nell’uso dei mezzi di trasporto e una eventuale esperienza lavorativa; ma circa le condizioni attuali di mio figlio desidero che la valutazione venga effettuata da Lei e la Sua equipe, e non dall’operatore, per i motivi che ho sopra esposto. La valutazione dell’operatore non mi interessa; io miro solo a quella derivante dalla scienza e dalla conoscenza che della sindrome ha Lei, e i Prof. Albertini e Biondi. Torno a ripetere che per me l’operatore deve essere solo l’esecutore delle Vostre indicazioni. Nell’auspicare che questa mia e.mail, anche se prolungata, possa aver avuto la Sua attenzione, resto a disposizione per eventuali chiarimenti che ritenesse opportuni al riguardo, ed allo stesso tempo Le chiedo venia se ritiene che abbia scritto infondatezze o esagerazioni. Sempre disponibile all’apprendimento di quanto vorrà rendermi fruibile ed insegnarmi, La saluto con sincera stima e attendo le Sue determinazioni.
Priolo Gargallo lì, 11 ottobre 2010
Alberto Nolo

Il 13 ottobre il professore risponde:

Gentilissimo signor Nolo,

pensiamo che la sua e-mail metta in campo delle problematiche di interesse trasversale pertanto la facciamo circolare insieme alla risposta in allegato.

Cordiali saluti

Nicola Cuomo

Gentilissimo signor Nolo,
le riflessioni che mi invia nella sua e-mail sono distanti dalla modalità sistemica dell'itinerario di formazione-ricerca-azione ed in specifico lontanissime dalle finalità scientifiche della Pedagogia Speciale che hanno quali finalità principali quelle di ipotizzare, sperimentare e realizzare buone prassi per il superamento degli handicap che i deficit propongono.
Superamento degli handicap che i deficit propongono (anche specifici come quelli della x-fragile*) attraverso strategie e strumenti facilitanti.
Difatti le prassi educative e le strategie facilitanti sino ad oggi (in più di trenta anni di ricerca) hanno prodotto cambiamenti considerati dalle aree Neuroscientifiche e della Psicologia Clinica di grande positività.
Nello specifico, nell’esperienza scientifica a cui stiamo facendo riferimento, circa le problematiche della x-fragile, le buone pratiche messe in campo, grazie alla ricerca di strategie didattiche in Pedagogia Speciale, sono risultate potenzianti i bambini e le persone con x-fragile sia sul piano cognitivo che affettivo.
Inoltre le pratiche didattiche non hanno assolutamente trascurato quelle condizioni che favoriscono l’integrazione/inclusione dei bambini con bisogni speciali nel gruppo classe fornendo strumenti operativi di alta qualità e chiavi concettuali agli insegnanti per poter progettare opportunità di insegnamento finalizzate ad una didattica integrata.
La ricerca-formazione-azione multi ed interdisciplinare ha visto la Pedagogia Speciale alla ricerca di strategie e strumenti mediatori tali da poter implicare, con le differenti responsabilità, Famiglie, Operatori, Insegnanti e i Professionisti dell’area Medico-riabilitativa.
Un insieme di Figure e di Professionisti, facenti capo a differenti Istituzioni, tutte importanti per una sinergia progettuale al fine di un sistema di intervento adeguato. Un sistema che nelle sue differenti originalità e responsabilità Professionali ed Istituzionali costituisce un insieme di altissima complessità e difficoltà organizzativa che può ritrovare nel campo dell’educazione e della didattica un ambito per cooperare in sinergia.
Un intervento, quello della Pedagogia Speciale, che vuol agire sul Territorio, nei contesti ricercando ambiti di collaborazione Inter Istituzionale che rappresenta una difficoltà, asperità che va spianata attraverso protocolli ed accordi che hanno come base la cultura dell’integrazione e dei valori che la diversità propone.
Si tratta, lo voglio sottolineare, non di una ricerca in vitro, ma di una serie di azioni culturali che si possono realizzare solo e soltanto se vi è un coinvolgimento nel piacere di conoscere, di confrontarsi, di superare i problemi attraverso una capacità relazionale dei Professionisti (capacità spesso poco presente e che va formata). L’integrazione/inclusione, il superamento degli handicap che i deficit propongono, non è solo una ricerca, ma è un lungo percorso fatto di incontri, di scontri (da evitare faticosamente), di fraintendimenti, di solidarietà, di fiducia, di drammatiche situazioni, … tutto che deve aver una dimensione che si slega dai pregiudizi e che si avvia verso il cooperare per la risoluzione dei problemi.
Lei, nella sua e-mail, si riferisce più ad altri campi scientifici che non hanno come oggetto l’uomo, il suo rispetto, le sue particolarità, le sue emozioni,… ma a campi di ricerca o più tecnici o con ambiti epistemologici con saperi, conoscenze, strumenti e criteri altri da quelli a cui si riferiscono le Scienze Umane e tanto meno in particolare la Pedagogia Speciale.
Quando in Pedagogia Speciale si parla di rigore scientifico non si fa riferimento a quei forti costrutti epistemologici che ha la Fisica, la Biologia, … Nell’ambito della nostra ricerca si parla (avendo come soggetto l’uomo, i bambini, le persone,…il dolore, i sentimenti,…) di rigore, di protocolli che facendo riferimento alla persona, tendono ad avere sufficiente attenzione all’originalità dell’individuo e, con rigore, tendono a rispettarne, fuori da pregiudizi, l’originalità ed il diritto a mantenerla ed evolverla.
Noi non facciamo riferimento alle scienze della costruzione, della meccanica, agli apparati burocratici o militari, ma facciamo riferimento a quella scienza (forse, dal mio punto di vista, per fortuna imperfetta) che riflette sull'uomo, una scienza che è stata definita da Lurija: "romantica". Una scienza che incontra la persona debole, ammalata, handicappata, …con deficit,… una persona che da sola non può acquisire la sua autonomia ed indipendenza e noi cerchiamo di dargliela insieme al desiderio e dalla consapevolezza di esistere.
"...In questa nuova ottica la 'patologia' non è più un dominio estraneo alla condizione umana, ma sua parte integrante. Anziché emarginare il malato e il menomato oltre le frontiere della comprensione umana, ci si interroga sul loro punto di vista soggettivo, sulla loro epistemologia implicita, sui loro presupposti. Essi cessano di essere 'casi' e diventano di nuovo esseri umani. Diventano parte della letteratura così come della scienza.".

Gli altri riferimenti che noi mettiamo in atto nel percorso della ricerca-formazione-azione sono quelli di Vygotskij circa l'area di sviluppo potenziale:
"L'intelligenza, qualunque sia il significato che gli diamo è soggetta ad essere "orientata, educata e potenziata".
Sul piano educativo, gli studi e le ricerche di Vygotskij risultano un interessante riferimento in quanto sottolineano che: "...l'apprendimento di una data attività (cioè lo sviluppo di una data competenza) può essere anticipato, non esercitando la persona in quella stessa attività (cioè in prestazioni) per cui non è ancora matura (non ancora competente), ma accelerando la maturazione (l'acquisizione della competenza) attraverso attività (cioè le prestazioni) in attività per cui la persona sia già matura (competente) e che siano preparatorie dell'attività che si vorrebbe far apprendere (o della competenza che si vorrebbe sviluppare) più precocemente; in secondo luogo bisogna distinguere fra l'apprendimento che si realizza nell'esercizio spontaneo da parte della persona delle competenze già sviluppate e quell'apprendimento dovuto all'intervento sistematico di guida e aiuto da parte degli insegnanti in prestazioni per cui la persona non sia ancora competente; vi sono pertanto due livelli di maturità (o competenza): quello relativo alle possibilità di apprendimento spontaneo della persona e quello relativo alle possibilità di apprendimento se aiutata. Lo scarto fra i due livelli è la 'zona di sviluppo potenziale"(Vygotskij).

Gli insegnanti, la loro formazione, il trasferirsi permanente di questi, i modelli scolastici scelti dagli insegnanti (che spesso cozzano con la legislatura ed i principi dell’integrazione/inclusione), la peculiarità delle famiglie, ecc... sono tutte variabili che noi nell’ambito di Pedagogia Speciale non possiamo gestire in altro modo che cercando di fornire e provocare il piacere della cultura in un processo di confronto permanente.
Le nostre ricerche, i nostri metodi sono rivolti a cercare di orientare culturalmente, attivamente e criticamente le Famiglie, gli Operatori, gli Insegnanti avendo sperimentate modalità, strategie atte a determinare condizioni che vanno a facilitare i percorsi di apprendimento e di insegnamento al fine di far evolvere i potenziali cognitivi ed affettivi di bambini e persone con bisogni speciali.
Con tali strategie, processi educativo-didattici, strumenti di mediazione e facilitanti l’apprendere determiniamo quelle condizioni adeguate allo sviluppo cognitivo ed affettivo altrimenti difficilmente raggiungibili, in relazione alle nostre ricerche,
con altri modelli didattici, altri strumenti, altre modalità di insegnamento.

Le valutazioni scientifiche dal di fuori.

L’efficacia dei nostri metodi, delle strategie consigliate, degli strumenti mediatori e facilitanti realizzati, dei modi di insegnare adeguati,… sono valutati e verificati da quelle aree come, in particolare nel nostro caso, le Neuroscienze e La Psicologia Clinica con strumenti di valutazione e verifica (caratterizzanti le loro aree) vanno a rapportare i risultati raggiunti grazie all’intervento della Pedagogia Speciale confrontandoli con quelli che non utilizzano i nostri strumenti, strategie, metodologie, condizioni didattiche…
I Colleghi di altre aree con strumenti ben più rigorosi della Pedagogia Speciale (e riconosciuti dalla Comunità Scientifica Internazionale) nel confronto dei dati attribuiscono con sufficiente ragione i successi e gli sviluppi dei potenziali cognitivi ed affettivi agli interventi in Pedagogia Speciale.
I successi ed i cambiamenti in positivo dei bambini e delle persone con deficit in realtà sono, in particolare nei percorsi di ricerca-formazione-azione, evidentemente riconosciuti anche dalle Famiglie, dagli Operatori, dagli Insegnanti ma questo notare con sufficiente attenzione la positività dei risultati (come lei ha potuto conoscere nel confronto, in quanto presente, con le altre Famiglie, Insegnanti ed Operatori) per la Comunità Scientifica non basta in quanto questa alle evidenze, deve accoppiare le dimostrazioni scientifiche forti. Tali dimostrazioni scientifiche forti la Pedagogia Speciale non può offrirle in quanto non si fonda su forti basi epistemologiche, pertanto i suoi risultati, anche se evidentemente positivi, risultano per le comunità scientifiche controversi.
La estrema e profonda attenzione del mondo della scienza va rispettata ed accettata anche perché non nega l’efficacia degli interventi di quelle scienze deboli e delle sue pratiche ma necessita di ben più profondi sensi che la sola evidenza.
Pertanto, come le ho sottolineato nella lettera-relazione, dove sottolineavo i riferimenti metodologici dei nostri interventi:
“…Bisogna tener presente che in particolare le prime piste di lavoro che si proporranno sono esplorative, è fondamentale ricordare che siamo in ambito ipotetico e che le prassi che si propongono possono non essere coincidenti al vissuto di…, ma il formulare ipotesi è sopratutto utile per allargare la nostra visuale d'analisi, per stimolare altre possibilità interpretative orientanti nuovi ed alternativi progetti di intervento, più che per "prenderci". Per me ampliare il campo di riferimento per l'analisi è una strada altamente utile alla valutazione che intendiamo scientifica, di quella scienza della qualità che parla dell'Uomo.
Bisognerà tenere una sorta di diario dei cambiamenti di Fabrizio proprio per poter su questi continuare a scoprire sia i nostri possibili errori che la validità delle ipotesi progettuali e poter rinnovare le ipotesi di lavoro tenendo conto dell'originalità di…. Sicuramente i primi interventi propongono delle variazioni positive ma queste non risultano significative se non riusciamo a comprendere:
A) sino a che punto dipendono da eventi spontanei;
B) se le variazioni sono relative alla novità che l'intervento propone rispetto ad una routine;
C) se sono il risultato delle nostre ipotesi, del lavoro che i genitori, gli insegnanti, gli educatori, i terapisti stanno mettendo in atto.
Man mano che chiariremo le cause dei progressi di Fabrizio potremo "incanalarci" sempre più in quegli ambiti più potenti ed adeguati e scoprirne od inventarne di altri.”.

L'attenzione che noi teniamo in primo piano nell’itinerario di ricerca-formazione-azione è quella relativa
- sia ai percorsi e ai processi per raggiungere gli obiettivi che si concordano;
- sia ai potenziali originali della Persona, della Famiglia, dell’Ambiente;
- sia a ipotizzare strategie per poterli evolvere nel tempo rispettando, senza accanimenti, la persona con deficit e la sua famiglia.

Pertanto, la Pedagogia Speciale interviene per ipotizzare e realizzare supporti per bambini e persone con deficit secondo criteri sistemici, il percorso di ricerca non è lineare come lei lo pensa nella sua e-mail, ma circolare, questo ci permette
di iniziare l'intervento da qualunque punto per proceder in qualunque direzione che è quella che l'itinerario stesso ci rivela quale urgente o sufficientemente utile. Un percorso che
nella denominazione formazione-ricerca-azione trova un suo dinamismo interno che il metodo dell'emozione di conoscere fornisce. Questo, pur avendo un rigore di base, viene concordato nel percorso secondo le metodologie dell'Emozione di Conoscere che lei
ha ricevuto in un documento.

Una ricerca non certo in vitro, ma nel territorio con la sua complessità da porre in sinergia e la conflittualità da far divenire cooperazione.

Gli incontri che noi abbiamo con le famiglie e gli operatori offrono molteplici possibilità per produrre riflessioni sulla diversità e sulle originalità della persona che vanno viste come valore divenendo riferimenti educativi per l’integrazione/inclusione: è da queste riflessioni che si vanno a costruire le ipotesi di base fondanti buone pratiche educativo-didattiche.
La Pedagogia Speciale, con la sua esperienza di ricerca nel campo della produzione di strategie e di buone pratiche per il superamento degli handicap che i deficit propongono in situazione di integrazione/inclusione, va a costruire percorsi didattici facilitanti l’apprendere e l’insegnare in relazione agli obiettivi Ministeriali che gli Insegnanti organizzano in relazione alle originali intelligenze presenti in classe.
L'adeguatezza di una pratica non è decisa a priori, ma nel percorso educativo didattico il quale avendo la possibilità di un permanente adattamento nelle strategie tende a rilevare e mettere in atto lo stile più adeguato ed i modi dell’insegnare da tenere nel percorso educativo-didattico.

La Scuola, gli Insegnanti a volte escludono e quindi bisogna intervenire prima possibile fornendo spunti e suggerimenti operativi fondati sul piano teorico e metodologico. Tali spunti spesso, anche se non sempre, aprono la possibilità di condivisione di responsabilità e si spera aprano la strada alla fiducia nella cooperazione scientifica e tra Professionisti. Una cooperazione che già determinerebbe condizioni favorevoli allo sviluppo cognitivo ed affettivo dei bambini e persone con deficit se andasse a determinare una disponibilità al collaborare al di fuori di pregiudizi.

Castrocaro Terme e Cesena: un partire il nuovo anno di ricerca-formazione-azione avendo in mente almeno alcuni riferimenti dove voler arrivare!!!

Per quanto riguarda l'incontro di Cesena (Castrocaro Terme) questo rispetto ad altri, è anomalo in quanto ha voluto mettere a fuoco le prospettive per
un'organizzazione, nel futuro dei ragazzi, finalizzata all'inserimento lavorativo. Per tale motivo tutta l'intera giornata di venerdì è stata dedicata all'argomento.
Per quanto riguarda le giornate del giovedì pomeriggio e del sabato mattina naturalmente avevano un tempo ristretto dedicato ai singoli casi.
un tempo in cui si è cercato di tratteggiare elementi organizzativi e per rilevare necessità e bisogni.
Bisognerà pur trattare insieme le possibilità di arrivo per poter calibrare il percorso.
Bisogna tener conto che gli Operatori-amici hanno possibilità di confronto quindicinali(ogni quindici giorni via internet e ogni quindici giorni in presenza) oltre che il poter chiedere via e-mail consigli ed orientamenti.

In conclusione.

Quanto lei mi scrive nell'e-mail si riferisce ad altri stili ed altre procedure di ricerca rigidamente strutturati che, da quello che ho potuto capire, sono totalmente distanti
dai nostri metodi che caratterizzano la ricerca-formazione-azione che ha percorsi rigorosi ma flessibili.

Se lei ritrova idoneità e coincidenza con le sue idee in altre modalità di intervento lo deve far subito.
Cambiare quadro concettuale di riferimento a volte è difficile o non conveniente perchè
bisogna mettere in discussione alcune convinzioni profonde.

Pertanto o lei vive questo percorso anche come sua possibilità formativa nell'ambito della ricerca-formazione-azione(in aderenza alla documentazione che le è stata fornita) o altrimenti le consiglio di orientarsi verso i modelli di ricerca che lei ritiene più adeguati ai suoi figli.

Come le ho detto all'inizio di questa mia, avendo noi in Pedagogia Speciale un percorso di intervento non lineare ma circolare è possibile iniziare in qualunque momento (non vi è un prima Neurologico ed un dopo Pedagogico o viceversa). Il nostro percorso si ritrova nelle procedure sistemiche (cfr. Watzlawick), inoltre le osservazioni che noi mettiamo in atto nel'ambito della Pedagogia Speciale non sono di carattere testistico, ma sempre mediate o dalla famiglia o dagli operatori e tengono conto dei contesti e delle situazioni, quelle che si definiscono “osservazioni partecipate, osservazioni etnografiche”.

Diventa difficile in un'e-mail chiarirle in modo sufficientemente approfondito i metodi e i criteri da noi utilizzati (per le “vecchie Famiglie ed Operatori è stato necessario un lungo periodo formativo) è per questo motivo la ricerca ha anche la parola formazione: immette cioè i Genitori, le Famiglie e gli Operatori in un percorso che fornisce formazione. Tale percorso va affrontato con fiducia e attenzione a quelle che sono le basi metodologiche di riferimento.

Concludo sottolineando che è giusto che ogni famiglia scelga attentamente ed in relazione alle proprie convinzioni gli orientamenti che ritiene più adeguati ai propri figli, pertanto si regoli e opti per la scelta che ritiene la migliore.

Cordiali saluti

Nicola Cuomo

* – Operatoried Insegnanti.
La specificità della x-fragile e gli orientamenti di cui necessita per superare e/o contrastare gli handicap che tale deficit propone come caratteristico spesso va a contrastare alcune convinzioni ed abitudini degli Operatori e degli Insegnanti.
Difatti alcune abitudini e convinzioni si basano sull’intervenire osservando il bambino o la persona in modo particolare sui suoi difetti e in relazione a tale approccio difettologico si rilevano i non sa fare e si organizzano gli interventi su queste carenze meticolosamente raccolte ed elencate.
Gli interventi sulle carenze inoltre si organizzano in monotoni e ripetitivi esercizi fini solo e soltanto a contrastare il difetto e pertanto risultano privi di senso funzionale per il bambino.
Una organizzazione degli esercizi in un percorso sommatorio e lineare che nasce da uno smembraggio meticoloso in elementi ritenuti sempre più semplici e frammentati di un determinato apprendimento, di un movimento, di una attività. Una riduzione in monadi minime che non fa riconoscere il cosa si sta facendo ed il percorso per raggiungere cosa. Tale percorso è nella mente di chi ha frammentato l’attività originaria sensata in piccoli, piccolissimi frammenti da rimettere insieme in lunghi eserciziari come in un puzzle di n. pezzi tanto più si ritiene l’incompetenza e il difetto.
Altro problema che emerge è quello di perdere il senso e le responsabilità attribuite ad un Operatore del progetto amico.
Per esempio nell’ambito della matematica vi sono apprendimenti indispensabili ed alcuni no: Il saper lavorare con i binomi, i trinomi, equazioni nei differenti gradi sono competenze importanti ma non immediatamente indispensabili.
Non è possibile che una persona con x-fragile non sappia utilizzare una agenda telefonica, saper ritrovare i numeri dei mezzi pubblici non saper consultare un orario dei treni in stazione,.. non conoscere e saper gestire il danaro, l’orologio, il calendario, … e pretendere di farlo divenire padrone nel campo delle equazioni e/o dei trinomi o binomi.
Il progetto amico ha innanzi tutto e soprattutto la responsabilità di fornire le competenze per una vita autonoma ed indipendente sia di valutare (confrontandosi con i tutor e i supervisori) se il tempo molto largo per apprendere i trinomi e le equazioni è un tempo definibile quale utile allo sviluppo cognitivo ed affettivo del bambino, della persona con x-fragile.
Il non avere sempre presente e chiaro il ruolo e le responsabilità circa il proprio intervento quale “operatore-amico”porta ad un ambiguo tergiversare. Un tergiversare che prolunga nel tempo le decisioni in una dimensione di non chiarezza ed in tale ambiguità sono insiti anche gravi errori e fraintendimenti, disturbi nella comunicazione e nella relazione tra Operatore-amico e la famiglia e gli insegnanti.
Pertanto bisogna tener chiaramente presente, rinnovando permanentemente la riflessione sul proprio ruolo , che: si lavora per lo sviluppo cognitivo ed affettivo e per fornire le competenze per una vita autonoma ed indipendente e non si ha assolutamente la responsabilità di fare ripetizioni o un “dopo scuola”.

Il 20 ottobre il papà di Fabrizio scrive al professor Cuomo:

Gent.mo Prof. Cuomo,
sono il sig. NOLO papà di Fabrizio. Per il giorno 25 c.m. è stato convocato il consiglio di classe per definire il PEI di quest'anno scolastico per mio figlio. Io ho già provveduto a far distribuire ai docenti, tramite il Dirigente Scolastico, sia il metodo Emozione di Conoscere sia la relazione che Lei ha redatto per mio figlio Fabrizio, chiedendo pertanto la sensibilizzazione degli stessi docenti ed anche l'aderenza, nell'insegnamento a mio figlio, al Metodo da Lei proposto. Ho anche consigliato l'acquisto dei libri delle Dott.sse De Pellegrin e Imola. Ritiene siano necessarie altre indicazioni e/o precisazioni, per questo prossimo consiglio di classe? O preferisce attendere la stesura del Pei, per il quale ho già chiesto di averne copia per porlo successivamente alla Sua attenzione?
In attesa delle Sue valutazioni di merito,La saluto con stima e cordialità.
Alberto Nolo

Il professore risponde:

Gentilissimo signor Alberto,

sicuramente bisognerà attendere il PEI.

Lei ha fornito i nostri riferimenti teorici, metodologici e percorsi operativi. Tali riferimenti da lei forniti, insieme alle notizie che gli insegnanti possono trovare sul forum, rappresentano uno sfondo molto completo su cui gli insegnanti possono organizzare e progettare il PEI.

Gli insegnanti inoltre hanno una loro responsabilità e professionalità che serve proprio per elaborare i riferimenti teorici, metodologici e operativi che la ricerca fornisce loro. Pertanto bisogna rimanere in attesa (non possiamo assolutamente interferire per Legge sulla libertà di insegnamento).

I riferimenti della ricerca-formazione-azione ha fornito agli insegnanti gli orientamenti educativo-didattici su cui loro possono esercitare la libertà di insegnamento. Difatti tale libertà non significa assolutamente "fare ciò che mi pare", ma significa spendere la propria professionalità a favore dei ragazzi. Noi abbiamo detto quali sono gli orientamenti didattici che favoriscono e facilitano l'apprendere delle persone con x-fragile e in particolare si sono dati orientamenti specifici per suo figlio; gli insegnanti devono utilizzare tali orientamenti di base se non vogliono produrre danno.

Il PEI, che gli insegnanti le consegneranno, non deve solo fornire obiettivi (questi sono utili in particolare per gli insegnanti per pensare ad un tracciato formativo da tenere presente) ma in particolare il PEI deve delineare le strategie, gli ambiti, i processi, le occasioni, le atmosfere relazionali,...i materiali,... i modi con cui la professionalità, le azioni degli insegnanti vogliono raggiungere gli obiettivi.
Si parla degli insegnanti non solo dell'insegnante specializzato per il sostegno in quanto suo figlio è di responsabilità di tutti gli insegnanti.

In attesa
Distinti saluti.

Nicola Cuomo

Il 23 novembre il papà di Fabrizio scrive al professor Cuomo:

Gent.mo Prof. Cuomo,
sono il sig. Alberto Nolo papà di Fabrizio. Le scrivo per comunicarle due informazioni scolastiche.
La prima attiene alla convenzione realizzabile fra l'Università e l'Istituto Superiore presso cui frequenta mio figlio; la scuola mi ha comunicato di averle scritto e mi chiedeva se io avessi al riguardo ulteriori informazioni. Ritiene di poter recepire la disponibilità della scuola e giungere alla auspicata collaborazione?
La seconda è rappresentata da una mia perplessità, mi spiego meglio. La scuola anche per quest'anno (Fabrizio frequenta il secondo anno) non assegna a Fabrizio compiti per casa, motivando questa decisione con il dire che non vogliono creare al ragazzo un eccessivo impegno e che reputano sufficiente quanto svolto in classe. Devo ovviamente aggiungere che Fabrizio legge e scrive a stento e necessità del supporto di un adulto. Ciò nonostante io non mi sento di condividere appieno questa loro decisione. Gradirei un suo parere e le sue eventuali indicazioni al riguardo, perchè non so se il mio pensiero di pensare a dei compiti per casa (anche se pur minimi) possa essere sbagliato.
La saluto con un arrivederci a presto e con cordialità. Buona serata. Alberto Nolo

Il 25 novembre il professore risponde:

Gentilissimo signor Nolo,

per quanto riguarda la convenzione come si disse non ci sono problemi.
Se è andato disperso qualche documento noi siamo sempre disponibili pertanto si può anche pensare che, al di là dei tempi burocratici, è come se fossimo già in convenzione.
Per quanto riguarda i compiti a casa bisogna molto probabilmente togliere il pregiudizio che vede i compiti come una sorta di punizione o come una sofferenza.
Le nostro ipotesi di lavoro orientano gli insegnanti al proporre le attività e lo studio in maniera molto piacevole, anche se rigorosa, in quanto gli obiettivi didattici e formativi si possono raggiungere con modalità e con strade diverse. Pertanto gli insegnanti non devono preoccuparsi di fornire compiti a suo figlio altrimenti il non averne costringerebbe a mandare Fabrizio in un centro occupazionale ed in questi contesti le attività sono monotone, noiose ed allontanano il ragazzo dalle argomentazioni che si svolgono in classe.
Lei solleciti ed inviti gli insegnanti a pensare ai compiti con accessi differenti da quelli consueti. Bisognerebbe pensare ad accessi che vanno a fornire contenuti a Fabrizio e nello stesso tempo lo impegnano piacevolmente.
Pertanto ci faccia inviare delle ipotesi progettuali dagli insegnanti e noi gli consiglieremo nell'eventualità scorgessimo rischi di appesantimento per suo figlio.

Cordiali saluti

Nicola Cuomo

Il 5 dicembre, il signor Nolo scrive al professore:

Preg.mo Prof Cuomo,
sono il sig. Nolo Alberto papà di Fabrizio, le scrivo al riguardo della convenzione tra l'Università e l'Istituo frequentato da mio figlio.
Come le ho anticipato con una mia precedente e.mail, nella scorsa settimana ho contattato la scuola conferendo con la Prof.ssa F. coordinatrice dell'Istituto.
Carissimo Prof. Cuomo, mi duole il cuore dovendole comunicare che questa insegnante in pratica mi ha abbandonato, riferendomi tra l’altro delle totali assurdità riguardo alla convenzione.
Io non so se questa Prof.ssa, successivamente al dialogo avuto con me, ha provveduto a contattarla via e.mail o telefonicamente (perchè l'ho invitata fortemente a farlo), ma devo purtroppo ammettere che lei stimato Prof. è stato profetico quando a Castrocaro mi ha detto che le scuole si professano disponibili ma poi oltre alle parole non fanno seguire altro.
Così è accaduto che mentre io comunicavo alla Prof.ssa F. che pur senza aver ancora formalizzato con carta la convenzione, questa per gli orientamenti e le intenzioni dell'Università è già in atto, lei mi ribatteva dicendo che senza la carta formale non possono procedere. A nulla è valsa la mia comunicazione con la quale le dicevo che la scuola poteva sin da subito contattare il Prof. Cuomo, anche in via informale, per definire ogni modalità sia per la carta (ritenuta assolutamente prioritaria da questa insegnante) sia per la collaborazione e disponibilità fornita dall'università.
Io mi auguro e spero che dopo le assurde dichiarazioni questa insegnante si sia comunque ricreduta e abbia voluto prendere contatti con lei.
Di quanto accaduto nella conversazione avrò cura di informare il dirigente scolastico , al quale rappresenterò nuovamente l'invito a volervi contattare.
Sono profondamente deluso dallo strano comportamento della Prof.ssa F, la quale fino al mese di settembre scorso è stata molto più che disponibile dandomi serenità e fiducia verso l'istituto e che ho apprezzato moltissimo, e non capisco il perchè di questo suo profondo ed inspiegabile atteggiamento di chiusura totale nei miei confronti; pensi che mi ha pure detto che se ho da comunicare qualcosa devo farlo esclusivamente alla quinta ora del giovedì ma solo se ci sono veramente problemi e che siano davvero seri. Cosa ne pensi carissimo Prof. Cuomo?
Le aggiungo in chiusura che alla mia richiesta del perchè non ci hanno ancora contattati (a noi genitori) per dare definizione al PEI e quindi per poterlo anche visionare, ho ricevuto la risposta che il PEI si farà come tutti gli anni solo alla fine del mese di gennaio e che per il momento se ci sono problemi è valido quello dell'anno scorso. Sono dichiarazioni assurde.
Prof. Cuomo, può dirmi come mi devo comportare? E' il caso di informare il Dirigente Scolastico, o meglio tacere per evitare che poi la segnalazione si ritorca su mio figlio? Sono molto confuso e basito per quanto mi è stato detto. So benissimo che lei non svolge consulenza, ma le ho rivolto questa richiesta di consigli perchè ritengo che solo la sua esperienza e la sua qualità professionale possono venirmi in soccorso; io da genitore sono frastornato per quello che ho dovuto sentirmi dire.
Spero per la Prof.ssa F. che si tratti di un suo momento del tutto particolare e rarissimo, ma in ogni caso certe risposte ritengo che non devono essere date e che la scuola non può permettersi simili abusi.
Attendo le sue lungimiranti osservazioni in merito, e se la scuola nel frattempo si è fatta sentire la prego di farmelo sapere, affinchè possa poi dare nella e.mail che invierò al Dirigente Scolastico comunicazioni al passo degli eventi.
Mi scuso umilmente per quanto le ho voluto scrivere, e mi dispiace (anche se non ho mai avuto dubbi sulle sue dichiarazioni al riguardo della scuola) dover prendere atto che la mancata disponibilità alla ricerca pare che stia accadendo anche da parte di questo Istituto.
Un sincero e distinto saluto.
A presto Prof. Cuomo.
Alberto Nolo

Il 6 dicembre il professore risponde:

Gentilissimo signor Nolo,

per quanto riguarda la convenzione, dal nostro punto di vista è un atto formale utile ed auspicabile per potenziare ed ampliare i rapporti interistituzionali.
La convenzione è tra l'Istituzione Scuola e l'Istituzione Dipartimento di Scienze dell'Educazione, ma l'assenza di questa assolutamente non mi vieta di fornire consigli ed orientamenti utili quale responsabile della ricerca-formazione-azione (quindi all'interno della convenzione con l'ass. Nazionale x Fragile).
Al di là delle convenzioni e degli atti formali personalmente con il mio team di lavoro cerchiamo di fornire risposte, per quanto ci compete, alle famiglie, agli insegnanti, mettendo al centro non la burocrazia, ma la persona.
Se seguissimo gli itinerari formali perderemmo la flessibilità che ci permette prima possibile di supportare gli insegnanti e le famiglie. Inoltre se si segue pedissequamente la strada burocratico-formale ci possono essere delle e-mail che si perdono, lettere che non arrivano, orari che saltano, appuntamenti che si dimenticano,... tutti incidenti possibili in quanto non è possibile neanche immaginare un percorso perfetto. Pertanto dica agli insegnanti di lavorare anche con l'emozione di conoscere cercando di instaurare con le famiglie un rilassante relazionarsi per condividere, al fine di risolverle, le mote problematiche che man mano emergono.
Per quanto riguarda la sua richiesta circa la risonanza magnetica funzionale ho fatto inviare una circolare dalla signora Bertelli che sembra generica, ma che presenta una situazione che per essere definita necessita di grandi fondi oggi da noi non in possesso.
tenga conto però che la risonanza magnetica funzionale non risolve problematiche ne prospetta itinerari di guarnigione ma sarebbe una strumentazione in più che andrebbe a validare le nostre ipotesi di intervento le quali stanno già dando ottimi risultati.
Invalidare le ipotesi di intervento nell'ambito di Pedagogia Speciale è un riferimento più della Comunità Scientifica che per le famiglie e i ragazzi. Tenga conto che il nostro intervento di Pedagogia Speciale, come lei sta constatando, interviene ed agisce nei contesti, nelle situazioni,... nella complessità della vita quotidiana per poter intervenire a rendere adeguato un sistema.
Non è semplice, ma è quello che occorre per i nostri figli.

Cordiali saluti

Il 9 dicembre il dirigente scolastico della scuola di Fabrizio, scrive al prof. Cuomo non avendo avuto più notizie della convenzione tra università e scuola:
ISTITUTO TECNICO INDUSTRIALE STATALE
Arezzo 9 Dicembre 2010

Gentile Professore Cuomo,
già da tempo le abbiamo inviato una lettera nella quale si confermava la nostra completa disponibilità a collaborare con l’Università di Bologna.
Nella lettera inviata per raccomandata con ricevuta di ritorno prot.n.8422 del 24/09/10 e dai voi ricevuta in data 28/09/10, si chiedevano notizie riguardanti la convenzione da stipulare.
Allo stato attuale non abbiamo avuto risposta alcuna probabilmente per qualche disguido intercorso.
Il Consiglio di Classe sta comunque lavorando con il metodo “emozione di conoscere” e tutti noi stiamo seguendo le linee guida da lei consigliate.
Auspichiamo in un suo contatto affinché si possano stabilire dei criteri per valutare il lavoro da noi svolto fino ad ora e poter proseguire il progetto da lei indicato.

Distinti Saluti

Il professore risponde:

Gentilissima Dirigente Scolastico.

abbiamo ritrovato la vostra raccomandata che purtroppo era andata a finire nella "posta particolare" e, per colpa della nostra organizzazione, invece di essere rilevata prima è rimasta indietro.
In tutti i modi però noi vi avevamo già sottolineato che siamo pienamente disponibili alla collaborazione.
Inviamo in allegato un modulo in cui si formalizzano forme di convenzione gratuita.
Indipendentemente dai tempi tecnici occorrenti per questa stipulazione, personalmente dichiaro la mia piena disponibilità a collaborare.

In attesa di un riscontro colgo l'occasione per inviare cordiali saluti

Nicola Cuomo

II 16 dicembre il papà di Fabrizio scrive alla dott.ssa Imola

Gent.ma Dott.ssa Alice Imola,
sono il sig. Nolo Alberto papà di Fabrizio.
Le scrivo per sapere se vi era possibile inviarmi alcuni file/documenti che durante l'incontro di Mantova sono stati da Voi richiamati per illustrare i lavori.
Mi riferisco nel particolare a:
- file Avv. Nocera 10.4.10 (riguardante il PEI);
- file Sostegno 1 e 2 (riguardante l'insegnante di sostegno);
- file Lettera insegnanti 10.12.10 (riguardante la comunicazione alla scuola, redatta
proprio durante i lavori, se non sbaglio in merito al figlio della sig.ra Bendoni);
- file della lettera inviata al riguardo delle visite dei compagni a casa, per evitare che le
possano rifiutare a causa dell'ansia che può generarsi (per questo file non ho un
riferimento per darle migliori indicazioni).
Questi documenti contengono per quanto di mio interesse, utilissimi spunti che vorrei poter avere con me all'incontro con gli insegnanti di mio figlio, che ho chiesto alla scuola di rendermi possibile.
Mi è molto piaciuta anche la presentazione di alcuni ragazzi con disabilità fatta da Costanzo nel programma Maurizio Costanzo show. Posso avere copia di quel breve video?
Mi è anche piaciuto molto il progetto della Dott.ssa Nuria. Ho sentito che per il cd rom si sta provvedendo alla traduzione in Italiano, e sono interessato ad averne uno; ma per la registrazione del suo intervento, quello di domenica mattina, è possibile avere una copia? Se è possibile fatemi sapere quale supporto informatico dovrò procurare.
Nel ringraziare, a prescindere da quanto mi potrà essere fornito, mi preme anche esprimere la mia piena soddisfazione per l'incontro di Mantova nella sua completezza. Sono state rese disponibili, dal Prof. Cuomo e da Voi , preziose e numerose competenze ed utilissime indicazioni per i nostri figli, e i suggerimenti e i commenti durante i lavori ritengo siano stati molto efficaci. Credo di avere appreso diverse conoscenze. Ho avuto il sentore che questo mio apprezzamento sia anche quello delle altre famiglie. Davvero un bell'incontro.
La prego di partecipare questo mio ringraziamento al Prof. Cuomo, cui tengo e che stimo molto.
In attesa di una Sua comunicazione, cordialmente rinnovo il mio saluto a tutti Voi.
Alberto Nolo


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