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Messaggio  Admin il Mer Mar 31, 2010 12:40 pm

Alessandro è un bambino di 5 anni. Il suo operatore-amico è Licia.

Il 2 agosto 2009 il padre di Alessandro scrive alla Dottoressa Alice Imola:


Carissima Alice,
sono il padre di Alessandro, 6 anni, in questi giorni abbiamo scattato diverse foto in momenti e situazioni diverse, in piscina, durante una festa, dal risveglio alla colazione, alla pipì (Alessandro ha paura dei rumori forti, anche degli scarichi del wc e non vuole andare da solo in bagno, con le foto speriamo di aiutarlo). Abbiamo acquistato degli album di colore diverso nei quali incollare i gruppi di foto, prepareremo le didascalie, in modo da ricostruire i vari momenti.
La prossima settimana verrà per la prima volta l'educatrice, che ci seguirà nel progetto amico, come possiamo iniziare?
Andiamo a fare la spesa insieme e prepariamo una macedonia?
Per i video oltre alle riprese fatte a scuola, dobbiamo continuare a riprendere i vari momenti della giornata?
Grazie aspetto tue notizie.
Buon fine settimana

Il 3 agosto 2009 il professor Cuomo risponde:

Gentilissima famiglia Tasselli (e tutte le altre famiglie ed operatori che partecipano alla ricerca in primo piano),

è importante seguire le nostre raccomandazioni in particolare nel non far divenire un compito scolastico le uscite e le foto.
Sia la famiglia che l'Operatrice dovranno evitare i toni di verifica e le situazioni da maestrina. Se Alessandro non volesse partecipare lui in modo diretto lo si deve implicare in modo indiretto (anche soltanto facendolo assistere a quanto si sta facendo).
Per quanto riguarda i rumori, se il bambino ha paura, gli si potrebbe suggerire di tapparsi le orecchie nel momento in cui lo scarico fa rumore. Sicuramente il rumore gli produce paura e questo avrà una causa per ora, invece di abituarlo al rumore, cerchiamo di insegnargli come si può fare per difenderci da questo.
Il tapparsi le orecchie è una delle possibilità, come pure uscire prima che la mamma o il papà tiri lo scarico. Fuori dalla porta chiusa lo scarico fa meno rumore.
Sino a quando non scopriremo la causa del timore dei forti rumori la strategia migliore sta nel ritrovare con lui forme di difesa.
Per quanto riguarda l'arrivo dell'operatrice è bene che la giornata o il tempo a disposizione lasci all'operatrice la possibilità di osservare come il bambino si relaziona con il contesto.
Invitare a cena l'operatrice può essere un buon inizio. Bisogna tener presente che l'operatrice non è la maestra del dopo scuola e che l'obiettivo è quello di organizzare il bambino sul piano cognitivo, cercare modalità per fornirgli quel Filo di Arianna di cui si parla nella ricerca.
Niente odori da insegnare e apprendere, per ora, ma osservazioni e implicazioni indirette (leggete il messaggio che stiamo inviando alla famiglia di Michele in cui vi sono dei suggerimenti particolari sull'uso dell'album, delle foto e delle attenzioni che bisogna tenere nella relazione).
Iniziare dal conoscersi a tavola è l'inizio migliore e a tavola, parlando in modo indiretto di Alessandro (facendo in modo che lui senta in modo indiretto), si andranno a sottolineare tutti i suoi pregi.

Mi raccomando tutti i suoi pregi (le problematiche fanno parte del nostro discorso), parlando a tavola si potrà far cadere il discorso sul fatto che il bambino è goloso e l'operatrice dirà: io so fare una buonissima macedonia e la prossima volta mi farò aiutare da Alessandro ... e la mangeremo tutti.

Mi raccomando di fornire all'Operatrice tutte i messaggi delle famiglie implicate in primo piano e raccomandiamo gli operatori di leggere i messaggi anche delle altre famiglie in quanto sono organizate da fornire consigli anche indiretti e utili per tutti.

Fateci sapere.

Alice Imola
Nicola Cuomo

PRIMI DUE INCONTRI DI LICIA ED ALESSANDRO. Licia scrive:

PRIMO INCONTRO
15 settembre 2009. Primo incontro con Alessandro Tasselli.

Alle 17.00 in punto ero a casa di Alessandro.
Quando sono arrivata, lui dormiva ancora, cosi ho fatto due chiacchiere con la mamma.
Dopo circa 20 minuti Alessandro si è svegliato ed è corso nel soggiorno dove eravamo noi.
Si è svegliato abbastanza di buon umore cosi l’ho salutato dandogli un grande bacio e un abbraccio.
Nel frattempo si è svegliata anche sua sorella,Sara, e ho salutato calorosamente anche lei.
Alessandro si è catapultato verso il televisore perché voleva giocare alla wii o come si chiama quel videogiochi con cui si fanno tanti esercizi, ma abbiamo detto che era rotto per evitare che il bambino si parcheggiasse per ore davanti alla tv.
Mentre parlavamo della console rotta, la mamma di Alessandro e Sara si sono preparate per andare via a fare delle commissioni.
Alessandro e io siamo così usciti nel viale per salutare la mamma e la sorellina e fortunatamente Alessandro non ha fatto capricci chiedendo di andare insieme a loro due.
Dopo averle salutate,Alessandro e io siamo rientrati in casa e gli ho proposto di fare una bella sorpresa alla mamma e alla sorella:" Alessandro vuoi aiutarmi a preparare dei biscotti al cioccolato buonissimi per fare una sorpresa a mamma e a Sara, cosi quando rientrano possono assaggiarli? Saranno sicuramente felici di mangiarli!!!"
Alessandro è stato felicissimo ed è corso in cucina.
Abbiamo preso la mia ricetta che avevo in borsa e ci siamo accertati di avere tutti gli ingredienti.
Fortunatamente in casa c'era tutto l’occorrente cosi ci siamo messi subito a lavoro.
Sinceramente mi aspettavo che Alessandro partecipasse di più, credevo di giocarmi un'arma vincente con la
manualità e con il pasticciare in cucina,ma purtroppo non è stato propriamente cosi.
Alessandro era felicissimo del fatto che stessimo preparando i biscotti,ma si allontanava praticamente sempre.
Era preso dai cellulari che trovava sul tavolo,dalla calcolatrice e da mille altre cose. Io l'ho assecondato in tutto nel senso che ho seguito i suoi desideri: se andava in camera ad utilizzare il pc, lo seguivo e lo utilizzavamo insieme; quando andava nel cortile e saliva nella macchina della madre per accendere lo stereo e cantare, io ero con lui e quando andava in salotto a giocare con le macchinine, io giocavo con lui...
Alla fine tra una cosa e l'altra abbiamo preparato anche i biscotti, perchè Alessandro entrava spesso in cucina e si interessava della preparazione ed era anche impaziente di mangiarli.
Appena sfornati, ne ha divorati almeno 4, era contento di fare questa nuova merenda e mi chiedeva gli applausi perchè a suo dire eravamo stati bravi.
Dopo i biscotti, abbiamo giocato a tennis e con le macchinine.
Ci lanciavamo due macchinine e io sottolineavo il colore di entrambe:"Alessandro mi passi la macchinina rossa?"; "Alessandro adesso lanciami quella rosa per favore".
Mentre per il tennis abbiamo solo lanciato le palline con le racchette anche se lui utilizzava solo le mani.
In questi momenti mi sentivo solo una baby-sitter perché in cuor mio sapevo che stavo solo intrattenendo il bambino, ma lui non stava giovando della mia presenza.
Ero solo una baby-sitter posta lì per divertirlo qualche ora.
Forse sbaglio, forse non sono entrata nella logica del percorso,ma io sto scrivendo questa relazione a pochissime ore dall'incontro con Alessandro e le mie emozioni sono queste.
Cresce inoltre l'ansia in me perché dopodomani andrò di nuovo da lui e non so proprio come trascorrere 3 ore!
Forse tra un mese riderò di questo mio timore perché avrò tante di quelle idee che non saprò da dove cominciare, ma adesso sono paralizzata e ho l'ansia di fare fare fare o per lo meno di non sprecare tempo:
Alessandro è piccolo e anche le conversazioni non sono lunghissime perché si scoccia e preferisce giocare al parlare.
Ho pensato di andare al supermercato, ho chiesto alla madre di non fare la spesa giovedì mattina perché nel pomeriggio andrò io e ci può chiedere la cortesia di andare a comprare delle cose per lei,ma non so se sia una buona idea.
Datemi dei feedback per favore!

Ps. quando è tornata la mamma con Sara, Alessandro e io eravamo a giocare a tennis in salotto e Alessandro ha preso per mano la mamma e l'ha portata in cucina per farle vedere il nostro capolavoro.
Sara ha mangiato due biscotti e le sono piaciuti e io dopo pochissimi minuti sono andata via. Alessandro mi ha saltato con un bacio e mi ha detto : "Ci vediamo domani."

SECONDO INCONTRO
17 settembre 2009
Sono arrivata a casa di Alessandro alle 17.00.
Lui si era appena svegliato e ci siamo salutati con un grande abbraccio.
Suo padre, mi ha chiesto di andare giù nella tavernetta per mostrarmi tutti i film che colleziona e cosi Alessandro è venuto con noi.
Alessandro mi ha mostrato i suoi film preferiti e mi ha fatto vedere il poster a grandezza naturale del suo mito, Diego, un giocatore della Juventus. Mentre mi faceva vedere il poster cantava cori da stadio e si divertiva molto.
Saliti dalla tavernetta, ho chiesto ad Alessandro se gli andasse di fare merenda fuori, al bar e se avesse voglia di una passeggiata. Lui mi ha risposto subito di sì e mi ha chiesto di andare a vedere i treni (durante l’incontro di Rimini, sua zia lo portò alla stazione per caso e lui si è innamorato dei treni).
Gli ho detto che andava benissimo,ma che prima doveva vestirsi, non potevamo mica uscire col pigiamino!
Alessandro mi ha dato prontamente la mano e mi ha portata in camera sua dove ha aperto l’armadio per trovare i vestiti.
Ha tirato fuori solo canottiere, cosi gli ho spiegato che faceva un po’ freddino per indossare le magliette senza maniche e lui subito ne ha scelta una a mezze maniche rigorosamente della juve! Ha scelto i pantaloni e li ha indossati da solo e poi ha provato a mettere i sandaletti che erano in camera,ma dopo aver infilato il piede, non riusciva a tirare su il cinturino alla caviglia. In effetti ci voleva un po’ di forza e l’ho aiutato io.
Dopo essersi vestito, abbiamo salutato tutti e siamo usciti.
Lui era eccitatissimo, correva, cantava e ripeteva in continuazione: “ Io e Licia, i treniiiiii”.
Siamo saliti in macchina e ancor prima di parlare, mi sono messa la cintura, lui ha fatto lo stesso,ma da solo non ci riusciva cosi gli ho dato una mano. Quello che mi importava era vedere se si approcciava alla cintura prima che io glielo chiedessi e cosi è stato.
In macchina abbiamo cantato e parlato fino alla stazione. Abbiamo parcheggiato e siamo scesi.
Una volta in stazione, forse intimorito dall’ambiente dispersivo mi è saltato in braccio e mi ha stretto fortissimo. Purtroppo è passato un treno,ma era un treno in transito, cosi il rumore è stato assordante e Alessandro si è spaventato un po’.
Mentre si lamentava del rumore, io ridevo e lo rassicuravo per fargli capire che non c’era nulla di cui preoccuparsi, i treni vanno sempre molto veloci; è normale.
Il suo spavento è durato pochissimo fortunatamente,ma mi ha chiesto di andare via senza aspettare di vedere gli altri treni.
Usciti dalla stazione, ci siamo diretti verso un bar per fare merenda. Alessandro ha scelto un cornetto al cioccolato e ha chiesto,da solo, al cameriere un bicchiere d’acqua liscia. Ho pagato e ci siamo seduti al tavolino, mentre consumavamo, Alessandro mi ha chiesto un tovagliolo e io gli ho detto di domandarlo al cameriere.
Lui si è alzato, si è rivolto al cameriere e ha detto : “Tovagliolo”; lo ha preso e ha ringraziato.
Quando ha finito di mangiare, mi ha chiesto dove dovessimo andare. Io gli ho risposto che potevamo fare quello che lui voleva e ha scelto di passeggiare in macchina perché si rilassa molto mentre guarda qualcuno che guida.
Abbiamo raggiunto la mia macchina e da lontano lui l’ha riconosciuta subito e ha detto: “La macchina di Licia, andiamo nella macchina di Licia.”
Saliti in macchina si è messo da solo la cintura anche se alla fine, per agganciarla ha sempre bisogno di una mano, ma solo perché non ha molta forza fisica.
Abbiamo passeggiato un bel po’ e ogni volta che incontravamo un semaforo, io dicevo: “E’ rosso devo fermarmi, appena diventa verde posso ripartire”; questa frase l’ho ripetuta circa 6 o 7 volte quando ad un certo punto, fermi ad un semaforo, ho fatto finta di rovistare nella mia borsa e gli ho chiesto: “Alessandro per favore mi avvisi quando il semaforo diventa verde?”. Alessandro pochi secondi dopo ha tirato un grande respiro e ha gridato: “E’ verde, possiamo ripartire!”
Sono stata felicissima e da quel momento non faceva altro che ripete,ad ogni semaforo: “E’ rosso, fermiamoci” e quando scattava il verde: “Ripartiamo”.
Dopo questa lunga passeggiata, siamo tornati a casa dove ci aspettavano la mamma e la sorella.
Alessandro e io abbiamo un po’ giocato con le macchinine e poi mi ha chiesto di accompagnarlo in bagno.
Una volta in bagno voleva che lo aiutassi a fare pipì,ma gli ho detto di fare solo, tanto io ero accanto a lui se avesse avuto bisogno… Ha fatto tutto da solo. Si è abbassato i pantaloni, poi le mutandine; ha fatto pipì, si è pulito e si è rivestito. Ha spento la luce e siamo tornati in cucina.
Nel frattempo la mamma e Sara sono scese giù in tavernetta a fare i compiti, cosi io furbamente ho preso le foto scattate per il progetto album e ho cominciato a guardarle senza chiedergli di venire con me.
Dopo pochi secondi Alessandro si è avvicinato da solo, abbiamo visto e commentato tutte le foto e poi, di sua spontanea volontà, ha aperto un cassetto e mi ha dato altri due album di vecchie foto: quelle del suo battesimo e del suo primo compleanno.
Io dicevo: “Guarda Alessandro come eri piccino, adesso sei molto più alto, più grande”. A lui piaceva molto quando dicevo cosi.
Dopo aver visto le foto, Alessandro ha preso un mazzo di carte da poker che erano nello stesso cassetto (lasciato aperto) delle foto.
Le abbiamo tirate fuori tutte e io, di volta in volta, a seconda della carta che prendevamo in mano dicevo: “Picche, cuori, fiori, quadri”. Dopo aver ripetuto queste parole per innumerevoli volte,ma senza indirizzarle a lui, dicendole a me stessa, come se stessi pensando a voce alta, gli ho detto: “Ale facciamo un gioco: troviamo tutte le carte di cuori”…. Non ne ha sbagliata una!!!!!
Appena trovava una carta di cuori battevamo 5 con le mani e lui era felicissimo. In questo frangente è salita la mamma e Alessandro le ha fatto vedere orgoglioso che sapeva distinguere fra tutte le carte, quelle di cuori!
Ha imparato anche a distinguere i fiori,ma non gli altri due semi… poco importa. Io poi non ho mancato di sottolineare che i cuori sono rossi esattamente come il semaforo quando ci si ferma…
Arrivata l’ora di andare via, abbiamo rimesso tutto a posto, album e carte, e l’ho salutato.
Alessandro non voleva lasciarmi ed è salito in macchina con me perché voleva venire via.
Quando gli ho detto che per me era arrivata l’ora di tornare a casa mia, lui mi ha detto: “Ok, ci vediamo domani!”.
Gli ho detto che non ci saremmo visti l’indomani, ma il martedì successivo e l’ho ripetuto un paio di volte.
Prima di scendere dalla mia auto, mi ha dato un grandissimo bacio ed è andato via.
Sono felicissima di come è andata questa volta! Molto meglio rispetto al primo incontro,ma l’ansia del prossimo incontro rimane… Cosa potrò fare con lui per renderlo felice e per creare occasioni in cui far nascere la voglia di conoscere?

Il 20 settembre 2009, il professor Cuomo scrive a Licia:

Gentilissima Licia,

nell’invitarla a rileggere il messaggio in cui si davano suggerimenti circa uno dei problemi forti di Alessandro, I RUMORI, la invito nel prossimo futuro, alla attenzione ed a non commettere errori così evidenti.
Come le ha sottolineato la dott.ssa Imola non stiamo chiedendo a lei fretta ma profonda e professionale attenzione.
Pensi che lei a solo due casi da star dietro e da pensare profondamente non si lasci trascinare dal "tanto mi inventerò ..." lei deve studiare!

IMPORTANTE!

Tenga conto che Alessandro stava superando le paure sui rumori...

paradossalmente a quanto tu dici il primo incontro è stato più fruttuoso del secondo.
Nel primo vi era la tua attenzione ad osservare nel secondo sei andata a sbando.

HAI PERSO IL TRENO?

Le osservazioni del primo incontro dovevano essere da te trasformate in un progetto strutturale. Un progetto che bisogna scriverlo in quanto per scrivere è necessaria una concentrazione e quindi un pensar meglio.
Tu hai inviato SOLO un’osservazione del primo incontro, devi abituarti a non terminare con:

“ORA NON SO COSA FARE E NON SO COSA MI ACCADRA’ LA PROSSIMA VOLTA!”

Anche solo per ipotesi devi scrivere cosa potresti fare, questo non per farlo davvero (E’ POSSIBILE CHE VI SIANO OCCASIONI MIGLIORI E QUINDI BISOGNA ESSERE PRONTI A CAMBIARE MA A CAMBIARE MANTENENDO IL FILO DEL DISCORSO NON A SALTARE DA UNA SITUAZIONE ALL’ALTRA).
Tu ,per esempio, sai che è possibile che Alessandro abbia paura dei rumori e sai anche che in stazione è molto, moltissimo probabile che vi siano dei rumori improvvisi e pertanto dovevi: preparare il bambino nel caso ci fossero dei rumori: “che bella idea Alessandro hai avuto andremo a vedere i treni… ma prepariamoci sai molte volte sono molto rumorosi ed a me (Licia) il troppo rumore mi disturba. Sai cosa facciamo portiamoci del cotone che se vi è rumore lo mettiamo nelle orecchie così ci abituiamo un po’ alla volta al rumore”

Il far finta di niente quando si spaventa Alessandro e riderci sopra mentre, può funzionare con gli altri bambini; per bambini come Alessandro equivale a: “gli altri ridono allora sono io solo che ho paura …”
Avresti dovuto dirgli immediatamente tappiamoci le orecchie così quel rumore non ci spaventa. In tal modo gli avresti suggerito una strategia.

Altro
Andare in stazione poteva diventare: portiamo con noi la macchina fotografica così facciamo vedere a tua zia, alla mamma ed al papà come ci siamo divertiti.
La macchina fotografica ricordati che produce foto che possono mettere in concatenazione gli eventi nel progetto album che non è per forza legato a quando il bambino era piccolo che poi è cresciuto e che poi si è cresimato (questo lo fanno tutte le maestrine).
La dinamica doveva essere come quella descritta nella lettera per la piscina di Michele, ricordi in quella lettera vi era tutta una strategia, bisognava fare le foto per poi farle vedere alla mamma.
Le lettere vanno STUDIATE e quando si scrive la relazione bisogna averle accanto per prenderne spunto per quanto si farà. Per non terminare con cosa farò la prossima volta ma con la prossima volta penso di fare…
Ora hai perso il treno?
Altro strumento che devi abbandonare è l’automobile. Si va a piedi o con l’autobus!
Mai più auto, quindi, solo in casi particolari e parcheggiare non vicini alla meta.
Altro elemento da evitare è il bar, o la pizzeria o… naturalmente non da evitare totalmente, ma non deve assolutamente diventare la meta.
Nella prima relazione hai visto che il bambino si distrae in casa quindi ti può venire l’idea di portarlo a casa tua che organizzerai prima per far sì che non trovi televisori, calcolatrici, telefonini in giro e che tutto avvenga in cucina: “… per fare una sorpresa più grande questa volta andiamo a casa mia a preparare la crema qui se ne accorgono tutti che sorpresa è…”
Altra cosa interessante, il bambino ti vuol rivedere, ma non si orienta nel tempo (ricorda il piccolo principe) ti accludo il progetto agenda calendario così come nel piccolo principe Alessandro ti potrà aspettare con il batticuore…
Come vedi se ti fermi a riflettere trovi altre ed altre idee…
Per esempio a casa tua ci può essere un’occasione per esplorarla nelle differenze con la sua. Puoi far vedere come tu hai in ordine la roba in modo che anche lui lo faccia.
Puoi fotografare per far vedere le differenze la mia cucina è così la tua è..
Il salotto è… il tuo è…
Tutte foto per far vedere alla mamma al papà dove è stato e a fare cosa
Naturalmente i genitori dovranno apprezzare il tutto che andrà organizzato in album.
Il fatto che il bambino ti diceva i colori e ha appreso le forme ed i colori delle carte significa (per noi) solo che il bambino ha una buona capacità potenziale di apprendimento e che quindi va implicato in itinerari sensati e con chiari scopi.
Ecc… ecc…
La prossima volta con la relazione devi inviare in prospettiva cosa hai in mente di fare.

Il 21 settembre 2009 Licia risponde:

Gentile prof. Cuomo,
ricordo benissimo la paura di Alessandro per i rumori forti, ha ragione quando dice che dovevo tenerla presente; ma durante il Congresso di Rimini, la zia di Alessandro lo ha portato alla stazione mentre facevano una passeggiata e lui ne è stato felicissimo.
Alla stazione gridava: "trenooooo,trenooooo" perchè arrivasse. Quando poi ci siamo rivisti in albergo, lui mi ha raccontato questa cosa con molta eccitazione.
Cosi, quando giovedi pomeriggio mi chiese esplicitamente di vedere i treni senza che io glielo proponessi e la mamma fu d'accordo, ho pensato che fosse una buona idea e che Alessandro stesse superando con successo quella vecchia paura.
L'ho fatto solo perchè c'era stato un precedente andato benissimo.
Non credevo di fare una cosa sbagliata, ma adesso ho capito che forse i tempi non erano maturi. La ringrazio per i suoi grandi consigli.

Lo stesso giorno il professor Cuomo risponde:

Gentilissima dott.ssa Licia,

nè la mamma, nè la zia, nè il bambino stesso sono gli esperti!!!
Prima di andare a "toccare" ambiti rischiosi deve pensarci molto e consultarsi con noi.
In tutti i modi il bambino andava preparato alla possibilità dei rumori sia facendogli presente dell'eventualità che potesse passare un treno rumoroso, sia ricordandogli che insieme conoscevate il trucco per non spaventarsi: quello di tapparsi le orecchie.
"... se i rumori ti danno fastidio ci possiamo tappare le orecchie".
I bambini con x-fragile possono, e lei lo sa benissimo perchè lo abbiamo trattato anche sul piano inter e multidisciplinare, non concatenare gli eventi e quindi non trasferire quello che noi abbiamo definito "trucco di tapparsi le orecchie".
Una buona occasione per verificare se Alessandro spontaneamente mettesse in atto il transfer (sempre con un aiuto evocante) poteva esser quella del treno rumoroso per allenarlo ai transfer(si ricordi che definiamo transfer non transfert quest'ultimo ha un senso psicoanalitico che non ci riguarda nell'ambito della Pedagogia Speciale).
Quindi deve essere molto attenta a non lasciarsi influenzare o peggio condurre da quanto dicono i parenti ma riportarlo a noi. Siamo noi che dobbiamo "valutare" attentamente.
Se lei segue quanto le diranno i parenti da una parte li farà contenti ma dall'altra penseranno: "... fa quello che le diciamo noi che razza di esperta è!".
Per la prossima volta segua il protocollo e ci consulti.
Potrebbe, per riprendere il treno perso, evocare con Alessandro lo spavento e indurlo a farle dire il "trucco":
"...l'altro giorno, ti ricordi, in stazione, dove vi sono quei bellissimi treni? Io mi sono un po' spaventata(deve dichiarare il suo spavento non ridere! con la sua dichiarazione deve, in contemporanea, dire il trucco che mette in atto per superare lo spavento o per evitarlo!)
Io so che tu sai un trucco che ti hanno insegnato per non spaventarti ai rumori che è quello di metterti le mani alle orecchie mi fai vedere come fai? ...che bello ora lo farò anche io e spero di saperlo fare? anzi, mi viene una idea, un altro giorno andiamo insieme così mi dici tu se faccio bene e mi insegni".
In stazione insieme, non vicino al binario, si fa insegnare e mi invia la riflessione e l'osservazione.

PROGETTO CALENDARIO-AGENDA

Organizzare una agenda, un diario, un calendario delle attività di Alessandro significa, nel tempo, costruire una memoria della sua esistenza, significa offrirgli l'opportunità di avere una sua storia.
Una storia che è fatta di aspetti sia razionali che emotivi, di competenze e di emozioni, di razionalità e di fantasia, di dati e sensazioni una storia che in tutti i modi, per valere la pena di essere vissuta, deve avere come sfondo il piacere di esistere e l'emozione di conoscere.
E' con questi presupposti che dobbiamo organizzare, progettare le occasioni e gli strumenti per lo sviluppo cognitivo ed affettivo di Alessandro e le strategie vanno progettate e proposte con l'attenzione a non intaccare la sua dimensione affettiva profonda assediandola e preordinandola, ma offrendogli opportunità per costruirsi una memoria autentica "in modo da incorporare le esperienze" in modo originale.

Un "foglio-agenda" settimanale da affiggere su di una tavoletta di legno, può essere una proposta utile e facilmente realizzabile.
Il "foglio-agenda" può essere cambiato tutte le domeniche e nello stesso cerimoniale di sostituzione iniziare con il compilare il "foglio-settimana" successivo.
Il "foglio-agenda" passato va conservato, raccolto in un album e va a costruire un percorso, una storia fatta di eventi, di segni che aiutano a ricordare gli avvenimenti passati e gli impegni che verranno.
I contrassegni, "i segnatempi" possono essere oggetti o disegni a rilievo che ricordano l'impegno, possono essere parole in braille; qualunque simbolo che Alessandro è in grado di riconoscere.

Proviamo a costruire il calendario

Il “calendario-agenda” deve avere la caratteristica di essere una struttura di base che propone un prima, un adesso, un poi. Una struttura di base che segue un divenire in modo che quello che è poi, man mano diviene l’adesso, il prima.
Un itinerario mutevole e nello stesso tempo ricorrente.
Prendiamo come unità di misura la settimana e la giornata, organizziamo su di un foglio di media consistenza (per esempio di cartoncino”bristol”) un planning settimanale come quelli delle agendine.
Dividiamo il cartoncino in sette colonne verticali con bordo a rilievo (che rappresentano i sette giorni) ed in cima a ciascuna colonna scriviamo in stampatello a rilievo LUN – MAR – MER …
Seguendo la linea verticale dividiamo la giornata per ora in sei parti, tre prima del pranzo e tre dopo il pranzo.
Teniamo il momento del pranzo come momento mediano della giornata, momento conosciuto da Alessandro.
A questo punto ci troviamo di fronte a sette colonne che rappresentano i giorni ed a sei spazi nella giornata che rappresentano il tempo della giornata che va dal mattino alla sera.
Il “foglio-calendario-agenda” va puntato sulla tavoletta di legno che dovrà avere in alto, in corrispondenza delle giornate un foro per ciascuna giornata.
Il foro serve in quanto vi andrà infilato un pomello che giorno per giorno passerà dal LUN al MAR, al MER,… e così via per ritornare a conclusione (nel cerimoniale del lunedì mattina) di nuovo da capo sul LUN.
In verticale vanno praticati altri sei fori (più piccoli di quelli precedenti) a sinistra di ciascun rettangolo rappresentante i sei momenti della giornata.
I sei fori a sinistra di ciascuna giornata accoglieranno un pomello (più piccolo di quello della giornata) che sarà spostato man mano che si passa da un evento della giornata all’altro.
Ci troviamo di fronte quindi a due movimenti il pomello grande che passa da un foro all’altro ogni mattina e il pomello piccolo che passa da un foro all’altro in relazione agli eventi della giornata.
Il cartoncino sarà posto sulla tavoletta ed ogni mattina con Alessandro (ponendo la mano sulla sua) si inserirà il pomello nel foro in successione.
La base del pomello (quella che dovrà entrare nel foro) è bene farla appuntita in tal modo, in una sorta di obliterazione, Alessandro forerà il “foglio agenda”: il foglio con sette fori in alto rappresenta la settimana compiuta (sarà bene rendere sensibile al tatto il punto dove si infilerà il pomello).

Passiamo ora alla giornata ed al pomello più piccolo.
Ritroviamo sei eventi forti in successione, simbolizzati a rilievo nei rettangoli, che caratterizzano la giornata di Alessandro, per esempio:

LA COLAZIONE (caratterizziamo il rettangolo con un simbolo che la identifica per es. il cucchiaino). Alessandro prima di fare colazione infila il pomello nel foro (altra obliterazione)e poi va a fare colazione.
LE ATTIVITA’ (caratterizziamo questo momento con un altro simbolo per es.: la creta) Alessandro prima di iniziare le attività di creta infila il pomello nel foro successivo dove vi è il rettangolo con il simbolo che connota le attività e poi...
IL PRANZO (caratterizziamo questo momento nel rettangolo del planning per es.: con il cucchiaio e la forchetta) Alessandro prima di andare a pranzo infila il pomello nel foro successivo dove vi è il simbolo del pranzo e poi va a mangiare.
Anche gli altri tre rettangoli saranno organizzati con una simbolizzazione a rilievo dell’impegno che dovrà svolgere Alessandro (in seguito nelle differenti giornate si potranno inserire quegli impegni di A. non ricorrenti come il pranzo. Il “calendario-agenda” avrà quindi degli appuntamenti ed impegni ricorrenti nella giornata ed altri ricorrenti nella settimana, per esempio il giovedì piscina).

Il 22 settembre 2009 Licia scrive per raccontare il terzo incontro con Alessandro:

PROGETTO AGENDA:

Sono arrivata a casa di Alessandro alle 17.00.
Lui si era appena svegliato e mi ha salutata con un bel sorriso.
L’ho aiutato a mettere le scarpine, come ho già detto, lui riesce solo ad infilare il piede dentro, ma poi non riesce ad infilarle completamente.
Gli ho chiesto che cosa volesse fare e mi ha risposto: “I Treni!!!” e considerando i precedenti , gli ho risposto che oggi non ci potevamo andare.
In casa Alessandro aveva già il cartellone, cosi la mamma di Alessandro me lo ha dato e ho proposto ad Alessandro di andare in tavernetta a preparare un calendario molto bello.
Gli ho spiegato che nell’arco della settimana ci sono molti impegni da tenere a mente e che la stessa giornata e divisa in tanti piccoli momenti in cui di solito facciamo determinate cose; per es. la mattina appena svegli facciamo colazione, poi usciamo per andare a scuola, poi torniamo a casa per pranzare e siamo già a metà giornata.
Dopo pranzo di solito ci riposiamo e poi facciamo alcune attività, ad es. il martedì e il giovedì vado io a trovarlo mentre il lunedì e il mercoledì è la volta della logopedista…
Dopo le varie attività si ritorna a casa, si cena e ci si mette a letto dopo essersi messi il pigiama e aver lavato i denti. Il nostro calendario sarebbe servito a guidarci nei vari momenti della giornata e a condurci durante lo scorrere della settimana.
Lui mi ascoltava quasi ipnotizzato e anticipava le mie parole, ci siamo armati di pennarelli, righelli e cartellone e siamo scesi in tavernetta.
Ho pensato che se ci fossimo seduti intorno ad un tavolo, Alessandro sarebbe scappato via dopo 2 minuti perché avrebbe avuto l’impressione di stare a scuola e, peggio ancora, mi avrebbe percepita come una maestrina, cosi ci siamo seduti per terra e abbiamo svuotato l’astuccio . Avevamo intorno a noi, decine di pennarelli colorati e righelli. Ci siamo anche tolti le scarpe.
Non avevo considerato che la tavernetta è piena di cd e di film, infatti Alessandro ne ha subito preso uno e voleva vederlo, ma io gli ho chiesto di aiutarmi prima e che se volevamo potevamo vedere il film dopo. Se avessi messo il dvd, non mi avrebbe considerata più. Non ha fatto storie, ha capito e lo ha messo a posto subito.
Abbiamo cominciato a dividere il cartellone in 7 colonne e 6 righe. Alessandro teneva fermo il righello. Subito dopo ha cominciato a scarabocchiarci sopra(praticamente il cartellone è quasi interamente scritto e pasticciato). Mi chiedeva di disegnare i cuori e i fiori (sicuramente perché abbiamo scoperto queste due forme la volta scorsa,maneggiando le carte), il mare, il sole e poi ha messo la sua mano perché io la contornassi. Praticamente ho abbandonato il calendario e abbiamo fatto tutte queste forme. Su ciascuna parlavamo un po’, per es. il mare e il sole ci hanno portato con la mente a Rimini e alla vacanze estive…
Ho provato a ritornare all’agenda scrivendo con colori diversi i giorni della settimana, ma Alessandro non mi seguiva, dava segni di noia e tornava a scarabocchiare. Dopo un paio di tentativi da parte mia e dopo le sue inequivocabili risposte negative, ho lasciato stare. Mi ha chiesto di salire in cucina e cosi abbiamo fatto.
Su in cucina abbiamo trovato suo padre, lo abbiamo salutato e lui ci ha ricordato che venerdì mattina a scuola ci sarà una festa, cosi ha chiesto ad Alessandro di preparare tanti biscotti da portare alla festa e da offrire agli amichetti. Alessandro è stato contento.
Gli ho detto che non avevamo gli ingredienti e che era un po’ tardi per fare i biscotti in quel momento, però potevamo fare la lista di quello che ci serviva e andare al supermercato a comprare tutto. Poi giovedì pomeriggio avremmo preparato i dolcetti.
Figuriamoci, Alessandro si è messo subito il marsupio per andare via e si è fiondato sulla mia borsa per prendere le chiavi della macchina.
Gli ho detto di aspettare un attimo, giusto il tempo di fare la lista. L’ho scritta assieme a lui, nel senso che l’ho reso partecipe e l’ho data in consegna chiedendogli di metterla in tasca e di darmela una volta al supermercato.
Siamo usciti con la mia macchina e a proposito di questo apro una breve parentesi: i Tasselli abitano in una zona molto periferica di B., le macchine scorrono veloci perché si tratta di una strada extraurbana quindi non è possibile andare in bici, né a piedi sia per la pericolosità che per la lunga distanza dal centro. In più non passano autobus se non quelli che collegano le città limitrofe. Non c’è una linea urbana o meglio non passa dalla zona in cui abita la famiglia; quindi circa il suggerimento di abbandonare la macchina e spostarci a piedi o in autobus,la cosa non è fattibile. Mi impegnerò a recarmi presso la stazione di B. per informarmi sulle linee urbane, sulle fermate e sugli orari,ma non credo ci sia molto da fare e comunque dovremmo prendere la macchina per arrivare alla fermata più vicina e poi proseguire in autobus.
Detto questo, una volta saliti in auto, Alessandro si è messo immediatamente la cintura (l’ho solo aiutato ad agganciarla perché non ha molta forza nelle braccia). Dopo pochi secondi eravamo al primo semaforo e mi ha detto di fermarmi perché era rosso e poi mi ha detto di ripartire appena scattato il verde. Io sono felice comunque di questa nuova acquisizione e tra l’altro è stata la prima cosa che mi hanno detto i genitori appena mi hanno vista oggi. Alessandro è diventato il loro tom tom: li avverte ad ogni semaforo ed è attentissimo a non farsene scappare uno. Magari potrebbe essere utile se malauguratamente un giorno la mamma, il padre o qualsiasi altra persona dovessero essere distratti sia a piedi che in macchina.
Sono andata al supermercato in cui si reca sempre con sua madre, infatti appena entrati, ha preso il carrello e ha salutato tutti i commessi. Abbiamo preso ciò che ci serviva, lui ha riconosciuto il suo latte, i suoi biscotti e altre cose che usa in casa. Siamo andati a pagare. La mamma di Alessandro non ci ha dato i soldi, quindi gli ho presi dalla mia borsa, quindi non ha potuto lasciar fare a lui, la prossima volta sarò più attenta in questo senso.
Abbiamo messo insieme la spesa nei sacchetti, abbiamo salutato, ringraziato e ci siamo portati fuori dal market.
Ci siamo diretti a casa e durante il tragitto gli ho anticipato che la prossima volta prepareremo i biscotti per la festa a cui parteciperà. Ho sottolineato che la spesa che abbiamo fatto serviva proprio a questo (infatti al supermercato ho evitato che comprasse cose che non c’entravano niente con la nostra lista preparata appositamente per comprare gli ingredienti necessari alla preparazione dei biscotti). A casa abbiamo trovato la mamma che preparava la cena e Sara che faceva i compiti. Siamo stati insieme pochi minuti ancora, il tempo di salutarci e darci appuntamento a giovedì.
La mamma di Alessandro mi chiedeva se il progetto album è da continuare ancora. Alessandro guarda e commenta le foto tranquillamente, ma non ne vuol sapere di ritagliare e incollare,nemmeno vuole dare una mano. Non parliamo poi di scrivere le didascalie… odia penne,matite,colori… La mamma di Alessandro non sa se abbandonare il progetto oppure incollare le foto e scrivere le didascalie da sola per poi mostrare l’album ad Alessandro sperando di interessarlo per il futuro. Le ho detto che avrei chiesto io a voi e che le avrei fatto sapere.

Il 25 settembre 2009 la Dottoressa Alice Imola risponde:

Gentilissima Licia,

i treni sono rimasti una curiosità per il bambino e prospettando il poter andare nell'incontro successivo preparati a ricordargli che se passa un treno rumoroso bisogna subito, subitissimo tapparsi le orecchie e poi anche che è possibile andare in stazione con una macchina fotografica per fotografare il tutto per far vedere alla mamma come ci si diverte.
Il progetto album non è un eserciziario che termina ma è un percorso che deve ravvivare la memoria del fatto e del da farsi. Pertanto si può costruire un album con didascalie, come un libretto di quelli che hanno le agenzie di viaggio, e volta per volta dire "cosa facciamo la prossima volta?"
Nel momento in cui vi saranno tre quattro album si potrà dire:
se andiamo dai treni potremo...
se vogliamo fare i biscottti...
se andremo a casa mia...
guardare gli album può significare l'anticipare quanto si farà sia a fine dell'incontro (per anticipare quanto si farà la prossima volta) sia all'inizio dell'incontro (per verificare se ce lo ricordiamo e se abbiamo deciso di cambiare itinerario causa mal tempo).
Bisogna mettere la regola che prima di decidere bisogna guardare le possibilità e quindi gli album delle possibilità.
Per tale motivo gli album devono esser brevi con solo tre o quattro foto evocative.
Ripeto l'album non è un esercizio che termina.
L'album è un luogo dove in modalità multimediale si mettono insieme elementi come la scrittura, le immagini , i disegni,... i collage di foglie ecc per ricordare e capire meglio anche la storia, la geografia, ... man mano che la scuola andrà avanti.
Ricordati di far sgombrare la casa da schermi di computer e telefonini in quanto tali strumenti sono stati utilizzati male dall'inizio e ora fanno fissare il bambino su elementi non significanti nel percorso ma ripetitivi.
Inoltre mi sembra che la mamma ti stia incalzando e quindi cerca di calmarla e di ricordarle che non dobbiamo fare i 100 metri ma i 1000 chilometri.
Fammi inoltre sapere tu come ti senti?
Ciao

Alice Imola

La mamma di Alessandro scrive:

Cara Alice,
sono la mamma di Alessandro Tasselli. L'anno scolastico è cominciato più serenamente rispetto all'anno scorso, però la maestra di sostegno mi ha chiesto cosa ne pensate dei video realizzati a scuola. Stavamo pensando di organizzare un incontro con Licia per avere più informazioni del progetto, consigli,
strategie per pianificare anche un piano di lavoro o pensi che sia ancora presto ?
Abbiamo sospeso le terapie alla Asl di appartenenza per non affaticare Alessandro, soprattutto per non "confonderlo". Durante la settimana, Alessandro è sottoposto a logopedia e psicomotricità per due ore ciascuna.
Alle terapiste e alla maestra di sostegno abbiamo consegnato le relazioni, le vostre mail, in modo da aver già una prima idea di come iniziare e cosa evitare.
L'approccio iniziale di Licia con Alessandro è stato positivo, gli ha insegnato il funzionamento del semaforo, tanto che in macchina mi indica se aspettare (rosso) o camminare (verde) per Licia è stata una prima conquista., si è anche divertito a preparare i biscotti e dopo che noi tutti gli abbiamo mangiati, Alessandro ha mostrato una grande felicità tanto che si fa chiamare CHEF. I biscotti erano stati fatti con delle formine diverse (triangolo, rett. quadr) pensavamo di poter ripetere tale esperienza portando a scuola i biscotti, dando
alla maestra la possibilità di spiegare le forme geometriche attraverso i dolci. Che ne pensi?
Licia mi ha avvisato delle modifiche al cartellone giornaliero, ma con le foto non era più stimolante, anzichè uno spillo su di un quadratino? Non avevamo detto che il vissuto, faceva da collante? Come indicheremo i vari momenti della giornata (disegni, collage)?
Alessandro non ha mostrato molto interesse nel preparare tale cartellone, ha preferito uscire con Licia per andare dal supermercato ad acquistare ingredienti per biscotti.
Oggi ho visto Licia arrendevole nei confronti del bambino e un po’ meno sicura di sè, e su quello che faremo nei prossimi incontri.
Ma con vostri tutoraggi si avranno delle indicazioni più precise su come organizzare gli incontri?
O il tutto sarà basato sulla fantasia di Licia e nostra?
Le occasioni sono difficili da trovare in quanto l'attenzione di Alessandro è labile, si stanca spesso e non collabora.
Possiamo utilizzare dei programmi al pc per colori, forme, scrittura, in modo da focalizzare la sua attenzione?
Nel ringraziarti ti saluto cordialmente.

Il professor Cuomo risponde:

Gentilissima signora Tasselli,
il lavoro che sta facendo la dott.ssa Licia deve non lasciarsi prendere dalla fretta, stiamo andando in palestra non per allenarci ai 100 metri ma ai 1000 chilometri di corsa. Per poter arrivare sino in fondo bisogna allenarsi alla resistenza e non allo scatto.
Sino ad ora siete intervenuti, prima della ricerca, organizzandovi allo scatto questo porta il rischio di abituare la mente del bambino ad andare da un argomento all'altro, da un'attività all'altra, come un vortice come una tempesta, come una pallina impazzita.
Al contrario noi dobbiamo disciplinare la mente del bambino e anche noi ci dobbiamo disciplinare.
Sia lei che Licia e la maestra leggete e rileggete le lettere (inoltre vi sono i libri consigliati) bisogna studiare.
Per quanto riguarda il computer dal nostro punto di vista è stato usato male dall'inizio e il bambino ha il rischio di usarlo in modo meccanico e ripetitivo.
I colori perchè dovrebbe conoscerli tramite il computer quanto basterebbe dare a ciascun appartenente alla famiglia un asciugamano di colore differente, un sotto bicchiere di colore differente, un segna tovagliolo con un colore differente, uno spazzolino da denti di colore differente, .... il rosso potrebbe essere la linea del papà (asciugamano rosso, spazzolino rosso, sottobicchiere rosso, portatovagliolo rosso...) il verde quello della mamma (asciugamano verde, spazzolino da denti verde, ...) in tal modo la conoscenza dei colori sarebbe funzionale e forte sul piano affettivo.
Perchè non vi fermate a riflettere?
Lei mamma lasci il tempo alla dott.ssa Licia di riflettere non le stia dietro a spingere!!!
Lei, da mamma, come ha visto con gli asciugamani, i sottobicchieri, i portatovaglioli... può partecipare per suo conto, da mamma, nell'organizzazione della casa ad implicare il bambino e insegnare sia forme che colori.
A proposito di forme perchè i biscotti devono avere una forma geometrica per poi verificare se il bambino riconosce le forme geometriche? In tale prospettiva il bambino non mangerà più i biscotti nè li vorrà fare mai più.
Se usate una modalità didattistica diretta per tutte le attività il bambino si sentirà assediato.
I biscotti invece della forma geometrica che comporterà solo e soltanto un riconoscimento(quindi un'attività molto povera per lo sviluppo cognitivo ed affettivo), potrebbero essere fatti a forma di animali e con questi inventare sempre una storia differente prima da inventare e poi da mangiare. L'inventare storie differenti, il fare forme di animali fantastici sicuramente è un'attività cognitiva ed affettiva molto, ma molto più potente del riconoscere forme geometriche.
Per quanto riguarda i programmi che volete che il bambino usi al computer prima fateceli vedere e poi vi diremo.
Ma già da adesso vi diciamo che il computer, per ora andrebbe abbandonato.

Cordiali saluti
Nicola Cuomo
Alice Imola

Il 26 settembre 2009 Licia scrive per raccontare il quarto incontro con Alessandro:

Sono arrivata a casa di Alessandro alle 17.00 e lui era già sveglio. Ci siamo dati un bel bacio e gli ho chiesto se fosse andato a scuola. La mamma ha chiesto ad Alessandro di farmi vedere che cosa avessero comprato la mattina e Alessandro mi ha dato la mano e mi ha portato in cucina dove mi ha fatto vedere un barattolo di acqua con cui si possono fare le bolle di sapone.
Siamo usciti in cortile e abbiamo giocato un po’ con le bolle, prima ne ho fatte io un paio e poi ha cominciato a farle lui finché non ha toccato con le labbra il dosatore e si è disgustato del sapore. Gli ho consigliato di tenerlo lontano dalla bocca e cosi ha fatto altre bolle,ma poi si è scocciato e siamo rientrati.
Ci siamo seduti sul divano mentre la mamma e Sara ci hanno lasciati soli e sono andati in un’altra parte della casa.
Gli ho detto: “ Alessandro ti ricordi che la volta scorsa siamo andati al supermercato a fare la spesa?” Lui mi ha interrotto e ha detto: “Abbiamo comprato il latte, la farina” e io ho proseguito: “il burro, lo zucchero.. Li abbiamo comprati perché decidemmo che oggi avremmo fatto i biscotti alla nutella cosi domani li potrai portare a scuola ai tuoi amichetti. Ti va di darmi una mano cosi cominciamo a prepararli? Poi non è detto che dovrai portarli tutti a scuola, qualcuno lo mangeremo anche noi dopo! Vuoi?”
Mi ha risposto di si e siamo andati mano nella mano in cucina.
Avevamo tutti gli ingredienti sul tavolo di lavoro e Alessandro ha subito cominciato ad aprire le varie buste: quella della farina, quella dello zucchero, voleva anche prendere la nutella, ma gli ho spiegato che quella l’avremmo utilizzata alla fine, dopo aver cucinato i biscotti.
Ho preso la bilancia e ho cominciato a pesare gli ingredienti. Appena raggiungevano il peso stabilito, chiedevo ad Alessandro di rovesciarli sul piano su cui dovevamo impastare.
Miscelati tutti gli ingredienti, abbiamo cominciato ad impastare, lui dopo pochi minuti non ha voluto più farlo perché non voleva sporcarsi le mani. Gli ho detto che potevamo sporcarci, tanto ci saremmo lavati dopo, gli ho fatto anche vedere le mie mani zuppe di farina,ma l’ho convinto poco…
Di tanto in tanto andava in cucina a maneggiare con macchinine e telecomandi vari, le prime volte lo chiamavo per dirgli che avevo bisogno di una mano, gli chiedevo aiuto,ma poi ho cominciato a non chiamarlo più e ho notato che veniva spontaneamente da me che nel frattempo continuavo a fare i biscotti.
Ad un certo punto è corso in cortile, è salito nella macchina di sua madre e ha acceso lo stereo perché sapeva che c’era il cd di Tiziano Ferro che a lui piace molto.
L’ho seguito e, con le mani sporche ho cantato con lui, poi gli ho detto: “Alessandro ti va di portare il cd in casa cosi lo ascoltiamo e mentre facciamo i biscotti cantiamo?”
Senza dirmi una parola, ha sorriso, ha preso il cd ed è corso in casa vicino al lettore dvd. Mi ha dato il cd perché lo mettessi nel lettore e fatto questo, mi ha dato la mano ed è venuto in cucina.
Forse il piano di lavoro non era molto basso o comunque non era comodo per lui cosi ho preso l’impasto, l’ho messo in un recipiente e ci siamo messi per terra a dare forma ai biscotti mentre cantavamo le canzoni di Ferro.
La volta scorsa abbiamo usato le formine per fare biscotti quadrati, tondi e triangolari, questa volta abbiamo fatto tutto con le mani, quindi sono venuti fuori solo cerchi/ovali.
Ma con questo sistema della musica e del pavimento, Alessandro è stato con me più di 20 minuti, praticamente abbiamo fatto tutti i biscotti.
Poi li abbiamo messi nel tegame e infornati.
Mentre aspettavamo il tempo di cottura, siamo andati in cucina a cantare un po’. Lui ogni tanto apriva la porta per andare a salutare la madre, io andavo con lui e ritornavamo in cucina.
Mentre cantavamo ha voluto cambiarsi la maglietta perché si era sporcato un po’, così mi ha dato la mano e siamo andati in camera sua. Da solo ha aperto l’armadio e ha preso una canottiera, gli ho detto che forse era meglio prendere una maglia a mezze maniche perché faceva un po’ freddo e lui ne ha presa subito una.
Ha provato a togliere la sua maglietta, ma non ce l’ha fatta da solo cosi l’ho aiutato io, la stessa cosa è successa quando ha indossato la maglia pulita. L’ho aiutato solo ad infilare la testa, poi il resto lo ha fatto da solo. Siamo andati a dare un occhio ai biscotti e mancava veramente poco quindi abbiamo atteso qualche minuto in cucina mentre ci dicevamo che non vedevamo l’ora di assaggiarli e ci immaginavamo la faccia dei compagni l’indomani a scuola.
Siamo ritornati nel cucinino e i biscotti erano pronti, li abbiamo sfornati e io sottolineavo che il tegame era bollente e che doveva stare molto attenta a non scottarmi, ho messo i biscotti in un piatto e mentre si raffreddavano, ho chiesto ad Alessandro di aprire il barattolo della nutella. Lo ha fatto con qualche difficoltà, ma l’ho lasciato fare senza intervenire. Credo che il bambino non abbia proprio forza nei muscoli e anche il movimento più semplice come mettersi la cintura o aprire una busta diventi difficile per lui ( è solo una mia supposizione però).
Aperto il barattolo gli ho chiesto di prendere due cucchiai perché io non conosco ancora i posti degli oggetti in casa sua, me li ha presi velocemente aprendo il cassetto giusto.
Abbiamo cominciato a spalmare la nutella sui biscotti anche se lui in realtà li mangiava soltanto.
Poi gli ho detto: “andiamo a chiamare mamma e Sara cosi li facciamo assaggiare anche a loro?” Non mi ha fatto neanche finire la frase che era già nell’altra stanza a chiamarle.
Entrambe li hanno mangiati e si sono complimentate con noi. Lui era felicissimo. Poi sono andate di nuovo via lasciandoci soli e Alessandro, dopo tutto questo, forse un po’ stanco, mi ha chiesto di poter giocare alla wifi, ma gli ho detto che era scarica cosi ho pensato di prendere un po’ il computer sapendo che Alessandro praticamente viene ipnotizzato dalla tecnologia.
Abbiamo preso il computer del papà e lui si è seduto in braccio a me.
Ne ho approfittato per guardare le foto e i filmati di Rimini.
Su ogni foto Alessandro parlava molto indicando le persone e dicendo (dove lo ricordava) dove si trovassero.
Io continuavo le sue verbalizzazioni aggiungendo dei particolari che lo riguardavano e sottolineando il divertimento e i bei momenti di quei giorni. Durante la visione dei filmati, Alessandro ha riconosciuto quasi tutti ed era divertito nel vedere le persone che ballavano, incluso se stesso.
Siamo stati parecchio tempo al PC tanto che sono arrivati un po’ di parenti che dovevano cenare lì.
Per me era ora di andare via e mentre gli dicevo che ci saremmo visti martedì e che forse saremmo usciti per una bella passeggiata, lui ha chiesto alla mamma di poter giocare alla benedetta wii.
La mamma gli ha accordato il permesso e io gli ho dato un grande bacio e sono andata via.

Ps. Con la mamma ci siamo trattenute un po’ a parlare circa i prossimi incontri.
Io avevo pensato alla possibilità di invitare qualche amichetto a casa e fare un gioco di socializzazione o di orientamento, sia per l’utilità di far passare giocando i concetti di destra, sinistra, lontano, vicino, sopra, sotto; sia per favorire l’interiorizzazione di alcune semplici regole che purtroppo Alessandro ancora non ha come per es. il gioco di squadra, la collaborazione, l’attesa del proprio turno…
Inoltre mi piacerebbe osservare Alessandro con gli altri bambini.
Avevo poi pensato alla possibilità di utilizzare giochi e software multimediali perché sono gli unici che lo interessano cosi tanto da non fargli pesare nulla. Si tratterebbe ovviamente di giochi educativi e adatti alla sua età riguardanti concetti sopra esposti. Pensavo, inoltre, a giochi di manualità e di creatività tipo costruire cose con tubi di carta igienica …
Sempre per continuare con il tema delle regole pensavo di uscire spesso (almeno finché non scoppia il freddo), per approcciarci alle strisce pedonali, ai semafori, ai marciapiedi.
Infine volevo un consiglio su come strutturare un percorso che abbia come finalità l’acquisizione della consapevolezza di dolce, salato, prima, dopo… Circa dolce e salato pensavo di trovare un’occasione per preparare in cucina un ciccio o comunque delle pizze e sottolineare che stiamo preparando cose salate per la cena, mentre le altre volte abbiamo preparato biscotti dolci per la merenda…
Aspetto una vostra risposta cosi mi organizzo per il prossimo incontro.
Grazie

Il 28 settembre 2009 il professore risponde a Licia:

Gentilissima dott.ssa Licia,
Noto che lei non intrattiene una corrispondenza ma va per suo conto!
Inoltre è stato detto anche a Rimini che il peso andava fatto acquisire parallelamente con altri strumenti facilitanti tipo:
mezzo chilo di farina = 4 bicchieri; 100 grammi di zucchero = una tazzina di caffè,...
e lei ignora la risposta e procede per suo conto!
Le è stato detto (tramite la relazione alla madre) che i biscotti dovevano assumere una forma che permettesse una narrazione tipo animali, bamboline,... macchinine, alberi,... e lei niente non risponde e va per suo conto!
Le è stato detto che doveva fotografare il percorso della ricetta per poi farne un ricettario e lei niente!
Nella lettera inviata alla famiglia gli è stato suggerito, per l'attenzione, il caso di I., non ne sappiamo niente.
Alla mamma sono stati inviati consigli che lei forse non ha letto ...
Inoltre le è stato detto che i progetti devono essere sensati ed avere un percorso che esclude per ora il computer e schermi e lei insiste!
Ora vuol fare un progetto sui sapori ma non ci spiega per quale motivo ... sta percorrendo un percorso di educazione stradale? Non si è capito perchè in quanto volevamo puntare sulle regole in casa in cui venisse coinvolta tutta la famiglia .
Lei deve seguire il progetto!
Ci faccia sapere sue riflessioni.

Nicola Cuomo

P.S. Se vuole invitare gli amici in casa prima di farlo ci invii un progetto che lo esamineremo (invitare gli amici in casa senza progetto è rischiosissimo).

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