X Fragile - Il Filo di Arianna
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PARTE SECONDA

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Messaggio  Admin Mer Mar 31, 2010 3:29 pm

Il professor Cuomo risponde:

Carissimo Marco,

la corrispondenza tramite e-mail relativa al tutoraggio ha la sua utilità proprio perché vuol seguire gli itinerari di cambiamento nell’ambito contestuale e relazionale. Pertanto sono per noi poco significanti quei cambiamenti solo di Giorgio se non sono contestualizzati e messi in correlazione con i tentativi e gli approcci scaturiti dalla ricerca che si tenta di mettere in atto.

Tu dici che “Se non ho scritto mail vere e proprie è semplicemente perchè mi sono tenuto i miei piccoli e grandi interrogativi per portarli in supervisione, visto che negli incontri con Giorgio non ho avuto nè particolari criticità, nè traguardi rilevanti e definitivi (dopo un mese..) da segnalarvi.”.

Gli eventi scientifici presentati e gli altri accaduti: a Rimini, la riapertura della Scuola, il tuo ingresso nella ricerca con altri strumenti concettuali ed operativi di riferimento, le lettere inviate alla famiglia (con le relative riflessioni avvenute in un confronto con l’area neurologica e psicologica), le mail fatte circolare in trasversale, … avrebbero potuto (e dovuto nelle intenzioni della ricerca) determinare accadimenti, atteggiamenti, modalità relazionali,… con qualche, anche minima, differenza al prima. Differenza in qualche modo attribuibile (anche se non certamente) alle nuove prospettive. Prospettive di ricerca multi ed interdisciplinari prima non esistenti nei confronti della Famiglia, degli Operatori, della Scuola di Giorgio stesso.
Un cambiamento di prospettiva che la ricerca ha provocato - rispetto al prima di settembre - ponendo sul campo e fornendo nuove chiavi concettuali e sfondi teorici, metodologici per orientare le prassi e tutto il contesto relazionale (Famiglia, Scuola, Tempo Libero,…). Un cambiamento rispetto al prima che nella tua esperienza sembra che non abbia assolutamente segnalato nulla di diverso, o in qualche modo significante. Una immobilità che propone sicuramente un’attenzione interessante alle riflessioni e le analisi che la ricerca pretende.
Difatti tu scrivi: "Situazioni o di grande successo o ritenute estremamente problematiche non c'erano e quindi non le ho segnalate. Ma ho letto ogni messaggio di tutti con attenzione curiosa. Se non è quanto ci si aspettava cambierò e segnalerò di più.”

La ricerca non vuol produrre improvvisamente cambiamenti radicali anche perché gli interventi non sono rivolti solo alla persona ma anche all’intero contesto, alle situazioni, alle atmosfere, ai modi,… ma vuol rilevare tendenze per poterle attribuire o no alle prerogative concettuali ed operative che la ricerca ha proposto e vuol proporre in questo primo anno utilizzando anche lo strumento dello scrivere.
In particolare con lo strumento dello scrivere e del relazionare tramite mail in quanto tale strumento snello e veloce (come stai vedendo) lascia una traccia ed è possibile avere sotto gli occhi eventuali fraintendimenti o non comprensioni.

Come tu stesso hai notato i verbali (che sono soltanto un riporto per la memoria) non sono, ed aggiungiamo, non possono essere fedeli alla lettera ma un “riferimento” mentre queste mail sono sottoscritte da ciascuno, e ciascuno può andare a rivedere quanto ha scritto, in che data, come, e perché…
La modalità scritta permette a ciascuno di riflettere sul proprio e dell’altrui cambiamento. Non si cercano errori, ma si vuol tendere alla rigorosità ed all’autenticità dei documenti ed al tenere in qualche modo sotto controllo i cambiamenti per poterne ricercare attribuzioni causali. A proposito di autenticità dei documenti, per tua comodità (sia tu che gli altri) puoi registrare sempre tutto, noi lo facciamo solo per i momenti forti in quanto il riascoltare ed il rivedere tutto vorrebbe molto tempo non possibile. Ad ogni modo anche l’ultimo incontro è stato registrato su traccia audio e il verbale deriva dal suo ascolto.

Sul piano educativo, gli studi e le ricerche di Vygotskij risultano un interessante riferimento in quanto sottolineano che: "...l'apprendimento di una data attività (cioè lo sviluppo di una data competenza) può essere anticipato, non esercitando la persona in quella stessa attività (cioè in prestazioni) per cui non è ancora matura (non ancora competente), ma accelerando la maturazione (l'acquisizione della competenza) attraverso attività (cioè le prestazioni) in attività per cui la persona sia già matura (competente) e che siano preparatorie dell'attività che si vorrebbe far apprendere (o della competenza che si vorrebbe sviluppare) più precocemente; in secondo luogo bisogna distinguere fra l'apprendimento che si realizza nell'esercizio spontaneo da parte della persona delle competenze già sviluppate e quell' apprendimento dovuto all'intervento sistematico di guida e aiuto da parte degli insegnanti in prestazioni per cui la persona non sia ancora competente; vi sono pertanto due livelli di maturità (o competenza): quello relativo alle possibilità di apprendimento spontaneo della persona e quello relativo alle possibilità di apprendimento se aiutata. Lo scarto fra i due livelli è la 'zona di sviluppo potenziale (Vygotskij )."

Il tuo dichiarare:
“Quel quadernone bianco che ci hanno dato a Rimini è già pieno di idee, di punti interrogativi, di frasi del libro, e di piccoli trucchetti che Andrea e Alice ci hanno suggerito durante le prime due supervisioni. Forse non si è notato nel fermento generale, ma durante le due supervisioni io ho scritto, e ho scritto un bel po', perchè davvero non ho una memoria di ferro.”

Il fatto che tu abbia scritto sicuramente non è mai stato messo in dubbio da nessuno, quello che si chiede ai partecipanti alla ricerca sono le modalità di applicazione, le buone prassi e le eventuali probabili problematiche che emergono per poterle superare con strategie e azioni e/o strumenti facilitanti (quelli che tu chiami “piccoli trucchetti”).
Quelli che tu chiami “piccoli trucchetti”, lo sottolineiamo, rappresentano la traduzione dei riferimenti inter e multidisciplinari in “buone pratiche”.
Quelli che tu chiami “piccoli trucchetti” sono le strategie mediatrici e facilitanti che Vygotskij sottolinea quali fondamentali per sollecitare quella che definisce “l’area di sviluppo potenziale”.

Inoltre siamo certissimi che come tu dici: “Ho cercato però in ogni modo di "stare nel progetto". Le ore fatte con Giorgio non sono mai state meno di tre per incontro, di ogni incontro ho fatto fedele e immediata registrazione, in ogni momento passato con Giorgio ho cercato di garantire che sia io sia gli "amici per caso-operatori di supporto" (che Giorgio frequenta ora insieme a me) si comportassero come da copione, ovvero autenticamente, in una relazione amichevole ma senza produrre percorsi spianati, mai infantilizzandolo.”
Tu puoi essere certo che crediamo che stai lavorando ma, come hai visto anche con gli altri operatori e le stesse famiglie (notandone la grande utilità nei momenti trasversali che provocano ponderazioni comuni), la ricerca necessita di riflessioni, di riferimenti che possano mettere in correlazione le ipotesi formulate in modalità multi ed interdisciplinare e le pratiche messe in atto.
La ricerca necessita di quelle pratiche che tu metti in atto per poterle far divenire momento di analisi, verifica e confronto tra le ipotesi, le metodologie allo scopo di valutarle nella loro struttura di base.
Difatti quando tu dici: “Ho rinforzato Giorgio sui traguardi anche piccoli e abbiamo tutti cercato di non proporgli dei compiti "mini" ne dei compiti "super".” È importante che quanto tu dici venga descritto e rapportato alle strategie mediatrici e facilitanti. Inoltre noi, se ci fai sapere di cosa si tratta scrivendolo, potremmo orientarti verso altre prospettive facilitanti ed utile al massimo sviluppo dei potenziali del ragazzo.
Ancora tu sottolinei che stai lavorando, fatto che nessuno, lo ribadisco, mette in dubbio ma quando dici:
“Mi sembra che la "cooperazione della famiglia con gli operatori amici nel mantenere le regole" ci sia stata, con continui scambi, rimandi e confronti che bisettimanalmente o più avvengono spontaneamente con la famiglia Naldi.”
Parli di cooperazione e di incontri ma, ti ripeto, a noi non ci sono pervenuti i successi e gli avanzamenti del ragazzo e ciò che è importante in relazione a quali strumenti facilitanti e strategie mediatrici proposte dalla ricerca in cui tu stai partecipando.
Non è assolutamente il tempo del tuo lavoro che si vuol controllare ma l’efficacia delle strategie, degli strumenti facilitanti, di alcune mediazioni rispetto ad altre nei contesti Scuola, Casa, Tempo Libero. Quello che a noi interessa sono sia i successi di Giorgio che, specialmente, quali sono state le condizioni che gli hanno favorito, le resistenze che si sono dovute superare, con quali strategie,…

Per quanto riguarda il concetto di “rigidità” circa il tempo di lavoro ciò è rivolto alle modalità non assolutamente ai contenuti. Difatti se leggiamo la sintesi-scaletta delle tue attività con Giorgio ne viene fuori un programma che fa invidia a qualunque “villaggio vacanze a 20 stelle”.
Una lista che se la dovessimo interpretare alla lettera fa invidia a qualunque multimiliardario. La riporto fedelmente:

“Ecco la "lista" di attività di Settembre e Ottobre che hanno stancato Giorgio (non ne ho svolte altre) :

Cena in pizzeria,sia da soli che in gruppo
Visita,senza giocarvi,al Bowling di G.
Viaggi tra gallerie e boschi sul trenino di Casella che lo porta a casa sua
Viaggi in pullman sul medesimo tratto boschivo...
Ascolto domestico di musica (sue cantanti predilette)
Shopping plurimo per suoi e miei acquisti in giro per il centro..
Visita all'auto lavaggio di G. con mia e sua pulizia dell'auto e spruzzi vari ad alta pressione..
Svariate partite a calcetto maldestre nel Bar di un amico, con succhi di frutta a gogo
Cena con precedente suo cucinare, a casa di mia mamma, con mia mamma e due altri "amici-complici"
Pulizia della nuova casa di una mia amica (è entrato a visitarla ed è spontaneamente partito a spazzare ovunque..)
Festa con tre mie amiche, spumante strudel canti e balli...
Ho cercato al meglio di svolgere tutte le suddette attività in modo "piacevole e simpatico" con amici bendisposti, e fidati.”.

La lista inviata non è assolutamente fedele al protocollo anzi ...
Settembre ed ottobre passati in una modalità da nababbi cinematografici che assolutamente non prevede il proporre, (ricercando condizioni di benessere), il potenziare ed acquisire competenze per affrontare e risolvere problemi, essere autonomi ed indipendenti. Bisogna che il ragazzo abbia delle responsabilità e problemi da risolvere (naturalmente con il pilotaggio-aiuto dell’amico). Sono le responsabilità che ci fanno sentire adulti e ci ostinano a crescere ed a divenire sempre più competenti. Responsabilità che devono essere dirette a quelle piccole grandi cose della vita quotidiana. Senza responsabilità tutto fluisce e non si comprende se ci si comporta in modo adeguato o no. Le responsabilità propongono errori che possono essere corretti e si scopre che anche il saper correggere errori è una responsabilità da adulti. Ci si accorge di essere responsabili quando il proprio errore, la propria distrazione, la propria dimenticanza,… produce un disagio anche negli altri che avevano riposto in te la fiducia pur del semplice: “ricordati di comprare il pane per piacere”.
Per quanto riguarda la stanchezza di Giorgio e la soglia delle tre ore ti ricordo che né l’area Neuro scientifica, né quella Psicologica, né della Pedagogia Speciale fanno riferimento esclusivamente al tempo quale provocatore di stanchezza, ma ai contesti, alle situazioni, alle modalità, all’organizzazione delle attività, al desiderio di fare e di implicare, … Difatti Giorgio, come me e te, non è che dopo circa tre ore va a letto per svegliarsi il giorno dopo riposato pronto per altre tre ore, ma continua a svolgere altre, tante, tantissime, attività nella giornata. Bisogna far sì che le attività non producano noia e che siano allettanti e desiderate (ricordiamoci che le attività desiderate non sono solo quelle da nababbi). È responsabilità del progetto, insieme alla sensibilità e competenze dell’operatore, osservare e valutare, sul momento, quando il bambino, la persona, sta per esaurire la propria attenzione, il proprio interesse (quello che noi definiamo quale stanchezza) per poi, avendolo in progetto, passare ad altra attività che solo per differenza connotativi risulterà “riposante” rispetto alla precedente. In realtà l’attività che risulta “riposante” non è l’andare a letto, ma l’entrare in una nuova dimensione concatenata e nello stesso tempo differente a quella precedente. L’attenzione che bisogna mantenere, attenzione che caratterizza la nostra ricerca, sta nel mutare attività mantenendo i concatenamenti, tenendo il “filo del discorso”. Se poniamo come riferimento di stanchezza il tempo ed una barriera alle tre ore circa, daremmo una licenza a molti insegnanti che non aspettano altro di rimandare a casa (dalla famiglia) i bambini e le persone con bisogni speciali massimo verso le 11,30 del mattino.
Te lo sottolineo perché è un tentativo che molti insegnanti cercano di mettere in atto portando il riferimento della stanchezza intorno alle due/tre ore. Molti insegnanti (se non monitorati) tenderebbero a portar fuori i bambini e persone con bisogni speciali dall’aula.
Tale comportamento e tendenza di alcuni insegnanti è motivo di analisi per capire la stanchezza di chi è: degli insegnanti o dei ragazzi?
Sicuramente è una professione molto difficile ed è per questo che gli insegnanti andrebbero selezionati e altamente e permanentemente professionalizzati e sostenuti sul piano psicologico.

La ricerca prevede anche lo stimolare, in modo indiretto, gli insegnanti a mettere in atto strategie affiancandoli per capire chi si stanca e come prevenire e superare tale stanchezza (che altrimenti porterebbe fuori dalla classe, dopo due o tre ore, i bambini e le persone che la legge prevede in situazione di integrazione/inclusione). Una sollecitazione indiretta, prudente, ma con una forte ed assidua presenza creando un collegamento cooperativo tra Casa e Scuola.

Pensando di aver chiarito molti presupposti entriamo nel fuoco della situazione.

Il ragazzo sta andando a Scuola già da settembre abbiamo la necessità di sapere come sta procedendo?
Quali sono le problematiche, se vi sono, come si sta organizzando il Piano Educativo Individualizzato per Giorgio?
Ci sono state riflessioni sulla videoregistrazione dell’Ispettrice C. mostrato a Rimini?
Nell’incontro a Bologna si è parlato del progetto “raccoglitori” (che era stato inviato a tutti in precedenza per essere analizzato come strumento di lavoro possibile) e si sono fatti esempi.
Nella discussione ti sei soffermato sul problema della matematica: un problema che non rientra negli obiettivi più urgenti (il programma di ricopiatura numeri è perfettamente inutile, infantilizzante e mortificante) né l’acquisire le competenze che tu evidenziavi in matematica ci sembra ora utile. A parte la matematica come pensi di organizzarti con i consigli ricevuti a Bologna?

Concludendo.

Per poter essere utili, gli incontri assolutamente devono avere un retroterra di scambio informativo attraverso le mail proponenti riflessioni e dati sull’attuazione di piste di lavoro, di strategie e modalità facilitanti. E’ proprio questo percorso di scambi di mail che propone aggiustamenti permanenti nel percorso, che fa crescere tra un incontro e l’altro, che propone la forza agli incontri in presenza.
Come tu scrivi è certamente e sicuramente possibile “… trovare nella supervisione uno spazio di rielaborazione dei saperi, un luogo preciso e condiviso, dove "tra difficoltà ed emozione" si elaborano le situazioni di empasse e si torna a casa con validi scambi e con spunti per "buone prassi" da spendere mese dopo mese con i ragazzi”, sì è possibile e diviene un percorso estremamente interessante e come vedrai che ti implica sul piano del piacere di procedere alla ricerca di ipotesi per affrontare e cercare di risolvere i problemi. Ciò è possibile, come hai potuto leggere e notare nelle mail trasversali che noi inviamo a tutti gli implicati nella ricerca in primo piano, solo e soltanto se si ricevono in itinerario le mail con le osservazioni, riflessioni, collegamenti con i principi e gli orientamenti della ricerca in cui si è implicati.
E’ possibile potenziare il laboratorio degli incontri se, com’è successo in modo estremamente utile e costruttivo da parte della maggioranza degli Operatori- amici e delle Famiglie, si ricevono durante il percorso, come si è sottolineato in questo scritto più volte, le tracce delle nostre azioni contestualizzate e poste in correlazione con la ricerca in cui si è implicati.
Riporto uno dei punti fondamentali consegnati nella lettera ai genitori nell’allegato metodologico:
“Bisogna tener presente che in particolare le prime piste di lavoro che si proporranno sono esplorative, è fondamentale ricordare che siamo in ambito ipotetico e che le prassi che si propongono possono non essere coincidenti al vissuto di…, ma il formulare ipotesi è sopratutto utile per allargare la nostra visuale d'analisi, per stimolare altre possibilità interpretative orientanti nuovi ed alternativi progetti di intervento, più che per "prenderci". Per me ampliare il campo di riferimento per l'analisi è una strada altamente utile alla valutazione che intendiamo scientifica, di quella scienza della qualità che parla dell'Uomo.
Bisognerà tenere una sorta di diario dei cambiamenti di … proprio per poter su questi continuare a scoprire sia i nostri possibili errori che la validità delle ipotesi progettuali e poter rinnovare le ipotesi di lavoro tenendo conto dell'originalità di…. Sicuramente i primi interventi propongono delle variazioni positive, ma queste non risultano significative se non riusciamo a comprendere:
1. sino a che punto dipendono da eventi spontanei;
2. se le variazioni sono relative alla novità che l'intervento propone rispetto ad una routine;

IMPORTANTE

3. se sono il risultato delle nostre ipotesi, del lavoro che i genitori, gli insegnanti, gli educatori, i terapisti stanno mettendo in atto.

Man mano che chiariremo le cause dei progressi di …, potremo "incanalarci" sempre più in quegli ambiti più potenti ed adeguati e scoprirne od inventarne di altri.”.

Buon lavoro
Alice Imola
Nicola Cuomo

Il professor Cuomo scrive a tutti gli operatori-amici implicati nella ricerca:

Gentilissimi famiglie e operatori-amici implicati nella ricerca in primo piano,
vorrei sottolinearvi che i messaggi che noi inviamo per c.c. a tutto il gruppo vanno lette con molta attenzione in quanto riportano elementi strutturali profondi circa le problematiche che stiamo affrontando e gli orientamenti che tali problematiche ci indicano. Vi ricordo che le ipotesi e gli interventi conseguenti sono nell'ambito di una ricerca scientifica pertanto non vanno considerati come un intervento educativo qualsiasi. La dimensione di ricerca ci costringe permanentemente all'analisi delle scelte ed alla riflessione critica delle prassi, alla loro verifica e valutazione. La riflessione critica e la valutazione sono legate anche alla dimensione formativa del percorso di ricerca. Per tale motivo vi è anche un'attenzione che risulta somigliante ad un percorso Master. Pertanto le valutazioni sono dirette sia ai modi e alle strategie, sia alle persone. Queste ultime per fornire feedback finalizzati ad elevare il livello professionale.

E' passato poco più di un mese dalla partenza e già come avete potuto notare nelle mail trasversali stanno emergendo orientamenti caratterizzanti la X Fragile, i contesti, le situazioni, le relazioni, ..... di elevato interesse sia scientifico che operativo. Abbiamo necessità di avere una valutazione sia dalle famiglie che dagli operatori che mettano a confronto il PRIMA RICERCA all'OGGI, per tale motivo nel chiedervi di pensare a vostri appunti spontanei, stiamo approntando una semplice scheda di rilevazione. Una sorta di "termometro" che ci dovrebbe indicare i punti forti ed i punti deboli che le azioni delle ricerca vi stanno suggerendo, sia alla famiglia, che agli operatori che ai contesti di riferimento (AUSL, scuola terapisti, lavoro....).
Vi ricordiamo anche che vogliamo valutare la chiarezza relativa alla circolazione delle informazioni ed in particolare se le indicazioni operative a voi inviate in modo scritto, vi sono chiare o di difficile comprensione. Per quest' ultimo ambito vi richiediamo di segnalarci quelle frasi che sono poco comprensibili inviandocele (ponendole tra virgolette) e facendoci delle domande di chiarificazione circa quelle nostre dichiarazioni complesse o poco chiare o incomprensibili.

Colgo l'occasione per inviare i miei saluti

Nicola Cuomo

Il 19 ottobre 2009 Marco risponde al professor Cuomo:

Gentile professore, grazie per la sua sentita lettera, per molti versi è stata chiarificatrice. Volevo solo assicurare che (abbandonando la interpretazione letterale) le attività svolte da Giorgio Naldi con me (che potrebbero sembrare da Luna Park) sono invece tutti momenti studiati. Non è stato un "corso di autonomia", ma una serie di attività volte alla crescita. Le relazioni interpersonali e la socializzazione sono stati solo il substrato per confrontarsi con il contesto sociale e allontanarsi dalla consuetudine spaziale temporale e relazionale.
L'orientamento cittadino ed extra-cittadino,l'uso dei mezzi pubblici, le capacità culinarie e domestiche, l'acquisto nei negozi con il denaro e il confronto con i negozianti rappresentano solo alcuni dei territori in cui abbiamo co-abitato in questi momenti. Proprio come la festa di Rimini che ancora Giorgio ricorda e alla quale mi sono ispirato: un percorso ricco di regole, competenze e obiettivi, ma inseriti in un vygotskijano "clima positivo"..
Sarò felice di registrarmi, se possibile, le supervisioni, in quanto il riascolto posticipato nel tempo può offrirmi ulteriori spunti e fungere anche da "blocknotes" per l'organizzazione delle attività e per gli sviluppi che emergeranno nel progetto Raccoglitori.

Un saluto e buon lavoro a tutti.

Il 27 ottobre 2009 Marco scrive:

UN’ESPERIENZA LAVORATIVA POSSIBILE

Ciao volevo sviluppare un idea possibile per Giorgio, in uno dei prossimi incontri e capire se e come può essere realizzata secondo voi. Ho un amico che ha un bar nel centro di G. e sarebbe disposto a "ricevere" il nostro aiuto un giorno, all'ora di aperitivo, ad esempio tra le sei e le nove.
Chiamerebbe noi per dirci che è un pò indaffarato,il fratello non c’è e ha bisogno di una piccola mano...
Potrebbe lasciare "di proposito" la sala del bar (ne ha due) da sistemare, i lime,le cannucce, la frutta, ecc. da comprare all'ultimo momento in giro per i quartiere(obiettivo uso denaro,orientamento,confronto con i commercianti), e trovarsi ad essere anche molto preso in modo che quando arrivano le persone per un caffè, o un aperitivo c'è bisogno di accoglienza, e di confronto con il pubblico. Ci porterebbe nell'arco delle tre ore ad affrontare vari punti necessari per Giorgio, e il clima, credo, sarebbe di apprendimento scaturito da un "occasione" , da un bisogno. Inoltre Giorgio conosce già il posto e vi si orienta, e reputa il padrone non solo un mio, ma anche un suo amico. Vi chiedevo appunto un confronto sulla fattibilità e sulle modalità ottimali o punti critici dell'intervento in questione.
grazie ,ciao

Il professor Cuomo risponde:

Carissimo Marco,

sicuramente per Giorgio l'esperienza lavorativa è un ambito importante che bisognerà affrontare. Un'esperienza che, per la sua importanza, non dovrà correre il rischio di bruciarsi e/o di diventare una sconfitta.
Innanzi tutto l'esperienza lavorativa non può essere un qualche cosa di "una volta" ma deve avere un progetto ed una durata nel tempo.
Sarebbe bene che si parli di lavoro nell'ambito del tirocinio scolastico che potrà avere contesti per la pratica anche fuori dalla scuola.
Il problema del lavoro e del tirocinio scolastico è stato affrontato anche con la famiglia Sartori per Mauro.
A tale proposito riporto uno stralcio di una relazione inviata per Mauro Sartori che girerò a tutte le famiglie ed operatori in primo piano nella ricerca.
Le riflessioni emerse per Mauro sottolineano la grande attenzione che bisogna avere e la necessità non di un episodio ma (come sempre nella nostra ricerca) di un progetto rigoroso e ponderato per evitare rischi e per far si che le proposte siano pensate sufficientemente anche in relazione all'intero progetto che ha, te lo sottolineo, un carattere sistemico.
Tale caratteristica sistemica deve far riflettere su ciascun intervento in modo che sia adeguato all'intero sistema per far si che produca sinergie.
Bisogna star molto attenti alla sensibilità di Giorgio, per lui il lavoro è una questione molto ma molto profonda e per tale motivo, prima di passare a "prove" bisognerà che tu faccia un vero piano di lavoro (possibilmente collegato con la scuola) che duri nel tempo. Dopo che tu ci avrai inviato un piano di lavoro valuteremo insieme al prof. Cuomo cosa fare.
Devi tener presente che a G. l'Associazione ha in progetto un'organizzazione lavorativa e pertanto l'esperienza di lavoro di Giorgio è importante anche perchè va ad aprire un itinerario che dovremo progettare molto, ma molto attentamente.
Il lavoro per ragazzi come Giorgio rappresenta un contesto, una situazione in cui si vive una condizione molto regolamentata e seria fuori dalla famiglia pertanto ne assume una connotazione emotiva molto profonda e delicata. Una sconfitta in tale settore produrrebbe molti rischi.
Ti inoltro quindi le riflessioni fatte per Mauro affinchè sia tu che gli Operatori -amici (insieme alle famiglie) che stanno per affrontare tale problematica ne abbiate un riferimento su cui produrre riflessioni e piani di lavoro.
In attesa quindi di un tuo progetto

Ciao

Alice Imola
Nicola Cuomo

L'ESPERIENZA LAVORATIVA (una esperienza lavorativa possibile).

Sottolineo che quando si parla di lavoro si dovrà pensare a ruoli possibili per Mauro in quanto bisognerà progettare il suo inserimento lavorativo in modo che non produca una sconfitta.

Il lavoro per Mauro significa finalmente entrare in un contesto fuori dalla famiglia con una organizzazione a cui bisogna adattarsi (prima di adattarsi conoscere per poterlo fare adeguatamente), vivere un' esperienza relazionale con delle regole e condizioni reali, essere in un contesto dove i referenti non sono i parenti.

Inoltre Mauro potrà entrare in tale contesto inizialmente accompagnato per un periodo (da tenere sotto osservazione) dall'Operatore "amico" che fungerà da Mediatore e da facilitatore sia nella relazione che nell'apprendere le mansioni occorrenti nel lavoro. Un mediatore per orientare Mauro anche a comprendere quelle abitudini relazionali che per un estraneo al contesto lavorativo possono non essere capite. L'Operatore-"amico" dovrà anche mediare nel far comprendere, informando e facendo notare modalità relazionali adeguate al ragazzo ed ai compagni di lavoro, le modalità migliori per relazionarsi con Mauro.

Il primo periodo di inserimento è molto delicato e necessita di progettazione e di attenzioni molto particolari. Nella nostra esperienza i sopraluoghi pre-inserimento sono risultati una indispensabile operazione per comprendere i climi relazionali, le atmosfere, i ritmi lavorativi,. per capire quali competenze occorrono per svolgere una mansione, se sono possibili più mansioni, per riflettere sul contesto lavorativo al fine di non far sentire il senso di estraneità, come mettere in grado la persona con bisogni speciali di non subire una sconfitta che spesso si rivela come gravemente dannosa per le esperienze a venire.

Importante è che l'Operatore-"amico" si metta in grado (con sopraluoghi attenti e meticolose analisi del contesto e delle situazioni lavorative: sia nella parte delle mansioni che in quella relazionale) di conoscere le modalità di svolgimento del lavoro, degli eventi che possono emergere nel contesto, di capire l'organizzazione lavorativa, per pattuire ciò che è possibile e ciò che è difficile per la persona con bisogni speciali, per studiare la situazione, per informare i compagni di lavoro, un sopraluogo che dovrà essere un periodo di osservazione esclusivo per l'"operatore-amico" (si consiglia di approfittare del viaggio in America di Mauro e del tempo a disposizione) per calibrare il progetto di esperienza-lavoro (non da meno per apparire esperto alla persona con bisogni speciali in modo da essere un "amico" di cui ci si può fidare per i suoi consigli).

Il contesto

I contesti per Mauro sono molto importanti come le modalità relazionali e le atmosfere che caratterizzano un determinato ambiente.

Il contesto lavorativo deve poter proporre un ambiente e mansioni adeguate alle problematiche di Mauro. Pertanto inizialmente il ruolo e la responsabilità di Mauro dovrà essere di aiuto, di "assistente" all'"amico" per poter vedere nei comportamenti dell'Operatore-"amico", dal suo comportamento (non solo dalle parole e spiegazioni) cosa fare, come fare e quando fare.

Mauro, per così dire, inizialmente dovrà "porgere i ferri", dovrà imparare a specchio, imitando e dalle confidenze che l'"amico" gli farà per apparire competente, per fare bella figura.

"Sai Mauro il primo impatto è quello che conta, se fai bella figura all'inizio poi . io sono stato prima di te in questa situazione e ti insegnerò tutti i trucchi per fare bella figura e per riuscire bene, guarda me, guarda come faccio io e non ti preoccupare" questa dovrà essere la relazione che l'"amico" dovrà saper creare.

I ruoli e le responsabilità che si dovranno attribuire a Mauro nel primo impatto con il mondo del lavoro dovranno far parte strutturalmente già delle sue competenze che saranno orientate dall'"amico" per far bella figura(si dovranno provocare transfer di competenze).

Il sopraluogo che l'"amico" Operatore andrà a svolgere prima dell'inserimento lavorativo dovrà individuare mansioni ed attività che Mauro sa e può eseguire. Tali mansioni dovranno essere organizzate in modo da determinare responsabilità lavorative possibili per il ragazzo.

Mansioni che dovranno essere riconosciute quali utili (Mauro, con la sua sensibilità, sicuramente si accorgerebbe se gli si affida un lavoro inutile che vivrebbe come mortificante e quindi provocatore di quello stato di disorientamento che spesso esprime).

Mansioni quindi utili, attive e, nello stesso tempo, possibili ed organizzate in relazione alle sue abilità e competenze.

Il contesto lavorativo e la compresenza del "amico", dovrà proporre modalità attente a valorizzare Mauro in particolare nei primi giorni per poterlo accompagnare serenamente e con disponibilità verso l'apprendere il cosa e come fare.

L'Operatore "amico" dovrà accompagnare Mauro a percepire il contesto lavorativo complessivamente dinamico e piacevole anche se faticoso.

Se dovessi ipotizzare un contesto lavorativo adeguato per Mauro lo collegherei a situazioni di "benessere" come potrebbe essere un "Centro Benessere", terme, ristorante,.

Un contesto e situazioni lavorative dove il fare è esplicito, visibile, dove il proprio ruolo e mansioni si possono comprendere tramite le azioni, i gesti, anche con poche parole chiaramente. Un contesto e mansioni che presentano chiaro cosa si dovrà fare, cosa fanno gli altri, cosa richiedono gli altri da te.

Un contesto in cui si è sempre attivi ed attraverso il guardare, l'agire si impara ad essere adeguati alle situazioni ed alle richieste.

Per esempio il personale che lavora in un "Centro Benessere" è impegnato a realizzare un clima sereno, allegro, di benessere ed è per questo si è sempre sorridenti ed accoglienti.

Se si decide e si trova un luogo in cui Mauro potrà svolgere il tirocinio lavorativo, bisognerà orientare il personale sul come comportarsi con lui e confrontarsi sulle mansioni che potrebbe svolgere. A tale proposito, lo ribadisco, sarà bene che l'Operatore del progetto "amico" si proponga quale Mediatore.

L'esperienza lavorativa che Mauro svolgerà, non è detto che sia l'unica possibilità, né il lavoro che Mauro nel futuro dovrà svolgere, ma il contesto che si sceglierà può essere l'occasione per fornire al ragazzo un' esperienza, in un ambiente dinamico ed accogliente, che le proponga la possibilità di maturarsi cognitivamente ed emozionalmente nella relazione.".


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