PAOLO 2 -PARTE SECONDA-

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Messaggio  Admin il Mar Giu 15, 2010 4:19 pm

Il 20 aprile Licia scrive alla dott.ssa Imola e al prof. Cuomo:

Ieri sono stata a Polignano presso l’ufficio grafico dello zio di Paolo e gli ho parlato della possibilità di inserire il ragazzo nello studio.
Ho fatto un sopralluogo e ho visto che ci sono molte macchine articolate e complesse per lavori difficili e lunghi, ma ci sono anche molti computer che servono a scrivere dei documenti per poi stamparli e questo è un lavoro che potrebbe benissimo fare Paolo.
Michele Giannelli, titolare dell’ufficio, mi diceva che ricevono numerosi ordini per realizzare poesie su pergamene, carte intestate, biglietti da visita…
Paolo può fare tutto questo se seguito con attenzione. Si tratta di un lavoro semplice e al tempo stesso interessante. Paolo dovrebbe digitalizzare un testo, scriverlo col giusto carattere e con le giuste dimensioni; inserirci delle immagini adeguate e in una posizione precisa; mandare in stampa il documento, scegliere il tipo di grammatura della carta e l’orientamento del foglio.
Si tratta di operazioni che non verranno fatte tutte dal primo giorno, ma che gradualmente verranno annoverate fra i suoi compiti.
Ho concordato col sig. Michele di assegnare a Paolo un suo posto nell’ufficio, una specie di scrivania personale con il suo PC personale dove nessuno può dirgli: “per favore spostati che devo prendere quella cosa lì”, “puoi lasciarmi il computer un attimo perché devo vedere delle cose?”.
Per lui è importante non sentirsi un di più, ma parte integrante del sistema, solo cosi può prendere seriamente questo impegno.
Al suo tavolo troverà le cartelline degli ordini di cui si occuperà solo lui rispettando le scadenze delle consegne.
Fra tutte le operazioni di cui ho scritto sopra, Paolo si occuperà inizialmente solo della digitalizzazione anche per non spaventarlo o sovraccaricarlo.
Circa il compenso economico, penso che partiremo con un mesetto di tirocinio non retribuito dopo il quale concorderemo assieme al titolare una paga adeguata.
Circa gli orari invece, il ragazzo andrà 3 pomeriggi a settimana dalle 17.00 alla chiusura. Per ora lo affiancherò sempre io nei due pomeriggi in cui vado a trovarlo, poi in futuro, quando sarà pronto e sicuro, potrà stare da solo.
Paolo era al corrente che si sarebbe dovuto impegnare nell’ufficio dello zio, l’ha presa benissimo; l’ho visto eccitato e bramoso di cominciare. Quando gli ho parlato di questo imminente nuovo lavoro, lui è andato a prendere il computer personale che utilizzerà presso lo studio e insieme abbiamo cercato una custodia per il trasporto. Abbiamo trovato nell’armadio una specie di 24 ore con tante tasche e scompartimenti per carte, penne, telefonino… Abbiamo preso quella e ci abbiamo sistemato dentro il PC, i cavi, due penne, l’agendina e il telefonino. Lui era felicissimo tanto che ha cominciato a dire riferendosi all’ufficio “adesso vado tanto chiudiamo alle 20 stasera” oppure “oggi abbiamo aperto alle 16”. Insomma si sentiva già parte integrante dello studio e questa senso di appartenenza credo sia un grande stimolo per lui.

PS ma non abbiamo una supervisione con skype in aprile?

Il prof. Cuomo e la dott.ssa Imola rispondono a Licia circa l’importanza della gavetta:

Carissima Licia,
il progetto globalmente va bene ma nell'immediato devi avere molta, moltissima prudenza.
Il progetto amico è vero che si basa su di una amicizia artificiale ma tutto il percorso è realistico e veritiero. Assolutamente il progetto non fa riferimenti a itinerari falsi e/o non realistici e non si allontana mai da un attento ambito di prudenza.
Io ed il prof. Cuomo abbiamo riflettuto su quanto scritto da te e abbiamo ritrovato dei rischi.
Il primo e grande rischio è quello di far sentire il ragazzo sopravvalutato. Difatti lui si è molto eccitato e si è posto nella immagine estetica del manager con borsa computer ed accessori vari.
E' vero che bisogna elevare l'autostima dei ragazzi ma in modalità realistica e adeguata alle capacità. Inoltre, al di là delle competenze, tutti abbiamo bisogno di quella che si chiama la "gavetta", tutti ci dobbiamo sottoporre ad un periodo di prova, di formazione e dobbiamo essere valutati per poi gradualmente riconoscersi ed essere riconosciuti come competenti. Un itinerario, quello della "gavetta", utilissimo e formativo proprio per la condizione di modestia, di comprensione del proprio ruolo di apprendista, di disponibilità ad apprendere ed ad adeguarsi al contesto lavorativo che è utilissimo per tutti noi (tu stai proprio facendo la "gavetta" con l'Università di Bologna e figurati se non lo debba fare Paolo ).
PERTANTO VOLARE BASSI, BASSISSIMI!!!
Bisognerà mettere in atto dei cerimoniali che prevedono un percorso di mesi e mesi di "gavetta" in modo che Paolo comprenda i suoi limiti ed inizi ad apprezzare gli insegnamenti dei suoi datori di lavoro.
La "gavetta" per Paolo è importante che inizi dall'imparare a conoscere i climi e le atmosfere relazionali del contesto. Per fare ciò deve iniziare con il spazzare, lo spolverare, il mettere a posto i pacchi di carta, ... il fare il "garzone di bottega".
Paolo deve per così dire "porgere i ferri" essere di servizio ai contesti. Avere la responsabilità di sballare la carta, di organizzarla per categorie,... avere la responsabilità delle pulizie,... di aprire ad orario o di chiudere,...
Paolo il suo posto e la scrivania per ora lo deve sognare, lo deve desiderare e man mano l'avere un posto, in un angolo di una scrivania, per poi, nel tempo, guadagnarsi altri posti di più prestigio sarà il riconoscimento del suo apprendere. Paolo per ora dovrà fare il "garzone di bottega" !!!
Nel tempo, tra un mese, due,... vedremo tramite le osservazione come si comporta. Paolo dovrà imparare a specchio, guardando, "dovrà rubare il mestiere"!!!
Il ragazzo dovrà vivere il periodo di "gavetta", come un percorso fatto da tutti, da te Licia, dal papà, dallo zio,... un periodo in cui ci si allena per diventare "uomini adulti", un percorso in cui bisogna dimostrare di essere capaci, un percorso in cui bisognerà apprendere "rubando il mestiere" osservando...
La scrivania, il proprio posto dovrà essere vissuto come un grande obiettivo da raggiungere, una meta che bisognerà desiderare tanto ...
Giorno per giorno gli si faranno notare piccoli progressi e quanto vi è ancora da apprendere; la giornata di apprendistato dovrà sempre terminare con il sottolineare un progresso raggiunto o perfezionato. Ogni giorno dovrà tornare a casa con un piccolo tratto perfezionato, con un piccolo complimento (nella giornata si potranno far notare le imperfezioni ma l'ultimo compito della giornata dovrà essere quello positivo, dovrà terminare con una competenza perfezionata.
Pertanto frenati in quanto sei molto veloce e in tal modo rischi di bruciare e far fallire il percorso.
Inviamo questa e-mail anche alla famiglia e dovete attenervi a quanto vi raccomandiamo.
Ciao
Alice Imola
Nicola Cuomo

Il 23 aprile Licia risponde:

Mi rendo conto perfettamente della necessità e dell’utilità della gavetta di cui parlate; il fatto è che Paolo la gavetta l’ha fatta per molti mesi, anzi forse per anni presso l’ufficio. Da sempre il ragazzo dopo i compiti è andato da suo zio e non ha preso nemmeno un foglio in mano, ma si è dedicato a porgere gli oggetti, dare una sistemata, a buttare la spazzatura, ad aiutare nei traslochi, ad osservare gli altri lavorare e ad uscire per fare commissioni che gli chiedevano di fare. Tutto questo Paolo lo ha fatto molto prima che il progetto amico entrasse nella sua vita; ricordo benissimo che durante uno dei miei primissimi incontri di settembre siamo andati proprio da suo zio perché io vedessi dove trascorreva i pomeriggi di solito. Per tutti questi mesi quando io andavo via da Polignano, Paolo andava in ufficio a dare una mano.
Per questo motivo ho pensato di evolvere questa situazione visto che si stava arrestando solo a mansioni di garzone con il rischio di arenarsi. Ho voluto motivarlo perché ultimamente lo vedevo anzi lo vedevamo tutti un po’ insoddisfatto tanto che si recava meno spesso in ufficio e sarebbe stato un peccato perdere questa grande possibilità. Negli ultimi tempi Salvo e la sua attività di elettricista stavano diventando il chiodo fisso di Paolo; per carità nulla in contrario, ma non volevo che abbandonasse la grafica visto che è sempre stata una sua passione. Non sono partita dalla gavetta, perché Paolo non è nuovo dell’ambiente. Mi sono rifatta al caso di Mauro , il quale già da tempo era in quella struttura a fare niente o poco più e quando Laura è intervenuta non è partita dalla gavetta bensì dalla ricerca di una mansione adeguata al ragazzo. L’ incarico che ho ravvisato io era appunto quello della semplice digitalizzazione fra le mille operazioni che si possono fare in quell’ufficio e il fatto di avere una scrivania è relativo alla necessità di scrivere su un tavolo piuttosto che in piedi o da qualche altra parte. Forse avevo mancato di riferirvi questo passaggio, ma l’ho dato per scontato perché già a Rimini si parlava del fatto che Paolo frequentava lo studio di suo zio. Se questo tassello mancante può essere utile a capire meglio perché ho agito in un certo modo, chiedo scusa per non averlo detto prima; se poi non è importante, mi adeguerò alle vostre indicazioni.

Il prof. Cuomo e Alice rispondono:

Carissima Licia,
il fatto che a Rimini si parlava che Paolo frequentava lo studio di suo zio, non significa che vi era un progetto come a Genova ha realizzato Marco. Tu (che conoscevi quanto accadeva giorno per giorno) dovevi trasformare questa "frequentazione" in ipotesi progettuale e noi ti avremmo potuto aiutare per la sua evoluzione e maturazione in Progetto. Il fatto che questa occasione non sia stata da te presa profondamente in considerazione, che tu non l'abbia presentata a noi Tutor ed al prof. Cuomo come ambito problematico con l'approfondimento che necessitava (nè per e-mail, nè negli incontri in presenza, nè via internet) ci disorienta. Il fatto che tu non ci hai, in modalità dettagliata ed analitica, nè informati dei passi e di quanto accadeva nè ipotizzato ed inviatoci un progetto non è una mancanza che si può definire "tassello" ma dopo un percorso formativo e dopo gli esempi (che anche tu citi) di Marco (di un suo progetto concordato con noi) è una tua presa di posizione, è una tua scelta rispetto ad altre possibilità che va analizzata. L'esperienza del ragazzo se non la si evolve immediatamente in progetto può far perdergli una preziosa occasione formativa. Pertanto ci aspettiamo in tempi rapidissimi un tuo progetto che proponga la presenza del ragazzo nell'ufficio con ruoli ben precisi e non da manager.
Il ragazzo nell'ufficio deve avere compiti chiari e precisi ma realistici pertanto questo va chiarito ed i ruoli realistici e le responsabilità che saranno da te organizzati nel progetto (ed inviati a noi per gli aggiustamenti che riterremo necessari) dovranno essere presentati al ragazzo come PREMIO-PROMOZIONE del suo operato da apprendista svolto sino ad ora. Il suo itinerario di apprendista, la "gavetta" (che tu dici aver fatta e di cui noi non ne abbiamo mai saputo i particolari ne ricevuto progetto) la "gavetta" va evoluta ed organizzata in modo che emergano le competenze acquisite in questo tempo. Tali competenze gli devono essere riconosciute in un cerimoniale (una sorta di Diploma interno che lo premia con altri ruoli di responsabilità). Se sino ad ora il ragazzo ha svolto , come tu dici, attività senza un filo progettuale, se "non ha preso nemmeno un foglio in mano, ma si è dedicato a porgere gli oggetti, dare una sistemata, a buttare la spazzatura, ad aiutare nei traslochi, ad osservare gli altri lavorare e ad uscire per fare commissioni che gli chiedevano di fare..." se sino ad ora ha svolto compiti senza un progetto rigoroso ed articolato, ora quei compiti vanno organizzati in un progetto!!!
I parenti del ragazzo non sono responsabili progettisti in Pedagogia, sicuramente hanno fatto quanto hanno creduto il meglio per il loro nipote, eri tu ed ora sei tu che devi organizzare, valutando le competenze acquisite, in un progetto!!!
In attesa del progetto
buon lavoro
ciao
Alice Imola
Nicola Cuomo
P.S. ANALIZZA I COMPITI CHE IL RAGAZZO PUO' SVOLGERE ED ORGANIZZALI PER UNA FIGURA PROFESSIONALE ALL'INTERNO DELL'UFFICIO . GIA' QUANTO HA SVOLTO SIN ORA SE ORGANIZZATO ED EVOLUTO PUO' DEFINIRE UN RUOLO E COMPITI UTILI E POSSIBILI

Il 5 maggio Licia scrive al prof. Cuomo e Alice Imola circa problemi a scuola di Paolo:

Ho parlato con i genitori di Paolo i quali erano preoccupatissimi a causa della possibile bocciatura annunciata da un paio di professori.
Si tratta di due docenti che sono intenzionati a rimandare Paolo a meno che il ragazzo non dia il massimo di sé nelle ultime interrogazioni. Non sappiamo quanto ciò sia vero o quanto sia un voler dare uno scossone alla situazione scolastica un po’ precaria. Ad ogni modo, visto che mancano poche settimane non solo alla fine della scuola, ma anche agli esami del 3° anno, ho pensato di convogliare tutte le energie allo studio e alla tesina tralasciando, per il momento, gli impegni lavorativi che possono essere presi immediatamente dopo la scuola quando ci sarà anche più tempo da spendere.
Conto di spiegare a Paolo questa cosa cosi come ho fatto con voi adesso cioè puntando sul senso di responsabilità verso la scuola, sul suo senso del dovere che è molto forte e sulle priorità che di volta in volta nella vita si pongono in primo piano. Ditemi se posso attuare questo mio programma.
Grazie

La dott.ssa Imola e il prof. Cuomo rispondono a Licia:


Carissima Licia,
va benissimo. Procedi
Alice Imola
Nicola Cuomo




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