X Fragile - Il Filo di Arianna
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Messaggio  Admin Mer Mar 31, 2010 3:28 pm

Giorgio è un ragazzo di 19 anni. Il suo operatore-amico è Marco.

Il 30 luglio 2009, la mamma di Giorgio scrive al professor Cuomo per annunciare di aver trovato l’operatore-amico:
Buongiorno sono la mamma di Giorgio.
Abbiamo finalmente trovato l’educatore.
Approfitto per informarvi che abbiamo iniziato sia l'album sia le indicazioni da Voi fornite sul percorso da intraprendere con Giorgio. Bene per quanto riguarda gli acquisti quotidiani, siamo rimasti senza latte e pane solo un giorno. Usa l'agenda per tenere i conti , ed è riuscito anche a cambiare negozio per i suoi acquisti . In vacanza a Lisbona è andato a prendere il pane in completa autonomia ed indipendenza ( come si è fatto capire è ancora un mistero ).
All' aeroporto di Parigi ha deciso di comperarsi un profumo cosa che ha fatto in autonomia ed indipendenza. Ho notato un lieve miglioramento nella consapevolezza del trascorrere dei giorni . Per quanto riguarda l'album Giorgio ha fatto le foto, le ha commentate e scritto il suo pensiero; devo dire però che la cosa non ha suscitato entusiasmo. E' più entusiasto nell'uso dell'agenda che nel fare l'album; anche il ricettario non lo fa impazzire anche perchè non lo usa . Prepara le ricette da lui preferite in indipendenza seguendo correttamente le sequenze tanto che il ricettario è un ostacolo e preferisce guardare imparando per le ricette nuove. Giorgio rifiuta le cose da piccoli giustamente, anche perchè si è insistito molto sul fatto che è adulto e deve comportarsi di conseguenza, che certe cose a 19 anni i suoi compagni non le fanno e non deve farle neppure lui. Le foto le abbiamo usate parecchio quando era piccolo e non vorrei che interpretasse questo come un ritorno al passato anche se le foto ora le ha fatte lui. Domanda: ” come posso renderlo più entusiasta ? “
Anche l'aver fatto vedere l'album a sua sorella (non era in vacanza con noi ) ed ad una vicina non ha sortito molto entusiasmo anzi rifiuto nel mostrarlo. Devo aggiungere che Giorgio per quanto riguarda il riordino di camera sua , l'uso della lavastoviglie, della lavatrice, l'apparecchiare e sparecchiare tavola , pulire i bagni, spazzare , lavare i pavimenti , stendere e ritirare i panni è indipendente e autonomo . E' capitato che queste sue capacità sia riuscito a trasferirle anche in altri contesti che non sono casa, tipo feste da amici , o a convegni o a scuola in mensa dove ha fatto gli stage . Ora il problema è come fare un album per lui interessante. Pensavo sinceramente che fosse più facile anche perchè è solo da due anni che a scuola abbiamo sostituito le foto a parole guida colorate .
Grazie a presto

Il professor Cuomo risponde:

Gentilissima famiglia Naldi (e famiglie ed operatori implicati in primo piano nella ricerca),

siamo molto contenti che abbiate trovato un Operatore adatto e che intende seguire gli orientamenti della ricerca.

Ricordo, quindi, che la ricerca è multi ed interdisciplinare e che fonda i principi di base sia metodologici che epistemologici con riferimenti alle aree neuro scientifiche e della psicologia clinica.. Le prassi della pedagogia speciale, le piste di lavoro, vanno realizzate tenendo conto di tale dimensione.

Le famiglie dovranno fornire all’operatore la documentazione che l’Università di Bologna ha inviato tramite sia le lettere-relazioni che attraverso le e-mail sia dirette che indirette (quelle indirizzate a tutte le famiglie implicate in primo piano: come questa e-mail).

Inoltre è fondamentale che l’operatore studi (non solo legga) prima degli altri il testo di Cinzia De Pellegrin "Verso una vita autonoma ed indipendente con l’emozione di conoscere ed il desiderio di esistere Cosa fare, come fare e perché: strategie e buone prassi nell’ambito della pedagogia speciale" (edizioni ETS 2009), ed inoltre Alice Imola "Le leggi verso le buone prassi dell'integrazione scolastica" (Edizioni ETS 2008) e Nicola Cuomo "L'altra faccia del diavolo" (AEMOCON 2004).
La lettura-studio di tali testi è fondamentale per entrare nella dimensione particolare a cui gli orientamenti della pedagogia speciale del prof Cuomo si ispirano sia sul piano epistemologico che metodologico.

Ora passiamo ad analizzare i punti chiave con riferimento a quanto ci avete scritto nella ultima e-mail.

Giorgio è rimasto sicuramente molto impressionato positivamente dall'essere considerato adulto e che questo desiderio è stato espresso in modo deciso dalla famiglia, da chi lui considera di più al mondo.
Questa considerazione esplicitamente positiva della famiglia (si vede da lui grandemente desiderata in maniera così fortemente esplicita) lo ha portato a sbilanciarsi e (immediatamente) ad assumere lo stile di comportamento da adulto.

Attenzione al concetto di “STILE DI COMPORTAMENTO”.

Lo “STILE DI COMPORTAMENTO” da adulto è possibile svolgerlo ed attuarlo se si hanno le competenze corrispondenti altrimenti diviene una modalità formale, uno scimmiottare .
Sicuramente noi (ed è questo penso il momento giusto) dobbiamo seguire quelle prassi e quelle modalità che formalmente incidono sullo “STILE DI COMPORTAMENTO” da adulto, ma stare molto, molto attenti ad osservare se le competenze del ragazzo vi sono effettivamente annotandole sia quando vi sono che quando non vi sono perché se ora si venissero a creare delle forti delusioni queste potrebbero determinare il rischio di reazioni paradossali che possono polarizzarsi:
- o in una chiusura,
- o in un comportamento aggressivo.

Bisogna pertanto far in modo che il ragazzo arrivi ad affrontare le problematiche con un minimo di strumenti concettuali ed aiuti.
Gli aiuti sicuramente forse Giorgio, in questo momento, avrà la tendenza a rifiutarli per essere aderente allo “STILE DI COMPORTAMENTO” da adulto. Ma siccome lo “STILE DI COMPORTAMENTO” da adulto non corrisponde alle competenze da adulto vi è il fortissimo rischio che faccia la figura da bambino e che tale figura lo porti ad una profonda situazione di vergogna.
Bisognerà stare molto attenti affinchè questo non avvenga, bisognerà prevenire tale possibilità molto probabile.
Vi ricordo che al convegno di Roma un ragazzo ha imitato i personaggi (Esperti Intervenuti) nei toni e nelle modalità ma non era in grado di tenere il senso di un discorso.
Nel convegno essendo presenti famiglie questo non ha prodotto ilarità ma se Giorgio si comporta con“STILE DI COMPORTAMENTO” da adulto e nei contenuti non riesce a mantenere tale “STILE DI COMPORTAMENTO” sicuramente può attrarre le ilarità e le prese in giro degli amici.

Il progetto “amico” ora indispensabile per far acquisire a Giorgio un autentico “STILE DI COMPORTAMENTO” da adulto.

Il progetto “amico” risponde al fornire i consigli adeguati a Giorgio in una relazione amichevole che evita al ragazzo di sentirsi infantile (non sono i genitori a consigliare ma un amico in momenti privati, di accondiscendenza).
L’amico insegna a come essere adulti non tanto con le ramanzine o con i toni da maestro ma attraverso il suo comportamento, attraverso il raccontare come ha fatto lui, attraverso il farsi emulare.
Il farsi emulare il rappresentarsi come amico saggio che magari anche lui ha passato momenti … e che ha saputo superarli pertanto comprende e sa dare ottimi consigli. Questa è la modalità relazionale che dovrà avere l’Operatore. Ricordate Andrea a Roma? Il videoregistrato presentato da Andrea (uno dei Tutor con la dott.ssa Imola che si dovranno incontrare o in diretta o a distanza ogni 15 giorni) dimostrava le modalità relazionali adeguate.
Sicuramente la lettura-studio del testo della De Pellegrin fornirà molti consigli pratici ma soprattutto sul come gestire la relazione amichevole.

Le foto molto probabilmente, come avete anche voi intuito, ricordano a Giorgio un contesto, atmosfere relazionali molto infantili e quindi dissonanti dal ruolo da adulto che vuole impersonare ora. Purtroppo molto probabilmente questo ci fa capire che le foto lui le viveva come infantili ma perché le erano state presentate in tale modalità e lui veniva trattato così: da bambino.
Seguiamo quegli oggetti e potenziamo l’agenda.
L’agenda Giorgio la vive adulta e pertanto le foto lasciamole da parte spostandole all’”amico”.
L’amico-operatore dovrà lui dimostrarsi reporter, appassionato di fotografia, desideroso di intraprendere una carriera importante dove le foto, il videoregistrare, i documentari, i film, il computer … sono gli strumenti di un adulto professionista del futuro.
L’amico, per sua passione, si dirà, MENTENDO APPOSITAMENTE, vuol diventare regista e per tale motivo costruisce reportage fotografici.
L’amico fotograferà vicende e va alla ricerca di una vita che vuol raccontare attraverso le immagini.
Conoscendo Giorgio potrà chiedergli se lo aiuta a fare il personaggio del suo documentario in modo che come gli scultori hanno dei modelli, i fotografi, chi vuole intraprendere la carriera da regista con la telecamera hanno modelli.

L’amico inviterà Giorgio al cinema (o a vedere con lui film su DVD) dove si vedranno ANCHE E NON SOLTANTO film di gestione di ristoranti ed alberghi.
Il guardare i film ed il riflettere insieme per trovare spunti per l’amico- aspirante- regista sarà una utile occasione permanente per Giorgio per allenarsi ad impadronirsi del filo del discorso, ad impadronirsi di come organizzare le sequenze degli eventi.
Anche l’amico regista, come tutti i registi, ha il problema di organizzare episodi in modo da essere concatenati per dare così chiari sensi ai filmati.
Paradossalmente il problema dell’operatore amico sarà analogo a quello di chi ha la x fragile ma questo non per motivi genetici ma per motivi professionali: il saper concatenare immagini ed episodi per un film che abbia chiari sensi e che sia comprensibile.
Leggendo il curriculum dell'Operatore amico emerge la sua preparazione musicale.
Tale preparazione può essere di grande aiuto in quanto la musica sia nell'ascolto che nella riproduzione propone una grande integrazione nel sistema cognitivo e propone atmosfere di senso ed evocatrici.
Per esempio per ricordare le parole di una canzone dobbiamo evocare di sotto fondo il motivetto; alcune aree musicali ci fanno tornare alla mente episodi anche lontani della nostra vita; bastano poche note per ricordarsi un intero motivetto.
Pertanto le competenze musicale dell'Operatore- amico vanno utilizzate moltissimo in tal senso.
Visto che ho accennato alla regia ed al guardare film insieme bisognerà far scoprire a Giorgio la forza evocatrice ed integrante i concatenamenti dei fatti in memoria che posseggono i ritmi, i rumori, le musicalità, la musica.
Pertanto con il film il nostro amico-regista porterà al centro del suo lavoro i rumori, le sonorità, la musica che costituiscono la sua originalità da regista nel film.
La musica, le sonorità, i rumori (dirà l'amico-regista) dovranno far quasi veder prima delle immagini è questa l'originalità del mio film e tu Giorgio mi aiuterai a scoprire quali suoni, rumori, musiche lo fanno meglio.

Fateci sapere.
Buon lavoro
Nicola Cuomo
Alice Imola

La mamma di Giorgio risponde al professor Cuomo:

Buonasera,

condivido che trattare le persone portatrici di handicap come scemi sia dannoso e controproducente.
Sicuramente quanto scritto nella mail precedente è stato male interpretato o evidentemente mi sono espressa male. Uno dei punti fondamentali è che ho sempre trattato Giorgio come una persona , una persona di 19 anni, pretendendo da lui un comportamento adeguato all’età. Se questo non fosse stato fatto ora Giorgio non sarebbe così: abbastanza controllato , con un linguaggio non perfetto ma neppure con ecolalie frequenti o discorsi fuori posto, anche se ogni tanto, possono comparire in particolari situazioni di ansia. Certamente la sua risposta è data da una mancata conoscenza di Giorgio e della sua famiglia . Il perchè Giorgio ha rifiutato di mostrare le foto del Portogallo a mio modesto parere non è da riportare a richieste o comportamenti infantili da parte mia o di sua sorella (che lo considera perfettamente normale e pretende da lui comportamenti e atteggiamenti adeguati all’età) . L’episodio si svolgeva in casa in presenza di una vicina amica e la richiesta era semplicemente di mostrare le foto del viaggio fatte da lui quindi niente di inadeguato. La mia supposizione era che avendo lavorato molto su foto e immagini e avendole abbandonate da poco per cercare di lavorare a livello più astratto sviluppando maggiormente la memoria e il discorso al di fuori di un filo fatto da immagini, Giorgio avesse supposto un ritorno al passato e quindi posto un rifiuto . Giorgio come altri è consapevole del suo stato, delle sue difficoltà e vuole fare quello che fanno i suoi compagni, logicamente adeguato alle sue capacità . Recentemente ha intrapreso un corso di vela e devo dire che ha migliorato la sua autostima L’istruttore è un disabile motorio molto esigente che lo tratta come fosse un ragazzo normale di 19 anni; da qui il suo entusiasmo a continuare questo sport . Ho scritto questo per dire che non mi sognerei mai e poi mai di trattare Giorgio da Handicappato o da bambino, forse posso incorrere nell’errore contrario , pretendere troppo da lui , anche se con il tempo ho imparato a conoscere i campanelli d’allarme .
Cordiali saluti

L’ADULTO E IL BAMBINO

Il 23 agosto 2009 il professor Cuomo invia alla famiglia Naldi alcuni spunti per riflettere circa quanto la mamma scrive:

…in relazione alla sua riflessione che riporto:

“…avendo lavorato molto su foto e immagini e avendole abbandonate da poco per cercare di lavorare a livello più astratto sviluppando maggiormente la memoria e il discorso al di fuori di un filo fatto da immagini Giorgio avesse supposto un ritorno al passato e quindi posto un rifiuto .”.

Penso che ci troviamo perfettamente in pieno accordo in quanto se Giorgio ritiene che l’uso delle foto è non a livello della sua età, l’usarle può sicuramente essere da LUI RITENUTO da poco capace o da bambino.
E’ probabile che molti intorno a lui la pensano in tal modo, lo ha sentito dire dalle Maestre quando era più piccolo, a Scuola oggi i suoi coetanei non usano foto, magari lo ha sentito dire dagli insegnanti, gli educatori lo dicono tra loro,...
E’ possibile che vi sia una convinzione e modalità di uso delle immagini foto, filmati, documentari,… ad un livello molto basso, e pensato esclusivamente per bambini e persone con deficit.

Un livello concettuale (quello messo in atto nell’uso di audiovisivi da parte degli operatori) che è possibile si basi sul considerare e valutare le immagini, i filmati, i documentari, le foto,… l’uso della telecamera, videoproiettore, schermo televisivo, macchina fotografica,… come strumenti che non producono capacità di astrazione e competenze astratte.

Se Giorgio in qualche modo ha incorporato tali convinzioni consequenzialmente teme che se lui usa delle foto, tale uso lo faccia considerare, agli occhi degli altri, non come adulto competente.

Giorgio quindi può essere profondamente convinto che le foto non siano per adulti.

− Ma perché è possibile che Giorgio viva l’uso delle foto non per adulti ma per persone poco capaci?
− Chi sta intorno a Giorgio effettivamente come considera l’uso di foto, di immagini, di videoregistrati, film…?
− Quando si parla di “cercare di lavorare a livello più astratto” a cosa si pensa, quali sono le convinzioni che fanno definire ciò che produce e propone capacità di astrazione e ciò che non, tali opinioni, se vi sono, che riferimento hanno?
− Visto che il lavorare con ausilio di immagini foto, film, documentari,… e con strumenti tipo telecamera, macchina fotografica, proiettori, scanner,computer, …potrebbe sollecitare molto la “zona di sviluppo potenziale” di Giorgio e quindi le sue capacità e competenze favorendo il potenziamento delle sue capacità astrattive (sollecitandole nella maturazione con strumenti facilitanti), se intorno a Giorgio si pensasse il contrario e non si utilizzassero in modo appropriato gli strumenti mediatori quali facilitanti, quali rischi si verrebbero a determinare?
− Si pensa sia adeguato lavorare con tali mediatori da adulti o si pensa che siano strumenti da Scuola elementare, massimo Media, strumenti per e da bambini?

Lei stessa sottolinea che gli altri, i compagni di scuola di Giorgio, non utilizzando le foto fanno emergere le differenze tra loro e suo figlio.
Giorgio utilizzandole sino a poco tempo fa e avendole abbandonate per un percorso ritenuto più provocatore di astrazione, avendo acquisito tale scala gerarchica svalorizzante le immagini, è molto probabile che sia maturato in lui un vissuto di “tornar indietro” verso modalità meno adulte.

Il vissuto di Giorgio, nelle ipotesi sopra presentate, quindi può avere quale riferimento:
- foto = non adulto
- parlato e scritto = adulto.

Ora noi ci dobbiamo chiedere e penso che sia importante chiedercelo a Rimini in una dimensione multi ed interdisciplinare: definire “livello più adulto e più astratto” un uso della comunicazione senza le immagini e riferimenti multi ed ipermediali è corretto?
Escludere in una Scuola (quella di Giorgio visto che i suoi compagni non utilizzano immagini) la multi ed ipermedialità nella formazione è una scelta all’avanguardia o al contrario caratterizzante percorsi formativi dequalificati o di scarso livello ?

Come la pensano le professioni del futuro, i percorsi formativi del futuro, una didattica all’avanguardia:

Proviamo a chiederci se - al di là dei deficit, quindi per tutti - Non usare le immagini (video, foto, film, documentari, computer,…) in un itinerario formativo, in un momento in cui l’elettronica rappresenta la competenza del futuro trasversale per qualunque mestiere; il non usare materiali multi ed ipermediali nella Scuola (anche in quella che sta frequentando Giorgio) significa essere una Scuola avanti nei tempi o arretrata?

Sicuramente la risposta adeguata la ritroviamo nel: per tutti, al di là dei deficit, dobbiamo pensare a strategie, strumenti, metodologie, tecnologie… avanzate e qualitativamente professionalizzanti.
Una Scuola moderna, all’avanguardia dovrebbe avere attrezzature multi ed ipermediali come pure le Università. Ciò purtroppo non è consueto nelle Scuole e nelle Università Italiane non per questo noi dobbiamo convincerci che le moderne tecnologie sono produttrici di scarsa astrazione e/o fornire a Giorgio percorsi deprivati di strumenti e strategie mediatrici facilitanti l’apprendere, il concettualizzare, l’astrarre.

Le recenti analisi e valutazioni internazionali PISA circa la Scuola italiana portano i nostri contesti formativi ed i risultati sempre più verso gli ultimi posti nel mondo proprio perché abbiamo radicati pregiudizi sull’apprendere e l’insegnare, sul come avvengono le maturazioni cognitive sia nell’ambito dell’astrarre e del concettualizzare, come si potenzia la memoria, l’attenzione, il desiderio di esistere e l’emozione di conoscere.
Il non uso o lo scarso uso o il ritenere tale uso elementare delle immagini, dei video, di filmati,…risulta un contesto formativo estremamente arretrato che però va a costituire il vissuto dell’apprendere di Giorgio che notando le gerarchie svalorizzanti le immagini è possibile, molto probabile, che gli facciano vivere i contesti relazionali in cui sono richieste immagini, foto, video,… infantili, si sente cioè trattato da bambino (purtroppo anche se i toni relazionali sono rivolti a lui da adulto).
Non gli altri ma IO MI SENTO TRATTATO DA BAMBINO O DA ADULTO

Difatti l’essere trattato da bambino nella mia analisi si legava al possibile suo vissuto e le ho scritto:
“Le foto molto probabilmente, come avete anche voi intuito, ricordano a Giorgio un contesto, atmosfere relazionali molto infantili e quindi dissonanti dal ruolo da adulto che vuole impersonare ora.
Purtroppo molto probabilmente questo ci fa capire che le foto lui le viveva come infantili ma perché le erano state presentate in tale modalità e lui veniva trattato così: da bambino.”.

Difatti il “trattato da bambino” penso sia lo snodo del fraintendimento che sicuramente dovremo affrontare nell’incontro a settembre.

Il “trattare da bambino” non è una condizione necessariamente legata all’uso di espressioni particolari o da vocine o da vezzeggiativi (l’atteggiamento può essere anche sicuramente molto serio).

I figli, spesso, anche adulti, visti dal di fuori (per esempio dalle nuore che osservano come le suocere trattano i loro mariti) vengono percepiti come trattati da bambino dalle loro mamme.

Il termine “bambino”, come “adulto”, come “genitore” nella ricerca può avere significati che vanno al di là dell’uso quotidiano

Anche l’“Analisi Transazionale”, che è uno tra i riferimenti metodologici a cui noi ci riferiamo per la formazione delle famiglie e degli operatori utilizza i termini: Adulto – Genitore – Bambino.
Questi sono termini convenzionali concordati per connotare modalità relazionali.

Riassumendo e riducendo moltissimo:

Si connota quale modalità Adulta una che cerca di affrontare le questioni, le situazioni in modo da evitare rischi di conflitto, con modalità e strategie per superare con modalità sufficientemente ragionate situazioni problematiche.
Si connota quale modalità Genitore una che cerca di affrontare le questioni, le situazioni in modo da far appello ai sentimenti determinando rischi di “ricatti morali” creanti una subordinazione affettiva.
Si connota quale modalità Bambino una che cerca di affrontare le questioni, le situazioni in modo da produrre rischi di conflitto, fuori da tentativi di ritrovare modalità e strategie per superare ragionatamente situazioni problematiche. Una sorta di conflittualità-capriccio.
Le contrapposizioni, le sfumature nella relazione in ambito di “analisi transazionale” sono oggetto di riflessione tenendo conto se la relazione si connota quale Adulto-Adulto, Adulto-Genitore, Adulto-Bambino e nelle altre possibilità che i modelli di riferimento propongono nel loro porsi in parallelo, intrecciarsi e essere poco o molto dominanti.

Pertanto l’uso che io facevo nell’e-mail non voleva essere né di giudizio, né un riferimento sul piano del significato letterario, nè connotare una condizione assoluta ma fornire spunti per provocare riflessioni sia alla famiglia in considerazione (quella di Giorgio) che e specialmente alle altre famiglie ed operatori proprio perché non essendo loro implicate nell’accaduto potevano, con distanza affettiva, riflettere specialmente sulle loro situazioni non su quella utilizzata come opportunità per riflettere dell’“episodio Giorgio”.
Lo scopo di far circolare le e-mail sia tra le famiglie che tra operatori implicati in primo piano nella ricerca non è assolutamente quello di concentrarsi sull’accaduto a una determinata famiglia o a un determinato operatore in un frangente specifico ma quello di allontanarsi dalla situazione per sentirsi provocati e trasportati per riflettere e meditare in un ambito forte sul piano educativo-didattico nelle proprie situazioni.
Ogni riflessione fatta circolare quindi è una provocazione che vuol far riflettere in ambiti generali e di utilità comune (difatti la ricerca –formazione -azione vuol sia verificare, se vi sono, ambiti specifici della x-fragile, sia e specialmente connotare le originalità cognitive ed affettive per potenziare cognitivamente e affettivamente i bambini e le persone affette da x-fragile) tipo:
− pensiamo come si tratta il proprio figlio in maniera adulta o…?
− come progetto un itinerario tipo l’album delle foto in modo didattistico o in modo che sia divertente ed ugualmente produttivo di sviluppo cognitivo ed affettivo, sollecitando le facoltà di astrazione?
− Quando implico mio figlio lo faccio per valutarlo permanentemente?
− Chiacchiero con mio figlio o interrogo, valuto e insegno?

Le connotazioni, i tratteggiamenti di episodi e di contesti che noi inviamo nelle nostre riflessioni sono ipotesi e non sono giudizi e pertanto hanno lo scopo soltanto di provocare riflessioni. Ciascuno, Famiglia o Operatore, dovrà – in riferimento alle provocazioni – auto considerare il proprio comportamento, il proprio intervento. Per tale motivo ci tengo a sottolineare che quando lei dice rivolgendosi a me “Certamente la sua risposta è data da una mancata conoscenza di Giorgio e della sua famiglia” certamente ha ragione e credo che nessuno di noi finirà mai di conoscere le persone e non pretende di farlo (è già difficile conoscere se stessi figuriamoci).

Una qualunque ricerca si basa su dati, su notizie e formula delle ipotesi che tanto più sono valide quanto più sono valutate e verificate e sufficientemente meditate. Sicuramente sono ipotesi e tali rimangono, e sono, per fortuna, soggette ad essere riviste, corrette, contraddette, rafforzate, validate,… un turbinio di concetti validi, coerenti ma non validi, completamente errati ma coerenti logicamente,…Un turbinio che sicuramente non troverà le verità assolute ma che tende a fornire ipotesi per spiegazioni che nel corso della trasposizione in pratica delle ipotesi queste dovrebbero produrre, con evidenza e con giudizio di tutti, efficacia, stati di benessere, miglioramenti, …

La ricerca che stiamo iniziando in questa fase di formulazioni di ipotesi e di raccolta dati, vorrebbe individuare, quali sono e se vi sono, caratteristiche specifiche e originalità particolari in persone affette da x-fragile.

La ricerca che stiamo intraprendendo per garantirsi sul piano scientifico non una sola visione ma una molteplicità di punti di vista, ha messo insieme tre aree che sono, come lei conosce l’area Neuroscientifica, della Psicologia Clinica e della Pedagogia Speciale con Didattica dell’Integrazione.

Per evitare una separazione tra chi fa ricerca per responsabilità professionale e le Persone con necessità speciali, per garantire una dimensione di cooperazione, si è voluta potenziare la ricerca implicando le famiglie e le stesse persone affette da x-fragile nella formula: ricerca –formazione -azione.

Nel tempo della ricerca, man mano, sicuramente avremo più dati e potremo conoscere più approfonditamente Giorgio (e gli altri ragazzi), la sua Famiglia (e le altre implicate) ed il Contesto in cui vive ma questo avverrà nel tempo insieme sia da parte di chi ha la responsabilità scientifica multi ed interdisciplinare sia da parte delle stesse Famiglie, Persone con x-fragile, Operatori.
Personalmente in relazione ai colloqui, ai video che ci scambieremo ed ai risultati delle indagini presso la S. Raffaele di Roma ed al confronto periodico con le Famiglie ed Operatori avrò sempre più dati per fornire alle Famiglie, agli Operatori, alla Scuola chiavi concettuali e ipotesi operative per cercare di superare gli handicap che la x-fragile propone e per potenziare al massimo la maturazione cognitiva ed affettiva dei ragazzi.

ATTENZIONE AI FRAINTENDIMENTI

Per ora i dati in mio possesso mi fanno comunicare quelle ipotesi che almeno non devono essere fraintese in questo percorso di avviamento (in attesa di formularne sempre più valide, adeguate ed efficaci).
Per ora cerco di elaborare ipotesi e orientare prassi che da una parte vanno a rispondere nello specifico caso per caso, dall’altra sono finalizzate, lo ribadisco, a fornire spunti generali a tutte le Famiglie ed Operatori (ed è questo il motivo per cui alcune risposte, come questa, sono fatte circolare a tutte le famiglie protagoniste in primo piano alla ricerca).
Nello specifico i dati che mi sono stati forniti per Giorgio mi presentano una storia che mi fa pensare da una parte ad interventi molto adeguati e dall’altra ad interventi che possono proporre dei rischi pertanto come sto facendo per tutti i casi in primo piano nella ricerca, cerco di argomentare sia intorno a ciò che la mia esperienza di ricerca mi fa ipotizzare quali interventi adeguati sia quelle modalità e circostanze che mi fanno pensare al contrario come area probabile di rischio. Queste mie riflessioni scritte, come ho sottolineato negli incontri, hanno lo scopo di andare ad arricchire le riflessioni delle Famiglie e degli Operatori venendo utilizzati quali ulteriori chiavi concettuali che possono trovare conferma o disconferma, corrispondenze esperenziali o meno, fornire spiegazioni plausibili a comportamenti e situazioni di cui non ci si spiegavano le motivazioni.

Queste mie ipotesi, che immediatamente confronto con i miei Collaboratori per averne con loro motivo di meditazione e discussione approfondita, si basano su quanto mi viene detto e offerto tramite colloquio e/o osservazione scritta e/o visiva (le osservazioni scritte o visive a loro volta propongono ulteriori confronti con le Famiglie, gli Operatori e i responsabili scientifici della ricerca).

I contesti e le originalità esistenziali

Oltre alle persone ed alle relazioni le riflessioni si allargano in particolare ai contesti ed alle situazioni. Pertanto i contesti non sono solo quello di casa ma si cerca di tener conto del fuori, degli altri che non sono solo i genitori o i fratelli.
Proprio per quanto riguarda Giorgio nella sua storia si tiene conto che è stato vittima di bullismo e questo già propone attenzioni particolari (non è un semplice calo dell’autostima) ma dobbiamo tener conto che Giorgio ha la x-fragile e pertanto, sempre, ma in special modo in situazione di ricerca, dobbiamo tenerne conto in quanto non si conoscono le conseguenze di subite violenze in relazione alla patologia. Per tale motivo ho consigliato alla famiglia un confronto con i colleghi dell’area psicologica (l’area psicologica è da tener fortemente da conto in quanto conosciamo la grande sensibilità delle Persone affette da x-fragile e bisognerà fornire sia alla Persona che alla Famiglia gli strumenti per conoscerla e saperla gestire. Molto spesso si pensa soprattutto alle competenze ed ad un andar bene a scuola, è opportuno avere consapevolezza della necessità di una maturazione sia sul piano cognitivo che affettivo- emozionale.).
Inoltre l’originalità di Giorgio ci porta ad attendere ancora nuovi dati per poterlo conoscere nella sua originalità e per valutare se tale originalità è collegata ad una caratterizzazione della x-fragile o no. Già questa attenzione, è emerso nel colloquio, fu data precocemente alla famiglia in un incontro a Milano con il dott. Moderato, che diede quale strumento alla madre l’osservare dicendole:
“ devi guardarlo e capire quali sono gli elementi che producono un danno a lui e ciò che invece lo aiutano”.
Sempre riflettendo sull’originalità di Giorgio, nel confronto personalizzato, emerge che nell’ambito degli apprendimenti per esempio nell’aritmetica la mamma dice di non aver mai potuto insegnare la matematica a Giorgio nel modo “classico”. “Giorgio, ci sottolinea la mamma, ha imparato tramite i problemi e in senso contrario al normale, prima le sottrazioni poi le somme, prima le divisioni poi le moltiplicazioni.”.
Questo dato è interessante per due motivi:
Il modo “classico” per insegnare le quattro operazioni non è certo codificato dai matematici ma vi possono essere delle consuetudini che gli insegnanti mettono in atto per pregiudiziali, personali ed arbitrarie convinzioni. Difatti per la didattica attiva a cui ci riferiamo sicuramente è più opportuno iniziare dai problemi e le sottrazioni possono risultare più chiare delle addizioni in quanto vi sono concrete quantità da togliere, da una quantità definita ed esistente, e ciò ci fa comprendere anche che la motivazione dell’evidenza togliere può immediatamente riportare al concetto di divisione e che quello di moltiplicazione risulta meno sensato e forse più miracolistico.
Giorgio, nella sua originalità, che ha avuto spazio di esistere grazie alla madre e al padre e ci fa capire che ha necessità di comprendere il senso prima di imparare e che impara quando vi sono procedure chiare e sensate.
Se si fossero seguite quelle che gli insegnanti definivano le direzioni “classiche” dell’insegnare Giorgio forse non avrebbe appreso oppure avrebbe appreso automaticamente, passivamente, da automa.
Le intuizioni della mamma, che hanno fatto sì che Giorgio crescesse con una mentalità non da automa, tali intuizioni erano già da tempo modalità didattiche sperimentate e conosciute e facevano riferimento ai modelli pedagogico- didattici attivi (la ricerca ci indica quale contesto adeguato per il superamento delle difficoltà di apprendimento e di insegnamento una classe dove gli insegnanti prediligono il Lavoro di gruppo con riferimento alle pedagogie attive attraverso una didattica globale con forte attenzione oltre che ai contenuti da apprendere anche ai processi in un ambito cooperativo- attivo di ispirazione Freinet e degli ultimi orientamenti denominati “cooperative learning”.
Una didattica multi ed ipermediale che propone differenti accessi all’apprendere attraverso una molteplicità di utilizzo di strumenti e situazioni mediatrici.
Una didattica attenta ai contesti, alle situazioni, alle atmosfere forti sul piano relazionale ed affettivo. Una didattica che propone una dimensione laboratoriale dove l’ipotizzare, il progettare lo sperimentare attraverso il provare, spostare, trasportare, sollevare, spingere, …, trasformare propone le azioni quali generatrici di condizioni sperimentali dove il fare va a sollecitare riflessioni, sempre nuove ipotesi, valutazioni, verifiche, ricerca di strumenti e strategie mediatrici e facilitanti l’apprendere e l’insegnare… ).

Ancora sull’adulto e il bambino

Per evidenziare quale è per noi il senso di adulto e di bambino possiamo dire che:
− se un insegnante osserva il bambino per scoprirne l’originalità e si slega dai pregiudizi che bisogna prima fare le addizioni e poi le sottrazioni, prima le moltiplicazioni e poi le divisioni, se si scioglie da questa posizione avendo consapevolezza che è un pregiudizio: TRATTA IL BAMBINO DA ADULTO
− se al contrario rimane legato al fatto che esiste una ed una sola strada per apprendere l’aritmetica ed è quella di imparare prima le addizioni, poi le sottrazioni, poi le moltiplicazioni ed infine le divisioni: TRATTA IL BAMBINO O L’ADULTO DA BAMBINO
− Se degli insegnanti decidono che bisogna prima imparare a scrivere e poi a leggere e che questa è l’unica strada per apprendere a leggere e scrivere: TRATTANO IL BAMBINO O L’ADULTO DA BAMBINO
− Se invece sono consapevoli che vi possono essere dei bambini che hanno una maturazione oculo-
manuale più precoce e che altri hanno una maturazione oculo- linguistica più precoce, pertanto vi è chi impara prima a leggere e poi a scrivere e chi apprende prima a scrivere e poi a leggere, e lasciano lo spazio per far evolvere il bambino nella sua originalità: TRATTANO IL BAMBINO DA ADULTO

Il trattare da ADULTO o da BAMBINO quindi SIA NELLA NOSTRA CONCEZIONE CHE NELLA NOSTRA ANALISI, si lega alle considerazioni interne dell’educatore, dell’insegnante con cui viene costruita la relazione non solo dal comportamento e dalle espressioni esterne.
Tali considerazioni interne non sono sempre consapevoli in quanto si modificano in relazione ai pregiudizi ed alle competenze, conoscenze, saperi,… in possesso dell’adulto, dell’educatore, del genitore, del maestro,…e quasi mai sono legati ad un proposito di cattiveria (anzi molte volte i pregiudizi si legano ad uno slancio di bontà ciò ne conferisce un tragico mimetismo).
Altro presupposto che propone la condizione di ADULTO o di BAMBINO è il VISSUTO.

Non è l’altro che mi vuol trattare da BAMBINO ma sono io che non mi sento trattato da ADULTO.

Questo sentirsi trattato non da ADULTO ma da BAMBINO è una condizione che in preadolescenza ed in adolescenza è molto frequente ed è una delle cause creanti conflitti tra genitori e figli.
Le relazioni tra genitori e figli, tra insegnanti e allievi non sono facili in quanto le intenzioni degli adulti spesso non sono corrispondenti a quanto i ragazzi vivono, pertanto è il vissuto di frequente che crea tensioni e non le effettive intenzioni.

Ma veniamo alla scena delle foto cerchiamo di ricordarcela e proviamo a pensare se Giorgio ha potuto vivere tale situazione come un adulto o come un bambino indipendentemente dai toni ed atteggiamenti usati.

Provo ad immaginare possibili scenari nell’incontro tra Giorgio e la conoscente in relazione alle foto.
Provate anche voi (Famiglie ed Operatori) a portare in scena, facendo i registi, connotando con dialoghi ed atteggiamenti quattro attori:
1 . amica di famiglia
2 . sorella
3 . mamma
4 . Giorgio.

- Si parla di viaggi e la vicina di casa che è venuta a bere un caffè tira fuori dalla borsa delle foto e le fa vedere a Giorgio, alla mamma, alla sorella.
Giorgio spinto dall’entusiasmo della vicina spontaneamente va a prendere le foto scattate da lui e le mostra: ATTEGGIAMENTO E SITUAZIONE ADULTA.
- La vicina nella uguale situazione di prima prende le foto dalla sua borsetta e mostra le sue foto, Giorgio dice che anche lui a fatto delle foto ed alla richiesta della vicina di mostrargliele lui trova una scusa per non farlo: ATTEGGIAMENTO DA ADULTO
- La vicina parla dei suoi viaggi e che ha fatto molte foto e la madre e la sorella dicono che anche Giorgio ha fatto delle foto e lo invitano a mostrarle (sapendo che il ragazzo non le ritiene importanti): ATTEGGIAMENTO DA BAMBINO
- Tutti insistono per convincere Giorgio a mostrare le foto: ATTEGGIAMENTO DA BAMBINO
- Si prende come spunto i viaggi e scusa per indurre Giorgio a mostrare le foto (sapendo che per lui non sono una produzione da adulto): ATTEGGIAMENTO DA BAMBINO
- altre situazioni da caratterizzare o da adulto o da bambino…
Sicuramente come sottolineavo nella mail:
“Le foto molto probabilmente, come avete anche voi intuito, ricordano a Giorgio un contesto, atmosfere relazionali molto infantili e quindi dissonanti dal ruolo da adulto che vuole impersonare ora. Purtroppo molto probabilmente questo ci fa capire che le foto lui le viveva come infantili ma perché le erano state presentate in tale modalità e lui veniva trattato così: da bambino.”.

La mia ipotesi metteva in evidenza la POSSIBILITA’ (molto frequente nelle mie ricerche) che Le foto “ERANO STATE”, QUINDI NEL PASSATO, presentate in climi che Giorgio è possibile vivesse da bambino:
PASSATO
POSSIBILITA’
IPOTESI
Sono degli ambiti che la ricerca deve esplorare e che i ricercatori devono mettere in campo, poi la famiglia (che ha vissuto nel passato con il loro figlio) dovrà valutare, riflettere e ponderare, con chi ha la responsabilità della ricerca, se vi sono stati e/o vi sono tali rischi.
E’, a mio avviso, questo uno tra gli ambiti che bisogna tenere in attenzione:
come Giorgio HA VISSUTO NEL PASSATO certi interventi e questi retroterra come oggi fanno vivere determinati interventi, situazioni, strumenti.
Porre un’attenzione a come Giorgio può vivere o vive nel presente certi eventi e certe attività presentate e svolte in modalità ben precise è una dimensione della ricerca molto importante. Molto importante nell’ambito della Pedagogia Speciale in quanto l’analisi e la valutazione delle modalità educativo- didattiche e dell’uso di certi strumenti risulta estremamente utile per orientare le famiglie che oggi hanno bambini piccoli con x-fragile.
Tale analisi e valutazione, ci offre la possibilità di ipotizzare quali possono essere gli orientamenti educativo-didattici che offrono una tendenza e opportunità per uno sviluppo corretto dei potenziali cognitivi ed affettivi di bambini con x-fragile.
La ricerca non limita né vuol circoscrivere la riflessione all’atteggiamento dei famigliari o degli insegnanti o degli operatori ma di come un ragazzo (non dimentichiamolo con x-fragile) può vivere certe situazioni e se vi possono essere dei rapporti tra certi contesti, certe relazioni e il vissuto e se si possono ipotizzare correlazioni e costanti di una qualche importanza.

Desidero inoltre ricordare che nella e-mail si sottolineava che:
“L’agenda Giorgio la vive adulta e pertanto le foto lasciamole da parte spostandole all’”amico”.
Pertanto le foto non avevano nulla di obbligatorio ma erano uno spunto che poteva essere sostituito da altro e l’agenda poteva essere un prestigioso sostituto.

Colgo quindi l’occasione per ricordare che le “piste di lavoro” sono spunti i quali vanno riorientati in relazione all’originalità dei ragazzi durante lo stesso percorso. In specifico per Giorgio lo spunto delle foto era nato per potenziare le opportunità di professione caratterizzante la Scuola che frequenta che si qualifica quale “turistico- alberghiera”. Difatti nella lettera del 22-05-09 sottolineavo:
“Le riflessioni sugli ambienti in qualche modo collegati alla dimensione turistico- alberghiera (anche favoriti dal fatto che la famiglia spesso viaggia) al ragazzo possono fornire competenze professionali. Per tale motivo i genitori possono marcare ed evidenziare i comportamenti del personale alberghiero, l’organizzazione contestuale, i modi relazionali,… Il sottolineare tali contesti e la loro organizzazione funzionale sicuramente sarà utile a Giorgio in quanto andrà a costituire un substrato esperienziale che gli renderà meno estraneo quanto andrà ad imparare a scuola presentandogli concretamente (e documentandoli attraverso foto o video per poterli mantenere chiari nella memoria e nell’esperienza vissuta) aspetti pratici di possibili ambiti lavorativi.
Il saper leggere un menu, il saper ordinare... tutti percorsi di apprendimento utilissimi per Giorgio. Le vacanze possono divenire un grande, importante ed utilissimo laboratorio che bisogna sfruttare.”.
Inoltre nella stessa lettera (che bisognerà riprendere non appena Giorgio a settembre ricomincerà ad andare a Scuola) sottolineavo che per iniziare a sentirsi adulti bisogna pensare a che tipo di lavoro far intraprendere a Giorgio tenendo presente i propri limiti e le potenzialità in possesso. A tale proposito scrivevo:
“Anche a scuola bisognerà avere molta attenzione ai percorsi formativi di Giorgio, sicuramente è più probabile per esempio che in un ristorante Giorgio sia implicato in attività ed in lavori che non siano dirigenziali o di responsabilità come la gestione della cassa. Pertanto bisognerà pensare a che tipo di lavoro è più probabile per lui e da questi riferimenti orientare il programma e i processi formativi.
Il tirocinio potrà divenire ed essere un ambito formativo più esteso per Giorgio, pertanto bisognerà aumentare le ore di tirocinio perchè in tale attività il ragazzo apprende più abilità e competenze utili ad una sua probabile collocazione lavorativa (le teorie dovrebbero fondarsi sull'esperienza, in tal modo Giorgio avrà più riferimenti per poterle comprendere, non meramente e passivamente a memoria, ciò perchè ne vedrà l'utilità legata alla pratica).
Nell’organizzazione della programmazione bisognerebbe avere un pensiero di fondo che risponde alla domanda: “LE COMPETENZE già in possesso di Giorgio COME LE POSSIAMO FARE DIVENTARE COMPETENZE LAVORATIVE?”

Attenzione agli “onesti pregiudizi”

Il pregiudizio che porta a pensare che le immagini siano uno strumento che produce e provoca meno astrazioni di un discorso a memoria e che la memoria sia un qualche cosa di sciolto o senza riferimenti evocativi sensoriali è da riprendere in settembre (insieme al riflettere sul fatto che una relazione adulta che può essere vissuta da bambino) in quanto gli itinerari educativi moderni richiedono e pretendono sia nella formazione scolastica che in quella universitaria una dimensione formativa multi ed iper mediale. Difatti, indipendentemente dalla presenza di persone con necessità speciali, in Scuole che hanno la pretesa di fornire competenze professionali ad alto livello si auspica che: “L’agito, il fare, le situazioni, … dovrebbero divenire contesti e situazioni su cui riflettere e sviluppare l’analisi, i ragionamenti per tutto il gruppo classe che andranno a caratterizzare la professionalità da raggiungere.
In altre esperienze a scuola, organizzando lavori di gruppo, si sono selezionati degli spezzoni di film per poter osservare contesti, situazioni, atmosfere, modalità relazionali, tipo di comportamento non verbale, atteggiamenti, modi di presentarsi ai clienti, modi di muoversi e comportarsi circa i ruoli nei differenti contesti alberghieri, di ristorazione.
Sono differenti i contesti e le modalità relazionali del personale al Grand Hotel, all’albergo, alla pensione,… è differente il comportamento del personale se lavora al bar, tavola calda, mense, camping,…
I film propongono un soffermarsi su situazioni particolari, ritornare indietro, analizzare insieme, provare a simulare imitando,… i film possono proporre situazioni paradossali con ricchezza di particolari, ponendo primi piani che risultano estremamente significativi. Una modalità per approcciarsi al mondo del turismo, delle competenze alberghiere molto profondo e rilassato e proponente riflessioni ed opportunità didattiche interdisciplinari.
Il guardare i film interi, il selezionare le scene utili per la formazione, propone anche un utilizzo delle tecnologie informatiche, ciò rientra nella formazione all’uso di questi strumenti indispensabili per le future professioni.”.

Per quanto riguarda l’esperienza di Giorgio in barca penso che possa essere per lui ottima.
Noi l’abbiamo sperimentato con Università della Germania e l’analisi di tali esperienze mettevano in evidenza condizioni educative e relazionali estremamente adeguate: difatti tutto quanto si fa in barca è strettamente utile e funzionale ad un chiaro scopo comune. La chiarezza dei ruoli, delle responsabilità e delle finalità, insieme al grande e doveroso rispetto delle regole, sono i cardini di tale importantissima esperienza che va presa nella sua profondità strutturale e trasferita nella vita quotidiana. Una rigorosità che è pretesa in barca che E’ ADULTA.
Bisogna allargare i contesti e non farli rimanere in barca ma trasferirli nella vita quotidiana che deve anch’essa avere chiarezza dei ruoli, delle responsabilità e delle finalità, insieme al grande e doveroso rispetto delle regole.
Nel trasferire la rigorosità e quindi la DIMENSIONE ADULTA nella vita quotidiana analogamente all’esperienza in barca, bisogna far ritrovare “sulla strada” di Giorgio:
− come vado al porto, con che mezzi (ricordo io quando,… uso l’orologio, nessuno mi dice lo ricordo quindi da solo,…)
− chi compra i biglietti(so usare bene ed autonomamente i soldi, so organizzarmi per le mie economie, ho una paghetta settimanale,…)
− chi prepara la borsa con quanto mi serve in barca
− chi si ricorda come vestirmi
− chi ha scelto i vestiti
− chi li ha pagati
− quanto costa il corso…

La situazione barca deve pian piano estendersi a macchia d’olio e divenire un modo di vivere in autonomia ed indipendenza, anche fuori la barca, altrimenti si necessiterà sempre di un “capitano” che ti dice passo passo cosa devi ricordare, fare, dire,…
Che ti dice quando la barca sta affondando…

Penso che le provocazioni siano la base che propone forza alla ricerca e la nostra sfida è quella di ricercare quelle strade anche ritenute assurde per scalare i problemi e raggiungere le vette della qualità.

Ci faccia sapere se le sono venute in mente altre idee ed ipotesi

Un augurio di buon proseguimento dell’estate.

Nicola Cuomo
Alice Imola

DOPO RIMINI…

Dopo la prima supervisione, il 17 ottobre 2009, Marco, l’operatore-amico di Giorgio , scrive alcune considerazioni:

Buongiorno a tutti, ho appena ricevuto e letto la sintesi dell'ultima supervisione e su alcuni punti che non condivido o non comprendo del tutto vorrei confrontarmi ulteriormente con tutti voi, solo per portare anche il mio punto di vista sulle considerazioni fatte e su alcune descrizioni.

Ve le riporto di seguito virgolettate solo per evidenziare le specifiche parti alle quali mi riferisco:

"non bisogna aver timore di esplicitare nel gruppo le proprie intuizioni anche se queste rischiano di risultare errate, questo perchè se ci si vuol porre in attesa del perfetto ed esattissimo non ci muoveremo mai (anche perchè il perfetto e l'esattissimo sono un atto spesso di superbia camuffato in modestia e ricerca di rigorosità)”

Vi assicuro, è proprio con questa impostazione che ho cercato di vivere sino ad ora i momenti comuni, sia a Rimini che a Bologna, non avendo paura di portare un dubbio o un esempio sensati, ma anche considerandoli possibili spunti utili alla ricerca, nella tradizione stessa della RICERCA-AZIONE, nella quale da sempre il ricercatore partecipa alla ricerca a fianco agli altri, apprende durante la ricerca coinvolgendosi nei processi analizzati. Tutto ciò sempre nell'ottica che "rigoroso non è sinonimo di rigido".
E altrettanto, mi pare che l'abbiano fatto gli operatori provenienti dalle altre città. Siamo varie persone, tutte capaci e credo bendisposte verso il progetto. Naturalmente tutti abbiamo avuto il nostro iter umano e professionale, dal quale possiamo anche tentare di prescindere, ma non certo immediatamente e non certo in maniera totale. Mi piace anzi pensare che il nostro percorso lo portiamo "dentro al progetto" e lo consideriamo valore aggiunto da "tesorizzare".
Personalmente il mio percorso è variegato e naturalmente un po' mi guida sempre quando formulo idee o spunti o proposte didattiche. Se questo può rappresentare un limite me ne cercherò di affrancare sempre di più, per la riuscita ottimale del percorso con Giorgio. Sono uno psicologo e un pedagogista, da anni lavoro come tutor didattico di disabili e mi sono confrontato per anni con un maschio e una femmina con X-fragile come educatore individuale, centinaia di ore passate insieme nelle più svariate attività e luoghi e orari.... Tutto ciò mi porta per forza di cose a riferirmi costantemente all'esperienza passata quando vedo Giorgio, a cercare assonanze.. o somiglianze, pur nell'ovvia certezza che la sindrome possiede caratteristiche che poi si declinano in ogni unica e particolare persona in modo irripetibile.
Forse la mia considerazione sul tempo e sulle "sessioni" di tre ore che possono stancare il ragazzo era proprio un tentativo di ipotizzare valide correlazioni fra cause esogene (cioè eventi ed esperienze collocate nel tempo passato dell'individuo durante gli anni evolutivi dalla nascita alla fine dell'adolescenza), e cause endogene ( cioè i determinanti genetici/biologici ).


Comunque sia, l'unica considerazione che ho fatto, sempre pubblicamente, a Bologna è che Giorgio, così come la persona che seguivo prima, prima dello scadere delle tre ore comincia a lamentare stanchezza, a parlare meno e in modo più stentato, a dire " vado a casa, dai, sono stanco, grazie marco per la bella giornata io vado..." anche forse in ragione della giornata che spesso potrebbe aver preceduto il nostro incontro bisettimanale (ovvero magari scuola al mattino e poi logopedia, o cavallo, o terapeuta ecc. ecc.) Ho cercato di riferire in supervisione che la stanchezza di Giorgio avviene A PRESCINDERE da tutte le diverse attività svolte insieme sino ad ora.

Ho fatto presente che il giorno prima avevo incontrato per puro caso un altro educatore che conosco da anni, in una strada di G., ci siamo trovati faccia a faccia in quattro, ognuno con il suo ragazzo (entrambi con X-fragile), e lui poi mi ha testualmente detto : sono passate due ore e il mio ragazzo come al solito è già "bollito", al che ho risposto che anche Giorgio era cotto ed erano passate circa due ore e mezza e abbiamo detto quasi all'unisono che ciò capita spessissimo. Naturalmente i ragazzi non hanno sentito le nostre considerazioni, ma davvero erano entrambi stanchi e provati e questo fatto si ripete con una rilevante frequenza.

Io ho riportato questa semplice affermazione all 'equipe, dalla quale poi ognuno può formulare ipotesi di diverso peso ovviamente, ma tutto ciò, spero non rappresenti un

"prendere consigli e riferirsi, lasciandosi influenzare in modificazioni di quanto pattuito, a colleghi o amici e/o a persone esterne al gruppo" .

Questa era la
"qualità/quantità delle notizie riportate nel gruppo di sabato come sentito dire".

Mi premeva riportarla per intero come mi avete richiesto, davvero non per polemizzare o far perder tempo, ma solo e soltanto per evitare fraintendimenti o distorsioni. Ho preso parte in dieci anni a decine, anzi centinaia di supervisioni, e mi fa piacere che il mio pensiero, le mie affermazioni (stupide o intelligenti che siano...) vengano riportate così come le espongo, proprio per evitare fraintendimenti, malacomunicazione e perdite di tempo per il gruppo di lavoro.
E' per questo che mi ha rassicurato vedere che a Rimini la nostra supervisione è stata filmata (ma a Bologna no), e spero che anche le prossime lo possano essere, appunto nel nome di rigore e scientificità.
Mi preme dirvi che sono arrivato alle due scorse supervisioni come uno scolaretto emozionato..., con molta voglia di imparare e con un sacco di domande da fare sui giorni passati con Giorgio e sul "da farsi" futuro.

Se non ho scritto E-mail vere e proprie è semplicemente perchè mi sono tenuto i miei piccoli e grandi interrogativi per portarli in supervisione, visto che negli incontri con Giorgio non ho avuto nè particolari criticità, nè traguardi rilevanti e definitivi (dopo un mese..) da segnalarvi.

"Situazioni o di grande successo o ritenute estremamente problematiche"
non c'erano e quindi non le ho segnalate. Ma ho letto ogni mail e allegato di tutti con attenzione curiosa. Se non è quanto ci si aspettava cambierò e segnalerò di più.
Quel quadernone bianco che ci hanno dato a Rimini è già pieno di idee, di punti interrogativi, di frasi del libro, e di piccoli trucchetti che Andrea e Alice ci hanno suggerito durante le prime due supervisioni. Forse non si è notato nel fermento generale, ma durante le due supervisioni io ho scritto, e ho scritto un bel po', perchè davvero non ho una memoria di ferro.

Ho cercato però in ogni modo di "stare nel progetto". Le ore fatte con Giorgio non sono mai state meno di tre per incontro, di ogni incontro ho fatto fedele e immediata registrazione, in ogni momento passato con Giorgio ho cercato di garantire che sia io sia gli "amici per caso-operatori di supporto" (che Giorgio frequenta ora insieme a me) si comportassero come da copione, ovvero autenticamente, in una relazione amichevole ma senza produrre percorsi spianati, mai infantilizzandolo.
Ho rinforzato Giorgio sui traguardi anche piccoli e abbiamo tutti cercato di non proporgli nè dei compiti "mini" nè dei compiti "super".
Il libro di Cinzia de Pellegrin, come ci aveva detto Andrea, non l'ho "letto, ma l'ho studiato", con la massima voglia di aderire al protocollo. E' sul mio comodino dal 10 settembre, o viene con me nello zaino , è ormai pieno di scritte ,di segni,di promemoria..

Mi sembra che la "cooperazione della famiglia con gli operatori amici nel mantenere le regole" ci sia stata, con continui scambi, rimandi e confronti che bisettimanalmente o più avvengono spontaneamente con la famiglia Naldi.

Nella lettura della sintesi una parte mi ha lasciato un po’ interdetto, in primis perchè come è riportata dalla sintesi di supervisione, vi assicuro, non rispecchia il mio pensiero, nè frasi in particolare da me pronunciate, nè si fa "specchio" del tempo passato con Giorgio fino ad oggi.
La riporto:

"Marco fa capire che vive rigidamente il tempo (?) e sicuramente se si pensa a tre ore di impegno di studio queste sono tantissime e nessuno di noi resisterebbe a tre ore di impegno. Marco deve perdere questa concezione delle tre ore come studio e deve iniziare ad acquisire lo star bene tre ore con un amico. Se non si è in grado di essere un amico piacevole e simpatico bisogna impararlo in quanto il protocollo lo richiede."

Ecco la "lista" di attività di Settembre e Ottobre che hanno stancato Giorgio (non ne ho svolte altre) :

• Cena in pizzeria,sia da soli che in gruppo
• Visita,senza giocarvi,al Bowling di G.
• Viaggi tra gallerie e boschi sul trenino di C. che lo porta a casa sua
• Viaggi in pullman sul medesimo tratto boschivo..
• Ascolto domestico di musica (sue cantanti predilette)
• Shopping plurimo per suoi e miei acquisti in giro per il centro..
• Visita all'auto lavaggio di G. con mia e sua pulizia dell'alto e spruzzi vari ad alta pressione..
• Svariate partite a calcetto maldestre nel Bar di un amico, con succhi di frutta a gogo
• Cena con precedente suo cucinare, a casa di mia mamma, con mia mamma e due altri "amici-complici"
• Pulizia della nuova casa di una mia amica (è entrato a visitarla ed è spontaneamente partito a spazzare ovunque..)
• Festa con tre mie amiche, spumante, strudel, canti e balli...

Ho cercato al meglio di svolgere tutte le suddette attività in modo "piacevole e simpatico" con amici bendisposti, e fidati. Spero di aderire al protocollo con sempre maggiore curiosità e precisione settimana dopo settimana, e di trovare nella supervisione uno spazio di rielaborazione dei saperi, un luogo preciso e condiviso, dove "tra difficoltà ed emozione" si elaborano le situazioni di empasse e si torna a casa con validi scambi e con spunti per "buone prassi" da spendere mese dopo mese con i ragazzi.

Scusate…non ho il dono della sintesi :-) Buon fine settimana a tutti.




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