X Fragile - Il Filo di Arianna
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Messaggio  Admin Ven Apr 09, 2010 4:31 pm

Paolo è un ragazzo di 17 anni. Il suo operatore-amico è Licia.

PRIMO INCONTRO DI LICIA E PAOLO
15 settembre 2009, Licia scrive:


Quando sono arrivata da P. erano le 15.40 di lunedì 14 settembre.
Paolo è venuto a prendermi dalla stazione puntualissimo e mi è sembrato anche piuttosto felice di rivedermi.
Insieme ci siamo diretti verso casa sua dove ci aspettavano i suoi genitori e durante il tragitto abbiamo chiacchierato un pò del mio viaggio, dell'inizio della scuola e del computer nuovo che mi sono comprata.
Arrivati a casa sua, siamo saliti e siamo rimasti un pò a parlare con Lisa, sua sorella, e con sua madre.
Paolo mi ha anche mostrato un piatto e un vaso che ha realizzato l'anno scorso a scuola e mi ha promesso che durante quest' anno scolastico realizzerà un piatto e me lo regalerà.
Mi ha mostrato l'abbonamento che ha fatto per prendere il pullman ogni mattina per andare a scuola e mi ha lasciato accarezzare il suo gattino tanto amato.
Dopo di che la mamma ricorda a Paolo che deve ancora provvedere all'acquisto del diario scolastico e di quaderni vari, cosi decidiamo di uscire insieme e di andare in cartoleria a comprare l'occorrente.
Quindi scendiamo da casa sua e facciamo una bella passeggiata fino al negozio. Durante il tragitto non ci sono mai momenti di silenzio perché parliamo sempre; lui mi chiede del mio viaggio in treno, è interessato ai miei orari e ai treni che cambio di volta in volta per arrivare da lui.
Entrati nella cartoleria, da solo, chiede al cartolaio tutto ciò che gli serve, parla in dialetto stretto perchè il cartolaio è un suo amico.
Dopo aver scelto, da solo, il diario, i quaderni e altre piccole cose dice al negoziante che passerà il padre a saldare.
Io avrei tanto voluto che pagasse Paolo, ma purtroppo prima che scendessimo da casa sua, anche sua madre si era raccomandata che non pagasse e che lasciasse andare il padre...
Quindi non mi sono intromessa.
Dopo la cartoleria siamo andati ad un tabaccaio a fare una ricarica telefonica per lui e come sempre, ha provveduto da solo.
Fatte queste due commissioni, Paolo mi ha portato un pò in giro per il paese ed era sconvolgente vedere che tutti lo salutavano, gli stringevano la mano e lo riconoscevano..
Anche lui era molto felice di questo, infatti mi faceva notare con orgoglio come tutti lo conoscevano.
Mentre passeggiavamo, mi ripeteva che doveva accompagnarmi lui in stazione per timore che mi perdessi.
Era veramente fiero del fatto che mi stava portando in giro e che mi avrebbe riportato in stazione, ho notato quasi uno spirito protettivo nei miei confronti che ero assolutamente estranea a quel paese e a quelle strade!!!
Arrivata l'ora della mia partenza, Paolo mi porta in stazione e non vuole andar via finchè non arriva il mio treno.
Ho notato che era molto affascinato dall'andirivieni dei treni...cosi abbiamo aspettato insieme il mio treno e quando sono salita ci siamo salutati dal finestrino ed è andato via.
Abbiamo preso appuntamento per il prossimo incontro e siamo rimasti d'intesa che verrà ancora lui a prendermi dalla stazione.
E' stato un incontro dedicato alla conoscenza reciproca, infatti abbiamo passeggiato e chiacchierato tutto il tempo.
Sono abbastanza felice del rapporto che si sta creando fra noi e spero di riuscire a consolidare sempre più questa nuova amicizia.
Licia.

LA SUPERVISIONE
Dopo aver letto il diario di Licia, il dottor Diavolio scrive alla dottoressa Imola:


Ciao Alice; letta la lettera di Licia?

io ho notato alcune cose, te le dico velocemente poi tu mi dici cosa ne pensi:

1. Paolo lascia da pagare, succedeva anche a Raffaele a Rodi.
bisogna che lui veda l'orgoglio di pagare da solo (deve avere una somma fissa settimanale da gestire e tenere nel suo portafogli) e che parallelamente padre, madre e negozianti vengano informati del progetto e delle strategie per rendere autonomo Paolo . Il padre non deve più passare a pagare perchè Paolo ha i soldi in tasca e il negoziante deve chiedere i soldi a P. perchè sa che se non li prende da lui, poi non li riprende più. Potremmo preparare (le ho già pronte) alcune relazioni brevi sul maneggio del denaro e sull'importanza di avere una somma fissa da amministrare.

2. la madre fa notare a P. che deve comperare il diario di scuola. E’ una cosa da bambini, anche se mascherata da grandi, sarebbe stato meglio che Licia fosse andata a casa loro e avesse fatto vedere che lei usa un’ agenda per annotarsi le date e le cose che le interessano e in tal modo avrebbe dovuto far crescere il desiderio in P. di averne una anche lui (facendo percepire l'avere una agenda come una cosa da adulti e quindi desiderabile) magari per annotarci tutte le volte che i due si incontreranno; magari Licia avrebbe potuto regalargliela come segno di amicizia e lui avrebbe sicuramente apprezzato.

3. P. è un ragazzo giovane e fighetto, Licia è una bella fighetta anche lei.
E’ chiaro che a lui piaccia portarsela in giro per il paese, sembra la sua morosa. Tutto è prematuro ma prevenire è meglio di curare: P. potrebbe innamorarsi di Licia e la cosa serve da traino per fargli prendere delle responsabilità (tira più un pelo di f...) ma potrebbe anche portarlo ad una forte delusione o a non capire che lei non si innamorerà mai di lui. Pertanto Licia dovrebbe leggere bene sul libro di Cinzia come comportarsi in casi del genere (cose che sono accadute anche a Rodi Garganico).

La dottoressa Imola risponde:

Ciao Andrea,
ti inoltro la risposta a Licia che abbiamo concordato con il prof. Cuomo.
Quanto scrivi va bene, ma il prof. dice di aspettare un po' di tempo prima di arrivare ai consigli operativi per evitare che in questo caso Licia e in generale tutti gli operatori si sentano assillati e/o partano con il piede sbagliato utilizzando male i consigli pur di fare.
Dobbiamo tener conto che si devono pian piano affezionare al lavoro.
Altrimenti se abbandonano poi non può far più niente nessuno, compresi noi.
Inoltre il prof. ha detto di non far circolare per ora le esperienze tra gli operatori. Vediamo cosa fanno loro e noi inizialmente diamo i consigli per raccogliere ulteriori dati contestuali. In questa raccolta dati contestuali è molto probabile che riusciamo a capire come la pensano gli operatori amici e quindi come dare noi i consigli a loro non "contro pelo".
Non è solo un rallentare per prudenza, ma per guardare, meglio e capire meglio.

Ciao ciao

Alice

Carissima Licia,
ho letto la tua relazione e va benissimo come primi incontri è bene che tu crei la relazione amichevole. Ti invio alcune attenzioni da tenere, in particolare la relazione amichevole, visto che tu sei una ragazza, deve essere chiaramente definita come amichevole per evitare fraintendimenti che possono entrare in un settore più profondo ed essere fraintesi come in una affettività più intima. Bisogna che il ragazzo abbia chiaro che è un'amicizia tra sessi diversi.
Pertanto se tu intravedi atteggiamenti che possono assomigliare a delle avance o a delle gentilezze molto attente devi immediatamente chiarire la situazione naturalmente amichevolmente. Potrai pensare a degli esempi e, in una dimensione di prevenzione, introdurre un discorso sulla amicizia tra uomo e donna.
Per quanto riguarda la situazione amichevole non deve e non può rimanere sul vago, sul che bella giornata, parlare di film in genere e/o passeggiate, gelati, pizza,..... Ma tu dopo due o tre incontri devi dichiarare che hai visto e hai notato che lui ha delle difficoltà relazionali, nelle autonomie, nell'uso del danaro, della memoria,...(quelle difficoltà che tu noterai) e siccome fai parte della ricerca vuoi, proprio perchè è nata questa amicizia tra voi, aiutarlo. Vuoi approfittare di questo rapporto amichevole per fornire a lui quelle strategie, furbizie, tattiche,.... per fargli acquisire competenze. Non ti porrai quindi nei suoi confronti come una maestra, ma come l'amica che in modo estremamente riservato, senza che nessuno se ne accorga, nella relazione confidenziale gli va ad insegnare quelle strategie per apprendere, per fare "bella figura". Confidenzialmente gli dirai "...ma sai se paga tuo padre o passa lui la gente può pensare che tu non sei capace; rischi di fare una figura da ragazzino.... fai invece ....
Nel contempo tu dovrai raccogliere quei momenti e quelle situazioni in cui i genitori tendono ad invadere e a togliere occasioni descrivermele, inviandomele poi ci penserò io nel formulare la risposta a te, unitamente ad Andrea, con il prof. Cuomo, a immettere nelle risposte quelle attenzioni che da una parte sono rivolte ad evitare un conflitto tra te e i genitori, dall'altra a far sì che la forza del giudizio venuto da Bologna convinca i genitori a correggere il loro comportamento. Mentre ti rispondo per Paolo, ti invio delle attenzioni relative ad Alessandro Tasselli. Anche con il piccolo Alessandro prenditi due o tre giornate di osservazione contestuale (ricordati che noi non interveniamo e non osserviamo solo il bambino, ma il contesto) e siccome penso che il piccolo Alessandro ha molte opportunità terapeutiche in una settimana ricordati che tu, il tuo ruolo, non è sommatorio ne sostitutivo alla terapia. Pertanto il tuo ruolo può essere anche quello di assistere alle sedute terapeutiche (che se ben ricordo sono sia nell'area logopedica che in quelle della psicomotricità) videoregistrare, inviarci la videoregistrazione ed insieme pensare a correttivi eventuali da suggerire ai terapisti. Pertanto il tuo ruolo è sia di intervento diretto sul bambino per potenziarlo cognitivamente e non in maniera scolastica (cercando di realizzare le piste di lavoro che il prof. Cuomo ti ha inviato) sia di supervisione al comportamento della famiglia ed al comportamento di terapisti. Queste osservazioni di supervisione alla famiglia e ai terapisti devono essere gestite da te nello stesso modo con cui ti ho consigliato di gestire le osservazioni con Paolo. Dovrai cioè osservare, scrivere delle relazioni ed inviarmele. Noi successivamente provvederemo a darti degli orientamenti.

Ciao


Il 18 settembre 2009 Licia scrive:

PROGETTO TRENO
(Ho pensato a questo progetto per Paolo,ma con le dovute correzioni di Alice e di Andrea, potrebbe essere una buona idea anche per gli altri ragazzi)
Prendere un treno è sicuramente un’attività complessa perché occorre aver presente tanti fattori e svolgere tante piccole azioni tutte concatenate fra loro. Paolo deve aver chiaro in mente il concetto di orario, di puntualità, di organizzazione del tempo, il concetto di spazio, di distanza…
Se il treno parte alle 17.00, Paolo deve essere consapevole dei suoi ritmi e della sua velocità negli spostamenti per decidere a che ora scendere da casa. Deve anche conoscere la distanza che intercorre da casa sua alla stazione per capire a che ora partire.
Se alla sua destinazione c’è qualcuno che lo aspetta, deve anche avere consapevolezza della distanza tra la stazione di partenza e quella di arrivo e del tempo di percorrenza del treno per avvisare questa persona circa l’orario del suo arrivo.
Una volta sul treno, il ragazzo deve essere sempre concentrato (attenzione sostenuta) per monitorare tutte le fermate e scegliere quella giusta in cui scendere.
C’è poi tutta una serie di considerazione da fare circa il superamento dell’ansia (o quanto meno la sua gestione ottimale) e l’abilità di Paolo di recarsi alla biglietteria ed esprimersi correttamente affinché la cassiera capisca bene quale treno intende prendere e a quale ora. Ancora, bisogna avere chiaro in mente il concetto di denaro per pagare il biglietto e prendere il resto.
Prendere il treno è, quindi, un’attività molto complessa che implica nozioni di tempo, di spazio, di distanza, di denaro e di organizzazione della propria attività al fine di stare nei tempi giusto e non perdere i treni.
Paolo vive a P. che dista parecchio dalla mia città. Il viaggio dura circa un’ora e mezza e non esiste un treno diretto, ma bisogna fare scalo.
Con Paolo ho pensato di attuare il progetto treno nel seguente modo: durante un incontro qualsiasi gli anticipo che la settimana successiva devo recarmi a B. per leggere delle notizie in bacheca all’Università e gli chiedo se vuole accompagnarmi perché mi scoccia molto andarci da sola; in due è meglio.
Il giorno prestabilito per la gita, come al solito vado io al suo paese e lui (come al solito) mi aspetta in stazione.
Ci salutiamo e consultiamo la tabella degli orari per vedere quando parte il primo treno per B.; andiamo in biglietteria; con Paolo vicino a me, io faccio il mio biglietto, pago e mi sposto. Osservo se lui viene via con me o se rimane allo sportello per fare il suo biglietto. Nel caso in cui lo faccia, guardo con disinvoltura controllando che faccia il biglietto giusto e che paghi e prenda il resto giusto. Nel caso in cui non lo faccia autonomamente, gli ricordo che è necessario fare il biglietto altrimenti non possiamo partire e che l’ho appena fatto io. Se non vuole proprio farlo da solo, per tranquillizzarlo, facciamo delle prove in cui io sono la cassiera e lui è se stesso. Inoltre gli prometto che, pur non aprendo bocca, io sarò a fianco a lui.
Facciamo il biglietto. Lo guardiamo e leggiamo insieme il numero del binario,ma prima di recarci andiamo ad obliterare alla macchinetta. Dopo di che cerchiamo insieme l’indicazione che ci porta al nostro binario: “Paolo per favore cerca il binario 4, dov’è? Ah grazie, bravo, non l’avevo proprio visto!”
Andiamo al binario e aspettiamo che arrivi il treno stando attenti agli annunci che sentiamo di volta in volta.
Arriva il nostro! Aspettiamo che si fermi, saliamo e ci sediamo.
Siamo sempre attenti a leggere il nome delle stazioni che attraversiamo per scendere a quella giusta: B. Centrale.
Facciamo le nostre commissioni e ci prendiamo anche un po’ di tempo per conoscere la città e per passeggiare.
Il treno del ritorno parte alle 20.00 da B., io quel giorno sfortunatamente non avrò messo l’orologio e chiederò a Paolo di avvisarmi mezz’ora prima delle 20.00 per avere il tempo di recarci in stazione e rifare tutto l’iter ( non faremo appositamente i biglietti A-R).
Dopo qualche tempo (ma non troppo per evitare che dimentichi certi particolari) gli chiederò di tornare a B. perché devo comprare una maglietta che vendono solo e soltanto in un negozio della città; poi ci ritorneremo perché mia madre dovrà dare una cena a casa e mi ha chiesto di comprarle un po’ di focaccia barese per fare un figurone con le sue amiche…
Quando mi sarò resa conto che Paolo si saprà muovere in stazione senza ansie né timori, che saprà fare i biglietti, obliterarli e pagarli, che saprà guardare le indicazioni dei binari e degli orari… gli chiederò un bel giorno di farmi un gran favore: “ Paolo mercoledì prossimo sarò a B. tutto il giorno e non potrò venire da te perché avrò molte cose da fare, mi vuoi raggiungere tu? Io vengo a prenderti in stazione proprio come fai tu quando vengo io a trovarti al tuo paese.”

Il 20 settembre 2009, il professor Cuomo risponde:

Carissima Licia,
il tuo progetto con Paolo è molto articolato e ben concatenato pertanto mi sembra un ottimo progetto.
Vediamo di potenziarlo sia sul piano emozionale che su quello delle facilitazioni per evitare una sconfitta.
Sul piano emozionale bisognerà che tu sottolinei (prima di proporgli il progetto treno) che ti sei sentita adulta quando hai iniziato a viaggiare da sola ed ad usare il danaro.
Ti sei sentita adulta ed hai notato che i tuoi genitori hanno aumentato la stima verso di te come tutti i tuoi amici.
Devi anche dire che le prime volte eri preoccupata (ed in queste TUE PREOCCUPAZIONI mettici quelle che ritieni siano le tue) ma attraverso “trucchi” e strategie hai superato i rischi che ti preoccupavano. Devi dire inoltre che molti “trucchi” (per esempio di non perderti e non arrivare in orario) te li ha insegnati una tua amica in segreto e che tali consigli ti sono stati molto utili “… sai (devi dirgli) se fosse per i genitori non ti manderebbero da nessuna parte ma basta far capire loro che si è capaci e poi… sai hanno ragione a preoccuparsi ma siamo noi che dobbiamo far vedere loro che siamo capaci a superare le preoccupazioni”.
NON DEVI AVER FRETTA DI REALIZZARE IL PROGETTO MA DEVI FARLO DESIDERARE, DESIDERARE, DESIDERARE TANTISSIMO!!!!
E’ IL DESIDERIO LA MOLLA NON AVER QUINDI FRETTTA.
FAI COVARE IL DESIDERIO ATTRAVERSO TUOI RACCONTI SU B. DICENDO CHE E’ UNA SPLENDIDA CITTA’, CHE VI SONO BEI NEGOZI, BELLISSIME RAGAZZE,…DEVI INDURLO A CHIEDERE LUI A TE. SOLO DOPO CHE LUI AVRA’ CHIESTO A TE POTRAI INZIARE A PROGETTARE L’ATTUAZIONE DEL DESIDERIO, IL TUO LAVORO QUINDI STA PER ORA FAR CRESCERE IL DESIDERIO TANTO, TANTISSIMO!!!
Dopo che sarà cresciuto il desiderio i “trucchi” che ti ha insegnato la tua amica le prime volte che viaggiavi da sola devi, in gran segreto e con aria di forte intima complicità, passarli a lui.
Il rischio che noi spesso corriamo sta nel diventare il “tam tam” della memoria per questi ragazzi. Un rischio molto presente in particolare quando pensiamo di non essere i suggeritori passo passo di quanto devono fare.
Non suggerire quanto devono fare è difficile ma se lo leghiamo solo e soltanto a noi poi noi saremo costretti ad essere sempre vicini.
Ma la strategia vuole che possiamo usare lo scritto, costruire una mappa con disegni e foto dell’itinerario (magari questa mappa farla insieme la prima volta).
Una mappa disegnata, scritta e con l’ausilio di foto come un depliant che le agenzie di viaggio regalano.
Il depliant posto in un’elegante cartella in cartoncino o in pelle può essere portato da Paolo e lui lo può consultare (proprio come facevi tu le prime volte) il depliant “trucco elegante per non sbagliare” diverrà uno strumento di lavoro che potrà essere utilizzato in altre occasioni. Un depliant che è il “filo di Arianna”, la bussola di Paolo.
Con il prof. Cuomo e con Andrea, con cui abbiamo letto le tue relazioni, ti diciamo di andare con calma e puntare sul provocare il desiderio.
La gara a cui stai partecipando non è sui cento metri ma è una maratona su cento chilometri ed in queste maratone chi parte veloce non arriva in fondo.

Licia descrive il terzo incontro con Paolo: “PREPARIAMO UN DOLCE”

Oggi sono arrivata un po’ più tardi del solito perché il mio treno, per via della pioggia, ha avuto qualche problema.
Sono andata da sola a piedi a casa di Paolo perché ormai ho imparato la strada.
Quando sono arrivata Paolo dormiva ancora o meglio si era appena svegliato. Io ho salutato in cucina Il padre di Paolo e Lisa. Paolo, sebbene sveglio, non veniva in cucina, cosi senza entrare nella sua stanza, l’ho chiamato e lui è venuto subito. Mi ha sorriso e ha abbassato la testa.
E’ rimasto seduto ad accarezzare il gatto mentre io dicevo due chiacchiere con il padre di Paolo.
Poi gli ho ricordato che oggi avevamo in programma di fare la crostata di nutella e di fare merenda con quella, ma non avendo tutti gli ingredienti, gli ho detto che saremmo dovuti uscire a comprarli. Cosi l’ho sollecitato a cambiarsi e a vestirsi. Lui è stato immediatamente d’accordo.
Dopo essersi vestito, ho visto che è andato spedito in cucina, ormai ho imparato un po’ le sue abitudini e ho capito che cercava uno spuntino dolce, cosi gli ho chiesto di non fare merenda, altrimenti non avevamo più motivo di preparare il nostro dolce. Mi ha sorriso dicendo: “E’ vero!”.
Il padre di Paolo ci ha lasciato i soldi per andare al supermercato ed è andato via.
In casa con noi c’era anche Lisa mentre la mamma era a lavoro. Cosi Lisa, non volendo rimanere sola ci ha chiesto di poter venire assieme a noi a comprare gli ingredienti. So benissimo che il confronto con Lisa è un po’ difficile per Paolo,ma non volevo neanche dire di no a lei, cosi è venuta insieme a me e a Paolo,ma ho avuto l’accortezza di dare tante responsabilità a Paolo che si è reso indispensabile davanti alla sorella senza alcun timore.
Infatti ho dato i soldi a lui, gli ho chiesto di prendere le chiavi di casa mentre a Lisa ho detto di non prenderle perché tanto ci pensava Paolo.
Siamo scesi e siamo andati al supermercato vicino.
Mentre camminavamo ho notato che Paolo aveva i soldi in mano e gli ho chiesto il motivo.
Lui mi ha risposto che temeva di perderli, cosi gli ho consigliato di prendere un portafogli dove mettere la carta d’identità, i soldi e anche l’abbonamento dell’autobus; in fondo tutti i ragazzi grandi lo portano, è da adulti ed è pure comodo! Mi ha detto che uno a casa in realtà ce l’aveva e quindi gli ho detto che appena finivamo di preparare il nostro dolce lo avremmo cercato e riempito insieme.
Da quel momento lo avrebbe portato sempre con sé assieme al cellulare e alle chiavi…proprio come gli uomini grandi!
Appena entrati ho dato a Paolo il quaderno della ricetta e gli ho chiesto di dirmi cosa dovevamo comprare. Abbiamo preso dagli scaffali tutto l’occorrente, Lisa guidava solo il carrello, mentre io e Paolo cercavamo gli ingredienti. Quando abbiamo preso tutto ci siamo avviati alla cassa.
Paolo aveva con sé i soldi e ha pagato mentre io mettevo in busta le cose.
Mentre passeggiavamo, sulla via del ritorno, i due ragazzi erano eccitati perché si immaginavano la faccia dei genitori dopo cena, quando avrebbero visto la crostata.
Tornati a casa ci siamo catapultati in cucina, abbiamo tirato fuori la spesa, ci siamo lavati le mani e abbiamo cominciato a pasticciare…
Ho chiesto a Paolo di pesarmi gli ingredienti sulla bilancia, mi chiedeva di volta in volta il numero che doveva guardare per fare il giusto peso, lo indicavo e mi allontanavo e ho notato che dopo il mio chiarimento, se la cavava bene.
Abbiamo impastato e Paolo era attentissimo alla procedura.
Dopo l’impasto, mi serviva un tegame e Paolo ne ha preso uno perfetto per la dimensione del nostro dolce.
Abbiamo infornato la crostata, Paolo ha pulito il tavolo prima con la spugna, poi con un panno umido e,infine con uno asciutto mentre io spazzavo il pavimento.
Mentre il dolce si cuoceva, siamo andati a prendere il portafogli e ci abbiamo messo dentro il resto ricevuto al supermercato, documenti e abbonamento.
Lisa ci ha abbandonato pochi minuti dopo che abbiamo cominciato a cucinare, sicuramente perché quando Paolo era impacciato davanti alla bilancia,lei è subentrata e io le ho chiesto di lasciar fare a Paolo perché sarebbe stato capace. Credevo si fosse irritata,ma ho lasciato stare e ho continuato con Paolo.
Dopo che abbiamo aggiustato il portafogli, lui mi ha fatto vedere qualche foto che aveva in casa.
E’ cosi arrivato il momento di sfornare il la crostata e di spalmarci la nutella!
Lo abbiamo fatto insieme e abbiamo chiamato Lisa a vedere il nostro lavoro!
Siamo stati tutti contenti e Paolo ha proposto di nascondere il dolce per fare una sorpresa ai genitori, cosi lo abbiamo messo in dispensa.
Lisa e io in realtà volevamo assaggiarlo, ma Paolo era cosi contento della torta che non ci ha permesso di tagliarla…voleva che i genitori la vedessero intera!
Per me si è fatta l’ora di andare via e Paolo ha voluto accompagnarmi in stazione. E’ stato bellissimo sentirlo fare le raccomandazioni a Lisa che sarebbe rimasta sola in casa: “ Lì se suonano non aprire a nessuno; se suona il telefono rispondi e non uscire da sola, Mi raccomando”.
Siamo scesi e ci siamo diretti alla stazione e, come al solito, mi ha riempito di domande circa treni, orari,obliterazioni, sottopassaggi…
Cosi ho approfittato per intavolare il discorso “Treno”, gli ho detto che è molto bello viaggiare, che all’inizio è un po’ caotico,ma che poi ci sia abitua. Gli ho detto che la prima volta che ho preso il treno per P., mi sono sentita persa perché non l’avevo mai fatto prima, ma che adesso faccio il viaggio ad occhi chiusi…
Gli ho detto che quando mi fermo a B., nell’attesa della coincidenza, di solito passeggio per la città che è piena di giovani studenti, di negozi e di belle ragazze…
Lui mi ha subito detto: “E quando ci dobbiamo andare?”
Gli ho detto che se voleva potevamo andarci, ma solo se gli andava e lui mi ha risposto. “Come no! Certo”.
“Allora ci organizziamo” gli ho risposto.
Arrivati in stazione ha obliterato il mio biglietto e ci siamo recati al mio binario attraverso il benedetto sottopassaggio che a lui piace tanto e che non conosceva prima di lunedì scorso.
Abbiamo atteso pochi minuti e quando ha sentito la campanella suonare, ha capito che stava per arrivare il mio treno e mi ha detto:”Sbrigati o lo perdi”.
Ci siamo salutati e sono salita in treno.
Abbiamo preso appuntamento per dopodomani alla solita ora.
Mercoledì conto di cominciare a preparare il calendario-agenda anche se non so ancora se farlo a mano o se sfruttare le qualità multimediali di Paolo e farlo al computer.

Ps. Siccome occorrono tanti fogli, li prepariamo tutti o quasi in una volta oppure ogni settimana ne facciamo uno nuovo in concomitanza con la messa da parte del vecchio?
Poi volevo chiedere un’altra cosa relativa al mio tempo con Paolo: siccome il viaggio per P. è molto lungo e io non riesco mai a stare 3 ore con lui, ma 2,5 ore, pensavo di accorparle in un’unica giornata; ma non so se sia una buona idea.
C’è poi da dire che P. non offre tantissimo,mentre al mio paese io so muovermi benissimo, conosco le persone, i posti, sono inserita in un contesto parrocchiale molto ricco, stimolante e pieno di suoi coetanei molto attivi e disponibili; pensavo di farlo accompagnare da me almeno una volta ogni quindici giorni in sostituzione di un giorno nel suo paese.
Sarebbe un modo per fare cose diverse, vedere gente nuova e vederci in altri momenti della giornata che non sia la fascia oraria dalle 15.40 alle 18.30 come sempre.
Non so però come e se articolare la cosa.

La Dottoressa Alice Imola risponde:

Carissima Licia,
complessivamente il percorso sta dando esiti positivi però proprio quando gli esiti sono positivi si necessita di un'estrema forte attenzione perchè bisogna evitare che la positività ed il successo in alcuni settori pongono in secondo ordine problematiche meno evidenti ed esplicite ma, essendo più profonde, più rischiose di quelle evidenti. Di fatti devi chiarire alcuni elementi di cui uno più dominante che mi ha pregato di sottolinearti il prof. Cuomo ed è quello del distacco professionale della famiglia, distacco professionale che non significa avere la puzza sotto il naso, ma l'evitare il rischio di cadere nella trappola della confidenza, pertanto mi ha detto di dirti che il "tu" troppo diretto ed il sentirsi in famiglia non va in relazione al protocollo che vuole la chiarezza dei ruoli. Tu sei l'operatrice-amica ricercatrice, i genitori sono i genitori. Questo non deve significare che improvvisamente devi passare dal tu al lei, ma che anche il tu tenga il tono del distacco professionale che non significa, lo sottolineo, freddezza o avere la puzza sotto il naso.
Altro punto in considerazione è il fatto che tu sei arrivata e Paolo era ancora a letto. E' opera dei genitori, di Paolo stesso, farsi trovare pronto quando tu arrivi ed ecco perchè è indispensabile, fondamentale, che Paolo sappia quello che dovete fare. Ricordati che l'anticipazione è una della basi del nostro progetto. L'anticipare i percorsi è un filo di Arianna per la memoria, pertanto Paolo deve sapere globalmente prima più o meno cosa dovete fare anche se certi eventi possono costituire l'occasione che cambia il progetto (questo fa parte della flessibilità). Per esempio la ricetta potevi inviarla prima via e-mail e per e-mail (questa deve diventare un abitudine) tu scriverai a Paolo lo schema, i riferimenti di quanto svolgere insieme (tieni conto che il progetto è amico, ma Paolo deve avere coscienza e consapevolezza che tu sei un'amica che lo vuol aiutare a far bella figura e a diventare autonomo ed indipendente quindi sei una Professionista- amica).
Altra attenzione, per quanto riguarda la sorella di Paolo, bisogna che Lisa capisca chiaramente che tu frequenti la casa per il fratello e per un progetto con e per il fratello, altrimenti il rischio è che Lisa viva il tuo interessarsi di Paolo più che di lei come una tua posizione affettiva: lei ti sta antipatica. La chiarezza dei ruoli e del fatto che tu lavori per un progetto di Paolo vuol evitare un conflitto emozionale. Questo rapporto che sul piano razionale può essere spiegato a Lisa, e Paolo potrebbe creare una condizione psicologica disorientante per Lisa (ma anche per Paolo se un giorno offre più confidenzialità a Lisa) questo fa emergere la necessità di un confronto della famiglia con un operatore sul piano psicologico: i genitori, i ragazzi, hanno bisogno di un confronto con uno psicologo in questa ricerca.
Tu puoi, sperando che sia sufficiente per ora, usare molta "diplomazia".
Per quanto riguarda l'organizzazione della torta e del peso devi evitare la dipendenza da te di Paolo e per questo, come ti ho sottolineato nella altre e-mail, esiste la scrittura. Sulla ricetta, se la bilancia fa il lavoro in grammi, potrai scrive "farina 250 grammi". I 250 scritto indicherà e ricorderà a Paolo la quantità (in altre occasioni si sono utilizzate fotografie dell'ago della bilancia per ricordare e/o utilizzate altre forme di misurazione tipo: 2 cucchiai di zucchero, 4 bicchieri di farina....).
Per quanto riguarda il calendario inizia a fare 4 fogli di una settimana ciascuno (equivalente ad un mese) rigorosamente in carta o cartoncino. per quanto riguarda il computer questa è una necessità che dovremo far nascere da Paolo tra un paio di mesi. Come pure tra due/tre mesi considereremo l'opportunità di portare Paolo da te. Per ora mantieni l'organizzazione così com'è puntando sulla città di B. Tieni conto che il fatto che tu non conosci P. ti pone nella condizione empatica di star imparando con Paolo stesso e questo è molto, molto, ma molto, importante.
Ti ricordo di non aver fretta e che la mezzora (che tu ritieni persa) in meno non ha alcun valore. Non stai partecipando ad una corsa ai 100 metri, ma una maratona di 100 km

Ciao, Alice

Il 23 settembre 2009 Licia descrive il quarto incontro:

PROGETTO AGENDA

Sono arrivata a piedi da sola a casa di Paolo e l’ho trovato ancora a letto. Sono andata in camera sua e gli ho detto. “Paolo io per venire da te parto da casa alle 13 e torno alle 21, faccio un viaggio lungo e molto costoso perché i treni sono cari; tu non puoi farti trovare sempre a letto perché non è carino nei miei confronti e perché mi fai capire che non ti interessa se io venga o meno da te, se sai che arrivo alle 15.40, alle 15.30 alzati e preparati già, giusto?”.
L’ ho detto in un momento in cui la mamma stava ascoltando e cosi in un certo senso ho lanciato il messaggio anche a lei.
Lui mi ha risposto che è contento che io vada a trovarlo.
Il padre di Paolo mi ha trattenuta un po’ per chiedermi ciò che avrei fatto durante il pomeriggio e gli ho spiegato dell’agenda-calendario. Poi è andato via a lavoro.
Io sono rimasta in casa con Paolo,Lisa e la mamma dei due.
Ho spiegato a Paolo l’utilità del calendario. Gli ho detto che se voleva, avremmo preparato un foglio su cui avremmo scritto i giorni della settimana e i momenti della giornata per avere la memoria di ciò che facciamo durante il giorno e per non dimenticare mai gli appuntamenti. Una specie di diario personale da conservare e da riguardare a distanza di tempo per ricordarci del nostro passato.
Con lui non ho eseguito alla lettera le istruzioni, nel senso che ho diviso la giornata in 5 momenti in cui quello del pranzo funge da mediano (colazione, attività, pranzo, pomeriggio, cena) e in ciascuna cella Paolo scriverà almeno una parola o una frase piuttosto che spostare solo lo spillone data la sua età.
Abbiamo cercato nella sua stanza i fogli e abbiamo preso quelli doppi dell’album da disegno, abbiamo preso penne e righelli e ci siamo messi seduti vicini.
Ho fatto fare tutto a lui,gli ho detto di tracciare 7 colonne e gli ho insegnato il trucchetto per farle tutte più o meno uguali e poi altre 6 righe orizzontali. Lui le ha fatte benissimo e quando non seguiva il righello e la linea veniva un po’ storta, gli dicevo che non aveva importanza e che non dovevamo partecipare alla mostra di pittura, quello era una sorta di diario tutto nostro dove annotare i nostri impegni e i nostri bellissimi ricordi.
Abbiamo cominciato a scrivere sulle colonne i nomi dei giorni e lui li conosceva benissimo, tanto che li ha scritti in un minuto.
Poi sulle righe abbiamo scritto i 5 momenti sopra indicati e qui lui ha fatto un po’ di confusione perché voleva inserire il pomeriggio dopo la cena. Valutando una sua giornata-tipo, ci siamo resi conto che veniva prima il pomeriggio e poi la cena. Abbiamo preso in considerazione il giorno precedente in cui lui è andato in piscina alle 18.00 e poi dopo è tornato a casa a cenare, quindi ha compreso la sequenza corretta.
Fatto il primo foglio ci abbiamo scritto sopra cosa avesse mangiato a colazione la mattina del giorno stesso (ieri), poi nella cella “scuola” ha scritto solo scuola, gli ho chiesto di ricordare cosa avesse fatto,ma mi ha detto che ha fatto troppe materie e che non ricordava tutto.
Nella cella “Pranzo” ha scritto cosa aveva mangiato e ha sorriso molto perché aveva mangiato delle cose molto buone.
Nella cella “pomeriggio” ha detto: “tu” volendo indicare che c’ero io in quel momento e cosi abbiamo fatto. Ha scritto “Licia -H 15.40- calendario”. Per scrivere l’ora c’è stato qualche problema. Lui sa benissimo a che ora vado,ma non la sapeva scrivere cosi ho disegnato un orologio e ci ho messo le lancette sulle 15,40. Paolo ha capito, ma lo stesso era difficile comprendere :”Perché si scrive 15 se tu arrivi alle quattro meno venti? Ho avuto quindi l’idea di dedicare un po’ di incontri all’orologio; in realtà ci avevo già pensato e avevo scaricato dei software molto accattivanti e colorati per costruire orologi e per imparare a leggerli. Conto di proporglieli prossimamente.
Con la nostra agenda ci siamo fermati al pomeriggio e abbiamo realizzato con la stessa modalità altri 3 fogli per utilizzarli tutto il mese.
A partire dal secondo foglio, i momenti del giorno voleva copiarli dal primo foglio, invece gli ho chiesto di ricordarseli e con un po’ di incertezza ha scritto il secondo, mentre gli ultimi due fogli-agenda li ha fatti veramente da solo ricordandosi tutte le sequenze.
Fatto ciò, abbiamo cercato il nastro adesivo e un elastico giallo che abbiamo trovato in cucina e siamo andati in camera sua.
Abbiamo attaccato il foglio sull’armadio, ho fatto io la prima rotella di scotch e le altre tre le ha fatte lui, non ne aveva mai vista fare una!
Poi abbiamo infilato l’elastico nel tappo della penna e l’abbiamo appesa vicino all’agenda (ho allegato una foto, spero si veda). Cosi Paolo non può trovare la scusa di non scrivere perché non aveva la penna a portata di mano!
Abbiamo fatto vedere il nostro lavoro alla mamma che ne è stata felice. Ma quando la mamma di Paolo è entrata nella stanza ha visto molto disordine, cosi ha detto a Paolo che avrebbe dovuto sistemare la sua stanza sia gli armadi che la scrivania. Ho detto che, se Paolo voleva, lo avremmo fatto insieme la prossima volta e lui ha sorriso.

Dopo di che si era fatta ora per me di andare via, Paolo ha voluto accompagnarmi, è andato in camera a vestirsi (perché era in pigiama) e io nel frattempo ho chiacchierato un po’ con la mamma circa la possibilità di andare insieme a scuola a parlare col prof. di sostegno (vi ho mandato una mail a riguardo).
Quando lui era pronto siamo scesi e abbiamo passeggiato fino alla stazione. Ho anticipato che la prossima volta mettiamo in ordine la stanza, potrebbero volerci più pomeriggi per fare tutto, ma non fa niente.
Lui mi ha detto che prima dobbiamo tirare fuori tutto e poi dobbiamo rimetterci tutto dentro con ordine. “certo”gli ho risposto.
Arrivati in stazione, abbiamo fatto il sottopassaggio e siamo andati al mio binario. Lui mi ha detto :”allora il treno viene di là e se ne va di là” indicando le direzioni con le mani. Io ho risposto.” Si, viene da destra e va verso sinistra” Mi sono accorta in quel momento di aver dimenticato di obliterare il biglietto, cosi gli ho chiesto di andare.
Ha preso il mio biglietto e si è messo a correre per timore che arrivasse il treno, ha rifatto il sottopassaggio e mi ha obliterato il biglietto, poi è tornato al mio binario. E’ stato bravissimo.
E’ arrivato il treno dopo 2 minuti, ha aspettato che salissi e mi ha salutata con un grande bacio volante.

La Dottoressa Alice Imola risponde:

Carissima,
mi sembra che stia andando molto bene mi raccomando per quanto riguarda gli orari devi essere molto ferma.
Devi raccontare in forma indiretta che tu sei diventata matura e ti sei sentita matura quando ti hanno incominciato a dire che eri precisa.
Racconta anche che una tua amica ha lasciato il suo ragazzo perchè era scatto ed impreciso ed è importante saper usare l'agenda perchè è da manager (così potrai spiegare il calendario-agenda in altra luce più adulta nominandola planing settimanale di manager).

Il 30 settembre 2009 Licia descrive il quinto e il sesto incontro con Paolo:

INCONTRO CON GLI INSEGNANTI

Sono arrivata alle 10.00 del mattino perché avevo appuntamento con la mamma di Paolo per andare a scuola a parlare con l’insegnante di sostegno.
Appena arrivate a scuola, ho avuto subito un’ottima impressione dell’istituto che mi è sembrato molto moderno, ricco di lavori realizzati dagli studenti e anche ordinato.
Con il prof. di sostegno abbiamo avuto una interessante e lunga conversazione.
Le problematiche che ha sottolineato il prof. C. erano relative alla poca sensibilità degli insegnanti che non si curano di Paolo quando il sostegno non è presente e non si adeguano ai suoi tempi.
Qualche insegnante non lo stimola a tal punto che Paolo esce nei corridoi e nessuno lo richiama alla disciplina..
Solo l’insegnante di scienze si è mostrata più attenta e collaborativa tanto che ha portato per un paio di volte il proprio computer personale da far usare a Paolo.
La mamma di Paolo e io abbiamo illustrato al professore le caratteristiche del progetto amico; gli abbiamo detto le attività che più o meno svolgiamo a casa come da programma e lo abbiamo invitato a seguire alcuni consigli cercando di fare da mediatore con gli altri insegnanti “sordi” e refrattari alla nostra ricerca.
Gli abbiamo chiesto di dare a Paolo delle responsabilità che non contemplino solo il fare le fotocopie. Ho suggerito di dargli il titolo di “tecnico” della classe, così prima delle visioni dei vari filmati lui possa predisporre la stanza, sistemare il pc, le casse e i cavi elettrici.
Gli abbiamo chiesto di dare i compiti per casa e di accertarsi che Paolo li scriva sul diario perché se si pretende dal ragazzo, lui lavora con enfasi e motivazione; se gli si assegnano dei compiti, lui è ben felice di svolgerli e lo fa al meglio; ma se non gli si chiede nulla, Paolo si abbandona alla sua pigrizia.
Abbiamo chiesto che Paolo potesse usare anche in classe un computer e che portasse le proprie lezioni in versione multimediale attraverso l’ausilio di slide appositamente realizzate da solo a casa o comunque col mio aiuto. Il professore ha detto che questo era possibile per quasi tutte le materie eccetto che per la matematica.
Gli abbiamo chiesto di dare sempre concatenazione agli eventi e agli apprendimenti, di cercare di caricarli emotivamente e di dargli un significato perché questo è il modo in cui noi agiamo a casa e vorremmo ci fosse una certa continuità.
Gli abbiamo infine chiesto di trovare sempre dei supporti esterni facilitanti per far passare dei concetti talvolta astratti e teorici.
Il docente ci ha ascoltate con pazienza e ci ha garantito la sua più completa disponibilità fermo restante un continuo contatto con noi attraverso telefonate periodiche per effettuare verifiche in itinere del percorso e dei risultati prodotti.

La mamma di Paolo ed io siamo poi tornate a casa e dopo pochi minuti è tornato anche Paolo.
Ci siamo salutati con un gran sorriso e gli ho chiesto di portarmi in camera sua a mostrarmi l’agenda calendario realizzata durante l’incontro precedente. Volevo vedere se l’avesse compilata tutta e sono rimasta letteralmente sconvolta dal vedere che ogni cella era scritta; Paolo aveva scritto le sue attività mattutine a scuola e quelle pomeridiane e aveva anche scritto il pranzo e la cena di tutti i giorni facendo anche commenti del tipo : “pesce buono” “focaccia buona di mamma”.
Gli stessi genitori si sono stupiti della sua premura nello scrivere tutti i giorni. Io gli ho fatto un sacco di complimenti, dicendogli che ero felicissima e che è stato bravissimo…come un vero adulto che annota le sue cose quotidiane!
Abbiamo tolto quel foglio settimanale e ne abbiamo messo uno nuovo di colore giallo.
Subito dopo Paolo ha apparecchiato la tavola. Ci ha messo tutto ciò che serviva senza chiedere conferme, è andato speditissimo.
Io lo controllavo con disinvoltura e ho notato che si muoveva benissimo e che conosceva tutti i posti delle stoviglie, infatti non ha mai chiesto nulla alla mamma. Io nel frattempo preparavo il pranzo con la madre e dopo pochi minuti sono arrivati anche il padre e Lisa e cosi ci siamo messi tutti a tavola.
E’ una famiglia che dialoga molto, i genitori salutano calorosamente i figli quando tornano da scuola e chiedono della loro giornata parlando della propria.
E’ stato un pranzo piacevole e veloce.
Dopo il caffè sono andata in camera da Paolo che dopo la frutta si è alzato per andare al pc, gli ho chiesto se avesse compiti e mi ha detto di no.
Abbiamo così realizzato la copertina dell’album che conterrà tutti i fogli dell’agenda- calendario. Abbiamo preso la copertina di un album da disegno esaurito, un album di quelli grandi, l’abbiamo strappata e l’abbiamo piegata in due.
Lui ha scritto: “ AGENDA CALENDARIO DI PAOLO - ANNO 2009/2010” e l’abbiamo colorata e pasticciata insieme.
Lui ci ha fatto dei fiori, io un sole e poi insieme abbiamo disegnato la bandiera dell’Italia, un po’ di rondini e un orologio analogico con l’orario in cui io vado sempre a trovarlo: 15.40.
Poi abbiamo messo lo scotch su due bordi della copertina e l’abbiamo incollata all’armadio accanto all’agenda.
Dentro ci abbiamo messo già il primo foglio completato.
Siccome ero a P. dalle 10.00 del mattino, sono andata via un po’ prima del solito pur rispettando le tre ore previste con Paolo.
Alle 16.00 ho preso il treno, Paolo mi ha accompagnata come al solito in stazione e durante il tragitto ci siamo fatti una bella chiacchierata circa l’utilizzo del portafoglio.
Ho notato che non lo porta mai con sé cosi gli ho detto che se anche non ha i soldi, comunque nel portafoglio ci sono i documenti di riconoscimento che vanno sempre portati insieme. Inoltre è da adulti portare il portafoglio perché lo fanno tutti gli uomini e tutte le donne, anche io gli ho mostrato il mio.
Siamo arrivati in stazione, abbiamo obliterato il mio biglietto e ci siamo salutati con due baci prima che io salissi sul treno.

Sesto incontro: L’ANTICIPAZIONE

Oggi sono arrivata un po’ prima del solito a casa di Paolo perché ero già a B. dal mattino, lo avevo comunque avvisato durante l’incontro precedente.
Dopo una breve conversazione con i genitori, Paolo e io siamo andati in camera e lui mi ha mostrato non solo l’agenda calendario che continua a scrivere quotidianamente, ma anche il libro di scienze e i compiti che gli avevano segnato per l’indomani.
Non abbiamo propriamente svolto i compiti, ma siccome stanno trattando in quella materia l’Universo e i suoi componenti, tipo galassie, spazio interstellare,costellazioni, pianeti, stelle… abbiamo guardato le immagini dal libro e le abbiamo commentate insieme soprattutto per le stelle, abbiamo parlato di quelle più luminose che si vedono di sera in estate quando si fa più tardi e si può ammirare il cielo sulla spiaggia dove non ci sono le numerose luci della città. Poi di giorno c’è il sole che ha una luce cosi forte che non ci permette di vedere le stelle..
Il padre ci ha chiesto poi, la cortesia di fare per lui una tabella che gli serviva per lavoro, cosi abbiamo creato al PC una tabella contando il numero delle colonne e delle righe e scrivendo sia in verticale che in orizzontale quello che ci aveva raccomandato il padre . Io ho lasciato fare tutto a lui. In questa tabella ci dovevamo scrivere anche degli orari e cosi abbiamo fatto. Abbiamo impiegato un po’ per realizzarla perché talvolta sbagliavamo e un paio di volte abbiamo cancellato per sbaglio. Ma ci siamo divertiti molto e inoltre ci sentivamo utili perché stavamo dando una mano al papà.
Terminata la tabella, ho aspettato che Paolo si vestisse perché dovevamo scendere e andare a comprare l’abbonamento mensile che avrebbe utilizzato dal giorno dopo per andare a scuola.
Mentre lui si preparava, la mamma di Paolo e io chiacchieravamo in cucina. Paolo è venuto da noi, ha preso i soldi da un cassetto dove sapeva già di trovarli e gli ho ricordato di metterli nel portafoglio. Abbiamo salutato e siamo andati via.
Durante il tragitto mi ripeteva spesso: “ Come hai detto tu prima? Abbonamento mensile? E’ cosi che si dice?” praticamente non aveva mai sentito quella parola che io avevo pronunciato in casa senza alcuno scopo determinato; non so per quale motivo, ma era affascinato dalla parola “mensile”, gli piaceva tanto che gli ho spiegato il significato e le differenza con settimanale e annuale.
Arrivati alla cartoleria, siamo entrati e lui ha chiesto specificatamente un abbonamento mensile. Il cartolaio gli ha chiesto il cognome e glielo ha dato. Paolo ha preso i soldi dal suo portafoglio, ha pagato, ha aspettato il resto e siamo usciti.
Anche oggi ha voluto accompagnarmi alla stazione e anche oggi ha obliterato lui il mio biglietto.
Abbiamo atteso pochi minuti che arrivasse il mio treno e come al solito, ha aspettato che salissi, mi ha salutata ed è andato via facendo il suo amato sottopassaggio.
Durante tutti gli incontri spesso preannuncio la possibilità di andare qualche volta a B., caricando la cosa emotivamente dicendo che B. è una bellissima città, che io ho spesso molte cose da fare là e che è bello viaggiare in treno da soli, come gli adulti… lui è sempre più desideroso di fare questo viaggio e forse è arrivato il momento per farlo. Credo di aver ampiamente suscitato in lui la voglia del progetto treno in queste settimane.
Credo di cominciare da lunedì salvo imprevisti.

Il 2 ottobre 2009 Alice risponde:

Gentilissima Licia,
per quanto riguarda l'incontro con l'insegnante di sostegno lei non mi dice se avete letto la lettera e se l'hanno letta tutti gli altri insegnanti e in più se è stata data a loro per leggerla (perchè molte volte agli altri insegnanti non viene consegnata).
Per il nostro intervento non ci interessano tanto le critiche sugli insegnanti che sono poco partecipativi e/o se considerano l'insegnante di sostegno. A noi ci interessa sapere:
1. se l'insegnante di sostegno ha chiaro in mente il suo ruolo e se è preparato sull'argomento integrazione/inclusione e se ha esperienze sulla x-fragile
2. qual'è il piano di lavoro prospettato per l'anno scolastico per Paolo e quali sono gli itinerari facilitanti che ha ipotizzato (area disciplinare per area disciplinare)
3. qual'è il piano educativo individualizzato e se si è organizzata un'offerta formativa
4. quali sono gli strumenti che utilizzerà per le verifiche
Ci interessa sapere se ha preso spunto dal progetto rotocalco e come intende realizzare il percorso area per area disciplinare.
Per esempio lui ha detto che per quanto riguarda la matematica non è possibile realizzare un progetto multimediale mentre lei potrà vedere su youtube all'indirizzo... che per la geometria è possibile. In tutti i modi noi dobbiamo sapere qual'è il programma scolastico di Paolo ed i compiti che deve svolgere per rispondere a questo programma scolastico.
Le azioni facilitanti con strumenti mediatori e multimediali è possibile produrle sicuramente usando il computer ma anche, molto più semplicemente utilizzando una calcolatrice.
Tenga conto che l'insegnante di sostegno è un insegnante esperto ed è colui il quale deve fornire consigli per l'organizzazione della didattica a tutti i suoi colleghi, di fatti non avendo un elevatissimo numero di ore deve fare in modo che Paolo abbia un progetto da svolgere anche in sua assenza. Un progetto che Paolo deve svolgere in classe, parallelamente e complementariamente ai suoi compagni anche quando non è presente l'insegnante specializzato. Per tale motivo l'insegnante specializzato deve offrire la sua consulenza ai colleghi non specializzati.
Le notizie chieste ci servono rapidamente prima che si avvii il lavoro scolastico in modo più veloce (questo per evitare che Paolo "rimanga indietro").

Per quanto riguarda il giorno successivo avete iniziato con il lavorare sulla "geografia astronomica".
Mi sembra che avete iniziato bene, ma che ad un certo punto lei Licia ha perso il filo del discorso.
Bisognava evolvere e concatenare l'argomento astronomia rimandando alla possibilità di vedere le parti del cielo utilizzando internet. Su internet è possibile vedere la porzione di cielo che si vede dalla propria finestra (dando le coordinate) ed è possibile raccogliere in un CD o in una chiavetta immagini stupende delle galassie, di alcune comete, le più conosciute, di alcune costellazioni più conosciute, di filmati che fanno vedere la nascita e la morte di una stella, di schemi del sistema solare.... Il cielo è anche un grande calendario che ci può spiegare attraverso le lune sia il calendario che alcuni cambiamenti stagionali e vi sono cicli mensili settimanali, annuali.. che lei li può collegare con l'agenda calendario e altre spiegazioni. In più vi sono poesie sul cielo e sulle stelle, vi sono film di fantascienza.... Come vede un filone concatenato che offre senso anche multidisciplinare, si passa dall'astronomia, alla letteratura, alla musica, all'arte e visto che la scuola che frequenta Paolo è ad indirizzo artistico vi sono autori che propongono il variare delle stelle e le atmosfere che gli asti, la luna, le stelle propongono. Un itinerario multi ed interdisciplinare che lei può presentare e suggerire all'insegnante di sostegno a allo stesso tempo mantenere e far appropriare Paolo di quel filo di Arianna che necessita.
L'intervento del ragazzo è stato un frammentare un possibile itinerario concatenato.
La stanchezza può emergere in Paolo se ci si sofferma solo a guardare le figure sul testo, ma se poi si passa al computer, si passa alla ricerca delle mappe astronomiche, alle fotografie delle diverse costellazioni, alle musiche, ai documentari ai film,... in coerenza concatenata nell'argomento il cambiare punto di visione nell'attività rimanendo nell'argomento aiuta a potenziare un'attenzione in un sistema definito.
Pertanto anche lei personalmente deve allenare la sua mente ad utilizzare un filo di Arianna pur non facendo diventare monotono l'ambito argomentativo.
Per quanto riguarda l'andata a B. veda lei quando può essere l'occasione giusta.
In attesa dei progetti e del programma scolastico e di come gli insegnanti intendono programmare per Paolo (senza tali riferimenti non possiamo fornire aiuti) le invio i miei saluti.

12 0ttobre 2009, Licia scrive:

GITA A B.

Sono arrivata alla solita ora, alle 15,40.
Paolo sapeva già che oggi saremmo andati a B. in treno e ne era molto entusiasta!
Appena sono scesa dal treno ci siamo salutati caldamente con un gran sorriso e ho notato che lui si era vestito di tutto punto, era molto elegante rispetto alla t-shirt e al pantalone che indossa di solito.
Ci siamo recati verso la macchinetta elettronica ( a P. non c’è una biglietteria), abbiamo fatto i biglietti: il mio l’ho fatto io facendogli vedere come si fa ( in realtà è un po’ difficile, ci sono codici da inserire..) e il suo l’ha fatto lui con il mio aiuto.
Siamo andati ad obliterarli perché lui effettivamente mi ha chiesto di farlo, io sono stata in silenzio sperando che si ricordasse dell’obliterazione e in effetti è stato cosi.
Abbiamo fatto il sotto passaggio e ci siamo messi all’attesa del nostro treno.
Lui era eccitatissimo, mi chiedeva se il nostro treno andasse veloce o lento, se fosse pieno o vuoto e da che porta saremmo saliti…
Dopo pochi minuti arriva il nostro treno, lui sorride come un pazzo già quando sente l’annuncio del capostazione.
Saliamo sul treno e ci sediamo vicini. Dopo poco è arrivato il controllore, una figura sconosciuta a Paolo, ci ha obliterato i biglietti e Paolo mi ha fatto mille domande su di lui: “ dove va a sedersi adesso? Perché ci ha timbrato i biglietti? Lui guida anche? Ma lui controlla che salgano tutti e poi fa ripartire il treno?...” Io ho risposto a tutte le sue domande e nel frattempo (poiché il mio obiettivo è quello di fargli prendere il treno da solo un giorno), con la scusa che non ho ancora imparato bene il tragitto e la stazione in cui devo scendere, ho scritto su un foglio tutte le stazioni in cui ci fermavamo fino al capolinea in cui siamo scesi. Conto di farlo tutte le volte. Credo anche di regalargli uno di questi fogli cosi quando in futuro, prenderà il treno solo potrà portarlo con sé come promemoria del viaggio.
In tutte le stazioni in cui ci fermavamo, mi chiedeva di controllare se salisse qualcuno e se avesse il biglietto… lui per primo vedeva se il controllore si recava dai nuovi arrivati per obliterare i loro biglietti.
Arriviamo a B. e Paolo rimane stupito dalla grandezza della stazione, dalla lunghezza del sottopassaggio e dalla numerosità di persone… è quasi estasiato!
Usciti dalla stazione cominciamo a camminare, gli dico che devo recarmi in facoltà per vedere delle cose in bacheca,ma non ne vuole sapere. Mi chiede di stare in giro, di passeggiare…è insistente nella sua richiesta, cosi gli dico: “ ma si, ci devo tornare di nuovo dopodomani qui a B., se proprio non hai voglia di venire all’Università, ci vado da sola la prossima volta, in fondo posso aspettare.”
Passeggiamo, lui vuole solo camminare. Ad un certo punto mi chiede di fermarci in un bar e facciamo merenda; entriamo in un bar chiediamo due gelati, io pago il mio e lui paga il suo prende il resto senza però contarlo e usciamo. Da notare che Paolo non ha mai problemi a chiedere ciò che vuole nei posti, ma poiché il suo gelato aveva un nome inglese, un po’ difficile, non l’ha detto alla cassiera e purtroppo non ho avuto i riflessi pronti e l’ho detto io. Dopo aver consumato il gelato, siamo stati in giro a guardare le vetrine, lui mi ha detto che ieri ha comprato una camicia, una giacca e una cintura per la cresima di Lisa che festeggeranno domenica prossima.
Ci siamo riavvicinati alla stazione perché dovevamo fare i biglietti del ritorno, di nuovo li abbiamo fatti alla macchinetta elettronica e questa volta ha fatto tutto lui anche se io gli suggerivo i tasti ( o meglio alcuni li schiacciava lui da solo, altri no; per es. ad un certo punto ti chiedono di fare una donazione o di inserire il codice della carta viaggio..insomma cose non molto intuitive).
Abbiamo obliterato i biglietti e abbiamo letto sul tabellone quale fosse il nostro binario. A questo punto Paolo si aspettava di leggere come destinazione P., invece sul tabellone c’era scritta la destinazione finale, quindi gli ho spiegato che il nostro treno parte da B. e arriva in un’altra città e noi facciamo solo un piccolo tragitto.
L’ho visto perplesso!
Ci siamo recati al nostro binario e siamo saliti in treno. Questa volta lui ha già anticipato che sarebbe passato il controllore, che avrebbe obliterato i biglietti e che lo avrebbe fatto con tutti quelli che salivano.
Durante il tragitto abbiamo riscritto tutte le fermate egli ho fatto notare come le fermate fossero uguali, semplicemente invertite.. anche qui l’ho visto perplesso.
Durante il tragitto mi ha fatto meno domande rispetto all’andata;abbiamo chiacchierato in generale.
Arrivati a P. ( a proposito, non davo mai per scontato che dovevamo scendere, nel senso che non mi avvicinavo alla porta come faccio quando sono sola, ma aspettavo di leggere il nome della stazione, chiedevo conferma a Paolo e poi scendevamo), siamo scesi e poiché mancavano solo 15 minuti all’arrivo del treno che mi avrebbe riportato a B., siamo stati in stazione ad aspettare.
Arrivato il mio treno, ci siamo salutati, sono salita e Paolo mi ha mandato un enorme bacio volante.

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